Hic Rhodus, hic salta. 12


Una delle nostre peculiarità, come popolo, è di confondere le parole con i fatti; i desideri con la realtà; le pretese con i diritti. Ci auto convinciamo facilmente che dire sia come fare. Se andiamo a sbattere siamo portati a pensare che sia stato per caso, ma soprattutto che il muro l’abbia messo lì qualcuno che ci vuole male.
Il nostro spirito critico si esercita prevalentemente sugli altri: se una cosa è fatta male è perché l’hanno fatta loro; se è fatta bene si poteva fare meglio e di più; se è venuta benissimo o l’abbiamo fatta noi, o era troppo facile. Se qualcuno ci frega Dio lo punirà, se si comporta bene ha in mente di fregarci. Siamo quelli che non guardano il grande fratello, né le partite di pallone; che da piccoli non si sono mai fatti le pippe e da grandi le donne non le hanno pagate mai. Sono gli altri che votano Berlusconi, che non usano il congiuntivo, che non hanno mai letto un libro, che credono che Le Corbusier sia una marca di cognac.
Noi siamo quelli che le rivendicazioni o sono ideali, o non sono; che essere pragmatici e non chiedere la luna è una cosa da ragionieri.

Non c’è fatto della vita che non venga rivisitato e stravolto da questa nostra straordinaria capacità di guardare il di dietro perdendo di vista il davanti, l’anima senza vedere il corpo, le responsabilità altrui e non le proprie. Quale che sia la fede politica di riferimento.
Oggi si ritrovano insieme a dire le stesse cose, Susanna Camusso, Ignazio La Russa, Giuliano Ferrara e Domenico Scilipoti. L’attuale Segretario Generale della CGIL, l’ex responsabile del Fronte della Gioventù, l’ateo devoto che ama patologicamente il potere, l’agopuntore responsabile di Barcellona Pozzo di Gotto, individuano in Mario Monti contemporaneamente una sconfitta della Politica, un vulnus per la Democrazia e la longa manus di Goldman Sachs. Come se fosse stato Mario Monti a sconfiggere la Politica e ad attentare alla verginità della Democrazia e non piuttosto la Politica con la propria insipienza a non aver saputo tenere in mano né l’Economia, né la Finanza, che hanno finito per fare aggio sulla Democrazia, ponendo il paese in questa situazione drammatica.
Dei quattro naturalmente tre e mezzo ci fanno, il resto ci è. Tra chi lo individua MC sorteggerà un favoloso sigaro a pedali.

Il guaio è che gli italiani, così prontamente critici verso tutto ciò che non gli conviene, sono al tempo stesso assolutamente indifesi davanti a chi per uscire dai guai gli consiglia di seppellire i propri quattrini nel campo dei miracoli. Se qualcuno gli dirà che la Politica governa l’Economia e dunque può fare ciò che le pare, per esempio decidere di non pagare i creditori, non avranno alcuna difficoltà a credergli. Chi s’azzarderà a rovinargli la festa, affermando che non s’è mai visto, sarà liquidato come amico di Milton Friedman.
È bastato che gli interessi sul nostro debito pubblico rifiatassero per due giorni perché in molti pensassero che il problema era alle loro spalle e si poteva ricominciare come prima. Da Cicchitto, che in piedi nell’emiciclo gremito rivendica orgogliosamente l’operato del suo partito, alla shampista di Voghera che domani correrà a prenotare una settimana a Sharm per le feste di Natale.
Non è tutto finito. Il brutto viene adesso.

Da domani saremo chiamati a misurarci con quelle cose sgradevoli con le quali abbiamo evitato di confrontarci per un sacco di anni, che tuttavia sono necessarie per garantire al paese una perdita di benessere la meno traumatica possibile, evitandogli di stallare. Abbiamo solo cambiato pilota, questo è sicuramente più esperto di quello di prima e più sobrio, sotto tutti i punti di vista, ma l’aereo è rimasto quello. Una carretta con poca potenza nei motori, nessuna manutenzione o quasi negli ultimi trent’anni, carico di ciarpame all’inverosimile.
Uno come Mario Monti è necessario per fare ciò che la Politica non ha fatto, né avrebbe potuto fare senza una disastrosa perdita di consenso; dunque non avrebbe fatto; che è uno dei limiti della Democrazia mal praticata; che adesso è necessario fare per evitare di perdere anche il resto, oltre al consenso.
Non è assolutamente certo che ci riesca, tutt’altro, ma è auspicabile nell’interesse di tutti che ci provi, sperando che gli eletti del popolo in un sussulto di dignità lo sostengano; è interesse soprattutto dei giovani.
L’apice delle nostre fortune economiche, come paese e come continente, ci sta alle spalle. È in atto una vertiginosa rivoluzione economica globale della quale è perfettamente inutile non prendere atto, sperando con ciò che non s’accorga di noi e ci lasci campicchiare come abbiamo fatto sin qui. È perfettamente inutile ragionare di ciò che avrebbe potuto essere e non è stato: hic Rhodus, hic salta ((

Hic Rhodus, hic salta è una frase latina, dal significato letterale: «Qui è Rodi, qui devi saltare» e senso traslato «Dimostraci qua le tue affermazioni».

La frase si trova in una delle favole di Esopo, dove un atleta sbruffone afferma di avere fatto un favoloso salto mentre era a Rodi, e di potere esibire dei testimoni; al che uno dei suoi ascoltatori gli dice che non è necessario chiedere ai testimoni, e basta che ripeta il salto là dove si trova. fonte wikipedia ))

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12 commenti su “Hic Rhodus, hic salta.

    • fma

      Beh: di cosa dovremmo parlare? Non c’è neppure il campionato. 😉
      Vedrai che dovremo parlarne anche nei prossimi giorni.
      Il dado è tratto solo a parole, anzi, nelle intenzioni. Non credo sarà una passeggiata, però mi sembra una gran cosa anche il solo provarci.
      Malgrado Scilipoti sia di parere contrario.

  • Doxaliber

    Condivido ogni parola di questo post. Penso che quella italiana non sia una crisi ma una lenta e inesorabile agonia. Siamo un malato terminale e Mario Monti è una disperata cura di chemio. Il potere e i soldi, se mai ci sono appartenuti, si stanno spostando in altre parti del mondo. Non c’è niente da fare, dovremo rivedere al ribasso le nostre pretese, le nostre abitudini, le nostre ambizioni. Nel complesso sarà più dura per i settentrionali. I meridionali non hanno mai smesso di emigrare, anche se magari soltanto verso il nord del paese, i settentrionali dovranno ricominciare. Solo che questa volta le mete non saranno la Germania, la Francia, il Belgio, ma Cina, India e Stati Uniti. Vorrei sperare sul fatto che si tratterà comunque di emigranti istruiti e colti ma visto che la qualità delle nostre facoltà è scemata terribilmente si tratterà di emigranti destinanti a bassa-media manovalanza. Abbiamo 20 anni di autonomia, forse meno.

  • Vincenzo Rauzino

    Una delle prime frasi attribuite a Monti, “basta privilegi”, mi fa ben sperare: che faccia liberalizzazioni e quant’altro intimato da BCE e FMI, che reintroduca l’ICI, che vari una patrimoniale seria, però dovrebbe anche introdurre misure di sostegno a giovani, disoccupati e famiglie monoreddito, altrimenti è la solita pappa neoliberista, solo senza criptozoccole e galoppini sbavanti.

    • fma

      Mmmm… non farti venire strane idee: Monti ha studiato al Leone XIII, mica alle Frattocchie.

  • ilBuonPeppe

    Visto che sono stato io a definirti (non proprio ma vabbe’…) “amico di Milton Friedman”, mi sento chiamato in causa.
    Io non ho mai sostenuto che si dovesse ripudiare il debito pubblico, anzi, più approfondisco le cose e più mi convinco del contrario, ma di questo riparleremo.
    Ho detto invece, e lo ribadisco, che la strada del ripudio del debito era una possibilità, buona o cattiva è da dimostrare, ma nessuno l’ha mai messa in discussione; come non è stata messa in discussione nessuna altra possibilità. Ho detto, e lo ribadisco, che non è stata mai neanche cercata una soluzione diversa da quello che ci imponeva la BCE. A parte il rimanere immobili a fare nulla come ha fatto Berlusconi.
    La politica è stata sconfitta dalla sua inazione; dalla sua incapacità di trovare, e prima ancora di cercare, una soluzione; dal menefreghismo di un capo del governo troppo occupato nei fatti suoi; dall’imbecillità di un popolo che ha sostenuto e mantenuto per decenni una classe politica corrotta.
    Tutto questo oggi ci costa una dittatura imposta dall’estero. Ce la meritiamo, ma non chiedetemi di festeggiare o di fare i complimenti all’impiegato che hanno messo a palazzo Chigi.
    Come dicevo poco fa ad un’amica sorpresa per la mia reazione “Sarò strano, ma preferirò sempre un cesso di governo nostrano scelto dagli italiani piuttosto che una dittatura elegante e raffinata imposta dalle potenze estere”.

    • fma

      Questa volta sono d’accordo con te quando elenchi le cause da cui è stata sconfitta la Politica.
      Per il resto, detto che mi fa piacere che a grandi linee ritieni anche tu che il debito debba essere onorato, mi ricordi un po’ il poeta:

      Codesto solo oggi possiamo dirti,
      ciò che non siamo, ciò che non vogliamo.

      Mentre noi abbiamo bisogno di sapere cosa vogliamo. Soprattutto abbiamo bisogno di farlo. E pure in fretta.

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