Gli Auguri di Nessuno 46


Preferisco non cadere nella trappola mentale di chi crede che le feste siano occasione per sentirsi più vicini, per appianare le divergenze e mostrarsi migliori. Fra pochi giorni anche questo Natale sarà passato e si tornerà a vivere la coazione a ripetere intrisa di menefreghismo verso il prossimo.
Il Mondo ha visto trascorrere migliaia di Natali, Pasque e festività varie. Niente mai è cambiato. L’uomo non è diventato migliore, anzi col tempo, oltre a perfezionarsi nell’uccidere, nel rubare, nell’ingannare e nel dar dimostrazione del proprio egoismo, ha sempre più affinato quella caratteristica che proprio durante talune festività si manifesta con maggior vigore: l’ipocrisia.

E’ vero che sentirsi parte di un clan, partecipare al rito legato alla simbolica nascita, morte o resurrezione di qualcuno possa avere degli effetti collaterali positivi dal punto di vista del prelavaggio, lavaggio e risciacquo della propria coscienza, ma per quanto riguarda me, sentirmi accomunata anche per un solo istante, a chi è artefice, mandante ed esecutore delle schifezze che vengono commesse per bieco interesse ogni giorno dell’anno, non gioverebbe alla mia salute mentale e tanto meno alla mia anima.

Da bambina, anche io vivevo momento delle festività natalizie gioiosamente, ma a poco a poco l’entusiasmo si è smorzato fino a spegnersi. Ciò che ho visto e vissuto mi ha fatto capire che le ricorrenze, le parole di circostanza, i riti ed i mantra non risolvono i problemi e non aiutano la gente. Non si cambia in meglio solo perchè un giorno all’anno ci sentiamo più buoni e più solidali.

da Sueños Lucidos

Non è il primo Natale che vivo…

Forse potrebbe essere l’ultimo, la so, ma perdonatemi la presunzione se affermo una cosa che può sembrare banale: chi si sente davvero vicino al dolore delle persone, lo è sempre. E chi lo è davvero non ha bisogno di una data sul calendario per ricordarselo. Chi invece non lo è, non lo diventera’ certo per via di qualche parola infiocchettata o di un dono fatto più per convenzione che per reale voglia di donare.

I primi, gli auguri, li hanno stampati dentro, indelebili, ma che appartengono a tutti ogni giorno che abbiamo il privilegio di vivere. I secondi potrebbero scriverli anche a lettere d’oro tempestate di diamanti oppure farli cantare da un coro di mille voci bianche, ma non apparterrebbero ad altri se non a loro stessi. Auguri di nessuno che il giorno dopo tornerebbero ad essere rinchiusi nelle cassaforti di chi non donerebbe una briciola di ciò che ha e che farebbe pagare persino l’aria che respiriamo oltre all’acqua che beviamo. Fino al prossimo anno, quando di nuovo suoneranno le stupide note di “Jingle Bells”.


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46 commenti su “Gli Auguri di Nessuno

  • Luciano Ardoino

    hai perfettamente ragione!
    E se vuoi una conferma…prova a sostare nei pressi di un semaforo ad un incrocio qualsiasi della tua città. Ne sentirai delle belle (se così si può dire) anche nel giorno del Santo Natale.
    Luciano Ardoino

  • Oris

    La grettezza della gente (che poi chi è la gente? gli altri?) non significa condannarla a priori.

    Siamo mediocri, aspiriamo al miglioramento, ma siamo fondamentalmente solo dei piccoli, gretti, egoisti, perfino quando facciamo qualcosa per gli altri il moto profondo è pro-se-stessi.

    Io stesso, confesso, quello che faccio per gli altri lo faccio per fuggire dalla mia grettezza, la vedo ben chiara, non ne sono immune, affatto.

    Non credo ai santi, credo solo a persone che hanno scelto di affogare il più possibile i propri istinti negativi sbilanciandosi verso i positivi, il più possibile.

    Questo siamo, faremmo bene ad accettarlo e a volerci bene per quello che siamo.

    Tutto sembrerebbe migliore.

    E forse lo diverrebbe.

    • Luciano Ardoino

      @Oris,
      purtroppo è utopia!
      Non si era così come tu vorresti neanche ai tempi paleolitici e tutto per un pezzo di terreno il più vicino al fiume o per pochi morsi di carne di brontosauro…insperabile che si possa attuare ai tempi nostri.
      Resta però la speranza che si possa migliorare, anche leggermente sarebbe un successo.

    • Chiara di Notte - Klára

      @Oris,

      non significa condannarla a priori.

      Non condanno nessuno Oris. Confesso che ci sono dei momenti in cui vorrei averne il potere, ma ahime’ non ce l’ho.
      Solo che gli auguri m’infastidiscono e spesso, quando me li fanno, sono imbarazzata perche’ vorrei rispondere “fanculo” e rischio di litigare.

      • Oris

        @diabolicoMarco, Le differenze che abbiamo sono più importanti delle cose che ci accomunano.

          • Oris

            @Chiara di Notte – Klára, voti berlusconi?, pensavo che come me disertassi le inutili urne.

          • Oris

            @Chiara di Notte – Klára, lo so, solo che si l’unica bella donna che risponde alle mie attenzioni e quindi non perdo occasione. :*

            Se vuoi inizio con un “Distinta Chiara,” :mrgreen:
            Auguri di buon anno, senza alcuna bontà! (chissà perchè ma nel mio immaginario sei una stra….donna).

            Senza offesa, spero, tanto non rischiavi nulla manco se ti piacevano gli uomini. 🙂

          • Chiara di Notte - Klára

            @Oris,

            tanto non rischiavi nulla manco se ti piacevano gli uomini

            E cosa ti fa credere che non mi piacciano? 🙂

            PS: che significa sta… donna? Non e’ per caso un refuso e volevi scrivere “stro… donna”?

    • La Donna Cannone

      @Oris,
      Nietzsche prima di noi, e chissà chi prima di lui, si è interrogato sui moti che spingono all’altruismo. Il motore è sempre l’ego.
      Ma se i risultati delle azioni sono positivi, e riusciamo ad autosuperarci, che male c’è nello sfuggire così ai propri limiti?
      Dal senso di nullità all’horror vacui, ”dall’ostentazione di bontà” al mecenatismo, dalla solitudine alla pietà…chi più ne ha più ne metta. I ponti verso l’altro son fatti di mattoni svariati, ma l’importante è che ci siano, non credi?

      Ottequi/Boom!
      DC

  • Laura Costantini

    No. Essere consapevoli è giusto, condannarci a priori non lo è. Ovviamente è mia modestissima e personale opinione. Il margine per il cambiamento esiste, sempre. Può accadere a Natale, a Pasqua o in un qualsiasi mercoledì di una qualsiasi settimana. La presa di coscienza (e non sto parlando di fede, di religione, di luci in fondo al tunnel) è possibile per tutti noi. E le note di Jingle Bells non sono stupide, sono allegre.
    Laura

    • Chiara di Notte - Klára

      @Laura Costantini,

      E le note di Jingle Bells non sono stupide, sono allegre.

      Per me sono allegre come il clown triste del circo.

      Comunque che la “presa di coscienza” debba essere “forzata” da una data sul calendario e che ci sia quasi “l’obbligo” di augurarsi tutto il bene del mondo, quando ben sappiamo che fra pochi giorni la gente, una volta messo via l’alberello ed il Gesu’ bambino e l’asinello, tornera’ a comportarsi come sempre, a me mette addosso un senso di squallore e tristezza.

      Che poi il Cardinale Tettamanzi si accorga solo a Natale che sempre piu’ gente e’ scivolata in una condizione d’indigenza e’ addirittura ridicolo. E’ vero che e’ sempre meglio tardi che mai ma teniamo conto che ‘sta gente (tutta a parte certi ordini di frati) invece di mostrarsi in giro vestita con un saio ed i sandali (come dovrebbe essere) vive privilegiata di tutto punto.

      Mi spiace solo per chi ancora vive fra i fumi dell’oppio dei popoli. Il giorno in cui l’oppio terminera’ di fare effetto, sara’ un risveglio assai duro.

      • Adetrax

        @Chiara di Notte – Klára,

        Mi spiace solo per chi ancora vive fra i fumi dell’oppio dei popoli. Il giorno in cui l’oppio terminera’ di fare effetto, sara’ un risveglio assai duro.

        Ahia, questa frase vetero-marxista ecciterà un bel po’ di web crawler.

        Un risveglio duro ?

        Sei troppo buona, dal punto di vista religioso tranquillizzati, l’italiano medio maggiorenne non è esattamente come “capuccetto rosso tutta sola nel bosco”, inoltre, specialmente dopo i 30 anni, ha l’insana abitudine di usare parecchi prodotti contro le “brutte macchie di pudore”.

        Tutto ciò è triste ?

        Razionalmente concordo, comunque visto che le feste concedono qualche ora libera in più e siamo tutti di ampie vedute, dopo il teutonico “Malleus Maleficarum” (a cui aggiungerei gli interessanti dettagli tecnici sull’autodafé), che ne dici di passare alla vita e opere di “Angela da Foligno” ?

      • Laura Costantini

        @Chiara di Notte – Klára,
        Io non ho propriamente detto che la presa di coscienza debba essere forzata da un giorno specifico. Rispondendo a me stai comunque continuando a dire le stesse cose che sono nel tuo commento principale. Segno che sostieni le tue ragioni. Io sostengo le mie e all’oppio dei popoli, personalmente, ho rinunciato dopo la prima comunione. Il mio era un invito a darci una chances, a non crederci tutti dei deficienti/bastardi dentro. Io non la vedo così. Ma rispetto la tua opinione, anche su Jingle Bells:-)

  • Adetrax

    Gli auguri di Nessuno, ma chi è “Nessuno”, Ulisse ? 😉

    Preferisco non cadere nella trappola mentale di chi crede che le feste siano occasione per sentirsi più vicini, per appianare le divergenze e mostrarsi migliori.

    Non è sempre una trappola mentale, le feste prolungate sono spesso un’occasione per riconsiderare certe situazioni (sempre che ci siano le condizioni per farlo).

    Certo, se gli auguri non sono spontanei ma diventano obbligati per non rischiare di passare dalla parte dei “nemici” allora sono d’accordo con la tesi dell’articolo; a dire il vero non ho neanche mai sentito la necessità di affrontare una tale tematica, tanto per sottolineare che certe problematiche non sono necessariamente così comuni come si pensa siano.

    Fino al prossimo anno, quando di nuovo suoneranno le stupide note di “Jingle Bells”

    Non sono tanto stupide, quando meravigliosamente efficienti, visto che sono state espressamente scelte per l’assonanza delle “jingle Bells” con il tintinnio delle monete sonanti degli incassi natalizi e, da quello che si registra, pare che, nonostante il passare del tempo, servano sempre perfettamente allo scopo pro shopping.

    Poi vediamola dal lato dei negozianti, fare acquisti non li salva forse dal fallimento o quantomeno dalla miseria ? Se si allora la frase che a “Natale siamo tutti più buoni” non è necessariamente falsa o ipocrita, a parte la piccola omissione della parolina “clienti” (dopo “tutti”) … benvenuti nel mondo neopagano 🙁

      • Adetrax

        @Luciano Ardoino,

        e chi ha detto che hanno colpe gravi ? I negozianti sono solo il penultimo anello della catena, la mia era solo una mezza battuta ironica sull’intero sistema.

        Buone Feste.

        • Luciano Ardoino

          @Adetrax,
          si, hai ragione ho letto male perchè pensavo ad altre cose.
          Pensavo infatti a Giovanni Falcone e moglie che da circa due anni hanno il figlio ingiustamente imprigionato nelle carceri indiane e mi sono messo nei suoi panni per pochi istanti. Per questa famiglia sarà infatti un natale di m….come quello del figlio. E mentre i nostri cari politici festeggiano indefessi a noi hanno tolto l’inde. Strafregandosene!

  • Salazar

    Sono solo convenzioni: al mattino dici buon giorno, vai a dormire e dici buona notte, a Natale dici auguri. Viviamo di convenzioni, se no non potremmo vivere assieme. Ci sono convenzioni di poco conto come gli auguri di Natale e altre, dette leggi, più complicate, tipo il non entrare in una scuola con un AK-47. Per la prima se non ricambi sei solo un maleducato, per la seconda un assassino, ma ambedue sono solo convenzioni. Non é ipocrisia o mala fede (parlo degli auguri, non dell’AK-47), si fa così, come dire buon giorno o buona sera. Credo che i più non si pongano problemi di sorta, ne la pace nel mondo o le discriminazioni sociali, come non se le fanno quando dicono buona sera: si fanno gli auguri perché é Natale, punto e basta. Una cosa neanche tanto disdicevole augurarsi del bene l’un l’altro, una volta tanto. Può essere falso, può essere ipocrita, ma lo si dice, lo si palesa, e le cose dette sono cose dette, e forse – per un paio di secondi – anche sentite o addirittura sincere.
    Il che può sembrare incredibile per noi animali civili.
    Se poi abbiamo perso di vista il pallino del gioco é un altro problema. Il Natale, come ogni altra cosa ormai ha perso il suo significato: quello che conta non é la festa in se stessa ma i consumi annunciati che ciò stanno intorno. Come una ciambella, il Natale é il buco, ma la ciambella é quello che conta.
    Tutto ormai é così, non più sostanza ma sovrappiù. Mai provato a comprare un cellulare che non fotografa, non canta, suona, balla o traduce in aramaico le canzoni di Petula Clark? Impossibile, e tanto tanto poco figo.
    Sarà poi così osceno volere un telefono che telefoni e basta? O un Natale che non comporti obblighi finanziari.

    • Chiara di Notte - Klára

      @Salazar,

      e le cose dette sono cose dette

      Appunto. E le cose dette, a diffenza di tanti che si basano molto sul blateramento e poco sulle azioni ed i comportamenti, per certe persone come me hanno valore zero. Per cui e’ solo fiato sprecato. Ma anche qui vorrei fare un distinguo: non parlo della semplice frase “auguri” ma di tutto quell’augurare tutto il bene possibile e ricordarsi di certi obblighi solo perche’ le scadenze sono indicate sul calendario.
      Forse dipendera’ dalla diversita’ culturale, e per cultura non voglio significare “esser colti” ma aver ricevuto certi valori e certi insegnamenti, oppure dipendera’ dal fatto che ho ascoltato anche troppe parole vuote in vita mia da esserne nauseata.
      Capisco che sia un mio limite e comprendo chi non condivide questa mia idiosincrasia per le “formalita’” inutili, per le convenzioni che servono solo per far dire a chi le fa “vedi come sono bravo?”, pero’ sinceramente per certe manifestazioni provo fastidio.
      Ed il fastidio e’ ancor piu’ insostenibile se gli auguri, come la buona sera o il buon giorno, vengono fatti da chi so essere ipocrita.
      A tutti gli altri non impedisco di farmeli (se lo desiderano) ma chiedo che accettino la mia scelta di non ricambiare.

      ai provato a comprare un cellulare che non fotografa, non canta, suona, balla o traduce in aramaico le canzoni di Petula Clark?

      Si’.
      Anche perche’ cosi’ su due piedi, e senza Wikipedia, non so neppure chi sia Petula Clark.

      • Salazar

        @Chiara di Notte – Klára

        Parecchio tempo fa ho letto un fondo su non ricordo che musica ne su che rivista, forse Rolling Stone, e il tipo ad un certo punto ironicamente scriveva, più o meno: “se togliamo alcol e droga dalla musica rock rimane solo Petula Clark”. Ecco, Petula Clark é una cantante con qualità (o difetti) rarissime. Anzi, é unica.
        Mentre non sono mai unici i modi di vedere le cose: io non do importanza a cose dette per convenzione, in quanto meccaniche, do importanza a cose dette perché richieste o volute. Tu non lo fai, e probabilmente vedi più e meglio di me, o forse no: a questo punto – come detto – ognuno si tiene il suo modo di vedere le cose, e probabilmente diventa una questione di ottimismo o pessimismo.
        Sinceramente vedo molto pessimismo e sfiducia nel tuo approccio verso quella che nella maggior parte dei casi é solo una formalità generalizzata e banale.
        Che posso dire: auguri Chiara di notte, fra poco é Capodanno, vedi di stare bene, fatti gli auguri da sola, che quelli saranno sicuramente sinceri, e forse lo sono anche i miei.

        • Chiara di Notte - Klára

          @Salazar,

          io non do importanza a cose dette per convenzione, in quanto meccaniche, do importanza a cose dette perché richieste o volute. Tu non lo fai, e probabilmente vedi più e meglio di me, o forse no: a questo punto – come detto – ognuno si tiene il suo modo di vedere le cose, e probabilmente diventa una questione di ottimismo o pessimismo.

          Forse non si tratta solo di ottimismo o di pessimismo. Aristotele definisce il maschile come il genere della forma ed il femminile come quello della sostanza.

          Che posso dire: auguri Chiara di notte, fra poco é Capodanno, vedi di stare bene, fatti gli auguri da sola, che quelli saranno sicuramente sinceri,

          La commiserazione con la quale termini la tua frase e’ fuori luogo. Ti assicuro che si sopravvive benissimo anche senza gli auguri. Soprattutto se sono di circostanza come avviene nel 99% dei casi. Per comprendere il perche’ di questa mia convinzione credo si debba tener conto anche delle mie origini e del contesto culturale e sociale nel quale sono vissuta. E se conosci qualche altra ragazza o donna est europea te lo potra’ confermare. Per quanto riguarda il valore delle parole, esiste una diversita’ fra chi e’ vissuto all’ombra dello stile di vita occidentale (in primis quello americano) e chi e’ vissuto con un’educazione di stampo “sovietico”. Probabilmente se le nostre esperienze fossero invertite tu diresti come me ed io direi come te. Chissa?

          Comunque, a parte cio’, il mio punto di vista e’ che la questione si riconduce ad un’unica domanda: avere o essere?
          Per Erich Fromm, come sai, esistono infatti due modi con i quali l’individuo si rapporta con il mondo: quello dell’avere, caratterizzato dalla forma e dal possesso, e quello dell’essere, caratterizzato dalla sostanza, dall’autenticita e dalla vitalita’.
          Chi privilegia l’avere si basa sull’assioma su “io sono cio’ che ho”, che non trova il suo fondamento solo sul possesso delle cose materiali, ma anche di quelle immateriali come i sentimenti, le convinzioni e, appunto, le abitudini e le convenzioni.
          Secondo il pensiero di Fromm, ed anche secondo il mio, fra auguri fatti in occasione di una qualsiasi festivita’ ed i regali “usa e getta” non esiste una fondamentale differenza. Sono entrambi espansione “quantitativa” del “proprio io” ed e’ su cio’ che si basa e si autoalimenta il consumismo, radicalizzazione sociale dell “avere”: acquisizione, possesso, uso transitorio, eliminazione, nuova acquisizione.

          • Salazar

            @Chiara di Notte – Klára

            Non volevo ne commiserare ne offendere, e se l’ho fatto senza volerlo chiedo scusa. Per davvero, queste erano proprio le due ultime cose che volevo fare.
            Semplicemente sull’argomento “auguri” – come ho detto nel post – non ci incontreremo, nessuno si muove dalle proprie posizioni e quindi é meglio lasciar perdere per non passare da due battute ad una discussione lunghissima e inutile.

            Comunque, a parte il di cui sopra, su tutti gli altri argomenti discussi siamo fondamentalmente d’accordo, secondo me giriamo attorno senza trovarci.
            Anch’io non condivido questo tipo di Natale esclusivamente dell’avere, o meglio del comprare, alla “unbearable necessity of the superfluous”, come diceva Wilde o qualcun altro. Solo non aggiungo i famigerati auguri al famigerato corredo consumistico dell’avere. Tutto qua.

          • Chiara di Notte - Klára

            @Salazar,

            Semplicemente sull’argomento “auguri” – come ho detto nel post – non ci incontreremo […] su tutti gli altri argomenti discussi siamo fondamentalmente d’accordo, secondo me giriamo attorno senza trovarci.

            Cio’ non mi sorprende. Avere ed essere, forma e sostanza, maschile e femminile sono i due poli di un pianeta. Girano con esso ma mai s’incontrano. 🙂

            Non mi sento offesa. Ho cercato solo di darti una spiegazione razionale, e condivisa anche da chi piu’ di me sa rendere chiari i concetti, di quello che e’ il mio sentimento. 🙂

          • Salazar

            @Chiara di Notte – Klára

            Molto orientale: yin e yang, femminile e maschile, destra e sinistra, buio e luce,uniti e opposti in equilibrio dinamico, se scompare uno scompare anche l’altro. Non possono trovarsi perché ruotano assieme e sono già uniti.
            Conosci lo “I Ching”, il libro dei mutamenti?

            Per gli auguri: la spiegazione é stata capita e apprezzata. Non ho detto di non aver capito, ho detto che non condivido.

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