Guerra a Gaza. Il Dovere di Prendere Posizione 215


Sinceramente invidio coloro che in questo momento hanno le idee chiare sulla questione Israelo-Palestinese. Personalmente considero la vicenda di difficilissima interpretazione.
E’ inutile, secondo me, cercare di ripercorrere all’indietro la storia per stabilire una sorta di diritto sulle terre contese. Probabilmente esse spetterebbero ai palestinesi perché l’atto di nascita di Israele è frutto di un imposizione coloniale della Gran Bretagna e a poco valgono le rivendicazioni territoriali che risalgono ai tempi degli antichi Egizi.
Eppure, oggi Israele esiste e la sua cancellazione è un evento al di fuori della storia come potrebbe essere la cancellazione degli Stati Uniti. Israele come nazione con quella collocazione è un fatto imprescindibile e la sua dissoluzione probabilmente avrebbe ripercussioni sugli equilibri planetari superiori a quelli della fine dell’Unione Sovietica.

Che le idee siano poco chiare anche in chi pretende di essere informato è palese. Qualche sera fa ho sentito da un telegiornale nazionale, un giornalista parlare di “missili caduti in territorio ebreo”. Un po’ come dire che Trieste è in territorio cattolico e Berlino in territorio luterano.

Ciò nonostante voglio raccogliere la sfida che viene da questo commento a questo articolo di Fully. Si tratta, in pratica, di un invito a schierarsi in questa complessa faccenda. Una sorta di presa di posizione che si sostituisca alla sostanziale indifferenza con la quale molti di noi guardano questa vicenda.
La risposta più comoda sarebbe: io mi schiero per la pace. Bella, elegante e sostanzialmente priva di significato.


E’ ovvio che chiunque abbia un minimo di buon senso non può che sperare nella pace. La guerra è una condizione ed uno strumento inaccettabile in ogni situazione.
E’ ugualmente ovvio che questo desiderio di pace immediato è destinato ad essere disatteso, almeno nell’immediato.
Se si deve prendere parte, adesso, lo si deve fare scegliendo forzatamente tra uno dei contendenti, lasciando da parte alternative terze che riportano la questione nel limbo dell’indifferenza e dell’equidistanza.

Da una parte c’è Israele con la sua spregiudicata visione della guerra che la porta a muoversi in medio oriente come se fosse il cortile di casa propria. Forte di una eccezionale preparazione bellica e del silenzioso supporto degli Stati Uniti, Israele valica confini ed effettua raid con una libertà di movimento ed una spregiudicatezza che trova tristi simiglianze nella recente storia militare. Con la stessa disinvoltura, gli uomini dei suoi servizi segreti progettano ed eseguono omicidi mirati di persone ritenute pericolose per la sicurezza di Israele. Nel caso di terroristi suicidi la legge israeliana consente la distruzione della casa della famiglia del terrorista con buona pace della responsabilità personale.

Dall’altra c’è Hamas. Il loro modo di fare resistenza all’occupazione israeliana è il terrorismo. Missili lanciati alla cieca. Bombe nei luoghi pubblici o sui mezzi di trasporto. Attacchi nei quali i civili non rappresentano danni collaterali, ma l’obiettivo primario.
Lo Statuto di Hamas richiede la distruzione delle Stato di Israele e la sua sostituzione con un Stato islamico palestinese nella zona che ora è Israele, la Cisgiordania e la Striscia di Gaza. La stessa carta dichiara che “Non esiste soluzione alla questione palestinese se non nel jihad” (( fonte ))

Entrambe le parti, quindi, usano la forza per far valere le proprie ragioni. Ognuno lo fa con i propri mezzi, Israele con le armi sofisticate, Hamas con il terrore, ma io non vedo alcuna differenza sostanziale. Nessuna guerra è giusta.

Scegliere tra queste due parti è difficile, ma secondo me si deve e, dovendo, io scelgo Israele.
Scelgo Israele perché se c’è qualcosa di peggio della guerra questo è il terrorismo. Scelgo Israele perché so che Israele è fondamentalmente una buona democrazia e la pace può venire più facilmente da una democrazia che dal fondamentalismo.
Scelgo Israele perché il fine di Hamas è la cancellazione di Israele e questo, come ho detto prima, più che un obiettivo politico mi sembra un’aspirazione fanatica e completamente sconnessa dalla realtà.
Scelgo Israele perché sono convinto che una forte e finalmente decisa pressione internazionale può costringere Tel Aviv a trovare un accordo decente e stabile con i Palestinesi, sempre che questi riescano a liberarsi delle milizie fondamentaliste e accettino di dialogare secondo le regole internazionali e non con con i razzi sparati a casaccio sulle città e le bombe negli autobus (( si veda la ricerca “attentati Israele” su google )).

Nessuno, nemmeno per le migliori ragioni può sostenere il terrorismo. L’ho già scritto e lo ripeto qui. Gli uomini di Hamas non sono partigiani della Garibaldi e le IDF non sono le Schutzstaffel. A me sembra evidente e credo che si debba avere il coraggio di dirlo.