GROM fa Cacare

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Di Grom mi fa cacare tutto a partire dalla fila che si forma davanti alle casse e che delle volte arriva alla fontana del Nettuno, fino ai biscotti battifrollo o come cazzo sui chiamano, venduti uno per uno come lingottini a 30 centesimi per cinque grammi di merdina rinsecchita che finisce per costare 60 euro al chilo. Per non parlare dei cartelloni che parlano delle albicocche, dei pistacchi e dei semi di cacao come se fossero gemme orientali tutte ripiene di sapori, profumi, essenze con i negretti che le coltivano orgogliosamente felici di spaccarsi il mazzo per farti mangiare 80 grammi di cacca semisolida in coppetta o cono (di tre tipi) a due euro e venti.
Alla fine quella che GROM vende non è roba da mangiare, ma una specie di esperienza olistica, fra il new age e scientology, dove i pupazzi addetti alla preparazione del cono hanno le facce incredibilmente serie mentre fanno scivolare la cacchina a spirale dopo averla raccolta da secchielli chiusi come ostensori in una gelateria che somiglia, guarda caso, ad una chiesa.

Crema di GROM
È il gusto che ci distingue da tutti gli altri per la sua ricetta: crema all’uovo, paste di meliga e cioccolato fondente Colombia. Volevamo fare un gusto dalla cultura “piemontese” ed ecco il cioccolato Colombia setacciato più finemente (3 mm.), e le paste di meliga (farina di mais, in questo caso macinata a pietra, quindi più granulosa) di un mitico panettiere che si trova a Battifollo, paesino in provincia di Cuneo, in un incontro di grande piacevolezza.
Assaggiatelo, poi ne riparliamo…

Dopo aver letto questa descrizione vi aspettate una specie di orgasmo organolettico dove le papille gustative fanno la rivoluzione e si alleano tutte insieme per assaltare la Bastiglia dove la lingua si è arroccata insieme alle tonsille. A me non è successo. Se il cioccolato Colombia era setacciato più finemente (3 mm.) e la farina di mais era macinata a pietra, quindi più granulosa, non me ne sono accorto. Sarà che le cose olistiche fra il new age e scientology non mi hanno mai fatto effetto, sarò un incompetente, ma a me, la Crema di GROM, mi è sembrata una stronzata.

Ma non finisce qui. I gelatai di GROM non si contentano di spacciare comunissimo gelato come se fosse una sorta di trip ultraterreno, sono anche orgogliosi di essere riusciti a inchiappettare tanti stronzi, al punto di scrivere un libro su se stessi con l’assurda pretesa che qualcuno possa avere il tempo nella vita di leggere “Storia di un’amicizia qualche gelato e molti fiori” il cui incipit che potete leggere qui sotto è la cosa che in questa storia fa cacare di più e, visto il contesto, non è poco.

Ora, io che vedo solo satellite (o meglio, quasi solo Griffin e American Dad), apprendo che la televisione generalista di questo paese di mezze pugnette, perennemente a caccia di merda fresca da utilizzare come combustibile, sulla scorta delle ospitate necessarie per pubblicizzare il libro con il titolo più gay di tutti i tempi, ha scoperto che uno dei gelatai, un sedicente Guido Martinetti (a destra nella foto che segue), ha tutte le caratteristiche per partecipare ai tak sciò. E’ giovane e carino come un grandefratellista, ma ha anche le palanche come un Berlusconi. Una specie di Montezemolo con ottanta anni di meno e nessuna opinione scomoda. Perfetto da servire dopo cena, più e meglio dei suoi gelati color merda.

So che funziono bene in tv, me l’hanno detto. Sono uno diretto, dico sempre la verità. Non mi piace la piaggeria.

Questa l’originale dichiarazione del grandefratellista gelataio che, secondo il corriere, è stato sondaggiato, come si dice fra specialisti, da Berlusconi allo scopo di inserirlo nella lista di “volti nuovi” dietro i quali si dovrebbero nascondere i “volti vecchi e sputtanati” della politica italiana che ha condotto la nave delle mezze pugnette fra le mani di Capitan Monti.

Se mi candiderei? Non adesso. In un futuro, perché no? Un politico di professione può anche essere un manager, ma poi la differenza è che ci si deve dedicare davvero alla politica. Non come fanno i nostri parlamentari, che in Aula ci stanno 3 giorni alla settimana. A me poi adesso manca ancora una giusta cultura umanistica per fare un’esperienza del genere. Per il resto, sarebbe interessante, non lo nego». Magari come sindaco di Torino? «No, quel ruolo lì mi starebbe stretto. Ma per me la politica è servizio civile. E come programma, al primo posto metterei la lotta all’evasione. Strano per un imprenditore? No, se si comprende che in una comunità ogni azione ricade sugli altri. Io vivo così

Lui vive così.

Alla fine, quello che sconvolge veramente è che anche uno che riuscito a vendere gelato come se fosse ostia consacrata parla esattamente nello stesso modo nel quale parlano tutti quelli che escono in tv a cercare di ficcarlo in culo a chi guarda.
A quanto pare, questo è il meglio che può produrre questo paese: impresari, comici e gelatai. Tutti così diversi, ma infine tutti così pericolosamente simili.

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Avrei voluto essere Rocco Siffredi. Mi consolo scrivendo cazzate.

Pubblicato in 140chars, Cronache Italiane
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