Attenzione, su Mentecritica scrivono diversi autori. "I Bambini Sono di Tutti, i Cani del Padrone" è stato scritto da Comandante Nebbia
Ho letto con un certo disappunto delle polemiche che si sono sviluppate intorno all‘articolo di Maria Volpe dove si descrive, con una certa efficacia, il fatto che in alcuni locali e, più in generale, il alcuni ambienti, gli animali (cani e gatti) siano meglio accolti dei bambini in carrozzella (o a piedi, aggiungerei).
La genitorialità non è necessariamente un valore, nel senso che se uno vuole i figli li fa, se invece non li vuole non è tenuto a farli. Se poi gli piacciono i cani e ne prende uno, due, tre, dieci, ci dorme insieme, gli da i bacini sul musetto e gli prepara la pappa, liberissimo. Ognuno, nei limiti della convivenza civile, fa un po’ quello che vuole.

Quello sul quale non si riflette è che i bambini sono una promessa, non solo per i genitori, ma per tutto il mondo. In giro per culle, asili, scuole e giostre, c’è il domani. Magari ha la boccuccia ancora sporca di cioccolata, fa cacca e piscia nel pannolino, non sa contare oltre il due, ma zippate nel cervelluzzo e nel corpicino con le gambe storte ha la tutte le potenzialità per fare del nostro domani un posto diverso. Forse non migliore, ma diverso sicuramente sì.
Quando uno ha un cane o un gatto, invece, gode di un rispettabile rapporto, ma che rimane esclusivamente una fruizione personale. Tenere un cane, metaforicamente, non è diverso dal crescere un porco per mangiarselo in goduriosa solitudine, metaforicamente s’intende. Il cane, poi, è generalmente più affidabile di un bambino: è sicuramente meno rompicoglioni, mangia sempre le stesse cose, non si fa influenzare da amichetti stronzi, non fa domande imbarazzanti quando gli scappa di vedere due che trombano in tv, non è così coglione da spaccarsi i denti cadendo senza mettere le mani avanti e difficilmente fumerà spinelli. In poche parole, è più gestibile e se, dopo un po’, uno si rompe i coglioni, trova un amico con la villa in campagna e glielo molla, che lì sta sicuramente meglio e amen.
Insomma, i bambini sono un dono speciale e impegnativo per i genitori, ma anche un’opportunità faticosa per tutti gli altri. Gli animali sono simpatici, divertenti, ma sono una risorsa esclusiva di chi li possiede. Il rapporto, sicuramente bello, si esaurisce quasi esclusivamente tra bestia e padrone.
Viceversa, tutti noi, genitori e no, abbiamo una responsabilità nei confronti dei bambini che sono un promessa lucente per tutti. Tutti siamo obbligati a proteggerli, crescerli e, se serve, tollerarne l’indubbia attitudine a rompere le balle.
E’ per questo che quanto leggo in giro che le bestie si fanno accettare di più perché danno meno fastidio dei bambini maleducati, mi prende un brivido di tristezza. Non tanto per l’evidente superficialità di certe posizioni che riducono un fenomeno così articolato al diritto di prendere in pace un caffè al bar, o peggio di affermazioni che sfociano addirittura nella cretinaggine (vedi il caso Tiziana Maiolo), quanto per l’evidente incapacità di immaginare un futuro senza se stessi dove uomini nuovi forgiano il futuro portando la nostra immagine nel cuore e il nostro insegnamento nelle mani.
Mi sembra che chi non ha la fortuna di percepire questa continuità sia destinato a morire, se fosse possibile, in maniera più definitiva di chi, per fortuna o per sventura, si trova a a assistere alla crescita di un giovane uomo o una giovane donna con la certezza che un giorno li perderà, perché a differenza dei cani, i bambini, quando crescono, sono infedeli per definizione.

Impeccabile come sempre, comandante.
Adoro i cani, anche per mie personali situazioni di vita ,
ma capisco bene la differenza tra i semi rigogliosi cui si possono paragonare i bambini e lo sterile rapporto, seppure ricco di scambi, tra cane e umanoide.
Cristiana
Grazie Cristiana, la tua benevolenza nei miei confronti è, a volte, immeritata, ma sempre piacevole e confortante.
Un saluto di cuore.
Le argomentazioni di CN sono assai più pregnanti di quelle di Maria Volpe, alla quale si potrebbe tranquillamente opporre che se è vero che c’è un’indubbia esagerazione da parte di taluni nelle manifestazioni d’affetto nei riguardi dei propri cani gatti e pesciolini, è anche vero che ce n’è perlomeno altrettanta da parte di talaltri nei riguardi dei propri figli, in omaggio all’aurea massima secondo cui ogni scarrafone è bell’a mamma soia. CN mi perdoni l’uso di un dialetto che non conosco.
Poiché non credo sia in discussione la liceità di amare gli animali, ma l’esagerazione, il discorso potrebbe tranquillamente finire qui, con buona pace della signora Volpe
Diverso è il discorso di CN, che distingue tra individuo e specie, quasi che quello non possa chiamarsi fuori da questa, secondo un concetto caro a Schopenhauer.
Qui entriamo nel campo delle cento pertiche, nel senso che le domande sarebbero millanta e le risposte perlomeno altrettante.
È indubbiamente vero che esiste un genere umano, ma è altrettanto vero che è difficile, per non dire impossibile, stabilire cosa sia, se un fenotipo al quale tutti noi apparteniamo, o un coacervo di individualità ciascuna isolata dal resto e destinata a morire sola.
CN propende per la prima, mostrandosi ottimista, contrariamente al suo solito. Io onestamente non lo so dire.
Ciao Fma,
tu fai delle associazioni che mi lusingano. Ti ringrazio, anche perché è un momento difficile e i cinque minuti che tu e altri dedicate a lasciare un commento su mc mi aiutano a dare un senso a questa attività che è sempre più difficile portare avanti.
In merito al mio ottimismo, deriva solo dalla mia bambina e dalla gioia che mi dà scoprirla ogni giorno. So bene che il nostro è un amore a termine, so bene che tra qualche anno mi preferirà a un adolescente brufoloso con il piercing sul labbro, so bene che, almeno per un paio d’anni, mi odierà, ma in lei vedo una promessa che, da solo, non sarei mai riuscito a farmi.
Se questo vuol dire essere ottimisti, almeno in questo caso, lo sono.
Grazie ancora.
Bellissimo post. Avrei voluto scriverlo io.
Ciao Laura,
tu sei una professionista e non ti possono essere scappate le tante imperfezioni che caratterizzano questa mia breve nota.
E’ andata on line dopo una veloce revisione e poteva essere scritta molto meglio. Non devo spiegarlo a te che sei del mestiere.
Non l’ho corretta perché voglio lasciare a mia figlia una testimonianza di questo momento particolarmente difficile per il suo papà.
Tu, che sei una persona di grande sensibilità, sei riuscita ad andare oltre, come è già accaduto. Te ne sono grato.
Come animalista convinta e childrenfree (avete presente in quanti siamo e che il pianeta sta scoppiando?) dissento da questi deliri nati dalla stizza di una .
neomamma anziana e in preda alla depressione post partum.
Anche Hitler era un paffuto bambino, e come lui tanti altri dittatori e serial killer, mentre nessun cane o gatto ha mai sterminato, stuprato, discriminato. I bambini sono di chi li fa, o meglio di chi li cresce, non di tutti, io per scelta non ne ho fatti e non mi va di dovermi sorbire i capricci di tutti questi piccoli despoti che non sanno stare zitti. Poi non so cosa si sia fumata la mammina frustrata in questione: in tutte le città sono ben più accetti i bambini che non gli animali domestici, certo che se te ne vai in giro con questi suv camuffati da passeggino, investendo tutti e qualcuno ti dice qualcosa forse è il caso che ti fai un esamino di coscienza.
Piuttosto, una cosa che ho notato come persona che adora gli animali ed è assolutamente indifferente ai bambini, quando non è infastidita: come mai i bambini dei tanti disprezzati immigrati sono in media molto più educati dei nostri piccoli tiranni?
Ciao Elena,
la parola childrenfree, sinceramente. mi inquieta, ma è sicuramente un problema mio.
Ho guardato un po’ il tuo sito e le tue foto. La differenza di età tra noi e grande. Mi sembri una persona in gamba, con una grande forza di volontà, con tante idee e molto positiva.
Non so, ma non mi sarebbe spiaciuto se tu fossi stata mia figlia.
Questo, ovviamente, non c’entra nulla col mio post e col tuo commento.
Mi scuso se mi sono preso troppa confidenza e ti auguro le migliori cose.
mi pare che, volontariamente o involontariamente, si sia passati dall’eccezione alla regola. L’eccezione è proprio la preferenza del cane al figlio, la regola è l’abbandono di entrambi. Non credo, infatti, vi sia mai stato e mai vi sarà un duello affettivo tra pet e figli se non nella mente della signora Volpe che, a mio avviso, ha voluto a modo suo bastonare il vicino o la conoscente antipatica. Francamente, le paturnie di Marie Volpe mi interessano poco, ma vorrei invece esprimere il mio pensiero sul tuo post, sicuramente meglio argomentato e tuttavia tanto “pericoloso” quanto i soggetti da te citati e da cui hai preso spunto.
Un vecchio detto dice “con il cuor la ragione non vale”, ed è indubbio che tu parli con il cuore, e così anch’io per quello che dirò.
La società, se vogliamo intendere quella umana, si è auto-eletta padrona. All’interno della stessa altrettanti padroni si sono eletti per governarla, e qui il singolo (idealmente inteso come un uno parte di un tutto) non ha importanza, è solo un numero, ma per quanto poco e inutile sia il suo impatto è comunque più rilevante dell’impatto di qualsiasi altra specie animale o vegetale dell’intero pianeta. Il biologo e zoologo Richard Dawkins afferma che evoluzione e continuità (leggasi sopravvivenza) non sono dati dal’arbitrarietà di uno solo sugli altri, ma dalla comunità… se ora estendiamo il concetto a Uomo e Ogni altra specie vivente sul pianeta, più il pianeta stesso, allora l’uomo non ha speranza di sopravvivere se continua la sua folle ascesa al potere, calpestando tutto ciò che è altro da se stesso. Oltretutto si pone una domanda, perchè l’uomo considera se stesso migliore di un cane, ad esempio? perché si fa carnefice e salvatore nella stessa auto-elezione? Non ha senso. L’uomo deve insegnare a se stesso e ai suoi cuccioli come convivere con gli altri cuccioli delle altre specie, deve imparare di nuovo il significato di rispetto. La società invece, abbandona i figli al consumo e alle false chimere e i cani alle polpette avvelenate, ai petardi attaccati alla coda, alla vivisezione.
io credo che se qualcuno ha carezze… ne ha per entrambi… o per nessuno. La ragazza del commento poco sopra al mio, è vittima della stessa carenza, probabilmente.
saluti
Robin,
ti ringrazio per essere riuscito a leggere la parte personale di ciò che ho scritto. Raramente si riflette sul fatto che le opinioni non sono la fredda esposizione di una valutazione completamente logica, ma contengono una componente istintiva che è difficile trasmettere.
Ciò detto, ritengo difficile parlare di rispetto tra specie quando vige un rapporto alimentare tra loro. Mi spiego: come convincere un bambino a convivere con le altre specie serenamente se poi gli si chiede di mangiarle?
La spersonalizzazione delle altre specie è necessaria per sentirci autorizzate ad usarle. Nel nostro mondo potremmo anche permetterci il lusso di farne a meno, ma dove non c’è la stessa copertura tecnologica?
Io credo che la natura stessa abbia stabilito una scala e che non si sia preoccupata di stabilire un’armonia tra le specie, ma solo un equilibrio puramente utilitaristico.
L’uomo non è al centro dell’universo, o se lo è lo è per una condizione transiente.
Domani, forse, saranno gli scarafaggi a possedere la terra. Vorrà dire che il nostro “dominio” sarà cessato ed un nuovo equilibrio stabilito.
Il tutto nella totale indifferenza dell’universo.
L’amore, come tu dici, è l’unico flebile appiglio al quale ancorare le nostre brevissime vite.
Ognuno ama chi vuole e lo faccia senza condizionamenti.
Grazie per aver trovato il tempo di dire la tua.
A rileggerci.
Tu parli di amore, io di rispetto.
Il rispetto vige tra predatore e preda… una leonessa sazia, con figli sazi, non attacca per gioco, sport, per mettere in dispensa “sia-mai-che-ci-sia-crisi”.
L’uomo è un predatore ineguagliabile, le prede (tutte)non hanno scampo, e siano esse cibo o no, ci comportiamo nei loro confronti come padroni. Il diritto alla vita dignitosa deve essere assicurato a tutti, e lo dobbiamo fare in vece di quel diritto di “razza superiore” che ci siamo arrogati. invece trasformiamo erbivori in cannibali, li buttiamo appena nati dentro a batterie e li ingozziamo finchè il loro fegato non esplode, o li gettiamo in gabbie riempiendoli di antibiotici e ormoni della crescita, o li squartiamo vivi, o li sgozziamo lasciandoli morire lentamente appesi a un gancio così che la carne rimanga tenera. E se non li mangiamo, non importa, perché abbiamo centinaia di migliaia di altri modi per far pesare loro la nostra superiorità. Nessun’altra specie animale considera la tortura nella sua catena alimentare, né in quella sociale.
Il fatto è che concordo nel considerare un figlio come il figlio di tutti, perchè ogni bambino umano ha nella propria mano il futuro, niente di più vero. Ma quel bambino ha l’obbligo, in quanto umano, di guardarsi attorno e di farlo bene, meglio sicuramente di come è stato fatto… un po’ comodo parlare di natura e dei suoi fini utilitaristici, quando appena ci fa comodo urliamo la nostra estraneità (leggasi evoluzione).
Gli animali da fattoria e da “compagnia” spesso sono insegnanti migliori di molti genitori, e credo fermamente che ogni bambino sul pianeta dovrebbe crescere con un cane, un gatto, coniglio, oca,ecc…
Ne sono sicuro, come sono sicuro che nessuna leonessa si mobilierà mai per salvare un caribù ferito o una balena spiaggiata.
Gli uomini sono uno straordinario mix di aggressività, rispetto, violenza, ma anche generosità.
Io non credo che, a parte i casi di vera propria malattia mentale, si usi violenza sulle bestie per puro divertimento. Per quanto possa apparire sgradevole è semplice efficienza. La stessa efficienza che spinge ad usare le bombe a grappolo o le mine antiuomo.
L’efficienza costruttiva e distruttiva sono l’esplicazione più materiale della nostra inferenza. Non siamo cattivi è che ci hanno disegnato così.
Non so se hai visto questa notizia. Chissà quanti di questi eroi si dicevano “amici” dei loro cani.
Alla fine, e me lo perdonerai, io credo che l’amore verso le bestie non sia sempre immotivato. Le lunghe solitudini e la paura di crescere sono foriere di grandi sentimenti. E questo vale anche per i bambini, ovviamente, solo che quelli non si possono abbandonare o abbattere.
Se ci pensi, la differenza è sostanziale e implica molte responsabilità.
[...] costretti a vite recluse e innaturali all’interno degli appartamenti dal grande “amore per gli animali” di persone che li acquistano e detengono in spazi angusti, principalmente per soddisfare [...]