Giornata Mondiale dell’Infanzia: Fregati a Tre anni dalla Pubblicità
20 novembre, 2007 - 14:30 di Comandante Nebbia
Archiviato in Consumo CriticaMente, Il Futuro è nei Giovani
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Ultimamente perdo colpi. Dopo il dentista mi è toccato fare visita all’oculista. La cosa si è conclusa con una ricca prescrizione formato A4 che si è tramutata in 70 eurobyte di colliri e fazzolettini imbevuti da applicare con esasperante cadenza. Non voglio nemmeno immaginare quanto mi costerà l’andrologo in pillole blu, ma questo è un altro discorso.
Quello che ho notato è che solo una cosa era capace di indurre un salvifico silenzio nel caos da girone dantesco: la pubblicità dei giocattoli.

Al primo apparire di Barbie Capadicacchio, Jimmy il robot cazzuto e Mc Queen la macchina che parla, i giovanissimi astanti si giravano verso lo schermo e rimanevano in rapita ammirazione delle prodigiose merci ivi presentate. I loro visi dolci si illuminavano di commovente attesa per l’imminente arrivo del Natale e dei giocattoli che si vedranno recapitare in quella festosa occasione.
Ora la sinistra radicale che legge queste pagine incomincerà a scaldarsi per l’entusiasmo, mentre nel resto dell’arco costituzionale si incominceranno a sussurrare cose di questo tipo: “è diventato un Savonarola, mo vuole rompere le palle anche sui regali ai ragazzini. Manco Natale ci fa passare liscio. Non se ne può più“.
Come il mondo ormai sa, io sono un genio. Un genio perdutamente malato, ma sempre un genio. Il mio obiettivo non è cercare consenso ma scontentare tutti, perché solo in questo modo faccio vedere un pezzo del disegno che può essere sfuggito.
Iniziamo col dire che io ADORO fare regali ai “criaturi”. Altro che fidanzate. Quando si tratta di fare un regalo a un bambino io apro una pratica. Mi studio il carattere, le abitudini, le compagnie. Faccio un vero e proprio ritratto, un’anamnesi familiare. Poi inizio a girare su internet e per negozi e mi arrendo solo quando trovo LUI, l’acquisto perfetto. Qualsiasi cosa sia, un pupazzo, un camion, un gioco da tavolo, l’espressione di gioia di chi riceve il regalo, i suoi occhietti lucidi e lo spasso che c’è a giocare insieme dopo, facendo la vocina da femminiello mentre muovi il pupazzo, per me valgono tutte le notti di fuoco con tutte le principesse del mondo.

Questa è la teoria. Ora vi spiego la pratica. Nella pratica il destinatario già sa esattamente cosa vuole e non si perita di informarvene con congruo anticipo. E questo non sarebbe il peggio, anche se si perde tutto il divertimento di andare per negozi e rompere le balle alle commesse chiedendo di provare i giocattoli e facendo la faccia da fisico quantistico corrucciato quando il giocattolo non piace. Il vero problema è che poi quando si consegna l’oggetto richiesto al bambino, per esempio Mc Queen la macchina che parla, questo rimane come un cazzone (o come una cazzona se la richiesta è stata Barbie Capadicacchio).
Il motivo non sta nel fatto che i bambini d’oggi sono viziati, che hanno tutto e che prima si giocava anche con un pezzo di legno e un pupazzo di stoffa. Queste sono fesserie. Il nome del vero responsabile è questo:
P U B B L I C I T A’
Ci avete fatto caso? Nella pubblicità Mc Queen la macchina che parla, parla veramente. E non solo. Ride, scherza, muove la bocca e gli occhi. Barbie Capadicacchio, invece, guida la macchina, l’elicottero e il sommergibile, oltre ad avere una casa dai colori rivoltanti. Jimmy il robot cazzuto vola pure lui e non solo, spara i razzi dal sedere e si scompone e si ricompone da solo in mille forme diverse.
Certo, mentre i giocattoli fanno tutte queste piroette sullo schermo, compare una scritta tipo quelle dei telefoni erotici che dice “Il giocattolo non è animato. L’animazione è ottenuta con l’utilizzo di tecniche di ripresa“. Bene. Siamo a posto.
A parte il fatto che la scritta è piccola e fuggevole stile 899, a qualche genio è mai venuto in mente che i destinatari della pubblicità probabilmente non sanno leggere?
I genitori sanno leggere, almeno si presume, ma anche se spiegano l’arcano al bambino, pensate che lui sia disposto a credergli? Dopo tutti i “smettila che se no chiamo il baubau” oppure “il gelato te lo compro più tardi“, insomma dopo le decine e decine di promesse e minacce non mantenute dovrebbe credervi quando gli negate una cosa che ha visto con i suoi occhi?
E’ ovvio che quando, fiaccati dalle sue insistenze, cedete e comprate Jimmy il robot cazzuto, appena lui lo prende in mano e si accorge che si tratta di un merdoso pezzo di plastica cinese e che non si muoverebbe da solo nemmeno se lo animasse Ermete Trismegisto in persona, rimanga deluso. E anche se poi Mc Queen la macchina che parla, parla veramente, dice sempre le stesse cose, la bocca non si muove e gli occhi sono due palle nere che ballano in una sfera di plastica trasparente. Non è certamente quell’amichetto fantastico con il quale il bambino si immaginava di passare ore e ore a parlare e a scherzare.

Il fatto è che i bambini non sono in grado di valutare se un prodotto pubblicizzato è plausibile o se si tratta solo di una enorme bufala. Non hanno conoscenze di meccanica, non sanno nulla di elettronica e pensano che quello che si vede in TV sia reale. Come un bel po’ di altri fessi, d’altra parte.
Questo è uno scandalo. Questa gente si mette tra noi e nostri bambini per farsi il loro sporco guadagno. Frodano noi e loro senza ritegno. Il loro profitto viene dalle aspettative e dalla delusione che generano in quello che abbiamo di più caro. A me questa cosa fa veramente schifo. La prima cosa da fare è fare in modo che nelle pubblicità i giocattoli siano animati evidentemente dai bambini come nella realtà e, se fanno dei movimenti autonomi, devono essere quelli, non piroette da acrobati del circo inventate dai pubblicitari.
Se la macchinetta parla, nella pubblicità deve dire una o due delle frasi memorizzate e non interagire con i bambini manco fosse il grillo parlante. Poi bisogna lavorare a scuola. Perché uno può anche fare tutto il possibile a casa, ma poi quando il bambino va a scuola e sente narrare mirabilia di Jimmy il robot cazzuto, lo vuole pure lui perché l’essere diversi è una scoperta che si fa da grandi.
Da piccoli si vuole essere uguali agli altri. A scuola ci vorrebbe un’ora o due di gioco insieme, almeno un paio di volte la settimana, magari il sabato e il lunedì. Non quiz culturali, non recite, ma gioco vero con i giocattoli. Cosi’ uno potrebbe imparare dall’esperienza altrui e se Barbie Capadicazzo è solo un pezzo di plastica, se una ci è cascata, almeno non ci casca anche un’altra.
L’alternativa è quella che tutto continui come adesso e che al liceo arrivino campioni come quelli di cui si parla in questi giorni. Questi poi crescono e diventano gli italiani del domani, quelli che hanno preso la prima fregatura già a tre anni, quando si sono accorti che Jimmy il robot non era affatto cazzuto e si sono visti privare di un loro piccolo sogno solo perché uno sfruttatore di manodopera cinese si è arricchito raccontando bugie ai bambini. Io da uno che parte così mi aspetto che passi la vita a cercare Jimmy il robot cazzuto, magari in un uomo politico, in un dopobarba o in una macchina e che infine passi allo stato gassoso senza essersi accorto che Jimmy il robot cazzuto non esiste.
Cerchiamo di parlare con i nostri bambini. Noi siamo tutto quello in cui loro credono. Non deleghiamo un altro a farlo al posto nostro.
Oggi è la . Vedi anche i nostri articoli sui bambini .
Giornata Mondiale dell’Infanzia: Fregati a Tre anni dalla Pubblicità è di Comandante Nebbia

Estrapolo e commento (di pancia).
-Non è certamente quell’amichetto fantastico con il quale il bambino si immaginava di passare ore e ore a parlare e a scherzare-
E' assurdo che un bambino debba trascorrere del tempo a "parlare e scherzare" con un giocattolo!!
Assurdo pensare che questo possa renderlo felice…
"Fregati a tre anni dalla pubblicità"??
No, fregati a tre anni, anzitutto, dai genitori!!!
Luna
Tutto giusto. Ma non so come impedire alla mia nipotina di nove anni (la do quasi per persa ormai) e a quella di diciotto mesi (su di lei ho piu' speranze) di continuare ad esigere, puntualmente esaudita da genitori e nonni, tonnellate di giocattoli inutili, di Bratz megalocefale, di Winx Enchantix o versione standard, di Barbie capadicacchio ultimo modello. Cerco di farle capire che non ha senso, che le bambole si accumulano inutili e inutilizzate sugli scaffali a prendere polvere. Non mi ascolta, e comincia gia' ad occhieggiare gli ultimi modelli di telefonino, perche' nella sua classe di quarta elementare (quarta!!!) ce l'hanno tutti, con fotocamera, videocamera, mp3 e bluetooth. E mi chiedo dove abbiamo sbagliato, dove stiamo ancora sbagliando perche' dovremmo essere in grado di proteggerli e invece li stiamo consegnando ad un mondo dove ragazzine di 11 anni (solo due piu' di mia nipote) vanno in discoteca al sabato pomeriggio, salgono sui cubi dove si dimenano a caccia di maschietti da trascinarsi in bagno, bevono, fumano, fanno sesso. Cosa abbiamo insegnato loro per convincerli che non hanno una dignita' da difendere? Che quel corpo che costringono in abiti assurdi e assurdamente provocanti e' uno strumento da usare senza alcuno scrupolo?
E' un mondo che mi fa paura. Non per me, ma per loro, per gli adulti che diventeranno.
Laura
bravissimo comandante nebbia. Sei un genio, un vero genio.
Bellissimo articolo. Spero che qualcuno me lo ricordi quando avrò bimbi.
@GdA: evviva l'oratorio! Meglio il calcetto, il cucito ed il ricamo, il flipperino, la visione del film biblico di turno che consente di meditare sulla salvazione dell'anima, la preghierina del pomeriggio, il fioretto con pittura del quadrattino sul calice, ecc. …
Per me la via, lo vedo con mia figlia, sta un po' nel mezzo…cmq ancora non va in discoteca anche se ha qualche anno in più delle ragazzine citate da Laura Costantini…
Buon pomeriggio!
Un caro e fraterno saluto
Quello che dici è vero. E te lo conferma un papà.
Ma la soluzione che proponi è troppo leggera.
Spegnere definitivamente la Tv, buttarla giù dal balcone e passarci su con l'auto.
E vietare tutte le scuole che si piccano di insegnare a giocare. Le scuole calcio in primis. Il gioco del calcio è un gioco, non una materia di studio.
Nel piccolo posto dove vivo c'è la piazza che d'estate è gremita di bambini. Arrivano, dopo cena, ognuno con il suo giocattolo. Lo portano per farlo vedere agli altri, per entrare nel gruppo. Poi arriva il pallone, somiglia ai vecchi super tele, e tuti gli altri giocattoli vengono dimenticati, abbandonati, a volte persi.
Ci chiediamo cosa vogliono i nostri bambini per Natale ??
Un vicolo senza auto, quattro amici, ed un "Santos" di quelli arancioni …. è troppo ?
@Comandante Nebbia: per le pillole blu non ti preoccupare, tanto ti manca la materia prima…
)
ahahahahaha il ritorno di Jimmy il robot cazzuto. Un altro pezzo di storia
@mstatus
° (ma come si fa la linguaccia?)
@Leo
Sicuro che i bambini non scendano in piazza, ognuno con il proprio giocattolo, per suscitare "invidia e ammirazione" piuttosto che "entrare nel gruppo"?
E come gestite, nel tuo paese, la "differenza" tra giocattoli " poveri e costosi"?
spero davvero che sia come tu lo "descrivi"…:)
Luna
@GdA
Forse qualcuno lo fà per suscitare invidia, ma la gran parte è peraoccupata solo di essere accetata.
Le differenze tra giocattoli contano poco quando non sai stoppare la palla…
Non riguarda solo l'advertising dei bambini: anche le pubblicità per gli adulti annegano nella finzione esasperata (basti pensare alle pubblicità di alcolici o vestiti), ed il meccanismo è esattamente lo stesso.
pardon:
preoccupata – accettata
mi sono perso spell-check di firefox
@Valerio
Mi sto chiedendo da un po di mesi:
perché non hanno spento tutti gli incendi dell'ultima estate dando gomme alla menta agli scoiattoli ?
@ leo
conclusione: I "forti" suscitano invidia, i "deboli" desiderano essere "accettati"..siamo punto e a capo.
Tutti "mal guidati" verso falsi modelli!…
Le differenze tra giocattoli contano poco se non sai stoppare la palla….
..e stoppare la palla conta molto se non sai usare l'intelligenza!
Oggi mi sento tanto "rompi"!! ::):)
Luna
Ieri ero con un nipote di 5 anni, li ho chiesto se voleva che andassimo a comprare un giocatolo, mi ha detto che era meglio dargli 10 dollari
Forse i bambini messicani la pensano diversamente
Salutoni
@Miguel
Ci sono anche i bambini risparmiatori, comunque, senza essere invasivi, non e` una cattiva idea verificare come spendono i soldi
Premesso che con i bambini l'unica cosa che (forse) conta e` l'esempio dei piu` grandi o meglio di tutti i piu` grandi (la mancanza di coerenza e di senno e` una serissima minaccia per ogni processo educativo), concordo in pieno con le conclusioni dell'articolo.
Ritengo infatti del tutto inutile esporre bambini, che non hanno sufficienti capacita` di valutazione / giudizio / autocontrollo – ovvero i minori di 7-8 anni, alla visione quotidiana della bieca TV commerciale.
Per la gestione "responsabile" della TV ho combattuto battaglie epiche, stile guerre stellari, ma ovviamente la maggioranza le ho perse per inferiorita` numerica, lontananza e le ben note contrapposizioni italiche al concetto di "regola ragionevole" utile ad evitare possibili problemi.
Come in ogni romanzone epico che si rispetti, a un certo punto, per fortuna, l'esito dei "combattimenti" e` un po` cambiato e precisamente da quando ho cominciato a coinvolgere in maniera piu` creativa le "ex innocenti creature" (ormai novelle teen-ager) svelando loro sprazzi di dura realta`, es.:
- scopo e fine ultimo della pubblicita`;
- funzione dei programmi come contenitori di pubblicita`;
- evidenziazione delle tecniche di persuasione piu` o meno occulta;
- osservazione della postura degli attori, della serie "guarda come leggono" per poter dire due battute in croce;
- cartoni animati: idea base, story board, animazione x soldi: quelli brutti, se li conosci, li eviti;
- effetti negativi dei raggi luminosi TV sul sistema nervoso (nervi ottici, movimenti pupilla, ecc.);
- osservazione di quanto bassa sia la qualita` delle immagini TV (variazioni luminosita` nel tempo, ecc.), da qui la regola: fine TV almeno 6-7 ore prima del sonno (e non tutti i giorni);
- scampagnate di "trash watching", ovvero come si presenta l'immondizia tecnologica (giocattoli inclusi) quando non si usano piu` i meravigliosi oggetti pubblicizzati dai media;
- differenza fra essere e avere;
- il potere e la responsabilita` del consumatore;
- ecc.
Morale della favola: la` fuori ci sono un sacco di cose da fare e da vedere, non vorrete mica accontentarvi delle sole copie a bassa risoluzione !
Caro Leo, purtroppo non colgo la tua metafora; immagino si tratti di una pubblicità, ma il mio unico contatto con il piccolo schermo si limita alle visite alla nonna, dove la scatola ipnotica è perennemente accesa.
Carissimo,
sono rimasto molto contento dopo aver letto il tuo articolo, e continuo a pensare che l'errore piu' grande e' quello dei genitori che dovrebbero opporsi e NON comprare quello che ritengono "ingannevole".
Credo che se veramente ci comportassimo cosi' (come io cerco di comportarmi, anche se il mio bimbo e' ancora piccolo) i produttori non pagherebbero i pubblicitari per fare pubblicita' ingannevole, perche' sono daccordo con te che ai bambini non serve la "scritta in sovraimpressione!".
Pero' sono quelli con il portafoglio in tasca che devono ragionare… gli adulti. I bambini sono sempre "bambini" e grazie a Dio e' ancora cosi'.
Sta a noi proteggerli, anche se qualche frustrazione puo' fare loro bene, anche da piccoli, esagerare probabilmente creera' dei disagi poi analizzati molti anni piu' avanti.
Grazie ancora!
Hermann