Attenzione, su Mentecritica scrivono diversi autori. "Grecia ed €uro: zero chances di salvezza." è stato scritto da serpiko
Solo qualche giorno fa ho fatto cenno al sistema che consente le pianificazioni attraverso l’elaborazione di previsioni.
Modelli statistici con formule a cascata che elaborano una moltitudine di dati, dapprima catalogandoli in “indici” e, successivamente, assemblandoli in “indicatori”. Questi ultimi sono dei semplici punti su un piano cartesiano che, susseguendosi, danno origine a serie storiche e linee di “trend”: facendo proseguire i trend lungo l’asse tempo più in là del giorno “oggi”, considerando l’influenza delle variabili per il futuro sulla base dell’incidenza da esse avuta in analoghe condizioni nel passato, si ottengono le previsioni.
I trend, appunto.
Sono essi che mi fanno dire con certezza assoluta che, allo stato odierno dei fatti, il bel gioco della moneta unica così come la conosciamo finirà entro l’A.D. 2012.
Sì, sarà il ritorno al passato, alle vecchie monetine nazionali di cui talvolta si sentiva nostalgia. Con una enorme differenza, rispetto al passato, consegnataci quale eredità dai 10 anni di libero scambio: la ricomparsa di dogane e frontiere, e la fine della libera circolazione di merci e lavoro negli stati dell’Unione. Che a quel punto diventerà l’ex-Unione. Un’altra ex-Unione in Europa, la seconda. Vien da pensare come il termine Unione applicato alla politica in effetti porti un po’ sfiga.
Perché ne sono tanto certo?
Questa la sequenza dei eventi secondo le mie previsioni.

1) La Grecia è praticamente fallita e, probabilmente, verrà proclamata tale al 20 marzo di quest’anno, quando non riuscirà a rimborsare un lotto importante di titoli in scadenza.
2) Il fallimento della Grecia le costerà l’uscita dall’Euro.
3) L’uscita della Grecia dall’Euro causerà una contrazione di quest’ultimo e altererà la fiducia dei mercati nei confronti della moneta unica europea, basata in gran parte sulla sua fino a oggi verificata capacità d’espansione, che la svaluteranno in quota superiore all’incidenza del valore del PIL greco in essa.
4) Francia e Germania, potenziali titolari di monete forti non accetteranno una svalutazione del proprio prodotto per mantenere salda l’unione monetaria, e usciranno a loro volta.
La Grecia… Salvo eventi oggi non ponderabili, la catena del crollo europeo inizia da qui
A inizio crisi tutti pensavano che questo simpatico staterello, fatto di tante isole carine e assolate dov’era possibile trascorrere una piacevole vacanza di mare a un prezzo competitivo, fosse troppo piccolo per creare un cataclisma economico di queste proporzioni ma, quando il debito pubblico greco a giugno 2011 ha raggiunto quota 350 miliardi di euro, l’asse dominante di quest’Europa unita ha pensato: “Wunderbar! Nick, non sarà che ora arriva Zorba a chiederci un aiutino a fondo perduto, e che ci tocchi pure di darglielo?“. E’ s’è seduto a un tavolo, l’asse, a far di conto.
In uno stato con una popolazione di circa 11.300.000 persone, dove il reddito medio ammonta a 23.201,3 $ (più o meno 17.840 €, fonte OCSE), quel debito vale circa 30.973 € pro capite. Intendo pro-OMNIA-capite. Compresa quindi la “capite” neonata, quella disoccupata, quella in pensione, quella invalida etc.

“Merd! Angie, mi sa che ci tocca… Ma che prima almeno versino lacrime e uzo!“.
E via con un’estemporanea austerità, con la mano pesante di un governo che, intrappolato dalla contingenza, incapace di pianificare e impossibilitato nel far rispettare norme tributarie troppo dure, è ricorso ad azioni da Sudamerica degli anni d’oro pur di far cassa. Causando la totale paralisi del Paese, perché la liquidità paga male e a breve (pochi, maledetti e subito) ma subito dopo occorrono i soldi veri, quelli strutturali, quelli che arrivano nella certezza di un equilibrio tra domanda e offerta che misure troppo pesanti hanno in questo caso alterato alla fonte, compromettendolo e determinando un trend negativo invertibile solo a lungo termine.
E’ un po’ come se, rischiando di annegare, si spendesse l’ultima risorsa per risalire a galla a tirare il fiato invece che per tentare di raggiungere la riva.
La mia idea è che la situazione Greca sia totalmente irrecuperabile.
Che l’economia greca possa tornare agli odierni livelli di pil soltanto tra un decennio. Che i debiti greci attuali non possano essere saldati né a breve, né a medio, né a lungo termine. Che la Grecia sia fuori dall’Europa.
Per invertire il trend non basta l’impegno di un governo a mettere in atto un piano di riforme economiche. Occorre che un tale governo abbia il sostegno della popolazione intera per tutta la durata dell’impegno contratto coi propri creditori, che la popolazione stessa sia disponibile al sacrificio oppure sia in qualche modo “precettabile”. Occorre insomma stabilità.
In una nazione democratica questa condizione non si può realizzare in quanto estranea per natura al concetto di democrazia. E’ propria invece di altre forme di governo autoritarie, quali monarchia e dittatura.

L’unica speranza della Grecia è un colpo di stato militare.
E’ l’unica situazione politica che vedrebbe realizzate le condizioni di cui sopra. Probabile che qualche generale greco domenica sera abbia carezzato con cupidigia la propria fondina, sapendo che in un contesto tanto esasperato tra la popolazione si potrebbe anche reperire -o finanziare- quel 30% di consenso da sempre necessario a ogni regime per non durare solo un paio di settimane. Ma l’ipotesi è tanto improbabile quanto sconsigliabile di questi tempi, con lo zio Sam in cerca di qualche evento internazionale su cui poter scaricare una delle sue fonti di crescita del PIL.

Nel vecchio continente, i forti non vedono l’ora di scaricare le zavorre e tornare a essere forti.
Ai deboli non resta che un po’ di tempo per organizzarsi. Salvate il salvabile entro il 20 marzo, perché stavolta è proprio il momento di farlo. Magari attrezzatevi un minimo, se ritenete, ma fate anche un po’ d’esercizio. Altrimenti è pure peggio.
Goodbye, Euro.

le cose accadono. a volte ho l'impressione che tendiamo a credere che "certe cose" non possono accadere. invece possono accadere eccome. Bene Serpe, la tua è una presa di posizione netta. Spero che tu ti sbagli, ovviamente, ma ammiro la tua onestà intellettuale ed il tuo coraggio nell'esporre un'idea che, sinceramente, ha delle gigantesche implicazioni.
A quanto lo dai che la Grecia, in un modo o nell’altro, resti nell’Europa e nell’Euro?
Non scommetto mai. Posso però darti delle probabilità.
Allo stato attuale delle cose, zero chances.
Se viene approvato il fondo da 110 miliardi di cui si discute, comunque insufficiente a garantire la copertura del rateo passivo di marzo, non più del 30%.
Da quel che si legge in giro il fabbisogno della Grecia a Marzo, ratei più scadenze, è di 14,5 miliardi di euro. Mentre in cassa non ci sarebbero più di 11 miliardi.
Se ci atteniamo al principio (che io condivido) che quando non riesci a pagare i debiti sei fallito…
Non solo la Grecia ma anche l’Irlanda sono già fallite da un po’ di tempo.
Si evita accuratamente di dichiarare il fatto ufficialmente perché questo avrebbe, come detto nell’articolo, enormi implicazioni, anche al di fuori dell’Europa.
Le conseguenze di una formalizzazione del fallimento ovviamente mettono in crisi l’intero sistema Euro, e questo porterebbe probabilmente in tempi molto rapidi al fallimento anche di altri paesi, tra cui l’Italia. La Germania e gli altri stati forti non se la passerebbero comunque bene. Le banche tedesche poi, da quello che mi risulta, sono le principali emittenti di CDS con cui tanti soggetti nel mondo si sono assicurati dal fallimento greco. Se la Grecia viene dichiarata fallita questi CDS vanno pagati, ed è una montagna di soldi.
Quindi non mi sorprende che la Germania faccia di tutto per evitare una dichiarazione di fallimento. Come non mi sorprenderebbe se al 20 marzo staccassero un assegno a copertura dell’intero debito greco: probabilmente gli costerebbe di meno.
Però bisogna decidersi.
Non si può contemporaneamente dire che la Grecia è fallita per colpa dell’Europa e che non è fallita perchè all’Europa non conviene.
Io non ho detto nessuna di queste due cose.
Il punto è proprio questo. Il cashflow della Germania.
Che ha i soldi per pagare tutte le sue scadenze ma, in caso default euro, non si vedrebbe riconfermate le emissioni di titoli successivi allo stesso “prezzo”. Che significa dover proporre tassi più alti, e comunque raccogliere meno capitale.
Una frenata non da poco per il colosso.
Tutto sta ai tedeschi: se decidono per la stabilità, si compreranno la Grecia e avanti così. Se considerano che da una posizione di rottura si possano trarre vantaggi a medio-lungo termine, arrivederci euro. Solitamente il governo tiene in gran conto i sondaggi e, se il popolo sembrava propendere per l’unità di moneta fino a poco tempo fa, oggi le posizioni sembrano invertite.
[...] di trovarsi di fronte alla solita web-Cassandra del cazzo, sappiate che di solito ci prendo. Ipotizzo un golpe, arriva un commissariamento; prevedo risalite degli indici a 18000 punti entro fine gennaio (qui, [...]
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