Negli ultimi 15 anni abbiamo assistito a una totale rivoluzione nel modo di accedere e all’informazione. Il web ha consentito ai suoi utenti una forma d’accesso completamente diversa, slegata da supporti fisici, priva di orari prestabiliti, decisamente più economica e meno soggetta a censure di parte. Questo supporto informativo s’è scontrato quasi da subito con due grossi problemi: la frammentazione delle notizie e la loro ridondanza. Le esigenze degli utilizzatori hanno portato alla creazione di punti di raccolta, dapprima semplici motori di ricerca e poi addirittura siti per l’aggregazione delle informazioni comuni. Ve ne sono di ogni sorta ma il più importante è certamente Wikipedia, l’enciclopedia aperta che tutti ben conosciamo.
Vox populi, vox dei. Di giorno in giorno essa va a modificarsi e a comporsi naturalmente e devo ammettere che sta raggiungendo un grado di completezza e di attendibilità davvero interessante, pur con i suoi limiti di obiettività laddove gli argomenti trattati sono passibili di fanatismo (le pagine calcistiche ne sono un esempio triste e lampante). Nel complesso, la sostanza c’è. E per qualcuno sembra sia tale da essere già divenuta scomoda.

Questa la notizia: come già accaduto con i motori di ricerca, dove alcuni governi hanno chiesto e ottenuto di modificare i logaritmi per non dare visibilità a determinate informazioni, è di ieri che Wiki sia stata oggetto di attenzioni particolari da parte di censori già noti per il loro accurato lavoro di controllo delle liberà altrui. Quanto sopra non mi stupisce per nulla, è anzi mia opinione che questa notizia sia decisamente tardiva rispetto all’inizio del controllo stesso. Non di meno la cosa mi preoccupa, vista l’importanza sempre crescente del supporto preso in esame.
La conoscenza sta alla base di ogni evoluzione; senza di essa le circostanze divengono necessariamente immutabili. Chi riesce, vuole o semplicemente può in qualche maniera alterare il nostro diritto a una libera cultura e a una libera informazione, riuscirà, vorrà o semplicemente potrà influenzare i relativi processi di cambiamento.
La libertà cessa nel momento in cui viene considerata un diritto acquisito.
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Tag: cia, controllo, cultura, google, Informazione, libertà, vaticano, wikipedia
serpiko
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5 commenti
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24 Agosto, 2007 a8:56
Pingback da Wikipedia, CIA y Vaticano | Miguel Pena Roma
26 Settembre, 2007 a9:00
Pingback da MenteCritica · L’Oscuro Potere del Tag e il Sovvertimento dell’Ordine nel Logos.
20 Agosto, 2007 a 14:19
Adetrax
In effetti i dettagli degli algoritmi usati dai motori di ricerca come Google sono materiale “top secret” assoluto e non per nulla Google assume personale eterogeneo (dai matematici ai fisici oltre agli informatici ovviamente) per coprire tutte le sue necessita` di ricerca interna.
Dato che spesso, per singole voci cercate, i risultati di una ricerca Google contengono come primi collegamenti quelli alle voci di Wikipedia, c’e` una certa interconnessione fra le due cose.
Per Wikipedia il pericolo e` che si formino delle lobby di censori / correttori che devino leggermente / impercettibilmente dal concetto di NPOV (http://it.wikipedia.org/wiki/NPOV) o che facilitino / giustifichino delle piccole omissioni con motivazioni a sostegno dell’NPOV.
22 Agosto, 2007 a 10:24
VOLTaire
Spero che non arrivino a trovare la formula per controllare tutto il web…
Vi pare possibile?
Con i mililiardi di miliardi di info/secondo credete possano riuscirci?
E che palline…
Sta a vedere che adesso l’unico modo per riuscire a comunicare senza essere spiati sarà la telepatia… Io comincio a far le prove!
Sono sicuro che arriverebbero a Censurare pure quello va ! ! !
22 Agosto, 2007 a 11:48
MenteCritica