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Hina Siamo Noi

18 maggio, 2007 di Daniela Tuscano  
Archiviato in Democrazia e Diritti, Vere Donne



tamara-de-lempicka-the-green-turban-15521.jpgLe donne musulmane si costituiranno parte civile nel processo contro i carnefici di Hina Saleem, la ragazza di origine pachistana trucidata a coltellate e gettata in un sacco della spazzatura dal padre e dai fratelli perché “rea” di amare un italiano e – come scrivono i giornali – di “voler vivere all’occidentale“.
Un’espressione che contestiamo. Hina non voleva vivere “all’occidentale”. Hina voleva semplicemente essere sé stessa. Occidentale od orientale, poco conta: si è sempre donne di qualcuno. E le donne sono un po’ delle apolidi: da qualsiasi parte si trovino, avranno sempre alle calcagna qualche maschio padrone pronto a negar loro i più elementari diritti.
Si tratti del prete scomunicante, dell’imam lapidatore, dell’impotente che le sevizia, del “compagno” incapace di tollerare che la partner non è “roba” sua, e gliela fa pagar cara, magari strappandole i genitali (è accaduto la scorsa settimana); si tratti del parlamentare che non cede la sua cadrega a una femmina e legifera in nome suo, e sentenzia, e tuona contro la piaga dell’aborto, perché, tanto, non è lui a subirlo; si tratti del conduttore di show in cui le donne compaiono solo come svestiti soprammobili, esposti alla bramosia televisiva di citrulli altrimenti incapaci di soddisfare qualsivoglia desiderio concreto; si tratti del programma scolastico in cui si è costretti a mandare a memoria il Tumulto dei Ciompi ma alle conquiste del movimento femminista, l’unica rivoluzione riuscita del Novecento – e, forse, dell’intera umanità – non è dedicata nemmeno una riga.
E tutto quanto infischiandosene del fatto che la maggioranza degli studenti sono di sesso femminile, di norma anche più capaci e preparate.
Anche la penosa diatriba legata alle unioni di fatto, ai Family Day con annessi & connessi è legata in fondo a questo tema. Il terrore alla base di certe isterie, soprattutto da parte di clericali e conservatori, non sono infatti gli omosessuali (maschi, ovviamente: delle lesbiche non suppongono neppur l’esistenza…), ma lo stravolgimento dell’idea di famiglia legato all’emancipazione delle donne; la loro capacità di auto-determinarsi e trovare nuove forme di relazione. Non dimentichiamo che, all’alba della Costituzione, l’ala intransigente del cattolicesimo esigeva si stilasse un articolo in cui si ribadiva il valore della famiglia gerarchica con l’uomo come capo. La stessa figura di “capofamiglia” è scomparsa giuridicamente (ma non nella mentalità comune) solo nel 1975. Al 1992 (1992!) risale la definizione di stupro come reato contro la persona. Fino a quell’anno era catalogato fra le offese alla morale, quasi alla stessa stregua di chi diffonde materiale pornografico.
Viviamo in un mondo di donne, dove le donne sono maggioranza anche numerica; ma con una testa, anzi con viscere, maschili.
Viscere talmente… viscerali, che persino molte donne ne sono intrise (si pensi a Condoleezza Rice: semplicemente un uomo in gonnella). Detestabili, le cosiddette “donne con le palle”…
Daniele Mastrogiacomo, nel memoriale redatto all’indomani della sua liberazione, l’aveva scritto a chiare lettere: “Non è nemmeno che i Taliban odino le donne. Ma le considerano un problema. Qualcosa che sfugge al loro orizzonte mentale“. Un’”umanità altra” finisce presto per diventare un’”altra umanità”. Cioè, aliena. Mentre non accadrà mai, a meno di un deliberato antagonismo politico/culturale, che le donne concepiscano sé stesse come un unicum incontestabile, per gli uomini questa è prassi normalissima. Gli uomini si sentono auto-sufficienti, non obbligati a mettersi in dialogo con chi gli sta di fronte. Figurarsi se su un piano di parità.
A chi è pregno di una cultura dell’esclusione, gli individui fusionali non possono che incutere sospetto e paura. Di conseguenza le donne sono sempre state considerate delle potenziali sovvertitrici: “un problema”, appunto. Devono essere tenute soggette, altrimenti… non si sa cosa potrebbero combinare (e ciò, peraltro, costituisce la più clamorosa smentita alla teoria per cui esse non hanno cervello). Come scriveva un pio autore medievale: “La donna va tenuta sottomessa e occupata: quando è sola, pensa a cose cattive“.
La “cosa cattiva” di Hina era il voler vivere con pienezza. In qualsiasi modo. Non, dunque, all’occidentale. Avesse scelto il velo sarebbe cambiata la forma, non la sostanza. La tragedia di Hina non è quella di una donna musulmana, ma di una donna e basta. Rallegra che le sue correligionarie abbiano preso atto dell’universalità di un’appartenenza. Compito delle occidentali è affiancarle in questo cammino di consapevolezza. Perché ognuna di noi, almeno una volta, si è sentita Hina.

di: Daniela Tuscano

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Comments

22 Risposte a “Hina Siamo Noi”
  1. Gatto Assassino scrive:

    Brava Daniela. Penso che non si possa non condividere ogni parola da te scritta. Toccante.

  2. Massimo71 scrive:

    Bell’articolo.. “travolgente” e giustamente sentito. Lo condivido in gran parte. Diciamo che mi lascia un pò l’amaro in bocca questa foga e rabbia “sotto le ceneri” con cui è scritta. Concordo con te che le donne con le palle siano insopportabili e non perchè hanno raggiunto un posto di potere magari, ma perchè, volendo essere come un uomo (sigh…) si trasfigurano diventando qualcosa di inquietante. Ecco, sul fatto che le donne siano “di norma anche più capaci e preparate”, pur concordando in parte, ho un mio parere, diverso, e non evidenzierei queste differenze al contrario, perchè sennò si innesta un circolo vizioso: anche gli uomini, in certe cose, sono più capaci e prepararti, ma non mi sembra la via giusta per una discussione sui ruoli di entrambi.
    Daniela, guardando le date delle recenti evoluzioni giuridiche (capo famiglia, violenza sessuale) io aggiungerei da quando le donne hanno iniziato ad avere diritto di voto in Italia. Mi sono fermato molte volte a riflettere su come sia cresciuta mia nonna… Quindi io credo che il tuo articolo vada contestualizzato nel lungo corso della storia umana… sono millenni che la donna è sottomessa, sottostimata, segregata, umiliata, confinata tra le mura domestiche… e venti, trenta anni sono un battito d’ali… siamo ad una svolta ed i tempi stanno cambiando velocemente. Dobbiamo esserne fieri e non stare a contare gli anni dal 1975 perchè sennò ce ne sarebbero migliaia da conteggiare.
    Aiutiamoci a cambiare ed a comprenderci. Anche gli uomini, i giovani italiani, stanno cambiando. E quindi questa rabbia per lo schifoso omicidio di Hina non può, a mio parere, essere indirizzata contro tutti gli uomini indistintamente. Io, se permetti, le donne le rispetto (anzi: le ammiro) ed un articolo come questo non può mette(ci) dentro tutti come in un calderone fumante ed infernale: maschi musulmani, albanesi, caucasici, cinesi, lapponi, svedesi, francesi, etiopici o italiani.

  3. gerardo scrive:

    >di norma anche più capaci e preparate

    acccetto e condivido tutto quello che hai scritto tranne questa parte che riporto, non amo il ‘celolunghismo’ ne degli uomini ne delle donne indipendentemente dalla statistica (che è relativa).

  4. Giorgia scrive:

    Oi brava Daniela! Bell’articolo, forte e toccante.
    La potenza che le religioni hanno sulle menti di TUTTI, la vediamo maggiormente quando non è la nostra ad essere inquisita! ;)

  5. diabolicomarco scrive:

    Brava Daniela,
    ciò che dici è più che condivisibile. E scritto molto bene (5 stelle per me).

    Al di là degli ostacoli che molti uomini impongono al processo di emancipazione della donna mi inquietano gli ostacoli che si autoimpongono molte donne.
    Mi interesserebbe capire cosa ne pensi (anzi cosa ne pensate tutte voi donne) a riguardo.

    Cioè: gli uomini che hanno una mentalità da capofamiglia indubbiamente ci sono e spesso, in un Paese governato da vecchi moribondi come l’Italia, gestiscono il Potere.
    Per fortuna la natura fa il suo corso e, inevitabilmente, presto o tardi ce li toglieremo da mezzo.
    Quindi: quanta consapevolezza c’è tra le (giovani) donne? Non sarebbe forse il caso di iniziare a lavorare su questo punto?

  6. marco il buono scrive:

    Brava Daniela, bell’articolo non solo ragione ma anche pancia.

  7. mattions scrive:

    quoto gerardo.
    >>di norma anche più capaci e preparate

    unica frase con cui non mi trovo d’accordo.

    Vorrei proprio vedere un donna al posto di comando, che invece di usare il classico metodo (quanto sono forte e cattivo) usa quanto sono gentile ed autorevole.
    Lo spero davvero.

  8. DevilMan scrive:

    Piacevole lettura. 5 stelle !

    DevilMan

  9. Tommaso Farina scrive:

    Bello il pezzo.
    Solo una cosa: l’appunto di mattions mi pare giusto. Oltretutto, la preminenza delle studentesse è tale solo nelle facoltà umanistiche, mentre quelle scientifiche, nonostante qualche cosa sia cambiato negli ultimi anni, sono ancora popolate quasi del tutto dai maschi.

  10. gda scrive:

    Quello che siamo riuscite a “conquistare” da Adamo ed “eva” ad oggi, e’ la dimostrazione di quanta forza, coraggio, intelligenza siano capaci le donne..

    Ma, come scrive diabolicomarco, spesso siamo noi le artefici dei nostri regressi( quando ci facciamo trattare come svestiti soprammobili per es)..oppure ci arrestiamo di fronte a degli ostacoli (o presunti tali) per quella sorta di “condizionamento” che subiamo da secoli..

    Hina voleva essere se stessa..e quando le parole e le botte non bastavano piu’ e’ stata uccisa.

    L’uomo e’ piu’ FORTE, fisicamente intendo, e spesso questa e’ la sua arma di ricatto…

    Mattion scrive:”vorrei proprio vedere una donna al posto di comando che invece di usare il classico metodo (forte e cattivo)…
    Sicuramente tu no, ma altri…

    Una volta un tizio ha detto che se le donne salissero al potere non ci sarebbero piu’ guerre…perche’ le donne non mandano a morire i propri figli…

    Che belle le donne!

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