Hai già Scelto il Marchio per tuo Figlio?
13 agosto, 2007 di diabolicomarco
Archiviato in Strange Days
La scelta del nome per il proprio figlio. Importantissima, definitiva. Ci sono passato più di un anno fa. Siamo arrivati in sala travaglio ancora in pieno dubbio. Tanto che quando l’ostetrica ci chiese se avessimo già scelto il nome noi rispondemmo “Più o meno”. Sul braccialetto identificativo scrisse “+ o -“. Simpatica.
La maggior parte delle persone invece storceva il naso. “Ancora non avete scelto il nome?”. Stupore incredulo.
Non avevo afferrato il motivo di tanto stupore fino ad oggi. Un articolo del corriere (che riporta una notizia del Times).
Scopro che il nome diventa sempre di più un “marchio” e come tale deve essere studiato con attenzione. Perché la creatura deve avere successo. E si sa che il brand è importante.
La notizia di per sé fa ridere e basta.
C’è il solito professore americano e la sua teoria stampalata:
Il professore Albert Mehrabian, professore emerito di psicologia all’università di Los Angeles in California e autore del libro «Pagelle sui nomi dei bambini», sostiene sul Times che oggi i genitori si aspettano moltissimo da un nome e che lo trattano come «un marchio». «Così come le società mettono la propria griffe su tutto, il fenomeno della marchiatura stà contagiando anche i reparti neonatali degli ospedali. I genitori moderni vogliono dare ai propri figli individualità e vantaggio competitivo sugli altri, quindi nomi come Paolo e Daniela non reggono più».
Paolo e Daniela cambiate nome.
La solita autrice di best seller:
L’autrice dei bestseller di nomi per bambini, Pamela Satran, gli fa eco: «La gente si è accorta del potere racchiuso in un nome e sempre di più vuole nomi che siano diversi e inusuali». La Satran è un’esperta nel predire nuove mode e, secondo lei, il nome «Humphrey» (come Bogart) sta per fare un gran ritorno.
In effetti tra Paolo e Hànfri non c’è paragone.
Ma soprattutto ci sono i geni, i nomologhi:
Gli esperti «nomologhi», come si definisce Maryanna Korwitts (vero nome Mary Ann, poi cambiato perché il primo denotava «sbadatezza e procrastinazione»), possono arrivare a chiedere cifre non indifferenti – da 150 dollari per un’idea di un nome a 350 dollari per una perfetta armonizzazione di nome e cognome – per rassicurare i genitori che la propria creatura crescerà con tutti i tratti caratteriali desiderati.
350 dollari? Senza fattura me lo faranno uno sconticino? Voglio dire, probabilmente saranno questi i professionisti a cui si sono rivolti i signori Totti.
Possibile che così tanti genitori abbiano questo desiderio morboso di guidare la vita dei propri figli verso un successo sicuro e garantito da loro predeterminato e precostituito?
Mi è rivenuto in mente il film “Bellissima” di Luchino Visconti.

Per la scelta del nome ho imposto tre no:
- No ai nomi doppi. (sindrome dal film di Verdone: AntonGiulio e AntonCarlo)
- No a nomi non-nomi (di recente ho sentito parlare di una bambina chiamata “Mandorla”. Che qualcuno chiami i servizi sociali, per favore.
- No ai nomi stranieri. Non è che voglia fare il nazionalista ad ogni costo. Però dopo aver conosciuto Maicol (scritto così) ho paura.
Indubbiamente a questo punto restano ben pochi nomi. Quelli semplici. Comuni. Come Paolo e Daniela.
Povera figlia mia, non avrà mai successo.
E probabilmente nemmeno io!
Nota:
L’articolo del corriere è firmato da Deborah Bonetti.
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Non è solo moda di oggi. Ho conosciuto il nonno di un amico mio che si chiamava Armistizio.
Una volta era molto facile scegliere un nome: si metteva quello del nonno e della nonna e chi si è visto si è visto…
Oggi pare una sfida a trovare il nome più originale… Certo questo fatto del successo mi è nuovo… Vuol dire che se avrò una femmina la chiamerò Vittoria!!!
“Possibile che così tanti genitori abbiano questo desiderio morboso di guidare la vita dei propri figli verso un successo sicuro e garantito da loro predeterminato e precostituito?”
E’ quello che ci hanno insegnato da sempre. Siamo stati addestrati per questo.
Se non sei una persona di successo, non sei nessuno. Il successo si misura dai soldi e dalla capacità di espansione degli stessi. Gli imprenditori sono idoli da imitare, gli evasori sono furbi ecc.ecc.
Io conosco un Espedito, e in generale si sprecano le Incoronate, Assunte fino ad arrivare alle Crocifisse.
Anche nei nomi le religioni rompono.
Oi uno dei nomi più strani che ho sentito è stato Cheyenne (che si pronuncia “Sceien”)..
Per stranezze con i nomi, posso dire che i miei 4 nonni messi assieme fanno un bel “Felice Natale Anna Maria”, o Maria Anna, a seconda di chi delle due vi sta più simpatica!
chanel totti…
…chanel… tottì…
…totti channel…
chaneltotti.
…però è musicale…
chaneltotti…
però diciamocelo.. titti totti era meglio…
scommetto che ora che leggono… che qualcuno gli legge questo commento si mangiano i gomiti!!!
Durante gli anni Ottanta si diffuse in Francia il nome Mégane, fino a toccare una notevole popolarità nella prima metà degli anni Novanta. Nel 1995 la Renault lanciò l’omonima automobile, e l’utilizzo di Mégane come nome di battesimo crollò rapidamente.
Ho trovato tracce (peraltro in versioni leggermente diverse) del caso giuridico di un signor Renault (o Renaud, che si pronuncia allo stesso modo) che voleva chiamare la figlia Mégane. Accertata la mancanza di malizia da parte dei genitori (?!) e respinte le obiezioni della casa automobilistica (?!?!), l’anagrafe ha infine accettato la discutibile accoppiata nome-cognome.
Grazie Silvio,
notizia curiosissima
Io testimonio di una certa
“Scerazad” (lo scrivo come circa lo dico, non ho idea dei caratteri da usare)
nome preso dalle mille e una notte.
Ragazza italiana di famiglia italianissima (del nord), cugina di colei che me l’ha presentata, tale “Soffi” (accento sulla “o”).
“Ovviamente” nomi americani si sprecano, “Gioni” (un mio collega sulla quarantina, scritto proprio cosi), o piu comuni johnatan e compagnia bella.
Johnatan e’ un ragazzo cresciuto qui nel nord, ma di genitori palermitani.
In questo commento ho sprecato virgolette, mi e’ servito per digerirne la messa in calce -.-
Vorrei poter pensare che le famiglie piu’ povere sentano questo bisogno di far emergere i figli per far fronte ad una realta’ dura, andando incontro per esempio a facili americanismi, ma l’accoppiata ?Sherazad? e Soffi mi contraddice, famiglia molto benestante :/
Vabbé gli antichi romani lo dicevano da un po’prima che il nome è importante (nomen omen) senza tirar fuori discorsi di “brand”.
Comunque per come lo vedo io il nome è una pecetta che uno si tiene tra la nascita e l’insorgere del primo soprannome… e quello sì che ti cambia la vita!
Poi con tutti i costi legati alla nascita di un pupo metterci pure la voce “consulente per il nome” m’appare proprio una c****ta galattica.
E poi come funzionerebbe? se ti viene il figlio cretino è colpa tua che hai sbagliato nome!?! (o peggio consulente).