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Già, Cos’è una Democrazia ?

20 maggio, 2009 di Comandante Nebbia  
Archiviato in Meccanica delle Cose, latest



Mi spiace contraddire il buon Tenebra nel cui disagio e risentimento mi è fin troppo semplice riconoscere un percorso personale e politico analogo al mio, ma credo che, tecnicamente, una democrazia non sia

un paese dove tutti sono uguali davanti alla legge, dall’ultimo bracciante al capo dello stato

questa la considererei di più un’utopia. La democrazia è, più banalmente e prosaicamente, una forma di governo dove la maggioranza decide.

Attenzione, non ho scritto “governa” o “ha il potere”,  ho detto “decide”. Infatti la differenza, per quanto sottile, è sostanziale. Alla voce “democrazia” di wikipedia, si potrà leggere un’interessante classificazione delle varie forme di democrazia e comprendere meglio, se necessario, il motivo della mia puntualizzazione.

Se poi la maggioranza decida “bene” o “male” questo è genericamente ingiudicabile nella contemporaneità della decisione. Gli Stati Uniti hanno democraticamente conferito un secondo mandato a George Bush, un’elezione priva delle macchie della prima e che ha “democraticamente” deciso tra pace e guerra. E’ stata decisa la cosa giusta? Non lo so e non lo sappiamo ancora. Tocca alla storia determinarlo.

In questo senso, l’Italia è una straordinaria democrazia. Berlusconi è un uomo di una trasparenza cristallina, è esattamente ciò che appare, decisamente più esplicito e semplice delle decine di torbidi figuri che lo hanno preceduto nella guida dei governi del nostro paese.
Egli è, spesso per sua stessa ammissione, un opportunista, una persona che ha sfruttato e sfrutta le pieghe della legge, un evasore fiscale, un individualista. Questo è chiaro ed esplicito a tutti e la maggioranza degli italiani, senza dubbi di brogli elettorali e senza camice nere che sfasciavano e incendiavano le sedi dei partiti di opposizione, nel segreto dell’urna ha scelto lui e, soprattutto, lo approva come uomo.

Ciò che appare esplicito. se solo ci stacchiamo un attimo dal contesto che ci circonda e che, inevitabilmente, rispecchia la nostra formazione politica e culturale, è che l’Italia non è il paese di Tenebra, del Comandante Nebbia, di Fma, del Buon Peppe o, in generale, del lettore tipo di MC. L’Italia è il paese nel quale quelli che apprezzano Berlusconi ed il suo operato sono la maggioranza.

E’ qui, che in un modo o nell’altro, la democrazia trova il suo compimento. Bene o male non tocca a me giudicarlo. A me non piace, ma è un problema mio e di quelli che la pensano come me, non dell’Italia.
Al momento, la situazione è questa. Le strade possibili sono due:

  1. Procedere con la soppressione momentanea della democrazia ad un ribaltamento della situazione che imponga un nuovo regime.
  2. Cercare di diffondere la propria opinione in un’azione continua e paziente di apostolato politico, senza arrabbiarsi troppo per la cecità della gente che si ostina a non vedere ciò che a noi appare evidente.

Confesso che ritengo la prima opzione affascinante, ma a me l’uso della forza fisica non piace più o almeno non come prima, quindi non la prendo in considerazione.
L’alternativa 2, invece, è quella che da un po’ sto cercando di mettere in pratica con MC, cercando pazientemente di superare le difficoltà preventivate e, soprattutto, quelle inattese. Richiede motivazione, fede ed una certa dose di fanatismo.

Purtroppo, perseguire l’opzione 2 è stancante e non è affatto gratificante. Credo di aver seminato molto e di aver curato il mio campo con una dedizione estrema, ma il raccolto sinceramente, non c’è e non ne vedo nemmeno i segni premonitori.

Come ho detto altrove, in questo paese nessuno sa, se sa non capisce, se capisce se ne frega e chi non se ne frega si ritrova da solo.
La consapevolezza sociale e politica di una nazione non sono un dono divino, ma frutto di una volontà e di un lavoro lungo, pesante e spesso noioso. Quante persone che conoscete vedete dedite a questo lavoro? Io nessuna. Nessuna.

Oggi le cose stanno così. Comprenderlo è già un passo avanti.

Una volta che lo si è capito bisognerebbe chiedersi se si è disposti a darsi da fare per cambiare le cose e se si ha la forza di prendere una strada, la 1 o la 2 non importa, dipende dalla propria predisposizione. Il resto, l’indignazione, lo stupore, lo scandalo, non servono, o meglio, servono solo per fare accessi sui blog o vendere libri.

Io, ormai, la mia risposta la conosco. E’ tempo che ciascuno cerchi la sua.

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Comments

27 Risposte a “Già, Cos’è una Democrazia ?”
  1. tenebra scrive:

    La sintesi è necessaria, ma a volte è a scapito della completezza.
    Mi spiego : quello che intendevo dire nel mio posto è che una democrazia è ANCHE un luogo dove la divisione dei poteri ha come conseguenza che tutti siano eguali davanti alla legge; che questa sia un’utopia nell’Italia dell’annus horribilis 2009 è ovvio ma , non dimentichiamolo, è uno degli assi portanti dlla Costituzione che, impavidamente (lei sì ) resiste ai tentativi fatti finora di stravolgerla.
    Sul resto sono perfettamente d’accordo con il Buon Comandante Nebbia : la seconda strada, per quanto impervia, faticosa, incerta è l’unica possibile e dunque è inutile cercarne altre e so bene che lo strumento elettorale , fondamentale per la democrazia ma che non è TUTTA la democrazia, può dare risultati che rafforzano chi la democrazia vuole distruggerla : tutto sommato siamo messi meglio della Germania dell’inizio degli anni ‘30 dove Hitler andò al potere tramite elezioni democratiche e , forse, persino meglio dell’Iran di oggi dove, con il voto, viene sancita l’esistenza di una Repubblica Islamica e della sharia , ma a parte questi esempi non è che siamo messi troppo bene.
    Un’ultima osservazione : è o non è una ferita alla democrazia il fatto che il capo dell’esecutivo possieda o controlli buona parte dei media che fanno opinione? Suppongo di sì, visto che in tutti i paesi occidentali questo connubio (potere politico-media) è proibito per legge.
    Dunque , ricapitolando, Berlusconi è Presidente del Consiglio grazie al voto popolare ma questo non è sufficiente per definire il nostro paese, oggi, una democrazia compiuta.

    • Scusa Tenebra, ho usato un artificio dialettico di contrapposizione per attirare attenzione sul tuo interessante contributo.
      So bene che la tua era una semplificazione, ma ho fatto finta di non accorgermene.

      In quanto alla seconda domanda, utopisticamente, in una nazione dalla consapevolezza politica più consistente la cosa avrebbe meno importanza. Qui, ovviamente, data la pochezza della capacità critica dell’elettorato, la cosa conta molto di più.
      Credo, comunque, che il fenomeno sia ampiamente sfruttato da tutte le parti politiche in gioco, secondo le proprie possibilità.
      In Italia nessuno vuole un elettorato consapevole e questo vale per tutti. Almeno oggi.

  2. Darsch scrive:

    E’ anche vero, però, che uno dei diritti civili di cittadinanza della democrazia è il diritto alla giustizia. Quindi, personalmente, non trovo affatto sbagliato l’accostamento “non siamo affatto tutti uguali” al concetto generale di democrazia.

    • Mi sono spiegato nel commento all’intervento di Tenebra.
      Grazie per l’osservazione.
      Oggi era pianificato il tuo contributo che gli eventi ci hanno costretto a procrastinare. Me ne scuso.

      • Darsch scrive:

        Ma ci mancherebbe, mi rendo perfettamente conto che si devono dare delle priorità e, nel caso del contributo che ho scelto come “esordio”, questa è veramente bassina, quindi non preoccuparti assolutamente! :)

  3. Oris scrive:

    Personalmente ho un parere, forte, dettato dalla esperienza personale.

    La gente non la puoi prendere per il cervello, non puoi raccontargli di valori e etica o rispetto, o dell’importanza della solidarietà ecc… la gente di queste cose si riempie la bocca, di solito più li declama e li promuove, meno li pratica.

    Chi vi dirà che un diritto o una agevolazione è giusto sarà quasi sempre chi ne usufruisce.

    Ognuno guarda il suo.

    Se vuoi che la gente ti segua devi darlgi vantaggi, devi soddisfarne i bisogni primari, la famosa pancia.

    solo quella conta il resto sono chiacchere da salotto di pseudo intellettualoidi tristi e ritriti, spesso convinti di conoscere l’oscibile grazie a una cultura media e tanto tempo per leggere.

    Tristezza.

    Questo per dire che è inutile far notare questo e quello, la massa è una bestia che ragiona di istinto, spesso basso.

    Attenzione, nella massa sono raccolti anche gli pseudo intellettuali di cui sopra, sanno solamente motivare meglio perchè le loro esigenze è giusto che siano soddisfatte, ma agiscono in modo conforme, la pancia comnada anche per loro, alla fine tra la minestra e il libro scelgono la prima.

    Questo a parere mio è il punto: inutile rivolgersi al popolo che vuole lavoro, poter campare e farsi le vacanze, soddisfare i bisogni che gli nascono dagli spot e comprarsi le cose alla moda, oppure fare il contrario per fare l’anticonformista ma comunque con un lavoro che permetta di campare, inutile dicevo, parlargli di doveri, costituzione, conflitto di interessi e cose così.

    Inutile come cercar di far passare la fame di un affamato parlandogli di politica o della filosofia, magari citando qualche filosofo o aforisma celebre…

    ma siccome “Adducere inconveniens non est solvere argumentum” anche questo mio intervento è inutile.

    :D

    • francy68 scrive:

      centra il punto,
      soprattutto per quello che non dice esplicitamente e cioè che la democrazia è faticosa da perseguire, se qualcun altro ci governa -purchè si ricordi di darci il “panem” e i “circenses”- agli italiani sta bene così.

      Esser cittadini è più faticoso che esser sudditi.

      • Giusta la puntualizzazione

        “agli italiani sta bene così”

        credo che sia tempo di confessarci che la nostra nazione non è più quella nella quale molti di noi sarebbero stati orgogliosi di nascere.

  4. albyok scrive:

    Anch’io non sono molto d’accordo sul definire l’equiparità di giudizio di fronte alla legge come un’utopia. Persino in un paese decadente come il nostro, dovrebbe esser almeno assicurato quel diritto, sennò torniamo veramente ai tempi della pietra, dove vinceva chi aveva la clava più grande.

    Riguardo alle soluzioni che proponi, io è un mesetto che sto collaborando con una lista civica del comune in cui abito ( http://www.albertoschiariti.net/pensoscrivo/archives/295 ) e finalmente comincio a vedere di non essere proprio solo nelle mie “battaglie” di sensibilizzazione verso problemi che dovrebbero coinvolgere tutti. Questo non risolverà i mali del mondo, ma ora come ora, mi sembra una delle cose che più avvicina la teoria (quello che scriviamo qui, da altre parti e sui nostri blog), alla pratica (che è la vita di tutti i giorni).

    Comunque penso di percepire molto bene la tua sensazione di non raccogliere niente, ma io son sicuro che prima o poi raccoglieremo qualcosa e se disgraziatamente così non sarà, almeno non finiremo nel girone degli ignavi

  5. Alfonso Tulli scrive:

    Non credo proprio che uno con un’idea (o una serie di idee) possa seminarla, curarla, vedere come si sviluppa, ammirarla crescere e vederla andare lontano. Questo tipo di idea è una cosa di marketing che poco si addice alla vera realtà delle cose. Che sono esattamente come descritte dal post.
    Non vedrai mai i frutti del tuo lavoro, Comandante. Nessuno può. Puoi solo continuare a lavorare nella direzione che più senti tua. Non si può ne’ controllare il modo con cui il tuo messaggio viene recepito, ne’ si può trarre una valutazione su ciò che ha scatenato il tuo messaggio. Mi sa che te lo dissi una volta, molto tempo fa: mentre tu attendi i segni premonitori, lontano da te c’è già un movimento (che magari non rispecchia le tue idee) che è partito da quello che hai scritto qui…

    Non sono d’accordo nemmeno sul concetto “italia di chi”. L’Italia è esattamente il paese di Tenebra, del Comandante Nebbia, di Fma, del Buon Peppe e, in generale, l’Italia è esattamente il paese dove l’internauta va su MC per schiarirsi le idee. Come tutte le creature, facciamo quello che facciamo in parte perché siamo capaci di ottimi principi, in parte perché GUIDATI DALLA CONVENIENZA, con tutto il peso dell’educazione al pregiudizio che abbiamo ricevuto (e che pure quotidianamente cerchiamo di lottare, un po’ come fa il cattolico col peccato; l’importante è ammettere che non sempre ci si riesce e che un prete resta sempre un peccatore come tutti gli altri).

    C’è sempre una TERZA VIA (o qualcosa che fa pesantemente rima con essa) che sappiamo tutti, sui abbiamo tutti dei notevoli pregiudizi, che ci spaventa perché non suona bene.
    Si tratta di abbattere questo tipo di democrazia che ci insulta e basta.
    Si tratta di toglierci dai piedi questo vizio di valutare tutto, come se fossimo dei commercianti ambulanti a dire che questo è più di quello, ma meno di quell’altro, ma meglio di quello prima che però è più di quello che posso fare io.
    Si tratta di abbandonare la politica, di smettere di considerarla, di fare in modo che non faccia notizia; i politici in particolare devono rincorrere i giornalisti e pagarli per farsi riprendere, mentre il giornalista lo ignora e va ad intervistare quelli seduti al bar a giocare a carte.
    Si tratta di accettare il fatto di avere un campo visivo, dentro il quale la nostra mente è largamente attiva, e ci mostra sempre quello che vogliamo vedere.
    Si tratta di cominciare a fare le cose gratis. E questo per il momento solo i bloggers possono permetterselo, con l’informazione.
    Ma anche qui, vedi? si “TRATTA”. C’è sempre questo mercanteggiare che mi serpeggia intorno…

  6. Gunnar scrive:

    Democrazia, val bene un caffè.
    Un mio collaboratore mi apostrofa in malo modo e mi chiede perché io parli bene di un politico (di cui non faccio il nome tanto non è questo il punto). Gli offro un caffé e gli chiedo di ascoltarmi per qualche minuto. Senza interrompermi e senza giudicare. Almeno per un momento.
    Accetta. Non è proprio uno stupido. Andiamo al bar, prendiamo il caffé ed io gli chiedo se crede che la giustizia sia un “bene pubblico”, se crede che “giustizia” sia una parola da difendere e che senza un profondo senso di giustizia non sia possibile attuare alcuna forma di convivenza sociale. Non mi interrompe anche se la faccia sembra voler dire: “so dove vai a a parare”. Proseguo. Gli chiedo se crede che sia opportuno che esista una qualche forma di limite al comportamento delle persone che decidono di coesistere nella stessa comunità. Gli chiedo se ritiene logico e utile che nonostante il proprio indiscutibile desiderio di autoaffermazione si debba tener conto dell’altrui desiderio analogo e se per far ciò si possa cercare una via che soddisfi tutti (o almeno la maggior parte). Gli chiedo se è giusto che in una siffatta struttura sociale ci debba essere un sistema che garantisca la vita dignitosamente per ognuno dei membri che vi appartengono, meglio, che vogliono appartenervi. Egli, ogni volta, anche se con l’aria di chi la sa lunga, alla fine risponde “sì” a tutte le mie domande. Sto in silenzio e quello mi guarda aspettando. Allora gli dico semplicemente di guardare quello che accade ogni giorno intorno a lui e di controllare se coincidono con i suoi si.
    Adesso nonmi resta che aspettare.
    Nn so se è proselitismo politico. Credo che davvero non ci sia molto altro da fare.
    Ma prorpio stare alla finestra a guardare nonmi riesce e capire le ragioni profonde del fatto che agli italiani sta bene così non mi aiuta a vivere meglio.

  7. fma scrive:

    Forse da un lato esiste l’archetipo della democrazia e dall’altro l’insieme delle democrazie possibili.
    Forse l’archetipo della perfetta democrazia presuppone che il popolo e i suoi rappresentanti siano altrettanto perfetti.
    Va bene.
    Ma se non lo sono, che si fa?
    Non so vedere che due soluzioni.
    O si sceglie un’altra forma di governo, per esempio una bella oligarchia, dove i pochi sono anche i migliori, ma può andar bene anche una seria tirannide ove si abbia cura di scegliere un tiranno bene illuminato.
    O si costruisce la democrazia col materiale che si ha.
    Mi rendo conto che può sembrare banale, ma talvolta la banalità é l’unica soluzione, a chi la voglia vedere.
    Forse gli italiani non hanno scelto il signor B. in quanto paradigma delle loro più riposte aspettative, ma semplicemente come il meno peggio, stanchi di sentirsi proporre un mondo che non c’è.
    Forse hanno semplicemente bisogno di qualcuno che gli sappia proporre un progetto che essi siano in grado di costruire.
    Senza che per farlo debbano essere perfettamente onesti, altruisti, disinteressati, coraggiosi, aperti, generosi, colti, intelligenti… blabla, blabla.
    Io credo che se qualcuno non gli verrà incontro continueranno a votare Berlusconi.

  8. Fully scrive:

    Uno dei fondamentali democratici è che governa chi ottiene la maggioranza dei consensi e i voti, come qualcuno disse, si contano, non si pesano.
    Se passasse il prossimo referendum Guzzetta-Segni basterebbe addirittura conquistare un voto in più del partito antagonista per ottenere la maggioranza assoluta.
    Io penso che il processo di formazione della democrazia italiana si sia svolto, nel tempo, in modo da essere sempre corrispondente alle aspettative della maggioranza degli italiani. In altre parole abbiamo la democrazia che ci meritiamo, così com’è ora è fatta su misura per noi italiani.
    Da noi si tollerano fatti ed azioni politiche che altrove sarebbero intollerabili perché NOI italiani (o almeno la maggioranza di noi) siamo fatti in un modo che altri popoli considerano intollerabile.

  9. Oris scrive:

    Scusate, ma quando un italiano viene beccato a fare qualcosa fuori legge, mettiamo tpo a evadere le tasse perchè fa un secondo lavoro, dopo che uscito dal primo che magari lo occupa solo per 6 ore (capisci a me) o quando cerca di avere favoritismi da qualche “conoscenza” pensate che pensi

    1) “Sto facendo qualcosa di dannoso per la società”

    2) “Con tutti questi ladri che comandano che io sono più bischero?”

    3) “Ho da campà”

    4) ” lo fanno tutti”

    5) “una cosa indecente contro ogni etica e senso dello stato, una cosa contro la società civile”

    Vi siete mai chiesti come mai la pressione fiscale sia insostenibile per le PMI?

    Pagare tutti per pagare meno, pagare meno per pagare tutti!

    Oggi stiamo facendo i conti con questo sistema che mangia e non aiuta chi vuole lavorare, si chiede oneri e doveri da europa con infrastrutture e burocrazia -stato da terzo mondo.

    E la politica?

    Dov’è?

    Voi la vedete?

    MI definite “politica”?

    La democrazia inoltre sarà il sistema migliore possibile, ma non sarà MAI il sistema giusto per eccellenza, perchè non tutti sono consapevoli dei diritti, dei doveri, e sopratutto non sono consapevoli di ciò che votano, sia a dx a sx in centro e didietro.

    Una massa enorme, un numero enorme di persone vota di pancia, si muove di pancia… mi fanno ridere quelli che parlano delle verie dimostrazioni che abbiamo avuto e parlano di consapevolezza dei partecipanti, una misera parte di questi si muove per i motivi “alti” il resto agisce in nome di principi terraterra, es. “tempo pieno nelle scuole = no baby sitter” altro che qualità dell’nsegnamento ad esempio… tutta pancia!

    Posto di lavoro che posso perdere, non impegno sociale per avere una società giusta.

    Stipendio che mi devi alzare, altro che movimento pro qualcosa…

    PAncia.

    Berlusconi lo sa, la sa chiamare, sa quali segnali dare a questa pancia…

    Gi altri devono imparare che la gente non vuole sentire “il berlusca è così è cosà ecc.” la gente vuole risposte ai suoi bisogni di PANCIA.

    Cominciare a soddisfare quelli, non con proclami e programmi da un milione di posti di lavoro in cinque anni (avete letto il programma del PD?) e altre cappellate belle e sognanti.

    A breve si vedrà l’entità della crisi sui posti di lavoro.

    Tccherà anche gli statali questa crisi, signori, nessuno è al sicuro.

    Ora che siamo tutti nella merda, vediamo se ci nasce almeno stavolta un po di vero spirito di collaborazione.

    Ma conoscendo gli italiani, proveremo a vendere carta igenica piuttosto che spalarla via.

  10. Heeledjim scrive:

    Come si possono controllare le masse nei sistemi moderni chiamati “democratici”, dove i cittadini possono esprimersi liberamente con il voto?

    Molti sanno che la televisione influenza le persone, ma quanti sanno in che modo lo fa? Spesso sento dire “La televisione in Italia è spazzatura”, oppure “gli italiani sono dei superficiali”, ma cosa c’è dietro? Conosciamo il reale significato di ciò che ci viene proposto?

    Per chi fosse interessato questo è il mio articolo…

    http://eccocosavedo.blogspot.com/2009/05/come-controllare-le-masse-1introduzione.html

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