Giovani e Consapevolezza

19 marzo, 2007 di Ema.Sto  
Archiviato in Il Futuro è nei Giovani

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fatigue.jpgInnanzitutto grazie per darci la possibilità di esprimere la nostra opinione liberamente. Vorrei riflettere sul futuro dei giovani, partendo dalla mia esperienza. Sono un ragazzo di 27 anni, laureato in Scienze Politiche e catapultato nel mondo del lavoro, dei “grandi“, dal momento in cui ho terminato gli studi. Ho iniziato quindi a trovarmi di fronte tutti quei problemi, che fino ad allora vedevo lontani, che conoscevo solo per averli letti o per averne discusso con qualche amico.
Il primo problema è stato quello del cercare un lavoro. Ho fatto l’idraulico per un po’, mi sono fatto il culo in cantiere dalle 7 del mattino fino a sera per 800-900 euro al mese. Ho deciso però di dare un senso a quello che ho studiato, di cercare un lavoro che mi piacesse. Dopo aver mandato centinaia di curriculum, ho finalmente trovato un lavoro, in un’associazione, nel sociale. Bel lavoro, ma contratto part-time, a progetto, per un anno. Stipendio tra 400 e 500 euro al mese. E tutti mi dicono che sono stato fortunato ad aver trovato un bel lavoro per un anno. Ok…chiamiamola fortuna, anche se il mio pensiero va a dopo questo bell’anno. Ma forse, mi dicono, sono io che pretenderei troppo visti i tempi che corrono. Cerco una sicurezza? Chiedo l’oro.
Il secondo problema è stato quello di trovare una casa. Ok, forse una casa è troppo, meglio una stanza. Prezzi, qui nel ricco Nord-est, dove la gente investe prepotentemente nel mattone e quindi vuole lucrarci nell’affittare , dai 250 euro in su per una singola…a 27 anni posso ancora vivere in una doppia?! E tutti mi dicono che questi sono i prezzi, che così vanno le cose. In sostanza dovrei rassegnarmi ad accettare, oppure rimanere coi genitori.
Quello su cui vorrei riflettere però, è il fatto che tutti coloro che mi hanno detto, che così vanno le cose, che devo accettarle così, che nn mi devo incazzare se ho un lavoro precario che non mi permette di avere una casa, un futuro, sono miei coetanei. Addirittura, molti mi dicono che quasi sono stato baciato dalla fortuna…Come dire, ormai noi giovani alla merda ci siamo abituati e quindi iniziamo a sguazzarci dentro altrimenti affogheremo. Non cercare di venirne fuori, o almeno lottare, ma imparare a sguazzare. Purtroppo, secondo me, è proprio in questo momento, in cui non riusciamo più a renderci conto della pessima situazione in cui viviamo, delle pessime prospettive per il nostro futuro considerandole come “normali”, che arriva la nostra fine. Una fine mentale e sociale, dove precariato e insicurezza sono la normalità.
Dal mio punto di vista è questa mancanza di consapevolezza che ci sta ammazzando. Il fatto di non indignarsi davanti al non riconoscimento di diritti considerati “naturali” da moltissimi anni non significa adeguarsi ai tempi che cambiano, ma scomparire come persone.

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Comments

2 Risposte a “Giovani e Consapevolezza”
  1. kartoshechka scrive:

    Ema.sto., condivido le tue preoccupazioni. Sento le stesse cose. Mi sono trovata nella stessa situazione. Bel contratto a progetto per un anno con la promessa di rinnovo. 400 euro mensili. Le persone intorno che mi dicono “tienitelo stretto quel posto di lavoro, sei fortunatissima”. Ho accettato per iniziare, per imparare… Ma ho preso una decisione: non voglio il rinnovo, voglio passare al contratto vero, a tempo indeterminato, con il 100% di busta paga in tasca. E sono pronta a dire di NO nel caso le mie condizioni non vengano accettate. Non devi permettere a nessuno di annullarti, di farti scomparire come persona come scrivi tu. Ti invito a non mollare, di parlare con altre persone. Sono LORO ad avere torto nel accettare la situazione. Credimi, l’accettare queste cose ti fara’ perdere il rispetto di te stesso. Poi non saprai dire di no anche alle altre situazioni forse ancora piu’ sgradevoli. E questo vuol dire diventare lo schiavo delle persone, schiavo delle situazioni che SEMBRANO irrisolvibili! In bocca al lupo!!!!

  2. Emanuele scrive:

    Consapevolezza. Il concetto chiave che esprimi è ben chiaro: la consapevolezza delle cose è comunque un’arma a doppio taglio, avere il senso sul dominio di una questione ti porta ad incazzarti (e a me succede spesso,sono quasi sempre incazzato) e ad avere comunque la sensazione che la situazione è cosi e basta. In tal senso unire le incazzature e tralasciare la seconda sarebbe l’unica via applicabile. Ma la consapevolezza della questione purtroppo non sono in molti ad averla, quindi tende comunque a prevalere l’accettazione passiva della realtà delle cose…
    che miserie

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