Hail De Luca: Ascesa, splendore e decadenza di Salerno. Una storia di speranze tradite. 63


Sono stato un nomade più per inquietudine che per effettiva necessità. Ho fatto lavori diversi in tante parti del mondo: Stati Uniti, Medio oriente, Europa dell’Est, Sud America, Europa del Nord, Africa e perfino una breve, ma intensa, esperienza in uno dei posti più inquietanti del mondo: l’isola di Vozroždenie, dove nel 2002 ho avuto il doloroso privilegio di assistere ad una spettacolare anteprima dell’Apocalisse.
Eppure, ogni volta che partivo, non era mai “per sempre”. C’era sempre casa mia dove tornare. La città nella quale la mia famiglia è radicata da 8 generazioni. Ovunque fossi  ero sempre in qualche modo connesso a quello che, per me, era l’origine degli assi cartesiani sul quale misuravo il mondo per differenze. La mia non è una città straordinaria, ma la sentivo come un abito su misura portato per anni. Anche lontano, quando non riuscivo a dormire, per prendere sonno ne ripercorrevo mentalmente le strade collocando ad ogni metro nomi, facce, episodi e ricordi.
Fra tre settimane saranno tre anni che ho lasciato Salerno. E’ una ferita che non è guarita e probabilmente la cicatrice rimarrà, ma il tempo che è passato mi è servito per compensare l’emozione e posso, finalmente, parlarne.
Questa, comunque, rimane solo la metafora tramite la quale raccontare dell’entusiasmo tradito delle generazioni che sono cresciute nella speranza di costruire una nazione forte e pacifica e che si sono trovate a vivere nell’Italia di oggi, un paese maledetto e senza nessuna speranza.

L’Era Oscura

La Salerno nella quale sono cresciuto era una città orribile. Il centro storico, ricchissimo di testimonianze romane e medievali, era un buio ghetto abbandonato a droga, prostituzione e delinquenza. Il lungo tratto di lungomare che si affacciava sul golfo era un parcheggio nel quale transitavano i treni merci diretti al porto. Il resto della città solo un susseguirsi di casermoni concepiti con una politica di cementificazione il cui unico obiettivo era la massima cubatura senza nessun riguardo per i servizi per non parlare della bellezza e dell’armonia, parole che per Salerno sono passate solo fino al diciottesimo secolo. la città era un agglomerato disordinato di vecchie pietre e nuovissimo cemento che si allungava schiacciato tra le montagne ed il golfo azzurro nel profumo inebriante dei fiori d’arancio.
Ho passato l’infanzia in via Gelsi Rossi. La casa di mia nonna occupava il lato di un quadrilatero sui cui si affacciavano il mattatoio, una fonderia e i mercati generali. Ho giocato tra cocci di bottiglia, preservativi usati, ossa di animale e le onnipresenti merde di cane. Il posto più pulito era il deposito del vicino cementificio dove, tra le grandi dune di detriti, ho avuto la prima percezione della mia attitudine militare. Da adolescente mi sono trasferito nella zona Est della città. Un quartiere completamente composto da abitazioni di edilizia popolare dove, tramite esempi pratici di gente che ora non c’è più, ho capito quali fossero le conseguenze dell’eroina e a mettere in moto una macchina senza chiave, cosa che serve sempre.
A parte qualche cinema, i circoli dove si giocava a carte, a biliardo e le pizzerie, a Salerno non c’era altro. Niente librerie, biblioteche o teatri. Nessun evento culturale, solo gastronomici. In attesa della partita della Salernitana la domenica, io e i miei compagni di allora passavamo la sera a fare “la patana” (la patata lessa) chiusi in macchina ad ascoltare Pino Daniele e a fumare. L’apice della mia formazione culturale è stato il dibattito al cineforum dopo aver visto “Arancia meccanica”. Se non fossi nato con un buco nell’anima da riempire, oggi starei ancora lì a leggere la formazione dei “Granata”.
Amen.

L’Età dell’Oro

Poi venne Vincenzo De Luca. Vincenzo de Luca per me non è stato solo “il sindaco”, ma una persona da ammirare, uno di quelli che cerchi per stringerli la mano, l’uomo della provvidenza. De Luca dal grande carisma, De Luca che ha sempre ragione, De Luca che sfotte quelli che non sono d’accordo con lui, De Luca che decide in pochi minuti e fa, De Luca, l’uomo che mi ha fatto capire come si possa cadere inconsapevolmente preda del ducismo.
Nei suoi due primi mandati De Luca ha preso il timone della città e l’ha diretta secondo la rotta che si era tracciato nella mente e che noi salernitani ci illudevamo di conoscere. Nel giro di pochi anni il centro storico è stato ripulito. Non un’operazione profonda, ma una buona ristrutturazione di facciata che ha innescato un processo virtuoso di ripartenza. La zona è diventata celebre per la sua vita notturna. Il fenomeno è cresciuto di anno in anno con rapidità impressionante. Ovunque sono nate buone iniziative culturali. Nel resto della città si sono aperti decine di cantieri: il parco Mercatello, la lungo Irno, la metropolitana, la cittadella giudiziaria, la ristrutturazione del corso e del lungomare, il polo tecnologico, il Sea Park. Salerno si è rapidamente trasformata con marciapiedi allargati, fioriere, fontane. I salernitani si sono cominciati a sentire orgogliosi al punto di sfidare a viso aperto la grande Napoli, città nei confronti della quale esisteva un’antica soggezione. Metaforicamente, l’apice di questa parabola grandiosa è stata la promozione in serie A della Salernitana allenata da Delio Rossi. I salernitani, come i napoletani, tengono a dare alle vittorie nel calcio un valore epico e quello fu un anno indimenticabile. Allora vivevo nel New Jersey e non c’era ancora youtube. Fu mio padre a raccontarmi, in una lunga telefonata, dello splendore dei festeggiamenti con decine di migliaia di plaudenti che facevano ala alle armate vittoriose che sfilavano nel centro della città capeggiate da Vincenzo De Luca. Si era sempre detto che “se Salierno tenesse o puorto, Napule fosse muorto“. Il Napoli, quell’anno, era retrocesso in serie B. Salerno si era costruito il porto.

De Luca, all’apice del successo e ormai noto a livello nazionale per la popolarità che godeva presso i suoi concittadini, si dimise prima della scadenza del secondo mandato entrando senza sforzo in parlamento. La città rimase nelle mani di Mario De Biase, quello che gli anglosassoni avrebbero chiamato un De Luca’s proxy, una marionetta animata da De Luca. Nei cinque anni di mandato di De Biase, i salernitani assaggiarono la prima dose della medicina De Luca che pur telecomandando De Biase, lo lasciò al suo destino per far capire che la città senza di lui era nulla. Tutti i lavori pubblici si bloccarono, quel poco di buono messo su venne abbandonato. Salerno rapidamente uscì dal sogno per precipitare nell’incubo. De Biase, che ovviamente non venne ricandidato per far posto nuovamente a De Luca, non perdonò mai e, ancora oggi, ha parole di velato rancore nei confronti di Vicienzo.

S. Lucia Salerno . Foto dell'autore.

S. Lucia Salerno . Foto dell’autore.

Il Buio Oltre la Siepe

E’ solo con il terzo mandato però che la rotta segreta di Vincenzo De Luca incomincia a delinearsi più chiaramente nella mente mia e di altri salernitani, non tanti per la verità. A svelare l’arcano contribuiscono la fallita candidatura alla presidenza della regione Campania e poi il lungo flirt con Bersani punteggiato da numeretti comici in stile “casa Vianello” dove Bersani faceva la Mondaini e De Luca impersonava Raimondo. Per un certo periodo ho pensato che De Luca con la sua ambizione di fare di Salerno una città Europea stesse costruendo autostrade a sei corsie con la speranza che prima o poi le macchine incominceranno a transitare. Un’ipotesi troppo ingenua per un uomo come De Luca che non è sicuramente fesso.
E’ per far brillare De Luca che una città con bilanci disastrosi e i tributi locali più alti del paese, spende due milioni all’anno per mettere in scena sempre le stesse luminaria natalizie che, oltre ad incidere sul bilancio di tutti portando vantaggio a pochissimi, privano per tre mesi all’anno i salernitani della loro città causa del caos incontrollato ed incontrollabile. Non è un problema, l’importante è che Salerno “abbia l’albero di Natale più alto d’Europa” anche se non ha una biblioteca o un museo degno di questo nome.
E’ per azionare il cupo groviglio di interessi che ruota intorno a De Luca e i suoi uomini di fiducia che si aprono decine di cantieri mentre centinaia giacciono abbandonati. Non importa, De Luca inaugura a tutto spiano: si fa un semaforo, De Luca lo inaugura. Si apre un varco in un muro e De Luca lo inaugura. In mancanza di nuovi cantieri, si inaugurano gli stati d’avanzamento dei cantieri precedenti. Così, se il tunnel sotto la ferrovia è avanzato di tre metri, si inaugurano i tre metri. Se in mezzo alla rotatoria inaugurata l’anno prima si pianta un ulivo, si inaugura l’ulivo. De Luca inaugura, la stampa che lo sostiene propaganda, l’Italia si convince che Salerno è una specie di isola felice nel cuore di Camorraland anche perché (a dire il vero nel giro di una sola notte) è passata alla raccolta differenziata dei rifiuti e, a differenza della odiatissima Napoli, non ha più immondizia ai lati delle strade. Questo, ovviamente, vale solo per il centro cittadino, la “vetrina” di De Luca.
Salerno, per De Luca, è stato un enorme trampolino di lancio. Per anni ed anni le risorse di tutti sono servite essenzialmente per costruire la popolarità di uno. Il comune è prossimo al fallimento, la città è costellata di cantieri aperti ed abbandonati. A dispetto della differenziata, ovunque sorgono discariche a cielo aperto, i servizi comunali sono insoddisfacenti, la viabilità compromessa, i trasporti pubblici disastrati, la centrale del latte in vendita per coprire i buchi di bilancio, intere aree demaniali del centro cittadino soggette a cementificazione privata. Mentre le altre città moderne delocalizzano, Salerno continua ad urbanizzarsi nel suo centro con una velocità ed un effetto autodistruttivo simile a quello delle cellule cancerose che aggrediscono le sane.
I salernitani viaggiano poco e poco a lungo. So per esperienza personale che il nostro cordone ombelicale è lungo ed elastico. Però. stando lontani per un periodo sufficiente si arriva alla verità: Salerno è la puttana di De Luca.

Epilogo

Volevo scrivere due righe, ma ho finito per stendere un poema che non leggerà nessuno. Dovrei documentare, linkare, citare l’opposizione a de Luca che, se pur esigua, esiste, ma sinceramente sono stanco e credo che non ne valga la pena. Come succede quando si critica Grillo, berlusconi o il PD, se dici la tua opinione su qualcuno senza osannarlo è perché sei invidioso, perché sei un grillino o perché sei un piddino. I salernitani che leggono conoscono la loro città e chi è di fuori non giudichi con troppa fretta. In un paese dove, nonostante tutto, otto milioni di elettori votano ancora Silvio Berlusconi è possibile questo ed altro.
De Luca ha disegnato un destino vacuo per Salerno. La gente della mia città è seduta su una bomba ad orologeria. Fra qualche mese “si inaugurerà la metropolitana” per far dire a De Luca che Salerno sarà la prima città non capoluogo di regione ad avere un servizio metropolitano. Poi, se ci saranno tre treni al giorno non importa, tanto chi andrà a controllare dopo l’inaugurazione?
D’altra parte, il male della mia città è anche nei suoi abitanti. I materassi per strada li lasciano i salernitani. Le discariche a cielo aperto non si creano dal nulla. La manutenzione è nulla, ma dopo tre giorni dalla famosa “inaugurazione” si può essere sicuri che tutto il vandalizzabile sarà vandalizzato.

Se pure esiste, il modello di benessere sociale propagandato da De Luca è profondamente sbagliato. Qualità della vita non è negozi aperti 24×7, tonnellate di cemento sparse ovunque, milioni di persone a vedere le luci con code chilometriche e parcheggi in ottava fila e la gente che piscia per strada. Servizi non sono una rosticceria e un bar un metro sì e uno no. Qualità della vita è la domenica dove corpo e mente si rigenerano nel silenzio di una lunga passeggiata, negozi di articoli sportivi più affollati di quelli di alimentari, andare al lavoro in bicicletta, scuole materne che sembrano piccole città colorate di bambini felici. Servizi è non doversi preoccupare a morte di cercare parcheggio, prenotare una visita dal dottore ed entrare cinque minuti prima dell’appuntamento, poter leggere un libro in un parco immacolato, dimenticarsi della cacca di cane e non sapere nemmeno in quale serie calcistica milita la squadra della città.

Io credo che se un futuro esiste per la mia città passa per una rivoluzione interiore dei suoi cittadini che devono essere capaci di creare una classe dirigente che non li prenda in giro e che dia una prospettiva ai piccoli salernitani che ora fanno la coda per ottenere un posto alla scuola materna e che devono stare attenti nei parchi pieni della merda di cane lasciata dai loro stessi concittadini.

La Salerno che amavo è finita quando sono morte le persone che hanno accompagnato la mia vita lì. Le partite al Vestuti viste con mio zio, la pesca sugli scogli del pennello con mio padre, il campo di bocce di mio nonno, la pensilina di Mainardi dove ho dato il mio primo bacio e i giochini sul mare a Torrione dove andavo con mia sorella non esistono più. Me ne sono andato, infine, per il mondo in un viaggio di esperienza e solitudine. Tra la mamma e la strada, mi è toccata la strada. Si vede che era destino.

Salernitani che leggete, un grande abbraccio e buona fortuna.


Informazioni su Comandante Nebbia

Sono stato un uomo mediocre. Ho avuto mille paure segrete e le ho tenute nascoste sotto una coltre di ruvida violenza. Ho camminato a caso e qualche volta mi sono fermato quando non dovevo. Ho muti rimpianti, una rabbiosa rassegnazione e vivo di severi silenzi. Ho amato i pigri pomeriggi d’estate, le stanze ombrose con gli scuri abbassati e i giorni cupi dell’inverno più freddo, quando il cielo grigio minacciava pioggia e i primi lampi squarciavano l’orizzonte.