Il Web è progettato per essere universale: per includere tutto e tutti.

Il Web è più un’innovazione sociale che un’innovazione tecnica. L’ho progettato perché avesse una ricaduta sociale, perché aiutasse le persone a collaborare, e non come un giocattolo tecnologico. Il fine ultimo del Web è migliorare la nostra esistenza reticolare nel mondo. Di solito noi ci agglutiniamo in famiglie, associazioni e aziende. Ci fidiamo a distanza e sospettiamo appena voltato l’angolo.
Sul Web dovremmo essere in grado non solo di trovare ogni tipo di documento, ma anche di crearne, e facilmente. Non solo di seguire i link, ma di crearli, tra ogni genere di media. Non solo di interagire con gli altri, ma di creare con gli altri. L’intercreatività vuol dire fare insieme cose o risolvere insieme problemi. Se l’interattività non significa soltanto stare seduti passivamente davanti a uno schermo, allora l’intercreatività non significa solo starsene seduti di fronte a qualcosa di interattivo.
Ho fatto un sogno riguardante il Web… ed è un sogno diviso in due parti. Nella prima parte, il Web diventa un mezzo di gran lunga più potente per favorire la collaborazione tra i popoli. Ho sempre immaginato lo spazio dell’informazione come una cosa a cui tutti abbiano accesso immediato e intuitivo, non solo per navigare ma anche per creare. [...] Inoltre, il sogno della comunicazione diretta attraverso il sapere condiviso dev’essere possibile per gruppi di qualsiasi dimensione, gruppi che potranno interagire elettronicamente con la medesima facilità che facendolo di persona. Nella seconda parte del sogno, la collaborazione si allarga ai computer. Le macchine diventano capaci di analizzare tutti i dati sul Web, il contenuto, i link e le transazioni tra persone e computer. La “Rete Semantica” che dovrebbe renderlo possibile deve ancora nascere, ma quando l’avremo i meccanismi quotidiani di commercio, burocrazia e vita saranno gestiti da macchine che parleranno a macchine, lasciando che gli uomini pensino soltanto a fornire l’ispirazione e l’intuito. Finalmente, si materializzeranno quegli “agenti” intelligenti sognati per decenni. Questo Web comprensibile alle macchine si concretizzerà introducendo una serie di progressi tecnici e di adeguamenti sociali attualmente in fase di sviluppo.

Queste sono affermazioni di Tim Berners-Lee (Londra, 8 giugno 1955 - vivente), informatico britannico e co-inventore del World Wide Web assieme a Robert Cailliau.
Nel 1989 propose un progetto globale sull’ipertesto, poi noto come World Wide Web.
Berners-Lee ha coniato il nome di World Wide Web, ha scritto il primo server per il World Wide Web, httpd e il primo programma client (un browser e un editor), WorldWideWeb, nell’ottobre del 1990. Ha scritto inoltre la prima versione del linguaggio di formattazione di documenti con capacità di collegamenti ipertestuali conosciuto come HTML. Le sue specifiche iniziali per URL, HTTP e HTML sono state in seguito perfezionate e discusse da una vasta comunità di utenti e programmatori.

Grazie Sir Tim e auguri da tutti noi. Con MC stiamo cercando di fare il nostro meglio. E’ dura, ma senza il tuo sogno saremmo rimasti soli. Ciascuno con le proprie paure e con la propria rabbia. Il tuo sogno ci ha consentito di stringerci idealmente la mano e di fare un bel pezzo di strada insieme. Questo ci ha reso più felici. Ed è l’unica cosa che conta.
Illustrazioni originali realizzate da Babasse
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Tag: crea, in rete, internet, MenteCritica, resistenza, Tim-Berners-Lee, web
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8 Giugno, 2008 a 10:17
Sara
Wow… Magari fosse possibile…
Beh, le utopie sono create apposta per essere realizzate!
In effetti io vedo internet come una rete di stazioni in cui incontrare gente, salutare un amico che è appena arrivato o darsi “l’arrivederci” per la propria partenza, condividere alcuni momenti con gente che non hai mai visto prima. Una rete di stazioni in cui si fermano milioni di treni, che consentono di raggiungere qualsiasi parte del globo, qualsiasi tema, qualsiasi meta.
Devo dire che la fermata MC è quella in cui riconosco di più questi treni e questa condivisione…Grazie!
8 Giugno, 2008 a 18:37
Doxaliber
Godiamoci il web così com’è, almeno finché durera, non sprechiamo questo potente mezzo.
8 Giugno, 2008 a 20:14
pacatoegentile
Di sicuro c’e’ la volonta’ di far apparire il web come qualcosa di “difficile” e quindi un qualcosa che si puo’ solo subire.
A questo aggiungiamo politiche onde evitare che il singolo possa contribuire da solo alla rete (una per tutte il poco upload dell’adsl) ma debba usare portaloni di qualche azienda.
Tuttavia la gente non e’ stupida e - in special modo le nuove generazioni - stanno pian piano prendendo possesso di questa “nuova” tecnologia.
Attendo con speranza il giorno in cui vi sara’ una popolazione “internet” italiana matura e abbastanza grossa da dover essere presa in considerazione dai nostri politici.
9 Giugno, 2008 a 0:01
Emanuele
Mi piace l’idea di essere per certi versi un “pioniere”.
Nel frattemp, quoto doxa
9 Giugno, 2008 a 23:23
Adetrax
Eh, mi ricordo di quando usavo Mosaic o Netscape 2.0 e tutto il traffico Internet italiano andava prima negli USA e poi tornava indietro perche’ in Italia non c’erano router sufficientemente aggiornati e/o potenti.
@pacatoegentile
Quando questo succedera’ (e manca poco ormai), i politici spingeranno per un completo controllo del web italiano, chiedendo cooperazione a chi gia’ lo sorveglia (non sistematicamente) da anni.