Gli Stranieri Non Capiscono – Parte I
14 giugno, 2009 di Heike
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Sabato sono andato a vedere Batman, lo avevo visto in italiano ma sono tornato volentieri a vederlo con mia moglie in lingua originale in un cinema di Shibuya, un quartiere moderno pieno di giovani stravaganti. I film al cinema in Giappone sono tutti in lingua originale, di per se è una bella cosa, se non fosse che i giapponesi lo fanno solo per immergersi in un’atmosfera internazionale che il suono di certe lingue straniere, come soprattutto l’inglese, riesce a trasmetter loro.
In questo paese sono ossessionati dalle lingue, ne studiano duemila ma alla fine non parlano bene neanche la loro che posso garantire essere una lingua semplicissima e piatta come quasi tutte le lingue dell’estremo oriente. Credo che la chiave della stupidità dei giapponesi sia racchiusa proprio nella lingua. Non si sono mai sviluppati pensieri filosofici complessi proprio perché mancano gli strumenti. Mancano le parole ma soprattutto manca la grammatica. Non ci sono articoli, pronomi, coniugazione verbale, singolare e plurale, maschile e femminile, nei verbi esiste solo il tempo presente e passato…..niente futuro, imperfetto ecc. e soprattutto non esistono le parolacce. Molti dei mie studenti si accaniscono su questo punto ma non riescono a capire che “cacca” o “ scemo” non sono delle parolacce. Non riesco a leggere completamente i sottotitoli ma spesso neanche ci provo per la tristezza che ne deriva. Un discorso complesso, fantasioso o semplicemente buffo si appiattisce e spesso ricorrono all’uso di parole inglesi (storpiatissime) come “kiss” o “sex” non presenti nella loro lingua (non esiste l’espressione “fare l’amore”). Un giorno devo farmi forza e noleggiare Pulp fiction per godermi la mitica versione giapponese.
Tornando al cinema, vorrei sfatare l’immagine che di solito le persone hanno di Tokyo. Tokyo non è la metropoli che i più credono, anzi spesso alcuni scorci di città ricordano degli accampamenti nomadi (dicesi anche zingani) e non credo affatto che sia la terza città più vivibile del mondo come ultimamente diceva qualcuno su internet. Immagino che questi tipi ci abbiamo passato al massimo un paio di giorni ma non ovviamente un fine settimana. Si sarebbero accorti in tal caso che i treni non sono solo puntuali ma anche pieni di ubriaconi che hanno lo strano vizio di vomitare un po’ dove capita e su chi capita a tante altre belle cose che scopriremo in futuro. Mamma mia sto divagando come al solito ma sono così tante le cose da dire e tre anni di sofferenze rischiano di esplodere in un post delirante. Dicevo che Tokyo non è tutta questa grande metropoli visto che alla prima di Batman, nel centro che più centro non si può di Tokyo sono andato a finire in un cinema grande quanto la sala di un circolo ARCI con naturale e conseguente delusione….voi che sognate Tokyo ed io che sogno il VISPATHE’.
Nella foto: un ridente angolo di Tokio. Altre foto, sempre a cura di Urakidany, qui.
Non parliamo poi del sistema! Allora, il biglietto è carissimo, 1800 yen circa (fate il conto voi per favore)(1) ma si può comprare una riduzione del biglietto in negozi di solito molto vicini al cinema stesso. Trattasi di vero contorsionismo mentale. Perché complicarsi la vita per questa riduzione così facile da avere e non abbassare direttamente il prezzo? Poi appena comprata la riduzione dobbiamo andare al cinema per cambiarla con il biglietto vero e proprio e mettersi in fila (ebbene sì, ai giapponesi piace molto fare la fila) per aspettare che chiamino il nostro numero, dopodiché possiamo entrare per cercare di rimediare il posto migliore.
Ma dico, non potrebbero assegnarti il posto subito come fanno nei multisala normali?! Arrivati dentro la sala comincia la lotta per trovare due posti, che sia il treno o il cinema è quasi impossibile trovare due posti accanto in quanto i giapponesi rifiutano il contatto con gli altri esseri umani e si siedono sempre alternando un posto vuoto e uno occupato come una scacchiera.
Per non parlare poi delle principesse che mettono accanto a loro la preziosa borsa firmata come fosse una persona e non lo fanno per tenere occupato il posto a qualcuno. Sono quasi sempre soli, vanno al ristorante e al cinema da soli e si stupiscono che noi italiani di solito facciamo queste cose in compagnia. Insomma dopo aver fatto spostare le varie borse per potermi sedere accanto a mia moglie finalmente il film inizia…..e la principessa seduta accanto a noi cambia posto perché non regge lo stress di avere accanto una persona…anzi……un GAIJIN!
Minasan kiwotsukete
Urakidany
Art by Aureole (DeviantArt)
Note- 15 euro circa N.d.R. [↩]
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Punto di vista molto interessante.
Dire che il giappone non ha pensieri filosofici… tralascio.
Ho avuto lo stesso pensiero!
Il buddismo zen, gli insegnamenti confuciani, la filosofia nippo-europea (tetsugaku)…
L’autore dell’articolo sta scherzando o, semplicemente, prendendoci in “giro”!
Luna
L’autore dell’articolo non è Heike (che lo ha originariamente ospitato) ma un suo amico -Urakidany- che vive e lavora in Giappone.
Qui il resto delle cronache dal Sol Levante.
Ho letto delle corrispondenze di Tiziano Terzani dal Giappone ed il punto di vista era lo stesso.
la spiritualità giapponese è un mito occidentale.
Tutto quello che c’è di spirituale in Giappone è importato a parte il taoismo e i suoi otto milioni di dei.
non taoismo, ma shintoismo
Mi esprimo solo per questo articolo, leggerò gli altri in un momento migliore perché da una parte l’ho trovato interessante.
L’articolo espone un punto di vista superficiale, occidentaloide, come se una lingua dovesse avere l’imperfetto o le parolacce per poter esprimere i concetti e sottotitolare un film, i “pensieri filosofici complessi” sono così ridotti ad aforismi con iperboli linguistiche, ed il fatto che in giappone non li abbia trovati (non che non ci siano, perché non è vero) giustifica una presuntuosa inferiorità di un popolo… O forse sono solo io che non sono amante di questo tipo di approccio. “Come sono i giapponesi” per conto mio lo può dire (ma sempre peccando di presunzione) solo un giapponese.
L’autore, informa il diabolico, vive e lavora in Giappone. Se questo è quello che ne pensa (e io ne dubito) allora sta passando davvero un momentaccio
Allora (tanto per avvicinarci ai toni dell’articolo) gli auguro di tornare in Italia, magari a Roma, a un VisPathé o un Warner Village qualsiasi, dove squillano i cellulari a tutte l’ore e la gente commenta ogni scena del film a voce alta dopo che ha smesso di sgranocchiarti i popcorn nell’orecchio.
Ci sono altri blog, di gente Italiana che vive in Jappone
che ha una visione meno “disprezzante” (in uno ad esempio sono una coppia, lui Italiano lei Jappo) e molto più equilibrata, ne segnalo alcuni, per controcanto:
http://www.jappone.com/blog/
http://massa.typepad.com/
http://www.youkosoitalia.net/
http://marukosan.spaces.live.com/
Altri cercateli voi.
Mi dissocio completamente dallo spirito anti jappo (visto il mio spirito otaku) ma non nascondo che chi li scrive ha una vena che mi piace e mi diverte.
Arriviamo qui inquanto ci siamo visti segnalati nel commento da Otis.
In effetti non abbiamo capito se questo post era ironico o no,
si voleva smontare degli stereotipi sul giappone ….come??….
con altri stereotipi…vabbeh…diciamo idea divertente ^_^