Governo: E adesso che si fa? 34


Gli italiani sono andati a votare e si sono ritrovati spaccati in tre.

  1. Quelli incazzati, che intendono raddrizzare i torti della politica a qualsiasi costo, a tamburo battente.
  2. Quelli politicamente corretti e solidali, che speravano di ripartire con un po’ di spesa pubblica e qualche tassa in più. Ma solo a carico dei ricchi.
  3. Quelli politicamente scorretti, ognuno per sé e Dio per tutti, che non vogliono sentir parlare di nuove tasse e son disposti a restare nella merda, se gli promettono che in quel modo risparmieranno qualcosa.

A onor del vero ci sono anche quelli in marcia verso il sol dell’avvenir, ma sono ormai così pochi che sembrano quei giapponesi dimenticati sulle isole del Pacifico, che nessuno gli ha detto che la guerra è finita.

Che si fa, ora?

I tre schieramenti non si annusano. Gli incazzati detestano gli altri due, tanto i corretti, quanto gli scorretti. Sono stanchi, non è facile dargli torto, di affidare la rappresentanza politica ai partiti. Dicono: niente strutture partitiche, democrazia diretta! Ritengono che gli ultimi vent’anni abbiano dimostrato a sufficienza che lo strumento della rappresentanza senza vincolo di mandato non funziona, né potrà mai funzionare.

Per converso, gli altri, quelli che hanno votato PD, o PdL, vedono negli incazzati il pericoloso ritorno della Grande Illusione. L’Idea Ciclica secondo la quale si possono gestire in prima persona anche le cose più complicate, senza dover dipendere dalla professionalità di alcuno, che poi se ne approfitta per mettertelo nel culo. Non è un’idea nuova. Si è già tentato di realizzarla più volte. Gli ultimi due tentativi, in ordine di tempo, sono stati prima i Soviet degli operai e dei lavoratori di San Pietroburgo, poi, mezzo secolo dopo, la Rivoluzione Culturale delle Guardie Rosse di Mao.

In questo momento le strade possibili per chi, come Bersani, debba accollarsi l’onere di provare a formare un governo, sono due. La prima è di provare a mettere insieme le due parti “tradizionali”, quelle che, anche se portatrici di interessi opposti, condividono la stessa idea di democrazia, quella vecchia in uso fin qui: il popolo non governa direttamente, attraverso Grillo e Casaleggio, ma attraverso i suoi rappresentanti eletti senza vincolo di mandato. È evidente che una simile unione porterebbe immediatamente moltissima acqua al mulino del M5S, naturale che sia ben vista da Grillo. Quindi, dovendola fare, è nell’interesse di PD e PdL che duri pochissimo. Lo stretto necessario, un mese dopo la fiducia al governo, per fare una nuova legge elettorale che consenta di tornare a votare con la certezza matematica che non si possano riprodurre le condizioni di ingovernabilità nelle quali ci troviamo oggi. Non è difficile immaginare la legge: un doppio turno alla francese, con o senza elezione diretta del Capo dello Stato, da concordare. Il doppio turno è stato pensato per questo, basta copiarlo. I due partiti che raccolgono i maggiori consensi al primo si sfidano al secondo turno, chi vince governa. Punto. Non c’è posto né per il bluff, né per l’inciucio. Detta così sembrerebbe facile, ma allora perché non l’hanno fatta prima, quando già stavano insieme e hanno avuto tempo un anno? Perché di mezzo c’è Silvio Berlusconi, il quale per sua natura non fa nulla senza un suo tornaconto; tantomeno per lo Stato, del quale non ha assolutamente il senso. Sua Emittenza dovrebbe starsene fuori, non chiedere nulla in cambio. Ma perché dovrebbe farlo ora, dopo aver condotto la campagna elettorale praticamente da solo, raggiungendo un risultato che nessuno immaginava? Perché c’è Grillo, che prima non c’era, a spaventarlo.

L’altra possibilità di governare riposa su un accordo tra PD e M5S.

Si aprono due scenari.

  • Il primo: l’accordo riguarda un solo punto, la legge elettorale. Va benissimo. Potrebbe essere addirittura più facile, non essendoci di mezzo Berlusconi. Posto che a Grillo stia bene.
  • Il secondo: l’accordo riguarda più cose e un arco di tempo indefinito. È l’accordo vagheggiato, per il bene del Paese ma soprattutto di se stessa, dalla parte più ingenua e politicamente vecchia del raggruppamento di Centro Sinistra. È il miraggio delle mosche cocchiere che ronzano incessantemente attorno alla vecchia rozza; della gauche romantica e affabulatoria, un po’ invecchiata, che vede in Grillo la riproposizione giovanile di se stessa. Il risultato sarebbe un governo etero diretto, dove il PD propone e il M5S dispone. Per il PD un suicidio politico: ciò che non va sarebbe colpa sua, ciò che va sarebbe merito del M5S. Alla prossima tornata elettorale il PD sarebbe fuori dai giochi, la partita ristretta al Centro Destra e al Movimento 5 Stelle.

Il Paese potrebbe averne qualche provvedimento utile nell’immediato, ma complessivamente sarebbe condannato a un transitorio agonico indefinito, fin quando Grillo non giudicasse maturo il tempo per recidere il filo.

Se io fossi Bersani, per onestà intellettuale, necessità politica, rispetto del Paese, proporrei all’una parte e all’altra la riforma elettorale. E basta.

Questo Paese ha bisogno di essere messo davanti alle proprie responsabilità. Scelga i propri rappresentanti come gli pare, scelga la forma di democrazia che più gli aggrada. Ma scelga. Gli deve essere sottratta, per il suo stesso bene, la possibilità di dividersi in parti, nessuna delle quali in grado di governare, per il solo gusto di starnazzarci sopra.

Mi parrebbe la cosa migliore, in un momento come questo, per dare al Paese una base solida da cui ripartire.


34 commenti su “Governo: E adesso che si fa?

  • ilBuonPeppe

    “Questo Paese ha bisogno di essere messo davanti alle proprie responsabilità”
    Ma questa situazione non è responsabilità del paese. E’ responsabilità di alcune teste di cazzo che, per il proprio tornaconto personale e di partito, hanno scritto una legge elettorale pazzesca. Ed è responsabilità di altre teste di cazzo che, pensando di trarne anche loro un vantaggio, hanno evitato di modificarla quando ne hanno avuto la possibilità.
    Gli italiani si sono spaccati in tre. E che vuol dire? Perché non avremmo dovuto farlo? Dovevamo votare tutti uguale solo perché così non ci sarebbe stato problema a scegliere un governo?
    Il problema non è che ognuno vota come gli pare (cosa che succede in tutti i paesi democratici), ma che manchi una legge adeguata a gestire tutto questo. E la colpa di tutto questo ha nomi e cognomi ben precisi, quindi evitiamo di prendercela con “gli italiani”.

    • fma

      Cioè, alla fine, dici che bisogna cambiare la legge elettorale.
      E’ esattamente quello che ho detto io.
      Io propongo il doppio turno, in modo che gli italiani debbano scegliere chi governa. E tu?

      • ilBuonPeppe

        Che si debba cambiare la legge elettorale lo sanno anche i muri, e non da oggi. Sul metodo mi sono già espresso per una norma simile a quella dei comuni (quindi a doppio turno) ma altri sistemi possono funzionare altrettanto bene.
        Il punto è che mi dà fastidio sentire dopo ogni elezione cose come “gli italiani sono spaccati”, “le elezioni hanno reso l’Italia ingovernabile”, “i cittadini non sanno scegliere” e altre amenità simili. Tutte cose che servono solo a giustificare chi NON vuole che i cittadini scelgano.

        • fma

          Se non ti va bene spaccati chiamali divisi, di pareri diversi, quel che ti pare a te.
          Quel che mi pare sostanziale è la necessità di una legge che, al secondo turno, metta gli italiani davanti a un aut aut: o questo, o quello.
          Cioè davanti alle proprie responsabilità.

  • Vittorio Mori

    A me la legge elettorale alla francese garba assai. E’ lì che si dovrebbe convergere, ma da quel che si vede i partitoni si vedono nellammerdah, e non so nemmeno fino a che punto, e in che modo, vogliano cambiarla. A questo punto, io credo, si dovrebbe cambiare nomenklatura nel PD – per il PDL basta aspettare che muoia il loro capo, è un “partito” ad personam come pochi – e mediare con i 5stelle.

  • eduardo quercia

    Dunque, il M5S si riduce ad una corrente di “incazzati” (gli arrabbiati di Osborne, più o meno). Secondo me osservi il fenomeno con una severità eccessiva che non ti consente di leggerne, con la consueta acutezza, la complessità. Confido in un’ulteriore riflessione.

    • fma

      Può essere, Eduardo. Tuttavia credo che, in questo momento, il M5S goda di una lettura perfino troppo benevola, per cui, se un vecchio come me la maltratta un pochino contribuisce solo a rimettere la bilancia in pari. 😉
      Aspetto di leggerti domani.

  • GirFalk

    “Gli ultimi due tentativi, in ordine di tempo, sono stati prima i Soviet degli operai e dei lavoratori di San Pietroburgo, poi, mezzo secolo dopo, la Rivoluzione Culturale delle Guardie Rosse di Mao.”
    Non credo siano tentavi ascrivibili al “L’Idea Ciclica secondo la quale si possono gestire in prima persona anche le cose più complicate”. E’ un po’ come quell’uomo che grida al “comunismo” se vede una maglietta rossa. E dove sarebbe l’autogestione in quei tentativi? Nella dittatura? Chiamiamo le cose col loro nome: Cina e Russia non hanno illustrato ne’ l’opinione di Marx ne’ l’opinione del popolo, ma solo quello che gli e’ capitato di riuscire a illustrare.

    • fma

      a) Immagino che tu conosca molto bene sia la storia dei Soviet, sia quella della Rivoluzione Culturale, per arrivare a dire che non furono ascrivibili all’Idea Ciclica… Io mi sono fatto un’idea diversa.
      b) Quell’uomo che grida al “comunismo” se vede una maglietta rossa: chi è, uno che conosci tu?
      c) Chiunque abbia cercato di tradurre in Realtà un’Idea, non solo i Soviet e le Guardie Rosse, ha fatto quel che ha potuto. E’ ovvio. Che altro? Pensi che per M5S sarà diverso? Che faranno più del possibile?
      Se un’Idea si realizzasse al primo Tentativo, oltretutto, non sarebbe neppure un’Idea Ciclica. La ciclicità sottintende infiniti tentativi e fallimenti.

      • GirFalk

        Che c’è, ti sei offeso? 😀
        Io non credo proprio nulla sul M5S, infatti il mio commento voleva evitare l’argomento (se proprio ci tieni a saperlo, la penso come te: legge elettorale e voto, e togliamoci ‘sta spina dal fianco).

        Finora chi ha cercato di tradurre in realtà un’idea mi sembra si sia sempre dimenticato del fatto che la cosa equivale ad una traduzione, cosa che non si fa mai in modo letterale e soprattutto non d’istinto. Se traduco una frase dall’inglese non posso partire a scriverla in italiano con lo stesso ordine che adotta l’inglese.

        Tu hai parlato di “gestione in prima persona”, cosa che non mi sembra sia accaduta nei due esempi portati dopo. Anzi, non mi sembra neanche che lo fosse nelle intenzioni, visti i modi con cui si sono evolute le azioni.
        Io non ci credo nelle rivoluzioni, le cose si fanno un passo alla volta e con cognizione di causa. Per arrivare a una gestione in prima persona non si può partire dai presupposti di questa politica, nè di quella passata. Motivo per cui i tentativi continuano a fallire.

        non è che se non andiamo d’accordo devi per forza tirare fuori frecciatine, eh 😉
        mi tratti come un’idealista o un’esaltata, ma sbagli proprio persona. Anche tu stai tirando fuori il peggio, vedo.

  • Doxaliber

    Volendo ci sarebbe un’altra soluzione. Invece di otto punti che non sono né carne né pesce (vedi a proposito pezzo di CN qui sul sito) il PD potrebbe proporre qualcosa di più sostanzioso, in grado di cambiare davvero l’assetto istituzionale del paese e di dargli una scossa.
    Bersani potrebbe proporre un governo tecnico che faccia, ad esempio:
    – una nuova legge elettorale
    – eliminazione del bicameralismo perfetto (si può fare)
    – incandidabilità per i condannati in via definitiva
    – abolizione delle Provincie
    – abolizione dei piccoli comuni limitrofi
    – riduzione dei costi della politica
    – tagli ai costi del lavoro

    questi come esempi. Si potrebbero anche proporre altre cose dal taglio forte e a cui Grillo non potrebbe dire di no, se non apparendo incoerente agli occhi degli elettori.
    Il problema è che il PD non ha la forza per fare queste proposte e non ha nemmeno la forza di proporre una nuova legge elettorale, infatti negli otto punti di Bersani non c’è.

    Legge elettorale: il doppio turno alla francese non mi convince del tutto. Sono stato un sostenitore del maggioritario, ma i risultati mi hanno deluso. Il sistema maggioritario in Italia non ha impedito l’ascesa politica di personaggi di dubbio spessore e capacità. In un confronto diretto vince spesso chi ha più soldi e mezzi, o chi parla per slogan.
    Quanto alla governabilità, lasciando il premio di maggioranza ed eliminando il bicameralismo perfetto il problema sarebbe risolto all’origine.

    • fma

      Il PD è un gran pezzo che non crede più a se stesso e che si affida, di volta in volta, ai vari Bertinotti, Pecoraro Scanio, Vendola per salvarsi l’anima.
      Mi va bene qualsiasi sistema elettorale, purché costringa gli italiani a una scelta netta: o questo, o quello.
      Che li costringa a riflettere prima di votare. E poi, nel caso, a pagarne le spese insieme agli eletti.
      Da questo punto di vista non capisco come, pur con un’unica camera, il proporzionale possa assicurare questo genere di risultato.

      • Doxaliber

        Che li costringa a riflettere prima di votare. E poi, nel caso, a pagarne le spese insieme agli eletti.
        Da questo punto di vista non capisco come, pur con un’unica camera, il proporzionale possa assicurare questo genere di risultato.

        Non so se abbiano riflettuto oppure no, ma di sicuro gli italiani le loro scelte le hanno fatte. Buone o cattive che siano.
        Il proporzionale con premio di maggioranza, in cui non c’è bicameralismo perfetto, perché ad esempio le camere hanno ruoli e compiti diversi, o comunque ogni legge non può essere modificata e ridiscussa all’infinito dall’altra camera, garantirebbe al vincitore, anche relativo, delle elezioni, di governare e prendere le sue decisioni. Il doppio turno alla francese invece, in sé, non garantisce affatto una maggioranza. Tant’è che anche in Francia è capitato che il Presidente non avesse la maggioranza assoluta in Parlamento. Ma lì vige un sistema di governo diverso dal nostro.

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