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Humana Troppo Humana, il Lato Oscuro delle ONG




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La tecnica dello “Specchietto per le Allodole” è il metodo secondo cui, per arrivare al raggiungimento di un obiettivo principale, poco attraente e non totalmente onesto, si inventa un obiettivo alternativo definitivamente più affascinante e popolare, che ci permetta di canalizzare più risorse possibili nella direzione a noi gradita
Per la mia personale esperienza, l’Organizzazione Humana People To People potrebbe rappresentare un lucido esempio. Vi parlo del mio caso personale. Non posso affermare con certezza che ciò che è accaduto a me rappresenti il modus operandi ufficiale di Humana. L’organizzazione, comunque, già in passato non è stata esente da sospetti ed esiste anche un sito che cerca di raccogliere informazioni e storie allo scopo di portare alla luce la natura “nascosta” di Humana People to People.

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Prendiamo un giovane italiano. Prendiamolo di circa venti anni o poco più. Prendiamolo con pochi soldi in tasca, magari con una famiglia mediamente tribolata e un desiderio normotipo di fare qualcosa per il mondo. Il che spesso coincide con una porta aperta verso il volontariato perché, anche volendo, tutte le altre sembrano sbarrate. Mettiamo per esempio che il Giovane Italiano abbia qualche fratello maggiore che non riesce a trovare lavoro, un padre che si arrangia da anni e poca speranza.

Al giovane capiterà di imbattersi in un annuncio affisso in un centro sociale o magari in un messaggio pubblicato in rete. Dopo averlo letto gli parrà di avere una risposta. Infatti, il nostro si imbambolerà leggendo che una ONG si prodiga da anni cercando “Persone di buona volontà. Sognatori che pensano di poter migliorare il mondo e di poterlo rendere più giusto”. Sentirà di poter fare qualcosa. Dare il suo contributo. Partendo per l’ Africa come D.I. ( Development Istructor ) all’interno di un programma di Humana People to People.

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Il giovane prenderà nota di un numero da chiamare o di un indirizzo email e già il suo umore si farà più sereno. Parlando con un gradevole reclutatore pagato dall’organizzazione, scoprirà che quello che gli si propone è un progetto di 14 mesi (6 in Danimarca, 6 in Africa e un ritocco danese per gli ultimi 2 mesi) in cui avrà la possibilità di usufruire di un programma di studio e formazione informatizzato, di migliorare la sua conoscenza della lingua inglese e di volarsene in Africa per partecipare in loco a progetti di sviluppo, sostegno, educazione per dare un contributo alle povere popolazioni indigene.
Sempre parlando con il reclutatore scoprirà che l’Organizzazione che gli offre la possibilità di cambiare vita e mondo viene dalla Danimarca. Questo darà al giovane italiano un ennesimo incentivo. Non si tratta di qualche furbesca idea tutta italiana, bensì del prodotto di un paese civile e felice che per tante cose può fare le pernacchie allo Stivale.

Scoprirà anche che il sogno di Humana è partito negli anni 70 e che da allora ha continuato a camminare per le vie del mondo, in Africa, Asia, America. Sviluppando sogni di milioni di giovani e motivati volontari anno dopo anno più numerosi. Gli spiegano che per affrontare la spesa del biglietto aereo per l’Africa dovrà lavorare per la scuola che lo ospiterà, lavoretti giornalieri, di qualche ora soltanto, mentre il resto del tempo sarà impiegato per lo studio. Per il lavoro svolto nella scuola ospitante non riceverà soldi ma non gli mancherà nulla, cibo e alloggio saranno sicuri come sarà assicurata la formazione per affrontare l’Africa, le lezioni di lingua e la buona compagnia in una confortevole struttura. Se avrà bisogno di soldi in più basterà chiedere di fare qualche lavoretto extra.

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A questo punto il giovane italiano vestito ormai di coraggio e con un vago senso di protezione addosso, si sentirà pronto a fare la valigie, per realizzare il sogno di essere utile e per qualche mese non preoccuparsi di pane e companatico.

Ecco, in questa breve descrizione, l’Africa è lo specchietto e il nostro Giovane l’Allodola.

Da ciò che ho visto, ho avuto l’impressione che Humana People to People abbia collaudato e man mano perfezionato una tecnica che gli permette al momento di essere tra le più ricche e di certo più discusse organizzazioni di volontariato al mondo.
Sebbene originaria della Danimarca può contare ormai su una rete di 32 organizzazioni che lavorano di concerto per gli ultimi del pianeta. Almeno a quanto si può leggere in ognuno dei suo siti sparsi per la rete. Per quel che ne so, le cose non sono tanto commoventi.

Dopo una analisi generale e sintetica della situazione, mi è sembrato che l’Africa, in realtà, non sia il vero obiettivo di Humana. Certo, il fundraising ( raccolta di soldi per strada per cui i volontari si adoperano ogni giorno in Danimarca e Inghilterra) mette insieme un cospicuo numero di bigliettoni, ma la fonte più redditizia sono le scuole sparse sul territorio danese. Nelle scuole di Humana trovano alloggio e educazione i bambini e gli adolescenti difficili della Danimarca, ragazzi provenienti da famiglie disagiate che le scuole normali non accettano e che invece Humana, da sempre vicino al disagio, accoglie a braccia aperte. Non tutti i ragazzi risiedono nelle scuole, alcuni semplicemente le frequentano o meglio, vi vengono tenuti a bada. Per ognuno di loro, Humana prende un cospicuo numero di corone.

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Per quel che ne so, ma potrei sbagliarmi, la caritatevole organizzazione non paga nessuno per mantenere queste scuole attive, tranne qualche sparuto insegnante ed il necessario personale amministrativo. Infatti, manutenzione degli stabili, cucina, faccende relative alla pulizia e al controllo degli studenti sono a carico dei volontari che uniscono ore e ore di lavoro nelle cucine a nottate passate in logore stanzette a sorvegliare che nessuno si svegli o dia fuoco alla scuola visto che qualche studente ogni tanto ci prova.
I volontari entrano in gioco anche quando si devono riempire ore di vuoto didattico o costruire nuove stanze. Subito si attiva un volenteroso esercito che, con i più strani background, si ritrova a mettere tetti, condutture, pavimenti con la motivazione che tutto è “preparazione per l’Africa”.

Il ricavato delle scuole Humana è notevole. A pensare che lo investano nei progetti africani farebbe quasi piacere, ma non mi risulta che sia così. Sicuramente una parte dei denari finisce nei progetti. Comunque, tutti i materiali per la loro realizzazione verranno trovati o, più correttamente, elemosinati sul campo dai volontari. Le stesse scuole professionali attivate per gli africani,per quel che so, mantengano una retta a carico degli studenti. I giovani africani usciti da queste scuole, poi potranno lavorare con l’organizzazione, ma sempre come volontari, facendo sorgere spontanea la domanda: si può parlare di sviluppo se non si percepisce un reddito da utilizzare per la realizzazione di qualche piccolo progetto indigeno?

Al momento Humana annovera un folto gruppo di volontari arruolati soprattutto dall’Est Europa e dall’Italia. E’ aperta da poco anche la sede italiana, locata nella periferia milanese. Rarissimo se non impossibile trovare un volontario danese nella struttura. I più se ne stanno ben alla larga in patria. Tra l’altro, se le allodole vengono da un paese che verte in condizioni di bisogno perché magari molto giovane o molto in debito o sempre più vicino alla catastrofe, si fanno molte meno domande. Specie se le allodole hanno poca esperienza del mondo, probabilmente gli basterà poter dire “Sono stato in Africa” per sentire di aver fatto qualcosa di grande.

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Spesso, anche sinceramente commossi, i volontari potranno parlare di esperienze toccanti, magari accennando con gli occhi lucidi alla bellezza della gente africana, notoriamente “felice anche con niente” e, in effetti, spesso niente è quello che gli porta tutto il movimento umanitario che circola nel continente. Un tale possente andirivieni di moneta che, se fosse tutto utilizzato per l’Africa, verrebbe da chiedersi se sul serio il continente abbia ancora tutto questo bisogno.

Se la popolazione di Humana è variegata, dall’Italia arriva di certo il gruppo sociologicamente più variopinto. Particolare per contesto ed età, spesso sono i più adulti tra i volontari, gente che ha provato a fare qualcosa in terra natia ma non è riuscita o ha perso tutto in qualche malaffare e non riesce ad arrabattarsi più o anche si sente inutile e non supportata dal suo sistema sociale. Per molti volontari Humana è la possibilità di avere un tetto sulla testa e qualcosa da mangiare.

E mentre per qualcuno Humana è il porto sicuro contro la depressione e la povertà, il desiderio di fare qualcosa, che pure infiamma molti benintenzionati volontari che dedicano anni ed energie nell’organizzazione, prende chiaramente i connotati di manovalanza al prezzo conveniente di un pranzo e una cena ( benché a volte venga rinfacciato ai volontari di mangiare troppo) e si corre il rischio di creare una dipendenza economica che in breve lega i volontari all’organizzazione da qualunque punto di vista. Infatti, non percepire moneta di nessun genere può anestetizzare i volontari per lo stesso motivo per cui hanno scelto Humana ( non avevano i soldi per fare tutto da soli) e farli rimanere legati alla struttura ( una volta fatta esperienza non hanno i soldi per uscirne perché non hanno mai percepito un salario).

Ma forse il giovane Italiano di cui sopra dovrebbe riflettere su come sono stati usati tutti i soldi che ha elemosinato in strada con qualsiasi tempo e temperatura, chiedersi cosa succede in Africa quando un progetto è finito, dare peso al fatto che alla fine i corsi di preparazione erano inesistenti e che il personale risultava impreparato, a volte, sia a sostenere eventuali problemi del volontario sia ad assistere gli studenti ospitati nelle scuole.

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Il buon volontario si lamenterà poco della mancanza di tempo libero, del divieto assoluto di alcol e droghe e delle tante ore di lavoro. Se è particolarmente sfortunato potrebbero ritardargli il volo per l’Africa con la buona motivazione che non sapeva bene la lingua, benché qui il giovane si chiederà come mai prima di lui qualcuno è partito senza sapere una parola (con conseguente permanenza muta in Africa) e il suo ritardo coincida con una mole di lavoro moltiplicata nella scuola, magari per l’abbandono di qualche altro volontario. Perché questo è da dirlo, il volontario può abbandonare da un momento all’altro, salvo perdere la quota di iscrizione ( dal prezzo vario da €150 a €540, in parte pagabili con ulteriori ore di lavoro).

Spesso il giovane italiano, come altri giovani di tutto il mondo, aveva solo bisogno di una parentesi lontano da casa, di migliorare il suo inglese, di imparare a sbucciare le carote e di qualcosa di cui parlare una volta tornato a casa. Di certo dopo una esperienza di 6 mesi in Africa sarà in qualche modo più ricco, mostrerà a lungo uno sguardo sognante, amerà parlare degli africani, della bellezza della loro natura e mostrerà compiaciuto le foto scattate nonché magari un piccolo filmato da mettere su YouTube. Ma chi ha davvero aiutato? A parte i conti in banca di Humana People to People, intendo.

 

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Questo articolo lo scrivo a ragion veduta dopo aver partecipato ad un progetto Humana per tre mesi esatti (10ottobre2007/10gennaio 2008) tra l’altro non nella peggiore delle strutture e aver parlato con numerosi volontari, rimasti o non nelle maglie dell’organizzazione.

Supponendo che persone diverse possano aver vissuto vicende differenti, MenteCritica mette a disposizione le proprie pagine per chiunque intenda presentare la sua versione dell’esperienza fatta in Humana. Lo stesso vale, ovviamente, anche per Humana Italia, qualora ritenga opportuno precisare o confutare le opinioni espresse dalla nostra cortese lettrice. E’ possibile usare questo link per sottoporre i contributi.

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Comments

46 Risposte a “Humana Troppo Humana, il Lato Oscuro delle ONG”
  1. Da ciò che ho letto mi è sembrato di capire che non è facile controllare l’operato delle Organizzazioni non governative.

    E’ evidente che un’organizzazione che si propone compiti così difficili e sfidanti, attrae persone sensibili e pronte a mettersi alla prova. Forse quelle più adatte ad essere sfruttate per fini non chiari.

    Mi auguro che ci raggiunga qualche altra testimonianza per fare maggiore chiarezza sulle vicende personali dei ragazzi coinvolti.

  2. F.Maria Arouet scrive:

    Sarà l’età che da sé sola si tira dietro una certa qual caduta d’entusiasmo, sarà una naturale predisposizione all’aridità interiore, mettiamoci pure una sana diffidenza verso il prossimo quale conseguenza del non essere mai stato toccato dalla Grazia, fatto sta che sono portato a diffidare delle Organizzazioni, di ogni ordine e grado, che iscrivono nel loro statuto di essere nate al solo ed unico scopo d’aiutare il prossimo a risolvere i propri problemi.
    Faccio fatica a immaginarmele.
    Quando trovo le loro richieste d’aiuto in fondo alla cassetta delle lettere, sotto forma di bollettini di versamento in C/C, se é una bella giornata mi viene da pensare a macchine per pestare l’acqua nel mortaio, a motori faidate con rendimento prossimo a zero, ad accrocchi sociali di cui, a scavare, si scoprirebbe che la molla principale non sta tanto in ciò che appare quanto nel bisogno di trascendenza (eufemismo) del proprio fondatore.
    Mentre se la giornata é tetra…
    Non pretendo che siano tutte così, ci mancherebbe, talvolta non lo sono, ma qualche volta sono addirittura peggio, come ci ha appena raccontato Emmeci.
    Lo dico perché ho un dubbio, che non é tanto che le ONG siano degli specchietti per le allodole, organizzazioni tuttaltro che senza fini di lucro, ma piuttosto che spesso, salve eccezioni, siano proprio inutili, assolutamente inadeguate allo scopo dichiarato.
    Mi piacerebbe sapere se qualcuno s’é mai preso la briga di misurarne il rendimento: risorse introitate, diviso servizi resi, moltiplicato cento.
    Cosa farà? cinque? dieci? venti per cento?
    Se i numeri fossero questi non sarebbe logico ripensarle, setacciarle, sottoporle alle regole d’una sana concorrenza che escludessero dal “mercato” le più deboli, storpie, bacate, in modo da garantire alla carità pubblica un approdo più sicuro e ai destinatari una messe più abbondante?

  3. andrea scrive:

    Sarà che sono ragazzo, sarà che ho ancora tanti ideali…sarà che non voglio certo perderli cosi facilmente…
    Sto per intraprendere una esperienza simile a quella che potrebbe offrire Humana…diciamo una tipa e standard azione di volontario…nata piu per fini personali che altro…o sicuramente con un po di onesta, questo fine lo nascondo tra le mie belle parole di “prossimità”…come ben descritto…

    Però ho sempre creduto che si parte sfiduciati non si arriva da nessuna parte, ho sempre pensato che il positivismo è la base di tutte le esperienze che intraprendiamo…

    E mi sembra assurdo cadere nel paragone tra “carità” e “mercato”…mi sembra inumano credere che si possa creare competizione in questo settore…Chi vincerà?Il piu forte??Forte di cosa?Dei volontari che ha…
    …credo che con la concorrenza alla fine prevarrà lo spirito egoistico, quello del predominio dell’io sugli altri…

    Mi piace, infine pensare, che il bello sta proprio in questo: chi vive un’esperienza come quella sopra descritta e si sente appagato…forse il problema è anche lui…ovvio che la colpa non sia sua ma a posteriori potrebbe trarne giuste conclusioni, come queste…e se tutti, o molti, fossero d’accordo con lui…
    E se invece molti non fossero d’accordo e tutto si basasse sulla superficialità dei volontari?Non credo sia certo Humana la prima a sfruttare questo malessere umano…

    Bona nit!

  4. andrea scrive:

    Lo siento por mi errores….es q son las 3y30!

  5. F.Maria Arouet scrive:

    Se fosse come dici onestà intellettuale vorrebbe che si cambiasse lo statuto delle ONG, specificando che il fine ultimo é piuttosto il benessere psichico di chi compie le opere, piuttosto che il benessere fisico di chi le riceve.
    In questo caso avresti ragione: quanto di ciò che viene raccolto si tramuti in effettive opportunità per chi riceve non avrebbe alcuna importanza, trattandosi non del soggetto bensì dell’oggetto dell’attività.
    Ma se così fosse (le opere buone sono fatte per sé), verrebbe meno la causa prima del benessere psichico di cui parlavamo sopra, e dunque la spinta a compiere il bene e quindi…
    Buonanotte Andrea.

  6. Orenzo scrive:

    Che il bisogno di cambiare sia insito in ciascun individuo lo sappiamo.
    Che viviamo in un mondo in cui il motore è il profitto spesso ce lo dimentichiamo.
    Pensare che per risolvere determinati problemi basti un poco di buona volontà è talmente ingenuo da risultare controproducente.

    Credo che l’aspetto più interessante dell’articolo di emmeci sia quello di svelare alcuni meccanismi del retroscena di questa Ong. Strumentalizzare un ideale, o un senso di colpa rimosso, per far quattrini. Come abbindolarti e farti felice.
    In fondo esempi di tale modo di fare ce ne sono tantissimi. I grandi concerti per cancellare il debito in africa organizzati da Gheldoff e Bono ad esempio. Creare un evento mediatico autoreferenziale nel quale l’80% dei soldi raccolti si perdono per strada. Ma, sopratutto, anestetizzare le coscienze. L’attenzione era tutta per il concerto, a quali obiettivi concreti abbia portato tale iniziativa non si fa caso. L’importante è partecipare.
    Nemmeno capire.
    Di cosa si parla quando si parla del debito dell’africa?
    Per fare davvero qualcosa di concreto e positivo perchè magari non si chiede una moratoria sul commercio delle armi? Perchè non si chiede che come le merci le persone possano muoversi liberamente per il globo? Perchè l’africano ci piace solo quando sta al suo posto: nel nostro immaginario mondo fatto di buoni selvaggi e anime belle…
    Un altro bell’esempio:
    conoscete la Compagnia delle Opere e la Caritas?
    Una delle organizzazione caritatevoli della chiesa cattolica.
    Provate un pò a cercare informazioni su Don Lo Deserto… Vedrete come la carità venga usata dai buoni pastori.
    Basta scrivere il suo nome su un motore di ricerca e aprire la prima pagina, a caso.

    poi, per esempio credo che esistano anche Ong di tutto rispetto ( Medici senza frontiere?)e sopratutto persone che fanno concretamente qualcosa, a loro il mio massimo rispetto.

    Tutta la mia solidarietà a emmeci: vivere una situazione del genere credo sia una delle esperienze più brutte e devastanti che si possano fare. Capire che tutti i tuoi ideali, le tue esperienze ed energie vengano strumentalizzate così…
    In quanto agli Africani: W il movimento di Liberazione del Delta del Niger!!!

    Una volta un tizio disse:> Però, se per pescare ti fai pagare continuerà a morire di fame!

  7. kika scrive:

    aiutooooooooo
    giusto qualche giorno fa’ ho preso contatti con humana italia per seguire il corso che inizierà ad ottobre.
    Poi ho letto quanto scritto da emmeci e mi è preso un colpo!!! per favore, se puoi, scrivimi meglio la tua esperienza, sono tutta orecchie. non vorrei incappare in una loro bufala!! il che sarebbe da parte loro veramante vergognoso!!
    nel mentre cerco di informarmi meglio.
    aspetto presto tue notizie, ti prego scrivimi all’indirizzo indirizzo rimosso da un amministratore

    nota dell’amministratore
    kika, non credo sia il caso di lasciare in giro il tuo indirizzo email così. se emmeci vorrà contattarti può chiedere il tuo indirizzo a noi.

    • Samuele scrive:

      Ciao kika, io sono Samuele e sono di Foligno (Umbria).
      Stavo proprio pensando di partecipare alla scuola CICD in Inghilterra o in quella in Danimarca (entrambe di Humana People to People)..
      Come è andata a finire la tua esperienza ??
      L’hai più fatta? come è stata onestamente ?

      Grazie ! ciao !

    • anna scrive:

      ciao!!
      anch’io ho preso contatti con CICD in Inghilerra(di Humana people to people) e volevo sapere com’era andata a finire la tua esperienza…sei piu partito?

      Grazie!!!

  8. michela scrive:

    Ciao a tutti,
    anch io ho preso contatti con la Human ONG, per iniziare il corso per Operatore per lo sviluppo da ottobre in poi. Sentire questi commenti sicuramente non è confortante. Vorrei chiedere, a chi ha fatto o conosce di esperienze di ragazzi che possano darci dei consigli su come comportarci .. se questa esperienza è valida o meno.
    Grazie
    Michela

    • anna scrive:

      ciao michela,
      volevo sapere se poi hai ricevuto risposte….anch’io ho preso contatti con il CICD in Inghilerra e leggendo vari blog e commenti non so davvero come muovermi…
      spero saprai essermi d’aiuto!!!
      grazie!!!

  9. Chancho scrive:

    vorrei avere anche io ulteriori informazioni soprattutto sulle possibilita’ del “dopo” i 14 mesi……..sempre se esiste un Dopo!

  10. Ilaria scrive:

    In questo momento mi sento veramente una cretina! Mi ero fatta convincere!
    Proprio ieri ho mandato l’application form al referente di humana…oggi mi sono messa a cercare qualche informazione in più per essere sicura che valesse la pena fare quest’esperienza e mi viene fuori di tutto…
    Per favore mandatemi altre informazioni!
    Grazie
    Ilaria

  11. Chan scrive:

    io sono al momento in uno di questi progetti di Humana, e vi assicuro che la mia esperienza è completamente diversa.
    Ovvio che si lavori molto, ma nessuno ti costringe a farlo, se non vuoi non lo fai e basta. ci sono dei costi da sostenere, siamo in paesi scandinavi in cui la vita costa molto di più che da noi, e credo che lavorare per pagarsi vitto e alloggio non sia una cosa poi così assurda.
    inoltre come si può parlare così senza aver finito il programma? dopo 3 mesi soltanto?
    ho letto anche io critiche di gente che parlava di lavaggio del cervello, di controllo sessuale, di abusi, ma stiamo scherzando?
    le uniche regole che ci sono qui sono appunto niente droghe e niente alcool, che non mi sembrano poi così assurde, specialmente se si pensa che in questi paesi hanno dei problemi seri con l’alcool.

    io sono disponibile se qualcuno vuole informazioni.

  12. Marzia scrive:

    Rispondo al commento di Chan. ( ho problemi tecnici nel farlo direttamente dal suo commento, scusatemi) Sono l’autrice dell’articolo.
    Immagino che possa essere doloroso capire le cose. Lo è sempre. Ma ribadisco che non si tratta di non voler lavorare per pagarsi vitto e alloggio. Se è questo che ti è rimasto dell’articolo Chan, leggi una seconda volta. Mi viene in mente l’atteggiamento di ogni preside delle strutture quando qualcuno va via. Viene detto a tutti che il poverino/a “non ce la faceva”, il modo migliore per non avere un atteggiamento critico verso se come struttura. Non è la fatica il problema. E’ la motivazione che sottende tutta l’organizzazione e non è fare del bene ma fare dei soldi. E non per l’Africa. Con uno stipendio da lavapiatti danese nella metà del tempo hai i soldi per un biglietto aereo. Cosa fanno realmente i progetti in terra d’Africa? Se l’obiettivo è passare un anno in cui ci si dice buoni senza andare però a fondo, visitando posti meravigliosi e conoscendo gente speciale, bene. Finirai il programma e sarà una esperienza indimenticabile. Ma se al sentimento catartico della bontà vuoi metterci su un poco di consapevolezza di come tu sia solo l’ingranaggio minore di una macchina più grande di te, allora comincia a pensare. Senza consapevolezza non c’è bontà, solo pura illusione e quelle fanno bene ma non cambiano mai il mondo. E sono la sola droga che va davvero fuggita quando si entra in Humana. Buona esperienza comunque, Chan. Mi spiace solo aver letto tardi il tuo commento.

    • cicero scrive:

      vorrei capire come fa a sapere con certezza cosa succede in africa nei progetti di humana? Per caso in esperienze precedenti ha potuto constatare l’inefficenza di tali progetti? Per è questo il punto del suo intervento, o sbaglio? Che humana offra in cambio di vitto e alloggio una esperienza che comunque è formativa (lei stesso è prova vivente, in senso positivo o negativo) non sembra in nessun modo illegale ne immorale. Faccio presente che ogni anno partono dall’Italia per Cuba o per parrocchie religiose cattoliche in Africa centinaia di volontari che,in cambio di vitto e alloggio (ed grande esperienza umana), danno del lavoro più o meno qualifcato.C’è qualche differenza? Prendiamo un 20enne senza soldi in tasca e poche prospettive con padre malato e mamma alcolizzata e magari pure del sud italia(visto che se dobbiamo lacrimare che lacrimare sia) che trova una organizzazione che in cambio di vitto ecc con la promessa di non bere e non fare sesso(???!!!!) di scappare dalla terribile famiglia italiana e dimostrare così di non essere un bamboccione cosa dovrebbe fare? Sindacare se così facendo non arrichisce un ONG pelosa e crudele che usa i vestiti usati per arricchire i uoi dirigenti a dismisura? Comunque tornando all’Africa vorrei sapere qualcosa di più sulla sua esperienza che spero non si sia limitata ai 3 mesi di vita comunitaria (o schiavista ma in questo caso le suggerisco di fare un esposto alla procura) italiana ma anche qualcosa nel continente nero. Perchè solo chi è stato laggiù sa bene che ne 1 miliardo di progetti per lo sviluppo che arrivano dal nord possono cambiare il loro destino…il quale cambierà solo se ……….
      e comunque quei miliardi di progetti che cercano di aiutare sono i benvenuti anche se incompleti, ingenui, pretenziosi superficiali ecc ecc anche se mandano gente a pelare carote (??!!! però se vai ad insegnare a pelare carote dove non sanno farlo e magari mangiando carote sporche si ammalano proprio malaccio non è, non trovate?) La diffidenza dovuta all’età o alla esperienza della signora che suggerisce una sana ricetta liberista per “eliminare” le ONG inefficienti <(che dio abbia pietà dell’Italia con gente simile) di non preoccuparsi.A me personalmente del calcio non importa nulla e se dovesse finire non me ne può fregare niente. Credo che questo possa essere un utile suggerimento anche per la sua diffidenza. Non si preoccupi, pensi ad altro la prego.

  13. cicero scrive:

    scusate non sono riuscito a rileggere il mio commento che è zeppo di errori ortografici e di sintassi. Ma credo che il senso si sia capito. E comunque ribadisco: ma lei signora Marzia è mai stata in Africa a comprovare quello che afferma? o si è basata solo su i suoi “rancori” personali o sul “si dice, mi hanno detto”. Perchè rovinare l’esperienza di una persona che vuole provare ad uscire dal”nido”? Che noi siamo solo un “ingranaggio” non credo sia necessario andare in Africa (con chi si voglia per l’amor di Dio) per comprovarlo… Basta guardare la televisione , o un treno di poendolari, o un andare ad un centro commerciale o ad una riunione di PARTITO……
    Io starei molto attento ad utilizzare la parola “bontà”. Ma quanta gente “di buon cuore” comanda la chiesa il paese? E i nostri “meravigliosi” soldati (strapagati quelli sì) che vanno in giro per il mondo rispettati ed amati per la loro “bontà? (ricordo i furti in Irak dei nostri prodi, le violenze sessuali in Africa dei nostri alpini i furti di armi in Kossovo). Chi vuol fare una esperinza del genere, lo fa per i motivi che lei ha indicato: possibilità di praticare una lingua nuova, di andare in africa (spero non solo a fare video per you tube) di stare insieme e magari se si crede di migliorare il mondo ma che male c’è?. No perchè arriva una……magari frustata …….magari incazzata perchè il fidanzato africano l’ha mollata e allora via…..a quei ragazzi che si dicono perplessi e dubbiosi dopo l’intervento della signora dico solo di seguire il loro istinto iniziale, provare, mettersi in gioco, magari rischando anche emotivamente e anche di non fidarsi ne di humana ne della signora marzia… ma di provare è una grande grandissima possibilità che vi si dà . L’esperienza in Africa , ma anche in altri continmenti, è meravigliosa, arricchente, stimolante…basta avere gli occhi “azzurri” e non neri…. provate e se non va si torna….

  14. Marzia scrive:

    Se il Signor Cicero ritiene che uno, con tutti i modi che ci sono per fare esperienze, debba sceglierne uno qualunque e non il migliore, con i limiti del caso, io mi dispiaccio. Se pur di dire “io vado” allora va bene tutto, io mi indigno. Se uno vuole migliorare il mondo e per farlo si butta nella prima associazione che trova e senza cercare di capirla accetta tutto acriticamente io prendo le distanze. Se non offro dignità accompagnando il mio desiderio di fare qualcosa al sapere cosa faccio ( che sia pelare una carota o costruire un ospedale) pensando che il fine giustifica sempre i mezzi, io non sono diverso da chi ne ruba ogni giorno nascondendo il volto dietro una fede o una bandiera. “Con quanti ritengono che questo sia tollerabile,Io non intendo parlare.” mi verrebbe da citare, infatti lo faccio. Non chiedo fiducia”Cicero” nè a lei nè alla sua retorica. Tutt’altro. Chiedo di non buttare la bellezza di voler far qualcosa in mano ai primi che sventolino sotto il desideroso naso i profumi dell’Africa, dell’India, del Sud America, di una periferia bisognosa. Fare è possibile in mille modi. Ritengo sia preferibile scegliere se non il migliore dei modi quantomeno il meno peggio. E questo anche senza uscire dal continente. Se poi si vuole avvilire la conversazione con le sue personali fantasie su presunti fidanzati africani impieghi come meglio crede la sua giornata, io preferirei soprassedere su tanta poca grazia e chiudere dicendo che nella mia idea che sia sempre possibile scegliere come investire le proprie energie, c’è più fiducia in questi “bamboccioni” che vogliono uscire dal nido di quanta gliene regala lei.

    • cicero scrive:

      Continuo a pensare che Lei sia solamente risentita per essere uscita (o buttata fuori?) da questa organizzazione o ancor peggio: che si sia accorta (tardi però) che dietro (o davanti agli occhi) alla cosidetta coperazione allo sviluppo – sia che sia dello stato,o privata o religiosa o politica o perfino supernazionale ci sia del “vile” denaro e Lei ahimè non riesce a prenderlo!!!Non si capisce perchè lei continui a ribadire dal lato della sua inesperienza che queste organizzazioni non riescono a migliorare il mondo!!!!! Ma brava, oltre a buttare merda sul LAVORO altrui ci vuole dare o indicare una soluzione affinchè questi “bambocci” possano fare una esperienza sul campo a vedere con i propri occhi quanti i cooperanti guadagnino, quanto i progetti sono belli anzi bellissimi ma poi ahimè non sono continuativi nel tempo, nel vedere gli errori/orrori delle chiese impegnate a salvare anime e a volte anche delle persone facendo cose enormi (vedi nigrizia p.e) nel vedere la ONU con i suoi tecnici, i suoi peacekeeapers che invece di cercare soluzioni hanno trovato un OTTIMO lavoro a 10mila euro magari con prostitute in lista spese(è successo e con un SVEDESE!!) o peggio la cooperazione di paesi cosidetti civili come li chiama lei (del nord per farla breve) che hanno cooperanti cinici e smaniosi di denaro che farebbero competizione ai nostri poveri mafiosi. Ma questa è l’esperienza signora mia!!! vedere queste porcherie, indignarsi magari oppure arrabatarsi per vedere se magari c’è un posticino (le piacerebbe dica la verità?) anche per loro. Ma che male c’è!!! Ma come fa a parlare di ACRITICITA’ se non è mai stata in un progetto e magari neppure in Africa o in Sudamerica (certo no a Buenos Aires dove i ranchos sono utilizzati a piacimento) . Sembra quasi che Lei abbia scoperto come va il mondo (ma come va questo mondo?) e abbia deciso di avvisare i poveri “volontari” di non buttarsi in questa esperienza e/o altre perchè rischiano di macchiare la propria “dignità?o di rimanere macchiati in questa indegna gazarra che si chiama cooperazione dove sembrerebbe che il denaro sia l’unico Dio….Guardi io ho 20 anni di esperienza in Africa, e ne ho visto di tutti i colori…. La famosa Croce Rossa Svizzera che manda i suoi “tecnici” per comprare alimenti e aiuti per alluvionati che si rintanano nel hotel 5 stelle della capitale e SUBBAPALTANO (a prezzi locali) il loro lavoro. Ho visto in Congo i famosi inviati dell’ONU per sindacare l’applicazione della democrazia in questo paese. Peccato che tra loro (e a me che sono bianco) commentavano con toni razzisti….. ma non mi faccia dire che veramente se ci penso mi domando perchè non gli ho fatto sparare !!!!!! e non mi vergogno di quello che dico!!! e ho visto anche preti con mogli e figli in Sudamerica fare cazzate enormi e cose bellissime , e ho sentito ambasciatori della civile Svezia e Svizzera e anche dell’incivile Italia essere accomunati nel fastidio provocato loro dall’odore di un villaggio africano…..dove andavano avedere i progetti della cooperazione.Ma con questo una volta che ho finito la mia fiducia nell’essere umano (xchè ho taciuto delle ladrerie dei neri “responsabiliozzati), nella politica, nelle istituzioni che faccio? oVado magari con un gruppo di amici che finanzia i progetti della suora del paese in India “xchè quella lì si che non ruba!” Io ho fatto di tutto, dal volontario non pagato al cooperante e persino mi sono messo in proprio nell’ambito della cooperazione, per ciò ho tutti i difetti che lei indica direttamente e no….. sono andato perchè volevo fare una esperinza da giovane, mi è piaciuto non crfedo di aver contribuito con la mia inesperienza “emotiva” al crollo dell’Africa, anzi ho preso molto di più di quello che ho potuto dare , poi sono entrato in una ONG dove improvvisamente ho guadagnato dei bei soldi ( maninete in confronto ai cooperanti delle ONG nordiche) e ne sono uscito, ho creato una ong locale e sono diventato un imprenditore del ramo e le assicuro che malgrado il mio stipendio fosse buono non mi sono arricchito , ma questo mi ha permesso di vivere lontano ma tanto lontano da gente come lei o l’altra signora preoccupata dei suoi soldini, e adesso già anziano e con 3 figli sono tornato a casa per approffitare dei benefici di questo sstato sociale che pur mal ridotto permetterà ai miei figli dio avere una educazione gratuita anche se sono mezzi scuri……. che faccia tosta eh. eppure ringrazio il cielo di essere partito quella volta e di non avere ascoltato i consigli “critici” di alcuni (c’erano anche allora queste questioni cara signora pensi nel lontano 1975 si discuteva sulla “bontà degli aiuti ai paesi in via di sviluppo). Beh dopo 30 anni l’africa è un pochino più ricca, sicuramente più consapevole che l’aiuto deve venire da se stessa piu che dal di fuori (anche adesso che urss usa e cuba hanno i loro cazzi e se ne stanno a casa loro), piùmatura nel valutare le responsbilità enormi degli altri ma anche le proprie, più orgogliosa della propria cultura (ed è la cosa più bella) e forse per la prima volta nel corso degli ultimi 500 anni il futuro è un pochino meno “nero”. Non è certo grazie a me od ad altri anzi NOI abbiamo solo beneficiato di questo, e siamo veramente più ricchi(anche di soldi perchè no?) ma certo è che io come altri che hanno vissuto lì facciamo un enorme SACRIFICIO a vivere in questa Italia VECCHIA, CINICA, POCO COMPASSIONEVOLE, razzista, stupida e ancor bigotta e conformista. Più che l’euro è veramenmte questo cambio che mi fa capire che siamo entrati in EUROPA!Una volta era veramente differente vivere a Roma anzichè a Zurigo. Oggi siamo uguali se non peggiori a quelli.

  15. Chan scrive:

    Beh Marzia,
    guarda, che dietro le ONG ci siano i soldi si sa da sempre, non è la scoperta dell’America, anzi se tu sei andata convinta di trovare un mondo perfetto, beh sei stata tu ingenua e idealista, quindi non mi hai proprio svelato nessuna verità, anzi, io conoscevo benissimo le critiche mosse ad Humana già prima di partire, ma ho deciso di non ascoltare ste stronzate, ma di vivermela di persona questa esperienza, ARRIVARE alla fine, e poi parlare, perchè solo alla fine di tutto si può giudicare, non dopo 3 mesi di scuola, che non è NIENTE.
    Io so che sto facendo questa esperienza perchè so che posso fare qualcosa di buono, perchè credo in me stessa e in quello che posso dare alle persone. Del resto non me ne frega proprio nulla.
    E il controllo sessuale, il lavaggio del cervello etc sono proprio tutte stronzate, e scusate il termine. Solo 2 regole, solo 2: niente alcool e niente droghe, solo queste.
    E mi è capitato di conoscere 2 ragazzi che erano degli emeriti fannulloni, e con dei problemi, che dicevano proprio ste stronzate: siamo sfruttati, ci COSTRINGONO a lavorare etc… li ho conosciuti di persona.
    Usavano ste stupidaggini per giustificare il loro fallimento.
    Per quanto riguarda i progetti, mi risulta che i progetti di TCE (che dovresti conoscere bene anche tu dato che sei stata nella scuola) stiano funzionando molto bene, abbiano ricevuto un sacco di premi come miglior progetto del’anno etc, e premi dalla Banca Mondiale, dall’OPEC e da altre grandi strutture. Chissà come mai.
    Poi ovvio che ci siano progetti migliori e progetti peggiori, ma sparare merda in generale, senza nemmeno essere stata su questi progetti, mi sembra davvero stupido e poco serio.
    Tu parli male per sentito dire?
    E io allora ti potrei parlare di gente che ha avuto esperienze molto buone invece, riferitemi di persona, avrebbe lo stesso valore.
    Troppo facile dire merda senza aver vissuto di persona la cosa. Troppo facile.. e troppo difficile ammettere che si ha fallito nel proprio intento.
    Io non credo proprio di cambiare il mondo con questi mesi in cui lavorerò su un progetto, ma so per certo che qualcosa di buono lo potrò fare, e che di sicuro un segno nella vita delle persone che incontrerò in India, lo lascerò…

    • Samuele scrive:

      Cara Chan,

      mi chiamo Samuele.

      ho letto qua e là le diverse opinioni relative a Humana People to Peole..
      Con la doverosa precauzione, accortezza e analisi doverose, sostengo l’idea che alla fine chi non ha completato un’esperienza risulti sempre più povero in termini di conoscenza su questa di chi invece non l’abbia completata.
      Non volendo in alcun modo polemizzare con nessuno, sto cercando di raccogliere informazioni e esperienze dirette da chi quest’esperienza la fatta perchè sto pensando di partecipare alla scuola CICD in inghilterra o la Lindersvold in Danimarca.. potrei chiederti il tuo indirizzo msn, indirizzo email o di facebook per avere qualche informazione aggiuntiva al riguardo ?

      Grazie !

      • Chan scrive:

        Ciao Samuele!!!
        grazie per il messaggio. al momento mi trovo in India, su uno di questi fantomatici progetti maledetti di Humana. lol.
        guarda, da qui la situazione è completamente diversa, molto meglio di quanto mi aspettassi. I progetti funzionano, lentamente ma funzionano..
        mandami pure la tua mail se vuoi almeno ti racconto un po’-
        ti dò solo un consiglio spassionato: evita CICD.
        Lindersvold è meglio, e se vuoi andare in India, allora scegli la scuola in Norvegia, dove stavo io.

        Saluti

        Nico

      • clodette scrive:

        Samuele e Chan…ho appena postato un commento ma credo sia più facile voi lo leggiate se vi scrivo sui vostri commenti…leggete e fatemi sapere qualcosa!!!
        Grazie
        Cla

  16. marika scrive:

    C’è gente a cui il training di Humana ha cambiato la vita, tra queste ci sono anche io nonostante non abbia portato al termine il percorso.

  17. clodette scrive:

    Ho letto con interesse tutte le vostre opinioni…
    Ho appena mandato una mail ad Humana x partecipare ad un meeting informativo che si terrà a Roma i primi di agosto…io lavoro già in cooperazione da qualche anno ma purtroppo,nelle strasolide organizzazioni dell’onu,la possibilità di lavorare all’estero e dove c’è veramente necessità, è data sempre ai soliti noti,dati gli altissimi stipendi che vengono erogati!
    E io non sono fra quelli…ho impostato la mia vita e i miei percorsi di studio sulla cooperazione,ho quasi 30 anni,ho una salute di ferro..eppure sono qui,in Italia,e riesco a mettere in pratica ciò che so e ciò che voglio fare solo tramite viaggi personali nei quali cerco organizzazioni da aiutare.Ho in mente di fondare una onlus x conto mio…ma non è così semplice!
    Certo,le opinioni di Marzia non sono molto confortanti…ma l’entusiasmo di chi ha partecipato attivamente ai progetti lo è…cosa fare quindi???fare una media ponderata tra le vostre opinioni??Io andrò al meeting..è probabile che alle mie obiezioni non seguano risposte adeguate..ma è anche possibile il contrario…
    Voi che avete contribuito ai progetti..aiutatemi a capire se ne vale la pena!:-)
    Grazie e a presto
    Clo

    • Elli scrive:

      Ciao, scusa se il mio post è una risposta a te, anzi vorrei che fosse letta da tutti, ma trovo nella tua risposta molta attinenza alla mia situazione. Studio cooperazione alla sapienza, vorrei fare di questo la mia vita ma sappiamo bene che non è difficile farlo, è praticamente impossibile. Ho 23 anni e francamente non ho una lira da parte e devo andare a lavorare pure per comprarmi un cd. Però che faccio, rinuncio a tutto, mi ammazzo per pagarmi un corso da estetista e mi chiudo dentro uno studiolo? Nulla levando a chi è estetista ma non fa per me, lo so che non fa per me. Humana sembra una manna, anche TROPPO positiva e conveniente (sia per me che per loro) ma che dobbiamo fare noi che vogliamo partire? Essere “Volontario” è un lusso. Insomma che bisogna fare, rischiare e appoggiarsi a queste tipologie di organizzazioni o lasciar perdere?

      Grazie e scusa(te) lo sfogo.

    • Elli scrive:

      Ciao, scusa se il mio post è una risposta a te, anzi vorrei che fosse letta da tutti, ma trovo nella tua risposta molta attinenza alla mia situazione. Studio cooperazione alla sapienza, vorrei fare di questo la mia vita ma sappiamo bene che non è difficile farlo, è praticamente impossibile. Ho 23 anni e francamente non ho una lira da parte e devo andare a lavorare pure per comprarmi un cd. Però che faccio, rinuncio a tutto, mi ammazzo per pagarmi un corso da estetista e mi chiudo dentro uno studiolo? Nulla levando a chi è estetista ma non fa per me, lo so che non fa per me. Humana sembra una manna, anche TROPPO positiva e conveniente (sia per me che per loro) ma che dobbiamo fare noi che vogliamo partire? Essere “Volontario” è un lusso. Insomma che bisogna fare, rischiare e appoggiarsi a queste tipologie di organizzazioni o lasciar perdere?

      Grazie e scusa(te) lo sfogo.

  18. benny scrive:

    Cercate Humana People to people su Wikipedia!!!!e capirete di che fregatura si tratta!!!!!!!

  19. nicola scrive:

    ciao a tutti!
    vi consiglio di consultare il sito: http://www.tvindalert.com…credo che sia abbastanza attendibile. Ho appena lavorato per tre mesi con Humana a berlino e vi posso assicurare che quelli che sono ai vertici sono pazzi.
    Tra l’altro ho parlato con gente che ha frequentato il programma ed è stata in africa e che adesso non vuole avere più niente a che fare con questa organizzazione. Anch’io prima ero convinto che entrare in questa organizzazione potesse essere un modo per contribuire a migliorare il mondo, ora ho cambiato parere.
    Occhio ragazzi!

  20. Angela scrive:

    CIAO ,
    Mi chiamo Angela . Vorrei avere, da chi ha partecipato ai programmi di Humana ,maggiori informazioni . Ho letto i vostri commenti e sono rimasta sconcertata . Ho contattato pochi giorni fa la sede italiana di Humana ma vorrei avere informazioni anche su quella norvegese . Aspetto vostre notizie . Vale davvero la pena ?

    • Segnalato all’autrice.
      Aspettiamo.

    • Marzia scrive:

      Ciao Angela,era molto che non passavo da queste parti e ti rispondo volentieri. Purtroppo non è così facile. Più o meno la mia esperienza è ( in sunto per non tediare nessuno) quella descritta nell’articolo. Poi ci sono tutti i commenti che ne sono seguiti.Come avrai avuto modo di leggere alcuni sono entusiasti di questa organizzazione altri meno. Come scrivono alcuni leggi anche su wikipedia e http://www.tvindalert.com. Insomma fatti una tua idea e scegli cosa sia importante per te. Io a suo tempo scelsi la mia coerenza. Rinunciai all’Africa, a fare qualcosinaina, rinunciai a sentirmi meglio arricchendo i vertici di Humana. Di certo ho rinunciato anche ad una esperienza che mi cambiava la vita, come potrebbe non cambiartela una cosa del genere? ma ho scelto la coerenza di mettere il mio nome e il mio cognome e la mia competenza in mani se non ineccepibili ( nessuna ONG è perfetta, il NOProfit è un modo di dire e la cooperazione non è così lontana dal mondo del profitto come ci piacerebbe pensare, non lo è MAI)almeno decentemente pulite. Se tre mesi non sono moltissimi sono abbastanza. Ho parlato con tantissime persone che erano felici di essere lì dentro e dare tutto a Humana e ne ho avuto tenerezza ma anche rabbia. Alcune erano persone veramente speciali, ma ormai talmente legate alla organizzazione da non saper pensare al di là di lei con tante conseguenze, nessuna della quale era l’autonomia e la miglioria costante del tenore di vita degli africani che conoscevano. Dopo questa esperienza ho vissuto in Sud America per un pò e lì ho potuto fare qualche piccola cosa reale. La realtà della cooperazione non è facile. Ma sei tu a dover scegliere cosa vuoi vedere e come vuoi sostenere i progetti e soprattutto CHI!! se vuoi parlarne un poco più a lungo chiedi pure la mia email alla redazione, sono disponibile. Magari chiedi la stessa cosa con chi è fomentato positivamente e poi PENSACI SU e FA LA COSA GIUSTA per te. Buona ricerca e se vuoi, contattami pure.

  21. giordana scrive:

    Ciao ragazzi,
    ho letto con molta attenzione tutti i vostri post e per questo ho creduto opportuno lasciare anche il mio!!! E’ da un pò di tempo che sto pensando di partecipare ad uno dei progetti di Humana… Anch’io come molti di voi ho una formazione universitaria in Cooperazione allo Sviluppo ed oltre a sporadiche collaborazioni in questo ambito purtroppo in Italia la situazione non è affato semplice… La meritocrazia è purtroppo soltanto utopia! Considero il canale di Humana una buona opportunità sia per la lingua che per i contatti che in loco è possibile prendere ma al tempo stesso lo considero un investimento importante a livello di tempo e denaro e… visto che ormai sono alla soglia dei 30 chiedo a chi ha partecipato qualche consiglio e magari suo parere in merito… La comunicazione non ufficiale è sempre quella più attendibile! Credete sia meglio seguire il corso in Inghilterra o Danimarca? E i sei mesi di preparazione in che cosa consistono praticamente???
    Grazie a tutti coloro che potranno darmi qualche input di valutazione e coraggio!!!

    A presto

    Giò

  22. giordana scrive:

    Ciao ragazzi,
    ho letto con molta attenzione tutti i vostri post e per questo ho creduto opportuno lasciare anche il mio!!! E’ da un pò di tempo che sto pensando di partecipare ad uno dei progetti di Humana… Anch’io come molti di voi ho una formazione universitaria in Cooperazione allo Sviluppo ed oltre a sporadiche collaborazioni in questo ambito purtroppo in Italia la situazione non è affato semplice… La meritocrazia è purtroppo soltanto utopia! Considero il canale di Humana una buona opportunità sia per la lingua che per i contatti che in loco è possibile prendere ma al tempo stesso lo considero un investimento importante a livello di tempo e denaro e… visto che ormai sono alla soglia dei 30 chiedo a chi ha partecipato qualche consiglio e magari suo parere in merito… La comunicazione non ufficiale è sempre quella più attendibile! Credete sia meglio seguire il corso in Inghilterra o Danimarca? E i sei mesi di preparazione in che cosa consistono praticamente???
    Grazie a tutti coloro che potranno darmi qualche input di valutazione e coraggio!!!

    A presto

    Giò

    • Marzia scrive:

      Giordana, se sei interessata alla mia esperienza nello specifico, fatti pure dare la mia email dalla redazione, ho scritto solo una parte di quanto ho visto e se vuoi posso raccontartela dettagliatamente e poi scegli te cosa ti piace e cosa no. Comunque da Humana non trovi un lavoro e non hai poi la possibilità di avere visibilità in più perchè hai fatto la volontaria con loro presso altre Organizzazioni. L’esperienza di Humana serve solo all’interno della stessa Humana e per te stesso. Io sono partita alla tua età. Se vuoi contattarmi io ci sono.

      • giordana scrive:

        Ciao Marzia,
        grazie per la disponibilità e la celere risposta… E’ la prima volta però che scrivo su questo blog… Come potrei avere la tua e-mail per una “chiacchiera” più diretta?

  23. mauro scrive:

    Ciao ragazzi,
    ciao Giordana, ciao Marzia, mi rivolgo a Giordana in particolare perchè vorrei avere la possibilità di contattarti direttamente per capire di più la tua esperiena. A Marzia, invece, essendo il tuo post più recente e trovandoti nella mia stessa condizione vorrei sapere se hai trovato le risposte che cercavi e se hai preso una decisione. Anche a te chiedo, se possibile, come fare a contattarti direttamente.
    A parte voi due mi rivolgo a chiunque possa darmi dei chiarimenti maggiori.
    anche io sto pensando da tempo di anare al primo colloquio con Humana, presso la sede su a Poggiano Milanese.
    I miei problemi erano legati a quello che sarebbe successo dopo i 14 mesi…. ci sarebbe po meno la possibilità di entrare a far parte del mondo della cooperazione? Il mio problema era, prima di leggere questo blog: fare la scelta giusta…investire 14 mesi della mia vita in un esperienza seppur straordinaria e formativa dal punto di vista umano per poi dover ripartire da zero al ritorno.
    Ora il problema sembra che potrebbero essere anche i 14 mesi in se, e sinceramente non ho capito il motivo esatto. Insomma, leggendo alcuni di voi mi sento davvero in crisi :-(
    Spero di poetr avere qualche chiarimento in più.
    Grazie mille

    • Marzia scrive:

      Ciao Mauro, come ho fatto anche con Giordana, chiedi pure la mia email io ti rispondo e scrivo volentieri la mia esperienza e quello che ho visto accade dopo i 14 mesi. Quando sono stata in DK il progetto Milano era appena iniziato ed ho conosciuto due delle persone che lo stavano mettendo su. Comunque mi dilungo in privato. Buona giornata.

  24. Elisa scrive:

    Ciao a tutti.
    Il mio ruolo all’interno di Humana è diverso da quello che si affronta qui, ma mi ha spinta ugualmente alla ricerca di notizie altre rispetto alla perfetta presentazione che fa dell’Organizzazione il suo sito.

    Lavoro in un negozio Humana che raccoglie fondi attraverso la vendita di vestiti usati per finanziare i vari progetti e sui quali, di concreto, non si sa nulla. Non siamo mai state tenute al corrente delle loro attività, se non rare volte, nei momenti in cui ricercavano volontari e ci veniva chiesto di informare i clienti su quante cose belle fa Humana!
    La sede di Pogliano Milanese, i nostri datori di lavoro: “la gente di Humana”, le persone che lavorano nel sociale – e dalle quali ci si aspetterebbe, per il tipo di lavoro che vanno a svolgere, quantomeno trasparenza coi dipendenti – appaiono ad oggi, alla notizia del nostro prossimo licenziamento, come una glaciale azienda. “Il negozio non va,non si riescono a coprire le spese del negozio” – è la giustificazione. In sostanza “il negozio chiude!” Tutte a casa. A meno di un mese dalla scadenza del contratto. Una comunicazione senza emozione, senza dispiacere, senza nemmeno la falsa parolina di confronto di fronte ad una persona che nel negozio di Humana ci ha lavorato veramente, per mesi, anni, in condizioni di lavoro spesso difficili, poco sicure, ma che nonostante tutto si raccontava che essere assunti da una Onlus fosse confortante e appagante. Oggi mi chiedo quale sia la differenza tra Humana e Zara, Rinascente, H&M, e perchè no anche MC DONALD’s. Il fine è lo stesso: il guadagno e basta. Il resto non conta. Non importa lasciare una ragazza di 25 anni con un bimbo piccolo senza lavoro, così su due piedi, dopo averle promesso di diventare responsabile del negozio, non importa se le ragazze hanno lavorato in straordinario per mesi, spesso non pagati, e senza che venisse loro comunicato che “il negozio non va”, non importa per la fatica e il sudore della fronte ripagati con umiliazione e scorrettezza.

    Il volontariato di Humana? Non sono abbastanza informata per dare consigli a riguardo. Quello che ho sperimentato io di Humana, sulla mia pelle e sulla pelle delle mie colleghe è delusione e rabbia… e fondi che non si sa bene dove siano andati a finire.

    • Ciao Elisa,
      la tua sembra un’esperienza interessante che potrebbe essere utile a tutti.
      Se vuoi, ti scriviamo per raccogliere la tua testimonianza e pubblicarla. Rispettando, ovviamente, la tua privacy in maniera assoluta.

  25. Marco scrive:

    Ciao,
    mi chiamo Marco, sono partito il 5 settembre 2011 per una delle scuole del DRH Movement, come DI, per un progetto di 14 mesi in Africa della Humana People To People.
    Ho letto solamente l’articolo e pochi altri commenti. Mi farebbe piacere dire la mia.
    PRIMA DI TUTTO quando si diffida qualcuno si devono portare dei fatti concreti e mi riferisco alle affermazioni quali: “…dove vanno a finire i soldi…” e altre ancora, io non mi permetterei mai di fare accuse di questo tipo senza dei riferimenti concreti, dei fatti veri.
    Inoltre, come ha già scritto qualcuno, dopo solo tre mesi di presenza nella scuola, nell’articolo di parla delle esperienze in Africa e del resto dell’organizzazione. Non penso che sia giusto dar retta a quello che dicono gli altri e vedere solo quello che avvalora le proprie opinioni. Dico sinceramente che mi è proprio dispiaciuto leggere l’articolo, non perchè difendo le scuole ma per la mancanza di obiettività dell’articolo, scritto solo di rabbia.

    Ora vorrei parlare della mia esperienza diretta:
    Ci sono delle attività che non vanno bene, gli insegnanti non sono tutti sufficientemente qualificati. Erano dei DI che hanno deciso di fare gli insegnanti e se hanno appena iniziato hanno poca esperienza. Ma non sono tutti male, alcuni sanno fare il loro lavoro, hanno molto da dare. In questa scuola lavoriamo 3 ore al giorno per il foundraising divisi in 3 team differenti: nell’orto, nella manutenzione o a fare promozione (io sono in quest’ultimo). Abbiamo tutti i giorni 30 minuti di pulizie delle areee comuni e una volta alla settimana il mercoledi di common action per 3 ore e mezza(manutenzione della scuola tutti insieme). Questa è tutta l’attività manuale che abbiamo in questa scuola “durante il programma” perchè io non ho lavorato per pagarmi l’iscrizione. Il resto sono ore di studio, ore di sport, un’infinità di meeting (delle volte noiosi), documentari da vedere la sera, attività con le comunità, etc.
    Dico sinceramente che ci sono studenti che non sono soddisfatti dell’organizzazione della scuola perchè vorrebbero meno teoria/meeting e più esperienza con le comunità, e attività finalizzate al progetto. Cosa che condivido completamente.
    Per l’Africa posso solo dire che quelli che tornano alla scuola (perchè alcuni lo ritengono una perdita di tempo) li vedo contenti. E sono in contatto con alcuni partiti che non erano contenti della scuola che adesso lo sono.

    Il magna magna c’è quasi ovunque, specialmente nelle grosse organizzazioni. E per quanto riguarda l’inutilità del lavoro in Africa non credo che sia così, infatti rimango e vado a fare l’esperienza. Al ritorno vi farò sapere.
    Grazie e buona fortuna.

  26. veronica scrive:

    Salve a tutti.
    Io non ho una formazione nella cooperazione (sono laureanda in legge) ma, grazie a diversi viaggi (ci tengo a specificare solidali) in Africa, mi sono innamorata di questo continente e di tutte le problematiche ad esso attinenti. Quindi ho capito che quella sarà la mia strada e ora come ora sto solo facendo volontariato in associazioni che si occupano appunto di cooperazione allo sviluppo, sperando di formarmi in tal senso e poter un giorno essere pronta per partire.
    Non voglio entrare nel merito specifico della questione, anche perchè non ho idea, non avendo partecipato ad attività di Humana, di come sia. Sicuramente, ma come in ogni settore, ci sono persone disoneste od oneste.. questo purtroppo fa parte della vita. E’ ovvio che il binomio disonestà – attività solidali ti fa più rabbia perchè lavora e si alimenta della sensibilità e delle onorevoli cause che spingono tantissime persone del mondo a voler far del bene.
    A mio avviso, ed è quello che farò, l’esperienza più bella che possa essere fatta è il volontariato internazione in un Paese in via di sviluppo. Penso che sia la cosa più naturale e semplice. Andando nei vari siti delle ong riconosciute dal ministero degli esteri si possono scaricare e vedere i vari progetti di cooperazione.Questi, per essere validi, devono essere accettati (perchè poi in parte finanziati) dal Ministero. Una volta che esce il bando 8solitamente nel mese di settembre) uno si iscrive e partecipa. In questi non esiste nessun periodo formativo all’interno di scuole o simili, fai semplicemente un colloquio con chi di dovere dell’organizzazione e, se sei ritenuto idoneo passi. Molti fanno dei corsi (ma non di svariati mesi) presso la sede e poi parti. E’ tutto spesato e sei anche pagato per il tuo servizio (come il servizio civile in italia, anzi di più perchè sei fuori). Questo mi pare l’iter più serio e ragionevole .. senza buttare fango su altri, ribadisco, non conosco e quindi non parlo. Comunque ci sono migliaia di ong riconisciute e conosciute e per le attività: coopi, oxfam, medici senza frontiere, emergency, volint, … e ognuna di essere ha il suo spazio stage-lavoro-volontariato. perchè non cercare là?
    Veronica

  27. Si, io sono Ildikó Mészáros

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