Gli F35 per Fare la Guerra a Chi? 13


Si discute molto sull’acquisto degli F-35, ma volano dati poco verificati e come spesso accade la discussione si frammenta e si perde in mille rivoli senza cogliere la questione nel suo quadro d’insieme.

Bisogna prima di tutto partire dalla considerazione per la quale attualmente l’aviazione italiana dispone di un numero di aerei che la pone tranquillamente tra le prima dieci al mondo, pur con tutte le difficoltà nello stilare classifiche del genere.

Poi bisogna considerare che il nostro paese, oltre ai 131 F-35, ha già ordinato 96 Eurofighter (nella foto)e che i due ordini insieme porterebbero a oltre 200 il numero di aerei di ultima e penultima generazione in carico ad aeronautica e marina.

Una dotazione di aerei da combattimento a livello di quella attuale di Israele (con velivoli di generazioni precedenti)  o doppia di quella britannica. Anche la Gran Bretagna ha un programma di riarmo aereo simile al nostro, che la porterà a raddoppiare le macchine di questo tipo a sua disposizione, ma il suo tradizionale livello d’impegno bellico è storicamente molto più elevato di quello dell’Italia, che non ha territori oltremare o Falkland da difendere e non partecipa a tutte le avventure belliche americane.

A cosa ci servono più di 200 velivoli del genere? A niente, a meno d’ipotizzare una guerra totale con un nemico che non esiste.

Oggi come oggi non esiste un solo paese non-alleato ad esclusione della Russia che possa minacciare il nostro paese. Non solo, non esiste un solo paese non-alleato che non possa essere colpito dai nostri aerei nella totale impunità e sicurezza, come ha dimostrato anche la recente guerra in Libia, paese in teoria armatissimo e dotato anche di antiaerea moderna, che però non è stato in grado di abbattere uno solo degli aerei alleati. E la Libia l’abbiamo bombardata con i vecchi Tornado e gli AMX, non esattamente il meglio a nostra disposizione.

Senza considerare che un’eventuale guerra totale contro un nemico che ancora non esiste ci vedrebbe schierati accanto alle altre aviazioni europee e non potrebbe scoppiare prima di un massiccio piano di riarmo da parte di questo ipotetico nemico, che prima dovrebbe sviluppare un’industria aeronautica degna di questo nome e produrre centinaia, se non migliaia di velivoli. Impresa per la quale occorrono comunque parecchi anni e capitali enormi e che non può comunque essere portata a termine inosservata.

Ci sono poi da escludere dal novero di questi ipotetici nemici paesi come Russia e Cina, dai quali ci separa una distanza tale da escludere incontri delle rispettive aviazioni da caccia, che non hanno autonomia sufficiente per accompagnare eventuali squadre di bombardieri a lunga autonomia, che comunque non abbiamo, così come non abbiamo aerei.cisterna in grado di rifornire in volo un numero così alto di velivoli.

Paesi comunque dotati di un deterrente nucleare tale da escludere lo scoppio di confronti convenzionali, che se mai si dovessero verificare non vedrebbero certo questo tipo di aerei tra i protagonisti capaci di fare la differenza, non almeno per quelli che fanno base nel nostro paese.

E si tratta comunque di un esercizio di scuola, perché è chiaro che un conflitto del genere vedrebbe la partecipazione degli Stati Uniti, che  hanno il totale dominio e controllo dei cieli e l’assoluta superiorità aerea e probabilmente si risolverebbe in uno scambio di missili intercontinentali, per fermare i quali gli aerei non servono, altrimenti gli Stati Uniti non starebbero pensando da anni alla costruzione di uno scudo antimissili.

A cosa serva quindi portare la nostra forza aerea da meno di 100 vecchi velivoli a oltre 200 velivoli del genere, non è per niente chiaro e nessuno lo spiega, perché nessuno è in grado di motivarlo in maniera convincente.

A questo bisogna aggiungere che la scelta degli F-35 (foto sotto), in luogo di altri Eurofighter, porterebbe al raddoppio dei programmi d’addestramento e manutenzione, oltre alle considerazioni che ho elencato pochi giorni fa e che proiettano molti dubbi sulle qualità, i costi e la realizzazione del programma F-35, che lo vedono in discussione anche negli stessi Stati Uniti.

Sinteticamente: il costo di ogni singolo velivolo a oggi lievitato da 83 a 150 milioni di euro e previsto alla fine tra i 200 e i 300 milioni, un modernissimo sistema di gestione elettronica integrata che non vedrà la luce prima del 2016 e probabilmente dopo, un ritardo mostruoso sul progetto e la non corrispondenza delle prestazioni dei prototipi alle specifiche.

Il concorrente europeo invece ha un costo certo di 63 milioni di euro a esemplare, quindi 82 millioni di dollari al cambio attuale. L’autonomia degli Eurofighter è di quasi 3800 chilometri per un raggio d’azione di circa 1400, contro gli appena 2200 di un F-35 per un raggio d’azione conseguentemente minore nonostante la sua velocità massima sia di mach 1.7 contro i 2.0 dell’Eurofighter. Tanto da rendere la versione per la marina inutilizzabile per la scarsa autonomia, che costringerebbe le portaerei ad avvicinarsi tanto da finire sotto il tiro dei missili e degli aerei avversari.

Inoltre l’europeo ha una tangenza (altitudine massima alla quale può volare in volo orizzontale e rettilineo) di quasi 20.000 metri contro i 15.000 del F-35 . Prestazioni peggiori e costi maggiori per l’americano, il tutto per ottenere quella invisibilità ai radar che è già in discussione, visto che ormai esistono radar ai quali non sono del tutto invisibili e visto che la schiacciante superiorità aerea del blocco occidentale rende l’invisibilità, vera o presunta, meno rilevante di quanto non fosse quando c’era da ipotizzare missioni in grado di penetrare in profondità lo spazio aereo sovietico.

Ancora meno comprensibile è la decisione di aver ridotto l’ordine di Eurofighter già previsto di 25 unità al momento di approvare quello dei 131 F-35 invece di limitarsi semplicemente a un ordine più modesto degli aerei americani o, alla luce degli ultimi sviluppi della tecnica e della strategia, a rivolgere attenzione e investimenti ai droni, infinitamente meno costosi e molto più versatili ed economici di aerei come gli F-35 e gli stessi Eurofighter. Soprattutto nell’ottica di possibili non-guerre come le recenti che hanno visto impegnato il nostro paese e ai caveat che fino alla guerra in Libia hanno quasi sempre impedito alla nostra aviazione di partecipare ai bombardamenti.

Alla luce di queste considerazioni è abbastanza evidente che il governo dell’epoca ha concluso l’accordo con gli Stati Uniti per motivi più attinenti alla politica che alle reali esigenze strategiche ed economiche del paese, comprando insieme agli aerei la benevolenza di una cancelleria importante in un momento nel quale il governo Berlusconi era già in una clamorosa crisi di credibilità internazionale

La questione quindi non si riduce a discutere il motivo della spesa negli F-35, ma si deve estendere alla spiegazione e giustificazione di un programma d’acquisti che porterà la nostra forza aerea a più che raddoppiare la sua potenza e a portare i suoi costi di gestione a cifre ben più che doppie delle attuali. Una spiegazione che l’ammiraglio Di Paola, nuovo ministro della difesa, forse non azzarda per non compromettere il numero di F-35 a decollo verticale previsti per la marina, anche se proprio questa versione sembra destinata a saltare per volere americano, nell’ottica di una riduzione degli imponenti costi del programma. Tanto più che la marina è già stata protagonista di spese ingiustificate, come quelle per una portaerei che non ci serve a niente e di una nuova classe di fregate, anch’essa priva di avversari plausibili, visto che la supremazia marittima occidentale ricalca quella aerea.

È questa la questione da porre e dibattere pubblicamente, una questione che eccede l’ordine abbastanza avventato degli F-35 e dovrebbe centrare la discussione pubblica sui motivi che spingono il nostro paese a dotarsi di una tale forza aerea, perchè spiegazioni logiche non ce ne sono e allora è facile che a molti vengano in mente tangenti o altre utilità a favore di un numero ristretto di persone, disposte a far pagare alla collettività qualsiasi prezzo per il loro tornaconto.

Una seria discussione pubblica sul nostro modello di difesa e sulla nostra flotta aerea del futuro è l’unico modo serio di affrontare e risolvere il nodo degli F-35, al di là di simpatie di parte o di corpo e al di là di facili banalizzazioni, perché non basta dire che “abbiamo bisogno” di quegli aerei, ma bisogna farlo affrontando il discorso della nostra futura forza aerea organicamente e complessivamente.

Non solo per garantire che le enormi cifre in ballo siano spese con raziocinio, ma anche e soprattutto per evitare d’indebitarci inutilmente. Che è sempre un male, ma che in momenti di crisi rappresenta uno schiaffo a tutti i cittadini, ancora di più se poi alla fine saremo costretti pagare aerei che non serviranno davvero a niente.


13 commenti su “Gli F35 per Fare la Guerra a Chi?

  • Giovanni Volpe

    La documentata e profonda analisi illustrata in questo articolo, è spunto di riflessione per gli addetti ai lavori, ed allo stesso tempo per i semplici cittadini, interessati sìa alla sicurezza del nostro Paese, sìa al fatto che sìano evitati sprechi, scelte sbagliate per determinati fini.

    Buon lavoro

    Giovanni Volpe

    “Il Blog di Giovanni Volpe”
    Blog lavoro.
    http://www.giovannivolpe.it

  • ilpicard

    Leggendo il documento World Air Forces 2010 che voi stessi linkate, non risulta che l’Italia sia tra i primi 10 paesi per dotazione aerea.

    • Comandante Nebbia

      In effetti, nel PDF l’Italia è elencata fra le prime dieci solo per gli elicotteri da combattimento.

      In ogni caso, è significativo osservare che le classifiche elencano quasi esclusivamente paesi con conflitti in corso e forti tensioni con nemici storici.
      Non mi sembra che l’Italia abbia titolo per rientrare in queste due categorie.

      • Davide

        L’articolo a mio modo di vedere è lacunoso sotto molti punti di vista. Partiamo da un primo dato di fatto. Attualmente gli aerei da combattimento in servizio presso l’aeronautica militare italiana e la marina militare italiana non sono 100 come detto. Basta andare sul primo pdf da voi linkato e fare il semplice conto dei velivoli da combattimento ad oggi attivi: AMX, Eurofighter, Tornado IDS, Tornado ECR, F-16A, AV-8B. Contando anche le rispettive versioni da addestramento (poi spiegherò il perchè) si arriva ad un totale di 226 velivoli. Di questi 226, gli F-16 (presi in leasing dagli USA e da restituire), gli AMX, i Tornado e gli AV-8B (da “rottamare”) saranno proprio sostituiti dall’F-35. Sommando il numero di questi velivoli da sostituire si arriva a 178. Cioè 178 aerei vari verranno sostituiti con 131 F-35. C’è quindi una riduzione complessiva di macchine,oltre che una riduzione dei costi di manutenzione proprio per il fatto di non avere più tanti modelli ma uno solamente. Inoltre in quei 131 aerei è inserito anche un certo numero di macchine biposto da addestramento,ragione per la quale nel conto ho inserito anche quelle. Paragonare L’Eurofighter all’F-35 non è corretto, in quanto sono macchine pensate per fare cose diverse.Infatti l’Eurofighter sta sostituendo gli F-104S (che erano 200 esemplari),radiati nel 2004,e non i Tornado o gli AMX e gli AV-8B.Quando i rimpiazzi saranno finiti, tra velivoli di prima linea e addestratori in tutto ci saranno 131+96 = 227 velivoli!

  • Franz

    Complimenti vivissimi per l’articolo

    questa la storia degli F-35 stava diventando l’ennesimo scandalo a comando sui giornali e i social network (basta contare quante volte e’ spuntata di recente sui vari aggiornamenti di FB), ma al momento non ero riuscito a trovare una analisi cosi dettagliata della vicenda.

    Aggiungo che sei stato l’unico che ha messo sul piatto il paragone dell’ F-35 con gli eurofighter (molto pubblicizzati fino a qualche anno fa’) e i droni (altrettanto famosi per motivi, purtroppo, differenti), cosa che al momento non ho letto sulla stampa “ufficiale”.

    Grazie per il tuo post, continua cosi 🙂

  • Dario Carraresi

    La Cina sta passando la versione moderna della prima rivoluzione industriale e, per usare un linguaggio grezzo, andando come le bombe. Ha varato la sua prima PORTAEREI (che non può sicuramente essere stata costruita sbattendo insieme due rocce; richiede conoscenza e tecnologia) per impedire incursioni non desiderate nell'oceano indiano, e si sta ancora modernizzando. Certo, adesso sta arrivando alla ribalta internazionale come una superpotenza economica che probabilmente scalzerà gli USA dal primato.
    In sintesi: fra 30 anni circa saremo nella merda piuù totale.

    • Vortexmind

      La portaerei cinese altro non é che una portaerei russa mai completata che è stata comprata e “finita” dai cinesi. Le prime portaerei di fabbricazione cinese (basate sulla soprastante esperienza) saranno varate non prima del 2015.

  • Marco Marchesin

    Dovreste citare le fonti in questo articolo, aviazione italiana tra le prime dieci al mondo ? senza andare a disturbare le vere potenze andate a cercarvi l'aviazione di Singapore !!Israele ha un numero di velivoli pari al nostro ??? http://www.milaviapress.com/orbat/israel/index.php. L'aviazione della Gran Bretagna ha un numero di velivoli pari a metà dell' italia ?? http://www.raf.mod.uk/equipment/offensive.cfm. I nostri aerei hanno operato in Libia sotto l'egida Nato difficilmente saremmo stati in grado di cavarcela da soli se avessimo dovuto affrontare autonomamente la Libia (nostro confinante) magari non in stato di rivoluzione. La Cina sta effettuando un programma di riarmo senza precedenti compreso la proiezione di forza mediante le porteaerei che significa colpire ovunque nel mondo come gli Stati Uniti, i quali fino a che va tutto bene saranno presenti, in caso di guerra su vasta scala penseranno sicuramente prima agli affari loro e non a quelli di chi per risparmiare vuole andare in guerra con le fionde. Senza andare a cercare scenari apocalittici le forze armate servono a difendere confini e interessi della nazione, se avessimo delle forze armate non dico decenti, ma almeno funzionali alla nazione che aspiriamo ad essere, avremmo potuto intervenire in Albania durante il vuoto di potere postcomunista ed evitare la fine di migliaia di disgraziati sul fondo dell'adriatico. Per fare demagogia a buon mercato, cara ai nostri politici (che porta sempre voti) si tratta la della difesa della nazione come fosse qualcosa che non ci riguarda, poi non lamentatevi se ci abbattono un aereo di linea con un centinaio di persone a bordo e se ne vanno impuniti, abbattendo insieme all'aereo anche quel poco che c'è di coscenza nazionale!! I costi sono realmente lieviutati ma ormai e tardi per tirarsi indietro, le forze armate pianificano come minimo su base decennale, rivedere il tutto alla radice comporterebbe un pauroso vuoto di decenni salvo ripiegare su prodotti di altri e piu scarsi, tagliando definitivamente fuori la nostra industria nazionale dal maggior comparto in assoluto per ricaduta tecnologica (e qui che ci giochiamo il futuro della nazione non sovvenzionando i produttori di scarpe della Basilicata). Consiglio chi ha scritto l'artico di evitare disquisizioni tecniche senza fondamento sui velivoli e lasciarle a chi del settore. Purtroppo la violenza e le guerre esisteranno sempre, di conseguenza esisterà sempre chi produce e soprattutto chi vuole usare armi, salvo un'utopistico accordo mondiale che le bandisca in assoluto. Quindi preferirei essere tra quelli che se vengono aggrediti possono menare. Essere aggrediti non vuol dire solo nella propria terra ma anche nella prorpia cultura e nei propri interessi vitali.

    Marco

    • Gianalessio Ridolfi Pacifici

      da ex militare mi verrebbe di darti ragione senza mezzi termini. nello stesso tempo, mi rendo conto che non bastano un centinaio di caccia per modificare cultura, attitudine alla difesa operativa dei propri interessi, vigliaccheria e mentalità cattobuonista.
      Come 1000 caccia non sarebbero sufficienti a motivare il regio esercito italiano allo stesso livello delle IDF (altro ambiente di cui ho completa cognizione personale)
      Il danaro speso per la difesa in Italia è in parte sprecato non tanto per la qualità dei mezzi, quanto per l'assoluta pozione di subalternità politica e culturale del nostro paese.
      Tu parli dell'albania, quando in Libia non sono stati gli amx e i tornado a funzionare male, ma la totale lateralità della posizione italiana subordinata addirittura ai francesi che per sapere dove sta la libia ci sono dovuti arrivare col tom tom.
      Non sono i caccia a dare coraggio o a mettersi in luce a livello internazionale. Queste commesse hanno un altro fine e tu lo sai meglio di me perché vedo che non sei uno sprovveduto.

    • Marco Marchesin

      Gianalessio Ridolfi Pacifici hai condensato il problema ed e proprio li che volevo arrivare, non sono i 100 caccia il problema ma la mentalità di questo paese.Ci vorrebbe una discussione seria su un programma ormai fuori controllo come budget e con innumerevoli incognite ancora tutte da risolvere ed inoltre sul chi e sul come si devono gestire in tutti i settori della finanza pubblica progetti del genere; invece adesso come non mai lo si sta usando come un pretesto a livello politico per raccogliere consensi elettorali sempre sulla pelle della nazione che molti dimenticano essere noi stessi, leggiti l'articolo f35 sul blog di Di Pietro c'è da restare interdetti, in questi giorni a sentire i vari opinionisti del nulla che imperversano sui media sembra che abbiamo la Grande Armee quando invece abbiamo un budget per la difesa ridicolo in confronto hai nostri presunti pari ed una struttura delle FA a "botte" in perfetto stile italiano, ed essendo arcistufo forse ho usato toni polemici ma ritengo che su questo sito si possa discutere. Io non sono ne un militare ne ho particolari simpatie politiche anzi avrei antipatie diffuse, cerco di ragionare in termini di realpolitik nell'interesse della mia nazione.

    • Gianalessio Ridolfi Pacifici

      Marco Marchesin Qui ci preoccupiamo solo di quello. Io ritengo che qualsiasi pianificazione vada preceduta da una proiezione sul ruolo che può assumere l'Italia. Niente ruolo, niente quattrini sprecato

  • Moreno Fontanas

    La finanza non è una terra di nessuno. Il debito di un paese è una porzione di territorio che può essere occupata da chiunque, anche da potenze straniere, e potrà essere usato in futuro come un'arma "non convenzionale" capace di destabilizzare un governo. Quando in Europa qualcuno parla o sparla, piange o ridacchia dell'Italia, immediatamente si grida all'attentato alla sovranità. Beh, avere un vero Tesoro, abbattere il debito, significa liberarsi, rendersi indipendenti, non essere ricattabili, ed è una forma di difesa. Inoltre, il carattere internazionale delle missioni in cui potremmo in futuro essere impegnati, lascia prefigurare altre forme di "guerra" futura, più orientate verso ruoli di pattugliamento e controllo del territorio, di polizia internazionale, un confronto corpo a corpo, persona contro persona, dove contano più il discernimento e riconoscimento che non la potenza di fuoco. Servirebbero più dei droni, quindi. Tutto ciò non toglie che trascuriamo e amministriamo male la nostra difesa. Siamo in Afghanistan ma abbiamo avuto paura di intervenire in Libia, alle porte di casa. Siamo in Libano ma non difendiamo le nostre navi alle porte dell'Oceano Indiano. Si tratta anche, in qualche modo, di mettere "a fuoco" meglio i nostri obbiettivi.

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