Grande Mafia Russia
4 dicembre, 2007 di harlot
Archiviato in Democrazia e Diritti, Oltre il Confine
E’ facile, vincere così. Con gli oppositori silenziati, arrestati o internati; con i media infiltrati dai tuoi uomini, accentrati nelle tue torbide mani; una formula elettorale fortemente discriminatoria. Estremamente facile, praticamente irrisorio. Ed infatti, Russia Unita, il partito di Putin, ha ricevuto la gloria ed il trionfo del plebiscito: alta affluenza, 64% dei voti. A cui va aggiunto il 15% circa raccolto da due partiti collegati all’amico Vladimir. Maggioranza assoluta, e tanti saluti a chi non è salito sul carrozzone del padrone.

Ora, ci sono concrete possibilità che il voto si sia svolto al di sotto degli standard democratici, come denunciano OSCE, UE ed i residui dell’opposizione in Russia. Nulla di cui stupirsi: la vera sorpresa, infatti, sarebbe stata la regolarità delle elezioni. Ma ammettiamo pure che non sia successo nulla: il popolo ha comunque deciso di conferire quello che lo stesso Putin chiama il “diritto morale” di guidare la grande madre Russia negli anni a venire. Non è successo per caso; non centra la violenza, ed è relativamente marginale la distrazione del consenso. Centra qualcos’altro: centra il ritorno del Mito – o meglio, la nostalgia della grande nazione scomparsa pochi anni or sono.
E’ pacifica ed evidente la svolta sovietica, o quantomeno autoritaria, impressa da Putin negli anni del potere. Nonostante il depauperamento della qualità democratica del Paese (mai eccelso, per altro), la leva propagandistica, banalmente elementare, ha funzionato a pieno regime. I continui alterchi con l’occidente; la ripresa dell’attività di controspionaggio contro l’ex nemico, gli Stati Uniti; un atteggiamento ambiguo, distante e distaccato con l’Europa; le nemmeno troppo sporadiche esibizioni di forza militare, mai sopito motivo d’orgoglio per i russi; una riscrittura revisionista della storia recente, con giustificazione/quasi-panegirico del previgente regime totalitario.
I risultati elettorali, al di là delle irregolarità, ci consegnano una scomoda verità: il popolo ha scelto la continuità. Ovvero, il popolo ha scelto il passato, il vecchio travestito che avanza, l’eterno ritorno. E non si è curato più di tanto di uno snodo che sarà cruciale: l’amico Vladimir, tra un po’, sarà costretto (per raggiunto limite di mandato) a lasciare il Cremlino. Ed il suo ruolo, a quel punto, potrebbe assumere tinte ancora più fosche, tratti liquidi e melmosi, appena abbozzati ma allusivamente nitidi. Si dice, ad esempio: “padre della patria”; comandante in capo; gran maestro dietro le quinte. Non esattamente il massimo, per uno che ha fornito numerose prove di opacità, anche e soprattutto rimanendo nell’ambito della vita pubblica.

Le ipotesi a riguardo sono le più varie. Una modifica costituzionale che incida sul limite dei due mandati presidenziali è da escludersi per due ordini motivazionali: la comunità internazionale difficilmente starebbe a guardare, come ha fatto finora; il procedimento di revisione, inoltre, è estremamente laborioso e lungo e scoraggerebbe una riforma di tal segno. Al potere potrebbe salire un utile idiota, espressione del potere putiniano; un fedelissimo pescato dal capo nell’entourage di riciclati del KGB, di oligarchi disperati e di maneggioni del petrolio. Quello che è certo, è che i nervi negli ambienti governativi sono a fior di pelle, nonostante la graniticità e la compattezza del sistema istituzionale.Come riportato nel Magazine del Corriere della Sera della scorsa settimana, attorno al presidente russo gravitano diversi gruppi di potere, disposti a tutto pur di erodere qualche centimetro di autorità ai silovikì (il clan degli uomini dei servizi, vincitore nel 1999). Oltre a questi, ci sono dunque gli uomini della “famiglia” di Eltsin che per ovvi motivi sono ora fuori gioco, spesso costretti a riparare all’estero. Poi ci sono gli esponenti dell’ala democratica e riformista di San Pietroburgo. Infine trovano spazio varie partiture che nascono, come risorgive e inghiottitoie, in seno ai gruppi di cui sopra: sono questi il vero problema. L’equilibrio è delicato, precario, appeso ad un filo.
La fetta da spartirsi è sì enorme, ma evidentemente non è mai sufficiente. Gas, ferrovie, enti petroliferi di stato, mangiatoie pubbliche varie. Rivoli di denaro che incessantemente confluiscono nello sconfinato fiume della corruzione, giunta a livelli mai visti, spaventosi, opprimenti, esondanti. Del resto, in un’eventuale guerra tra bande i silovikì, specialmente dopo l’ulteriore iniezione di potere proveniente dalle urne, avrebbero solo da perderci. E l’arretramento è l’ultima delle evenzienze contemplate. Anche perchè quest’ultimi sono convinti di essere i migliori, di avere una missione ineludibile, di essere l’élite salvifica del paese. Disse Putin nel 1999: “In questi anni siamo caduti nell’errore di illuderci che non avessimo più nemici. E l’abbiamo pagata duramente”. Già. Ora, però, è qualcun’altro a pagare il conto delle scelleratezze autoritarie, dell’effimero rimpianto sovietico. E qualcun’altro ancora ha già pagato, a carissimo prezzo. D’altronde, al giorno d’oggi, si fa molto presto a creare un regime. Specialmente se si parte dalla democrazia.
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Eh… incoraggiante, peccato che la Russia possieda ancora uno sterminato arsenale atomico!
Troppo semplicistico.
Due note sulla Russia e su Putin:
- la Grande Madre Russia ha da sempre bisogno di un Grande Padre sia questo uno Zar, uno Stalin, un Putin, un ex-KGB, un proprietario della Gazprom. C’è una stratificazione culturale in tutto questo; e soprattutto c’è una relatività di valori che dobbiamo rispettare. (ma poi: chi ha detto che le democrazie americane ed europee debbano essere il metro di giudizio per ogni altro paese del mondo?) E attenzione: non è ignoranza o mancanza di…, è semplicemente un’altra percezione del rapporto governante-governati (ovvero loro amano avere ancora la persona-sovrana, noi amiamo essere presi per il culo da tutto un sistema molto più variegato: politici, banche etc. etc: però abbiamo la democrazia!)
- la Russia si è stretta attorno al nuovo Zar (più che potere sovietico: quello non c’entra) per una forma di resistenza al potere unico, viscido, strisciante di Coca-Cola, self made man e modelle cocainomani. La Russia è molto fiera della sua storia e non vuole cedere al Pensiero Unico di cui noi ci fregiamo e resiste fieramente.
Parlando con una amica russa (arrivata clandestina con il mito occidentale, rischiato di finire a fare la puttana (noi sì che li rispettiamo i diritti umani), ora fa i “servizi” e si sta laureando in Mediazione Culturale) mi ha detto che se lei vivesse in Russia starebbe dalla parte di Putin (anche se lei in definitiva “preferisce” anche se in maniera molto smitizzata l’Occidente). Al che io le ho chiesto perchè? e lei mi ha risposto: ti piacerebbe se si insinuasse all’interno del tuo sistema culturale un pensiero volto a farti perdere la tua identità e ad importi un modo di pensare, di vedere le cose non tuo?
La Grande Madre Russia non potrà mai accettarlo.
I problermi sono molto più complicati di quanto sembrano.
E non analizzaimo tutto dall’unica griglia concettuale delle “democrazie europee”…
Quindi? La figura di un grande padre è per forza di cose incompatibile con un regime democratico, perchè presuppone un ampia delega di funzioni che, secondo la più consolidata delle teorie e delle dottrine democratiche, appartiene al popolo sovrano.
Io credo che la Russia si sia stretta intorno a Putin per altri motivi, non per una sorta di resistenza ad un fantomatico potere unico. Ad esempio: la terrificante ibridazione statalista-capitalista ha permesso il formarsi di nuove classi sociali – borghesi, per così dire – che, l’avevo già scritto altre volte, hanno visto in Putin il perfetto referente. O ancora: un amarcord sovietico che ha fatto breccia nelle fasce di popolazione ancora attanagliate dalla nostalgia.
Queste cose, peraltro, le aveva già dette ed analizzate egregiamente la rimpianta Politkovskaya. Per il resto, è pacifico che i problemi siano molto più complicati di quanto sembrano. Dappertutto.
Disse Putin nel 1999: “In questi anni siamo caduti nell’errore di illuderci che non avessimo più nemici. E l’abbiamo pagata duramente”.
Giovanni Paolo, non ti sfiora il pensiero che questa frase paossa avere un fondamento di verità.
Sotto Eltsin, la Russia stava per disintegrarsi, era alla frutta.
Rapinata da una miriade di piccoli-grandi boss appoggiati dalle banche e dalle multinazionali occidentali.
Avevano svenduto tutto, si erano dovuti svendere anche l’oro della riserva per campare (nel 92/93 l’oro scese ai minini per questo motivo).
Putin ha ridato alla Russia il posto che gli spetta. Oggi è la nazione con più riserve di moneta estera dopo la Cina, ed il tenore di vita dei suoi cittadini è molto migliorato rispetto a 10 ani fà.
Trovo il tuo articolo troppo simile a quello vari quotidiani e telegiornali, caro GP, ed io ai mass media italioti non ci credo più. Ci sono troppi interessi in ballo, e troppi soggeti interessati.
Apri il tuo atlante e guarda dove stanno posti come Iraq, Iran, Afganistan, Myammar, Kazachistan… osserva anche la posizione dove ci sono le cosiddette “rivoluzioni colorate”, ormai quasi tutte fallite, e cerca di mettere insieme i pezzi del Risiko mondiale.
C’è una guerra in corso, e non è contro l’islam !
Leo:
“Apri il tuo atlante e guarda dove stanno posti come Iraq, Iran, Afganistan, Myammar, Kazachistan… osserva anche la posizione dove ci sono le cosiddette “rivoluzioni colorate”, ormai quasi tutte fallite, e cerca di mettere insieme i pezzi del Risiko mondiale.”
Concordo pienamente con il tuo punto di vista soprattutto per le famose “rivoluzioni colorate” e “spontanee”. Soprattutto contro il modo buonista ed italiota di fare informazione e contro-informazione!
@JohnPaul
“Io credo che la Russia si sia stretta intorno a Putin per altri motivi, non per una sorta di resistenza ad un fantomatico potere unico. Ad esempio: la terrificante ibridazione statalista-capitalista ha permesso il formarsi di nuove classi sociali – borghesi, per così dire – che, l’avevo già scritto altre volte, hanno visto in Putin il perfetto referente. O ancora: un amarcord sovietico che ha fatto breccia nelle fasce di popolazione ancora attanagliate dalla nostalgia.”
L’avvento delle nuove classi borghesi NON va bene. Statalismo esasperato e sovietico NON va bene. Ma “noi” intellettuali di sinistra (?!?!?!) ci dovremmo anche decidere cosa pensare in materia economica e sociale: perchè in nome dei diritti del liberalismo-liberismo dobbiamo affondare ogni possibile cultura appiattendola al nostro sistema?, crediamo ancora nella favoletta dell’Occidente portatore di valori umani e diritti civili?
Sai qual è la differenza tra la Russia e gli USA-Europa?
E’ che lì un giornalista scomodo lo fanno fuori in maniera “ingenua” e “sovrana”. Nel nostro caro Occidente con la famosa “libertà di parola” si crea un tale chiacchiericcio che chi ha qualcosa da dire: 1) non gli viene dato spazio “reale” (non blog e cose del genere che naufragano nel mare magnum di internet e “non incidono”), 2) se lo trova (lo spazio reale), glielo fanno perdere, 3) fanno in modo che la gente non pensi e anche se sente Luttazzi o Santoro vada a letto con la stessa coscienza di quando si è svegliata: nulla, 4) ma credete ancora alla fandonia che la “parola” in Occidente può ancora fare qualcosa?
Gli “intellettuali” di sinistra sono molto molto confusi…
Anche quelli di destra..
Questo è il paese dei magistrati scomodi trasferiti d’ufficio…
Delle masturbazioni giornalistiche sui delitti passionali…
Io infatti non sono di sinistra.
E non credo che l’Occidente sia portatore di nobili interessi, o almeno non sempre; sulla carta, però, c’è un formalismo giuridico prodromico ad uno sostanziale che in sistemi liberaldemocratici conta sempre qualcosa. Vi segnalo due articoli a riguardo:
Democrazie violate, il silenzio della Realpolitik e Quei diritti universali che nessuno può violare.
> Putin ha ridato alla Russia il posto che gli spetta.
Bel modo di ridarlo: tramite la creazione di uno stato simil-KGB, una forma di stato e di governo abominevole e che sfocia inevitabilmente nell’autoritarismo.
Lascia stare l’economist… la maggior parte dei dei profittatori miliardari del periodo eltiniano sono scappati in Inghilterra ….
E poi non ho detto che Putin sia un democratico, ma non venirmi a dire che il signor doppia W lo sia molto di più anche avendo vinto con il 50,000001% dei voti…..
Guarda, io ormai sono convinto, per dirla con Massimo Fini, che la democrazia sia diventata “un ingegnoso sistema per metterlo nel culo alla gente, e soprattutto alla povera gente, col suo consenso”.
Per il resto, Bush non è di certo un democratico, ma gli Stati Uniti (vedere il rapporto Cia sul nucleare iraniano di qualche giorno fa) hanno un sistema di ingegneria costituzionale ed istituzionale ben bilanciato, cosa che la Russia assolutamente non ha.
Secondo me, se la Russia se ne stava buona il rapporto Cia sarebbe stato mooolto diverso.