Guanarito “si è perso”. 21


Quanti di voi hanno sentito parlare di Guanarito prima di questo momento? Immagino pochi, molto pochi. Guanarito è sempre stato un tipo difficile, ha 24 anni, ma non è migliorato granché, anzi sembra proprio essere peggiorato, ma è così raro e riservato che di lui a scuola e all’università non si parla mai.

In realtà Guanarito è un virus,  la sua specialità è causare la Febbre Emorragica Venezuelana (VHF) ed il motivo principale per cui nelle ultime settimane è stato tirato fuori non è certo la morte di qualche povero  e sprovveduto contadino sudamericano, quanto piuttosto la sparizione, il 27 marzo scorso,  di una provetta contenente il virus dai laboratori di virologia del Galveston National Laboratory della University of Texas Medical Branch , in Texas ovviamente. Il laboratorio in questione è classificato come “P4”. Un laboratorio P4 è così classificato in quanto attrezzato per gestire e manipolare in totale sicurezza agenti patogeni microscopici ad altissima pericolosità, per cui non esiste un vaccino e la cui trasmissione avviene prevalentemente per via aerea. Come sia possibile che un laboratorio così classificato possa perdersi campioni di virus letali mi sfugge ancora, per ora in ogni caso non sembra che dietro alla sparizione ci sia un gesto criminale quanto, piuttosto, il caso “banale” di smarrimento di un campione (quando un campione di vaiolo sparì da un laboratorio russo, invece, si parlò subito di potenziale guerra biologica) . Sottolineo l’aggettivo “banale”. Sulla vicenda ci sono un po’ di cattive notizie ed un po’ di buone che in ogni caso gli alti piani si sono premurati di non farci conoscere, sia mai che si riesca a capire qualcosa di quel che succede. Vediamo di sviscerare entrambe le categorie.

Come abbiamo già detto Guanarito causa una febbre emorragica. Che cos’è? Più o meno quello che vi viene in mente pensando ad Ebola o Dengue. Il sintomo più terribile e letale di tutte le febbri emorragiche è la comparsa di emorragie gravi e multiple a livello di vari organi, oltre a sintomi più comuni quali febbre, diarrea, dolori muscolari e mal di testa. La febbre emorragica venezuelana, che abbiamo detto essere la figlia amorevole del virus Guanarito, ha un tasso di mortalità di circa il 33,3 %. L’ospite principale del virus è una particolare specie di topo, il topo dalla coda corta, e la trasmissione del virus all’uomo avviene  principalmente per inalazione di aerosol di saliva o liquidi biologici (sangue, urine, feci) degli animali infetti (non a caso i primi casi riportati sono stati dei contadini). Quindi non è passeggiando per il centro della capitale del Venezuela che potreste essere infettati, state pure tranquilli. La Febbre emorragica venezuelana è classificata tra le malattie rare, ciò significa che ha una prevalenza sulla popolazione inferiore allo 0,08% (secondo i parametri americani). Probabilmente il tasso elevato di mortalità consente una difficile diffusione del virus per il mondo, e questo è bene. Non esiste alcun vaccino, per ora, esiste una cura, ma non specifica. Si tratta del farmaco Ribavirina, un antivirale molto potente con gravi effetti collaterali che viene somministrato per via endovenosa e con cui si cura anche l’epatite C, per intenderci.

Ciò nonostante, la trasmissione interpersonale, per quanto rara, è possibile e il Guanarito Virus è stato classificato dai Centri per la prevenzione ed il controllo delle malattie (Centers for Disease Control and Prevention, CDC), importanti enti della sanità americana, come potenziali armi biologiche di distruzione di massa o agenti di bioterrorismo.  Alla luce di ciò, non riesco a trovare valida una qualsiasi motivazione che abbia condotto alla scelta di mettere a tacere la discussione intorno alla sparizione del virus dal laboratorio americano. Ci troviamo dinanzi alla sparizione di una aliquota di un virus letale di cui al mondo esistono cinque campioni e per motivi di studio. La fiala, rubata o smarrita che sia, doveva trovarsi all’interno di una struttura adatta a trattare patogeni ad elevata pericolosità in cui, quindi, quest’episodio non doveva assolutamente verificarsi. L ’ipotesi che non sia nelle mani di un terrorista o di un qualsiasi fanatico non è in alcun modo rassicurante. Immaginate un tubicino del genere in giro per i laboratori e magari anche senza etichetta: non è un fatterello innocuo come il dimenticare la borsa del pranzo in ufficio.

Di Guanarito si è parlato meno di un giorno, le preoccupanti notizie si sono diffuse via web rapidamente ed altrettanto rapidamente sono state fatte svanire non è ancora chiaro per quale ragione. O forse si? Non bisogna fare allarmismo, certo, ma nascondere simili vicende non è certo il modo migliore per gestire una situazione critica.  Al momento  non abbiamo nulla di cui realmente preoccuparci, se non della realtà: i nostri governanti ci mettono a rischio riempiendo laboratori ad alto rischio di personale incompetente e “sbadato”. Guanarito è in giro per un’università del Texas, se va bene, o per il mondo, nella peggiore delle ipotesi. Il rischio di un’epidemia mondiale è, al momento, scongiurato, ma ho difficoltà a credere che se una simile ipotesi si verificasse qualcuno sarebbe in grado di proteggerci.


Informazioni su Silvia D'Amico

PhD Student in Biologia Cellulare e Molecolare, mi occupo di cancro, malattie ribosomali e di raccontare la scienza. Infatti, se fare scienza è osservare un diamante con la lente del gemmologo, per poterne godere ogni sfaccettatura, divulgare è raccontare cosa si vede attraverso di essa a chi non ha ancora imparato a guardarvi dentro.

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