La Casa della Libertà esiste sul serio e non è quella di Silvio: è la Freedom House, una associazione internazionale fondata da Eleanor Roosevelt che si occupa di monitorare il grado di libertà di stampa (e non solo) di ogni Paese del mondo, in base ad alcuni indicatori spiegati qui.

Bene, forse qualcuno di voi ha sentito che nel triennio 2004/2006 l’Italia è stato considerato paese semilibero, cioé a limitata libertà di stampa e di espressione.
Come la Turchia, la Bulgaria, la Bosnia, la Nigeria, il Gabon.
Questo perché
The country’s free and independent media institutions are threatened by government interference and the highest level of media concentration in Europe.
(I media liberi e indipendenti sono minacciati dalle interferenze del governo e dalla più alta concentrazione di media - nelle mani di una sola persona - in Europa).

Nel 2007 siamo tornati liberi, secondo la Freedom House.
Sapete perchè?
Lo dicono esplicitamente nella scheda dell’Italia:
Italy’s rating improved from Partly Free to Free primarily as a result of Silvio Berlusconi’s exit as prime minister. Although private broadcast media in Italy are still concentrated in the hands of the Berlusconi-dominated Mediaset, the public broadcaster, RAI, is no longer under his control.
La classificazione italiana è migliorata, da parzialmente libera a libera, principalmente perché Silvio Berlusconi ha smesso di fare il primo ministro. Nonostante le reti televisive private siano ancora concentrate nelle mani di Mediaset, l’azienda di Berlusconi, le reti pubbliche RAI non sono più sotto il suo controllo.
Ora l’abbiamo eletto di nuovo.
Come cambierà, secondo voi, questo rating?
E se siete fra i poveracci che dicono che le TV non contano e il conflitto di interessi è una bufala inocua, leggete la spiegazione per poveri scemi e poi tornate qui a riflettere.
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Tag: berlusconi, Informazione, italia, italietta, libertà, media-e-comunicazione, mediaset, rai
Il Gobb
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5 commenti
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22 Maggio, 2008 a15:31
Pingback da Salvate il soldato Fede ! « Alessio in Asia
23 Maggio, 2008 a12:46
Pingback da I Am America, And So Can't You: Stephen Colbert e la satira statunitense - La Privata Repubblica
21 Maggio, 2008 a 8:36
Iniquo
Chi vota lo fa in base alle opinioni che ha, se i media che concorrono a formarle lo indirizzano verso uno schieramento mistificando od omettendo le notizie (in Italia accade più volte al giorno su tutti i tipi di media) si crea una distorsione della dialettica democratica.
Se la maggior parte degli Italiani (il 70% circa) non si informa da altro che dalla TV ne consegue che l’opinione che si formano è distorta, non è libera.
Di conseguenza il loro voto è distorto, non è libero.
Ma tanto queste cose nel Paese del tifo politico non si affrontano, son discorsi da comunisti…
22 Maggio, 2008 a 15:56
Marco
non è che son discorsi da comunisti, ma non è che togliendo di mezzo berlusconi si tolgono di mezzo i giornalisti.
il problema non è berlusconi ma il metodo informativo che viene utilizzato nel nostro paese.
o vogliamo ancora credere alle favolette?
in America Bloomberg diventa sindaco di new york ed è proprietario di metà dei media della grande mela; Al Gore ci dice che Berlusconi potrebbe senza dubbio concorrere alla casa bianca pur avendo tutte le televisioni che ha…
ma davvero siete convinti che se berlusconi vendesse allora sarebbero risolti tutti i problemi?
proviamo a guardare la faccenda da un altro punto di vista: invece di rompersi le palle sulla tv, ch’è sempre stata questa (e comunque non mi pare orientata a destra più che a sinistra…), impegnamoci per favorire il massimo accesso alle altre fonti di informazione.
la sfida è questa…non quella fatta col pallottoliere in mano sul numero delle televisioni in mano a uno piuttosto che all’altro…
22 Maggio, 2008 a 17:05
Iniquo
Al Gore ha detto una boiata: negli Stati Uniti c’è una puntuale legislazione per prevenire i conflitti d’interessi (Sartori in merito aveva detto:«Evidentemente Gore non conosce [la situazione di] Berlusconi»). Del resto è un politico di serie B che gioca a fare il guru, non un politologo od un giurista.
Il problema è la concentrazione di media (tre televisioni, vari giornali, casa editrice) e di potere economico (assicurazioni, banca, produzione televisiva, produzione cinematografica…) nelle mani del politico più importante del Paese, cosa che non esiste in nessuno stato democratico.
Poi c’è anche il problema della incapacità dei giornalisti, ma anche se avessimo solo grandi firme indipendenti sicuramente non risolveremmo la situazione dato che non troverebbero editori disposti a lasciarli liberi.
La TV è composta da tre reti pubbliche lottizzate e da tre private in mano al lider maximo (La7+Mtv contano ben poco con un solo tg), che sia bilanciato il rapporto sinistra-destra mi pare insostenibile. Non bastano le foglie di fico come “Le Iene” o “Mai dire” per sostenere che in mediaset c’è equilibrio politico: il primo programma per tre quarti è composto da tette e culi, il restante da un’inchiesta che non parla mai di temi che potrebbero dar fastidio al capo; il secondo è un contenitore per satira di costume dal quale ogni tanto affiorano una o due battute di satira politica. I telegiornali del biscione sono tutti appiattiti su un solo pensiero politico: il Tg5 era meno scandaloso degli altri due ma dopo le epurazioni che portarono alla direzione di Rossella è diventato imbarazzante da guardare.
Bisognerebbe fornire il massimo accesso a fonti di informazione come quelle che si trovano in rete (spiegando come si accende il pc a più di metà popolazione), però nel frattempo risolvere l’ “anomalia Italia” non sarebbe malaccio.