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Gli Edonisti siamo Noi: Suggestioni dai Titoli di Giornale

9 marzo, 2008 - 16:00 di  
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Per impegni di lavoro ultimamente ho un po’ trascurato la lettura dei giornali. Così stamattina, alzatomi di buon’ora, ho cercato di mettermi in pari sfogliando qui e là i principali quotidiani online.

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Ad un certo punto, sarà che non ero ancora completamente sveglio, leggendo un titolo di Repubblica ho avuto un sussulto: “Nella Chiesa troppo edonismo” . Anche il Corriere se ne è uscito con un titolo simile “Edonismo anche nella Chiesa” per dare conto della stessa notizia.

Provate a mettervi nei miei panni. Dai titoli avevo immaginato che dopo quelle (meritorie) dei suoi predecessori, anche Benedetto XVI fosse arrivato ad un’autocritica: quella rivolta agli ecclesiastici di ogni ordine e grado per la loro considerazione dei beni materiali, per i non rari cedimenti ai richiami della carne e per la loro “terrena” indulgenza all’ostentazione di ricchi orpelli che poco hanno a che fare con la fede. Con buona pace, va da sé, degli insegnamenti del Cristo che voleva la Chiesa umile tra gli umili, povera tra i poveri, casta e misericordiosa tra lussuriosi e prepotenti.

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Ma poi, leggendo un estratto più ampio del discorso, mi sono dovuto almeno in parte ricredere. In realtà il messaggio del Papa era nettamente più “alto” di quello che io avessi ritenuto: si rivolgeva alla Chiesa, non già come istituzione ecclesiastica, bensì soprattutto come comunità dei fedeli. E giù a stigmatizzarne la secolarizzazione ed il distacco dalla spiritualità.

Insomma, la Chiesa che sbaglia siamo soprattutto… noi “pecorelle” (anche se c’è un fuggevole accenno pure ai “pastori”). Ma sì, noi sciagurati che diamo peso alle cose del mondo e tralasciamo le cose di Dio, noi spudorati materialisti che ci arrangiamo a vivere trascurando il trascendente a favore dell’immanente, noi superficiali che siamo troppo presi dalla nostra individualità corporale e finiamo per dimenticare lo spirito.

Da parte di Benedetto un’analisi dello stato di fatto, un grido di dolore e un severo e fermo monito. Bene – dico io – e da dove pensano di iniziare le alte gerarchie ecclesiastiche per dare il buon esempio? A me pare di non aver letto nulla al riguardo nel discorso del Papa.

Ma dobbiamo avere fede: sarà per la prossima volta.

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Comments

23 Risposte a “Gli Edonisti siamo Noi: Suggestioni dai Titoli di Giornale”
  1. spes74 scrive:

    Che finale ottimista! ;-)

  2. spes74 scrive:

    Vero, si. Non ci vuole molto ad immaginare che questa prossima volta non esiste :-)
    Dare il buon esempio, almeno su certe cose, non credo sia una loro prerogativa…

    Tutto ok Comandante :D

  3. Alfonso scrive:

    Beh, come espresso altrove, in effetti le mancanze di uomini come noi (anche se amano autodefinirsi ed agire diversamente) non sopperiscono al reale bisogno della gente di tornare a fidarsi un po' del proprio prossimo. Il papa sotto questo punto di vista può solo cercare di predicare bene, dato che a razzolare bene purtroppo non gli riesce a nessuno.

    Secondo me (e dal punto di vista prettamente cattolico) la Chiesa dovremmo essere tutti, "noi" e "loro" senza la distinzione. C'è da capire comunque come un ministro di Cristo sia esposto molto più di altri all'edonismo, avendo egli scelto una vita che si basa sulla condizione di privazione di molti piaceri ed un percorso che lo porterà ad essere si spera una tra le manifestazioni più evidenti del messia.

    Non c'è molto da sperare, il Vaticano non può restare con il calendario all' "anno 34". E non è la fede a dover subire un aggiornamento ma i corpi di chi la porta avanti nei secoli.

  4. F.Maria Arouet scrive:

    “La ‘morte di Dio’ annunciata, nei decenni passati, da tanti intellettuali cede il posto ad uno sterile culto dell’individuo. […] Si rivela quanto mai urgente reagire a simile deriva mediante il richiamo dei valori alti dell’esistenza, che danno senso alla vita e possono appagare l’inquietudine del cuore umano alla ricerca della felicità: la dignità della persona umana e la sua libertà, l’uguaglianza tra tutti gli uomini, il senso della vita e della morte e di ciò che ci attende dopo la conclusione dell’esistenza terrena”.

    Così dice il papa nel suo discorso e a prima vista parrebbe non fare una grinza, mentre a volerla cercare qualche grinza la si trova. E neppure tanto piccola.

    Supponiamo pure di concordare sulla diagnosi, secondo cui la malattia (o una delle malattie) dei nostri giorni starebbe nello “sterile culto dell’individuo”, siamo poi sicuri che un ritorno ai “valori alti dell’esistenza”, tra cui, last but not least, ciò che ci attende “dopo la conclusione dell’esistenza terrena” sia la cura efficace, la barca su cui salpare alla ricerca della felicità?

    Forse che nei secoli scorsi, quando quella era l’unica barca, il memento homo l’unica medicina disponibile negli scaffali delli speziali, l’uomo era più libero, dignitoso, felice?

    Se poi vogliamo parlare della differenza tra il predicare bene e il razzolare male partiamo pure dagli argomenti che porta Fully, ce né d’avanzo.

    E tuttavia resta pure sempre “l’inquietudine del cuore umano alla ricerca della felicità” cui dare una risposta.

    La speranza d’averla, prima o poi, é forse il motivo per cui i cristiani si portano dietro il guscio della loro Chiesa?

  5. @F.Maria Arouet

    molto elegante. complimenti.

  6. Alfonso scrive:

    @F.Maria Arouet
    Concordo col papa sull’effetto “narcotico” della fede in grado di appagare l’inquietudine del cuore umano alla ricerca della felicità. Inquietudine che ritorna devo dire davvero potente nei cuori di chi per un motivo o per un altro abbandona la fede. Comunque la ricerca di un “senso” da allegare alla propria esistenza è certamente da far risalire al fatto che si muore, al fatto di avere un limite temporale che ci impone di dare della nostra vita una “direzione”. Tornare ai valori alti dell’esistenza potrebbe solo darci l’occasione di esplorare la nostra mente in quella direzione invece di riempirla di illusioni. In un suo spettacolo Beppe Grillo dice, tra le altre cose, una cosa simpatica: “da quando abbiamo smesso di credere in Dio crediamo a tutte le puttanate possibili”. Il tuo commento è ben argomentato, ma a parte mettere in contrapposizione l’individuo con il “cosmo” non mi è chiara la tua opinione in merito. Non pensi anche tu che la speranza della felicità sia ciò che comunque ci fa alzare ogni mattina, andare a lavorare, corteggiare, ecc… e tentare di dare al tutto la parvenza di una qualche grammatica?

  7. F.Maria Arouet scrive:

    @comandante
    Ringrazio. Come diceva quella signora a chi si complimentava per il suo abbigliamento: mi son messo la prima cosa che ho trovato.
    @ Alfonso
    Sono un non credente, ma l’argomento della fede mi intriga.
    Rappresenta la risposta che l’uomo s’è dato nel corso dei secoli circa il senso dell’esistenza.
    Personalmente non sono sicuro che un senso debba esserci per forza.
    Quanto alla speranza della felicità non è un una malattia grave. Regredisce spontaneamente con l’età.
    Segnalo un bell’articolo di Scalfari sull’argomento, sul numero di oggi di Repubblica: “Il peccato originale, quando l’uomo ebbe coscienza di sè”

  8. ilBuonPeppe scrive:

    Ennesima occasione per dimostrare (come se ce ne fosse bisogno!) la distanza sempre maggiore che c’è tra la gerarchia vaticana e la chiesa dei fedeli.
    Come pensano questo signori di darci gli strumenti per “appagare l’inquietudine del cuore umano alla ricerca della felicità”? Se aspettiamo a loro stiamo freschi…
    Quanto alla speranza della felicità, sarebbe meglio concentrarsi sulla felicità della speranza; finchè spero di essere felice, vuol dire che felice non sono, e finchè sono infelice faccio un po’ fatica a nutrire delle speranze.
    Io sono felice, quindi spero.

  9. Alfonso scrive:

    @F.Maria Arouet
    pensa che un parroco che conosco mi ha più volte detto che i non credenti NON ESISTONO: esistono quelli che rifiutano e quelli che non applicano ma nessuna delle due tipologie si può chiamare “non credente”.
    Partendo dal fatto quindi (sempre con la mente critica eh) che non puoi essere non credente, si potrebbe discutere circa la questione del “senso” e la definizione dello stesso. Generalmente in questi casi funziona il fatto di “scalare gli eventi”. I microeventi (quando mangiamo, quando dormiamo, quello che facciamo quando ci piace una ragazza e quello che non facciamo noi ma il nostro corpo…) si portano ad una scala più grande ed, ingrandendo le prospettive, mantengono ugualmente un “senso”. Terraformazione a parte, però, nessun altro senso concreto può essere dato all’esistenza delle creature. Non sono riuscito a trovare l’articolo online.
    @ilBuonPeppe:
    A mio parere, hai centrato il punto. Essere felici. La felicità è uno stato, non la conseguenza di un pensiero che ti da’ sicurezza. Vivere felici è il grande dramma, di questi tempi sembra che nessuno abbia questa forza dentro. La religione, una qualsiasi, sfrutta qualcosa che abbiamo già dentro e che in genere non si attiva altrimenti (sembra).

  10. GdA scrive:

    @FMA
    “Primus timor fecit Deos “(Petronio)
    L’uomo ha paura della morte e costruisce gli Dei.

    E se provassimo a distogliere lo sguardo dalle nostre paure per cercare una risposta altrove?
    Nella natura per esempio, luogo di nascita dell’essere.

    “”Perchè c’è l’essere e non il nulla?”
    L’essere è energia.
    Perché c’è l’energia e non la stasi?

    L’energia si trasforma in massa, particolare e unica:
    Un continuo lavoro generativo che avviene da 13,7 miliardi di anni del quale siamo parte anche noi.”

    L’energia è forza.

    Alfonso scrive:”Sembra che nessuno abbia la capacità di vivere felicemente..”
    ..La religione sfrutta qualcosa che abbiamo già dentro..”

    Cosa abbiamo dentro?
    Cosa siamo?
    Energia tendente all’ordine.

    “Molto dell’ordine che osserviamo negli organismi è probabilmente il diretto risultato non della selezione naturale ma dell’ordine naturale su cui la selezione ebbe il privilegio di agire..L’evoluzione è ordine” (Stuart Kauffman -The Origin of Order)

    “Invece di considerare l’evoluzione come il risultato di mutamenti casuali e selezione naturale stiamo cominciando a renderci conto del fatto che il dispiegarsi creativo della vita nella forma di una molteplicità e complessità sempre crescenti è una caratteristica intrinseca di tutti i sistemi viventi..”(Fritjif Capra-La rete della vita-)

    “La vita non prese il sopravvento del globo con la lotta, ma istituendo interrelazioni…”(Lynn Margulis della University of Massachusetts)

    “Se guardiamo dentro il nostro cervello vediamo che prevalgono le ragioni della comunanza: Sono queste a essere premiate dall’evoluzione…” (Giacomo Rizzolati principale protagonista della scoperta neurologica dei “neuroni specchio”)

    A fronte di queste scoperte e affermazioni compare il nome della legge fondamentale della natura: Relazione.

    “La natura ha in sé un principio di ordine relazionale che nella ragione umana trova il suo coronamento come “saggezza solidale”.
    La solidarietà il fondamento universale su cui costruire il senso della giustizia”

    Alfonso in un post precedente (il mio! :) ) invita i cristiani a “rischiare”.
    Un invito da estendere a tutti.
    Rischiare richiede una forza alla quale non so dare che un nome.
    Forza/amore : non c’è differenza.
    “L’ amore è sempre forza, ma forza più intelligente, più ordinata e quindi più stabile per così dire più forte.

    L’amore è la forza più intensa che c’è!”.

    La Forza richiede energia..é energia..

    L’energia è la nostra realtà fondamentale..

    Io al momento sarei giunta a questa conclusione.

    Saludos

    Luna

  11. GdA scrive:

    p.s.:

    Ah! dimenticavo: Per me Dio è Amore!

    p.p.s. :

    Alfonso, la frase pronunciata da Beppe Grillo è di Chersterton:

    “Quando gli uomini non credono più in Dio, non è vero che non credono più in nulla: Credono in tutto!”

    Buonanotte! :)

    L

  12. GdA scrive:

    @Fully

    Carina la tua sottolineatura, ripetere aiuta…
    Per il resto “nulla di nuovo sul fronte clericale”…

    L

  13. Alfonso scrive:

    @GdA/Luna
    permettimi di complimentarmi per il tuo intervento ed anche per l’articolo. Spero di leggerti ancora su questa “piattaforma” e grazie per le delucidazioni. Si vede già che non ti lascerai scoraggiare da alcuni interventi magari un po’ troppo ateo-materialisti.
    Sono abbastanza d’accordo con le belle citazioni che hai riportato.
    La solidarietà, però, come appare anche dai documentari sugli altri “animali”, non è una caratteristica interspecie. Ci sono in natura esseri viventi che si basano sull’egoismo e l’isolamento, ed è indubbio che la solidarietà sia in genere di tipo “familiare”. Una delle tante dimostrazioni è che, ai nostri giorni, non c’è pace per i clan di scimpanzè costantemente in guerra, nonostante all’interno del “branco” siano ottimi genitori.
    Mentre c’è una grande pace, che mi rende lietissimo, tra le ormai famosissime scimmie bonobo, i quali (sembra, a sentire alcuni articoli scientifici) sembrano aver capito tutto: potere alle donne, nessuna guerra tra clan diversi, tutti i bimbi vengono cresciuti da tutte le femmine… a parole, sembra una società invidiabile :) Ok, rientro nel tema.

    Concordo con l’estendere a tutti il mio invito al “rischio”, mi pare di aver specificato che ci sono persone anche non credenti che già vivono la propria vita in totale solidarietà col proprio prossimo.

    Non sono però d’accordo con la questione dell’amore. Benché mòva “il sole e l’altre stelle”, l’amore umano rientra secondo me in una serie di emozioni che contribuiscono alla “varietà” delle specie, altra caratteristica che l’evoluzione identifica come adattabilità e premia. Ma qui mi si consenta di distinguere chi ama da chi ama l’amore. In quanto meccanismo, infatti, l’amore abbisogna di condizioni ed è soggetto a restrizioni.

    Mi si perdoni la frase da cioccolatino, ma riguardo all’amore sono convinto che, anche riguardo la solidarietà, ama davvero solo chi ha bisogno di amore.

  14. F.Maria Arouet scrive:

    @Alfonso
    Il tuo parroco é liberissimo di pensare ciò che gli pare, dopodiché le cose restano quelle che sono.
    @GdA
    Le opinioni sono tante quanti sono gli uomini.
    E gli uomini sono quel sono in larga misura per opera del caso… e della necessità.
    Sono sicuro che se io avessi incontrato Montale prima di Monod, per esempio, sarei stato un altro.
    Così come lo saresti stata tu, se…
    Tralascio le citazioni. Ce n’é per tutti i gusti e per il loro contrario, dunque non servono.
    Preferisco restare alle ipotesi supportate dai fatti, e tra gli evoluzionisti e i creazionisti i fatti stanno dalla parte dei primi.
    Mi sta benissimo la solidarietà, se aiuta a vivere meglio, finché resta dilettantesca (fatta per diletto) e non diventa professione con megastruttura al seguito.
    Lo stesso dicasi per l’amore, pietà verso chi ci é compagno di viaggio, che ne dovrebbe essere il movente.
    Per tutto questo Dio non é necessario. Sto con Petronio: “Primus timor fecit Deos “

  15. GdA scrive:

    @FMA
    Caspita! Sono stata fortunata a non incontrare, per primo, Jack lo Squartatore…che brutta fine avrei fatto (in ogni caso!) :)

    D’accordo nel riconoscere che gli esseri umani veniamo dalla natura, generati da un lungo e complesso processo evolutivo.
    L’evoluzione è un fatto, l’evoluzionismo è una teoria e non credo di sbagliare affermando che, oggi, gli scienziati si stanno interrogando su altre modalità e dinamiche possibili…

    Noi siamo figli dell’universo, emergiamo secondo un processo logico(aumento progressivo dell’ordine) l’universo in noi ottiene il prodotto più raffinato del suo lavoro: Il pensiero che pensa sé stesso..

    Ipotesi interessante…

    Se Dio è necessario o meno lo lasciamo alla nostra libera scelta e intuizione personale…

    “arrileggerti”
    Luna

  16. GdA scrive:

    ops!…che noi esseri umani veniamo dalla natura…

    Per pensiero che pensa sé stesso intendo dire che, attraverso il suo lavoro (energia), l’universo giunge al pensiero: la coscienza di sé..

    L

  17. GdA scrive:

    @Alfonso
    “Ama davvero solo chi ha bisogno d’amore..”

    Cioè?

    @MC :Si potrebbe creare una ” pausa caffè dolce” ed inaugurarla con un articolo di Alfonso a partire proprio dalla sua frase da cioccolatino? :)

    L

  18. Alfonso scrive:

    @F.Maria Arouet
    hai ragione quando dici del mio parroco, citavo la cosa per dire che tipo di pensiero si ha quando si è immersi totalmente in un, chiamiamolo, ambiente. E anche un pochino per introdurre tra le righe il concetto che in termini emozionali la definizione di “non credente” è un po’ come la definizione di “eterosessuale”, cioè tanto sottolineata quanto più le persone si autodefiniscono “omosessuali”.

    Ora… quando penso al caso ed alle necessità che “fanno” gli uomini mi viene in mente che l’ambiente che circonda i viventi è fatto apposta per sopperire a tutte le loro necessità e, se si potesse approfondire l’enormità delle forze in gioco, si vedrebbe quel filo che conduce gli eventi ed i comportamenti e che collega le cose con le cose.

    Tra gli uomini “fatti” di caso e necessità così intrecciati ci sono i cosiddetti cristiani cattolici che predicano l’amore ma non lo praticano verso il prossimo.
    Tra gli uomini fatti sempre di caso e necessità intrecciati ci sono anche i cosiddetti atei che col fatto di non predicare neanche l’amore, praticano l’edonismo.

    E quindi io sono qui a parlare di “caso” ben sapendo che non esiste e di “ordine” ben conoscendo quanto mutevoli siano gli oggetti delle osservazioni, parlare di “dio” sapendo che non esiste e d’altra parte le scritture e tradizioni che compongono la fede cattolica dicono che il rapporto creatura-creatore non ci riguarderà che marginalmente in questa vita…
    Di “amore” per il prossimo s’è già detto che pochi lo praticano…

    … è un cane che si morde la coda. E alla fine le disquisizioni servono a poco. Però hanno contribuito attivamente ad arrivare fino ad oggi. E d’altro canto la “fede nella scienza” empirica del dimostrabile è una fede di tipo ancora più labile, se guardiamo alle teorie create e smentite nel corso per esempio del solo secolo scorso.

    Su una cosa secondo me c’è un punto a favore dei “religiosi”: il fatto che credono che le specie viventi siano figlie di qualcosa e che hanno un compito da assolvere estraneo alla loro vita (quale può essere appunto la terraformazione).
    E purtroppo da qui alla mera superstizione il passo è breve… aaah se è breve…

  19. Alfonso scrive:

    @GdA
    intendevo dire proprio che l’amore si prova e si eroga maggiormente nel momento in cui si ha più bisogno di sentirsi amati. Forse perché inconsciamente il nostro corpo fa esperienza dell’”amor ch’a nullo amato amar perdona”…

  20. F.Maria Arouet scrive:

    Confesso di non aver capito bene la relazione che lega un non credente, un eterosessuale e un sé dicente omosessuale. Ma non mi pare fondamentale.

    Per capire cosa distingue un credente da un non credente ci basta e ci avanza il resto del tuo intervento.

    Dici: “quando penso al caso ed alle necessità che “fanno” gli uomini mi viene in mente che l’ambiente che circonda i viventi è fatto apposta per sopperire a tutte le loro necessità”

    Che vuol dire fatto apposta? Cosa ti fa pensare che la cosa sia andata veramente così, piuttosto che esattamente al contrario? Cioè che i viventi sono come sono perché é ciò che l’ambiente, che li precede nel tempo, gli ha consentito?

    Dici: “ci sono anche i cosiddetti atei che col fatto di non predicare neanche l’amore, praticano l’edonismo.”

    E perché mai gli atei non dovrebbero praticare l’amore? Forse che l’amore é monopolio delle religioni in generale e di quella cattolica apostolica romana in particolare?

    Dici: “E d’altro canto la “fede nella scienza” empirica del dimostrabile è una fede di tipo ancora più labile, se guardiamo alle teorie create e smentite nel corso per esempio del solo secolo scorso.”

    Non si tratta di sostituire la fede in qualcosa con la fede in qualcos’altro, ma di accettarci per quel che siamo, essere e tempo, pensiero che pensa se stesso, come dice Luna, in tutta evidenza insufficente per giungere alla fede senza barare.

    Dici: “Su una cosa secondo me c’è un punto a favore dei “religiosi”: il fatto che credono che le specie viventi siano figlie di qualcosa e che hanno un compito da assolvere”

    Dipende da cosa s’intende per punto a favore.

    Da ragazzo abitavo accanto a una famiglia che viveva nell’indigenza più nera e tuttavia, ogni volta che la incontrava sul pianerottolo, la signora raccontava a mia madre che stavano aspettando un’eredità dall’America. E così mi dicevano i suoi figli, coi quali giocavo. Dovendo vivere in quelle condizioni non si può escludere che l’eredità dall’America potesse essere un efficace placebo. Ma non si può neppure escludere che il credere nell’eredità dall’America gli abbia tolto qualche stimolo che gli sarebbe stato utile a migliorare la propria condizione.

    Ciao.

  21. Alfonso scrive:

    @F.Maria Arouet
    Non c’è relazione tra le definizioni di cui parlavo se non nel fatto che sono definizioni.
    Sono d’accordo con te, senza dubbio noi siamo così perché l’ambiente è fatto così. L’ambiente in se’ dispone di tutto quello che serve agli esseri viventi: un territorio dove nascere, crescere e delle buone occasioni per morire. Ho usato l’immagine che ho in testa dell’ambiente perché ne siamo collegati (e se potessimo elaborarlo direi che lo siamo anche “matematicamente”) e così introdurre la questione del filo che ci collega tutti. Non volevo intendere che l’ambiente è statico e sopperisce come fosse un dispenser a tutti i bisogni dell’individuo. Per esempio, ho sentito (ho letto e non ne sono sicuro ma mi piace crederci) che la frutta, in un passato remotissimo, era immangiabile e che (romanzo un po’ eh) gli alberi abbiano imparato a nascondere i semi dentro frutti sempre più gustosi affinché piacessero alle specie viventi ed utilizzarli così come veicoli per l’inseminazione. Per dire: connessione animali-piante (ambiente), necessità e fabbisogno.
    “Gli atei non predicano l’amore” volevo dire “per il prossimo”. Non lo predicano, che lo pratichino o meno. L’ho scritto con questo semplice susseguirsi di passaggi, non si può riferire a tutti: ateo = niente dio = niente dogmi = niente vita dopo la morte / esiste solo questa vita = vivere l’oggi = edonismo a gogo = niente amore per il prossimo perché ho il mio percorso edonistico.
    Per punto a favore mi sono espresso male: avrei voluto dire un punto a favore nella lotta all’edonismo”.

    Bella, la vicenda di questi tuoi vicini di casa. E sono convinto che sia proprio come hai detto tu: credere nell’eredità dall’America gli ha di fatto tolto stimoli utili per migliorare la propria condizione. Per i bimbi forse può essere stato un buon placebo, fatto sta che i bimbi anche piccoli sono già in grado di capire ed accettare le situazioni della vita. Ma capisco l’ambizione del genitore di non voler dare loro il carico delle proprie scelte e dei propri sbagli. Insomma: che ci credessero i bimbi, tutto sommato è una “comprensibile debolezza” dei genitori; che i loro genitori non facessero nulla nell’attesa dell’eredità un po’ mi turba.

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