Germania, Sedimenti nella Memoria 48


Mi accingo a scrivere un pezzo difficile. Armato della mia sola profonda ignoranza, forse non dovrei neanche sognarmi di affrontare tematiche così enormi. Ma è un mio vecchio pallino che dietro alle cose evidenti ce ne siano altre celate.
E’ in corso da giorni un dibattito su questo sito in merito alla crisi evidente del nostro Paese e se questa crisi in qualche misura è provocata dai comportamenti e dai soprusi della nazione dominante europea, la Germania.
Vorrei analizzare la cosa da un punto di vista poco trattato: le relazioni, per così dire, profonde tra gli Italiani ed i Tedeschi.
Faccio riferimento ovviamente alla mia generazione e quelle strettamente vicine…i nonni…i padri. Generazione nata nel mezzo degli anni ‘50 del secolo scorso, con una breve escursione nella generazione dei nostri figli.

Per quanto io mi possa ricordare, fin da piccolissimo, pur non crescendo in una famiglia di sinistra, gli aneddoti ed i racconti familiari mi hanno sempre raffigurato il tedesco come un popolo nemico, ostile, che ci ha inflitto “infiniti lutti” con una ferocia descritta come fine a se stessa.
Ricordo perfettamente mio padre che mi raccontava, per avervi assistito di persona, il maciullamento di suoi compaesani (civili) a cui i tedeschi, o forse dovrei dire i nazisti, erano passati sopra con i carriarmati. Da vivi.
E le fucilazioni di appartenenti alla mia famiglia, dopo i rastrellamenti notturni.
Inoltre chiunque abbia la mia età ricorda il profluvio di film ai quali abbiamo assistito da ragazzini, ancora in bianco e nero, compresi alcuni capolavori, dove il tedesco era efferato e fucilava i buoni e gli innocenti.
L’eroismo di gran parte della Resistenza rappresentato dal cinema aveva come contraltare la sottile cattiveria dei tedeschi e la laidità dei fascisti come comprimari.
Tutto questo si è lentamente sedimentato nella coscienza profonda di milioni di persone?
Ricordo poi da adolescente che provavo una rabbia profonda ed un senso intollerabile di ingiustizia quando vedevo la famosa foto, tra le altre, dell’ufficiale nazista che colpiva un ebreo umile e piegato, completamente indifeso di fronte ad una forza soverchiante che lo circondava.
Quel colpo di frustino sottile, insopportabilmente superiore, disgustosamente “aristocratico”, a completamento della divisa elegante, ha forgiato buona parte del mio senso di giustizia.
Nessuno penso può negare che famose partite di calcio degli anni ’60 e ’70 (e forse anche dopo), avevano un retrogusto poco sportivo.

Eppure, alcuni anni dopo, ho visitato la Germania senza timore, anzi meravigliato di quanto cosmopolita fosse nei tardi ‘70 , di quanto fossero gentili i Tedeschi e dell’ottima padronanza della lingua inglese tra le persone qualunque, che non lesinavano informazioni cortesi.

Nei decenni successivi, la presenza della Germania, detto senza alcuna valenza negativa (e vorrei ben vedere!), nella mia vita è passata ad essere un rumore di fondo. Un rumore di fondo però interrotto dalla grande ammirazione per il cinema tedesco, per buona parte della sua musica classica, per cose della sua filosofia che foravano il velo della mia ignoranza. Per la capacità tecnica e la qualità dei suoi prodotti, che ho avuto innumerevoli occasioni di installare anche se io ed i colleghi italiani dicevamo come sfottò che cercavano sempre la via più complicata per ottenere un risultato. Ma quel risultato c’era e la gente diceva “tedesco” come sinonimo di qualità e fiducia.
Ho avuto anche una fidanzata tedesca, ma è durato poco perché secondo lei, sprecavo troppa marmellata sul pane a colazione.
Eppure, della donne tedesche mi sono fatto una idea di donne non superficiali, poco loquaci ed intelligenti, analitiche e contente della nostra cavalleria mediterranea.

Quando, qualche lustro fa, sono diventato grande e padre, proprio a ridosso dell’euro, la Germania ha ricominciato a fare capolino nella mia vita e, credo, in quella di tutti noi. Ma si era scavata nel mio inconscio una reputazione di fiducia e di ammirazione.
Sempre da ignorante avevo percepito il suo ruolo di leader e per questo quando i miei figli dovettero scegliere una seconda lingua, non ebbi dubbi a suggerire loro di studiare tedesco, perché vi vedevo il futuro dell’Europa e quindi il loro.

Nel frattempo altri episodi si sono sedimentati nella mia coscienza.
Ho avuto la fortuna, per motivi di lavoro, di conoscere alcune personalità ebraiche di rilievo della cultura della mia città.
E prima o poi scappava l’aneddoto di vita vissuta sul rapporto con i Tedeschi.
Ed ecco il Professore amatissimo da generazioni di studenti, che mi ha raccontato della sua prigionia in campo di concentramento e del suo sospetto di avere avuto salva la vita per la ammirazione che era riuscito a suscitare nell’ufficiale tedesco perché, incaricato del compito quasi impossibile di mettere ordine nel cumulo di scarpe sottratte ai morti, oltre ad averle ordinate, aveva recuperato e raddrizzato i chiodi di quelle spaiate.
E una grande autrice letteraria della mia città, erede di una straordinaria stirpe industriale nota in tutto il mondo, oltre a manifestare una profonda comprensione della cultura germanica dovuta credo alla quasi “madrelingua” tedesca, racconta spesso dell’episodio accaduto alla sua famiglia.
Espropriata la residenza signorile per fare posto al Comando Germanico, l’ufficiale comandante si accorse che in una fotografia incorniciata, il padre della autrice ed egli stesso erano raffigurati in quanto compagni di studio in Medicina a Vienna.
Questo fatto fece prendere l’impegno al comandante di restituire la abitazione integra e completa del suo intero contenuto.

Ed ancora, tornando ai soldati dell’Esercito Italiano in quell’autunno del ’43 che da piccolino sentivo citato come “il voltafaccia”, ecco la testimonianza di un lucidissimo, antifascista, uomo di centro, ex soldato in Albania.
A causa del “tradimento” molti ufficiali italiani vennero fucilati.
Un gruppo di ufficiali fatto prigioniero dai Tedeschi, aveva cercato di dissimulare la propria appartenenza all’Esercito, non per codardia, ma per umano istinto di sopravvivenza.
Uno in particolare, aveva indossato l’abito di un prete trovato chissà dove. Quando furono interrogati, agli altri venne chiesto se davvero il loro compagno fosse prete. Tutti confermarono di sì, e qui cade il sospetto di codardia, ben sapendo di morire ma di salvare la vita di quell’unico al quale affidarono gli ultimi messaggi per le loro famiglie.
Nello stesso gruppo, un altro ufficiale italiano dichiarò di essere in forza alla Dogana. Era vero, ma quel particolare gli salvò la vita perché per i Tedeschi la Dogana era un corpo civile.
Emerge quindi una connotazione del popolo tedesco che può essere descritta come rigido rispetto delle regole od anche profonda onestà, e chissà quanti ben più colti storici sono in possesso di migliori e più profondi argomenti su questo punto.
Finisco con un episodio che fa riflettere e probabilmente arrabbiare.
Alla fine, questi poveri giovani soldati italiani nemmeno ventenni, vennero portati in Campania da prigionieri.
A loro toccava un misero pasto giornaliero di riso bollito che veniva distribuito sotto la supervisione di un sottufficiale italiano.
Il furbo sottufficiale distribuiva la parte superiore della ”minestra”, composta perlopiù da acqua ed amido, rivendendo poi la sera il “fisso” che si era depositato sul fondo, ai suoi stessi soldati.
Stanchi ed indeboliti i soldati si rivolsero al Comandante tedesco per chiedere giustizia.
Poco mancò che il sottufficiale italiano venisse fucilato.

 

Di Django
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48 commenti su “Germania, Sedimenti nella Memoria

  • bezzicante

    Caro Django è un pezzo bellissimo. Veramente. Se ne capisco bene il senso (che tu lasci all’interpretazione del lettore) direi che non c’è ragione di odiare un popolo (in questo caso i tedeschi) per caratteristiche del carattere nazionale diverse dalle nostre, sia perché si trovano altre caratteristiche positive e ammirevoli che bilanciano, sia perché noi stessi non siamo esenti da colpe caratteriali anche gravi. Io almeno colgo questo senso e lo condivido in pieno. Piacendomi leggere letteratura, ho trovato in opere famose del ‘700 e dell’800 descrizioni dei tedeschi, degli italiani e di altri popoli già afflitti da quegli stessi difetti che riteniamo essere ormai stereotipi generalizzanti e che invece, probabilmente, sono parte di una tradizione storica, di una cultura locale…
    Io ho viaggiato un po’, e ogni volta sono partito dall’Italia con una zavorra di pregiudizi e sono tornata poi a casa alleggerito e con una diversa considerazione dei popoli che ho incontrato. Sempre migliori di quanto pensassi, sempre più interessanti e con “qualità” inaspettate. Tutti.
    Ed è invece sugli italiani che dobbiamo riflettere (che è poi la conclusione del tuo testo). Sempre straordinari, sempre speciali, italiana brava gente… Un cavolo! Abbiamo scritte pagine di storia orrende, malvagie e feroci, solo a volerle conoscere, per tacere delle pagine di oscura viltà. Forse una buona parte degli stereotipi sugli italiani, quegli stereotipi che ci rendono zimbelli del mondo, non sono completamente immeritate, e dovremmo tutti partire da lì, prima, assai prima, di giudicare gli altri.

  • ilBuonPeppe

    Un bello spaccato di storia che dimostra un fatto apparentemente semplice: non esistono popoli “cattivi”.
    Per contro non esistono popoli “buoni” e, più in generale, non esistono popoli complessivamente diversi dagli altri. Ciascuno con le proprie caratteristiche peculiari ma tutti fondamentalmente simili. Cosa che ovviamente vale anche per il popolo italiano. Se noi italiani abbiamo un approccio diverso al nostro popolo è per un motivo quasi ovvio: lo conosciamo dall’interno, quindi molto meglio, ne facciamo parte e il difetto che vediamo nell’altro ce lo sentiamo anche sulla nostra pelle.
    Probabilmente lo stesso succede in tutti i popoli, ma non ho conoscenze specifiche su questo per cui è solo una mia ipotesi.
    Poi c’è da considerare una questione niente affatto secondaria. In campo politico, e non solo, quello che viene genericamente attribuito ad un popolo, è in realtà l’effetto di ciò che fa la sua classe dirigente. Quindi se diciamo che gli italiani non sanno farsi valere in Europa, è falso se riferito al popolo, ma è vero riferito alla classe politica.
    Allo stesso modo quando si dice che i tedeschi sono gente rispettosa delle regole, probabilmente è vero se riferito al popolo ma è certamente falso se riferito alla sua classe politica.

  • Adriana

    Ma nel blog non mi pare si sia mai detto che la Germania in blocco è tutta cattiva – e poi non avrebbe significato storico-economico-.politico, cioè non avrebbe significato.
    Qui si dice – e mi riferisco soprattutto ai numerosi post di Lameduck – che la Germania ha tratto il massimo profitto dall’invenzione dell’euro, aggiungo, pilotata assai dallo stato tedesco: si fa, cioè, un resconto facilmente riscontrabile dell’andamento economico dell’Eurozona, cone le sue inevitabili discrepanze dovute all’imposizione di una moneta unica ad aree economico-valutarie diverse, imposizione che ha accentuate le diversità iniziali, aggravando inoltre elementi già fortementi critici e punitivi per i lavoratori a stipendio, innanzitutto, e non solo. Esempio di elemento critico etc etc preesistente? La soppressione della scala mobile, perché faceva figo? No, conveniva al padronato -usiamo questo termine desueto-, come conviene tuttora la diminuzione delle retribuzioni in termini di aumento di ore di lavoro a parità di retribuzione, aumento del precariato indotto dai vari contratti Co.co.co già non dignitosi nel nome- e fosse solo quello – ricerca della competività con l’estero ottenuta necessariamente diminuendo le retribuzioni, dato che con la moneta fissa non si può svalutare.
    Non solo la Germania ha, finora, straguadagnato dal casino di sua invenzione anche se non esclusiva creazione (dopo la riunificazione costosa che la portò a zero e che tuttora paghiamo), ma anche i paesi precedentemente dell’area marco qualunque moneta avessero, come Olanda, Austrai, Belgio. Pertanto, si dice Germania – reinterpreto sempre Lameduck che eventualmente preciserà se male interpreto – per indicare sia un’area-marco sia uno stato che comunque è causa prima di certe situazioni, quelle dei PIIGS cosiddetti, ma, al momento, anche dei recenti scriccchiolii economici dell’Olanda, per esempio e, da tempo, della Francia. Mi pare che all’invenzione dell’euro abbia cooperato anche l’allora presidente dalla banca centrale olandese, ma ditemi se sbaglio, e hanno cooperato entusiasticamente le élites polititiche di quella che è diventata Eurozona, sostenute o applaudite dalle élites finanziarie e industriali.
    Notare, per gli illusi di tutte le lingue e gli stati, che la Germania intesa come governo etc etc tiene bassi i salari di gran parte della popolazione con i minijob inventati da Hartz (quanta creatività) e applicati entusiasticamente da ministri anche socialdemocratici (sopresi? io no), comprimendo pertanto la domanda interna e per questa via risultando concorrenziale con l’estero, cioè mazzolandolo, estero inteso soprattutto come Eurozona con cui, in realtà, ciascun paese dovrebbe esercitare la cooperazione e non la politica mercantilistica di conquista.
    In Germania c’è pieno di gente che sta male, come qui e altrove, a cui però viene raccontato che stenta a vivere e non ha contributi (questo il succo di Hartz e altri) perché il loro stato deve sollevare i meridionali scansafatiche e puzzoni.
    E certo, mica gli vanno a dire che hanno inventato l’inventabile per fregare anche lì molti loro lavoratori… o, meglio, per strafavorire molti loro che lavoratori a basso e bassissimo stipendio NON sono.
    Inoltre si dice spesso Germania, nel senso ristretto di quelle élites, perché? Meditiamo: dove ha sede la Bundesbank, che fa giochini che alle altre banche centrali sono proibiti proprio dagli accordi (?) europei? A vantaggio soprattuto di quale stato la Bce, guidata non da un tedesco ma da un ben noto italiano, di fatto agisce, nonostante qualche lieve contorcimento di facciata? Dove ha sede la Bce? (ma anche avesse sede sotto casa mia dubito si comporterebbe diversamente). Ecco perché si dice Germania.
    Aggiungo la dimenticanza: chez nous, prima dell’ euro, ha fatto un bel danno, e coopera agli attuali, la separazione voluta dal ministro Andreatta tra Tesoro e Banca d’Italia, il che ha comportato la perdita di facoltà dello stato di prestare a se stesso a tasso vantaggioso e introdotto l’obbligo di pagare ai “mercati”, cioè, in questo caso, alla finanza privata internazionale, i propri titoli e relativi interessi.
    Dinque: non di sola Germania vive l’euro e conseguente disastro attuale dei PIIGS, ma di parte di parte della Germania sì, e quella parte lì, la e qua, ci stravivono alla grande. Forse non ho rimarcato a sufficienza le élites politiche, dandole per sottintese.

    News dall’estero: è di alcuni giorni fa il decreto di chiusura di molte università della GRECIA (Atene, Creta, Salonicco, Ioannina, e della Tessaglia, regione greca).
    Un altro bel successo dell’€ e dell’Unione Europea insignita del No-bel per la pace(?), oltre ai precedenti successi in GRECIA, tutto maiuscolo doveroso, con la sostituzione, tempo fa, di un non eletto capo di governo a uno eletto – sempre parlando della GRECIA, anche se sembra storia nota – negozi chiusi, cantieri anche, senzacasa in aumento, dipendenti pubblici e privati licenziati, altri a stipendi ridotti assai, scorte di medicinali esaurite, bambini che trovano a scuola l’unico pasto della giornata, finché le scuole hanno i soldi per stare aperte e produrre anche pasti.
    Un bel successo dell’Europa dalle “radici cristiane”, quelle su cui si accapigliarono tempo fa anime belle e menefreghiste di tutti i colori, radici peraltro storicamente vere, che ora vivono, se vivono, in un sottosuolo assai profondo, forse unicamente quello della memoria.

    P.S. – Non ho letto tutti i commenti, pertanto potrei aver scritto qui notizie e ragionamenti già pubblicati da altri.
    – Mi riservo di postare i link alle notizie sulla GRECIA, che non saranno link attivi perché non ho ancora imparato a inserirli.

  • Adriana

    Richiesta di soccorso al Comandante.
    Ho inviato poco fa un commento che non è comparso, come non mi è pervenuta alcuna mail con la richiesta di confermarlo: puoi verificare?
    Se, come possibile, ho fatto sparire io stessa il commento con qualche gesto inconsulto (sic) e solo “credo” di averlo inviato, mi dirò che questo può accadere e lo prenderò come salutare anche se non cercata lezione di umiltà.

  • Django

    Cara Adriana, infatti questo post non era a favore o contro la Germania ma voleva analizzare come crescendo si possano formare delle impressioni più o meno consapevoli, a partire da ciò che abbiamo “bevuto” da piccoli. Per il resto io ammiro il lavoro di Lameduck.

  • Giacomo

    Chi conosce la Germania di oggi, i tedeschi di oggi, chi conosce tutto questo sa. Compresi quelli nati come l’autore e come me a cavallo di quei ’50. Abbastanza per ricordare e sapere nei ricordi dei padri, degli zii, dei nonni…
    Sa quanto profonda sia il sentimento profondo di vergogna che ancora oggi i tedeschi soffrono nel sapere cosa i loro padri, zii e nonni sono stati in grado di fare e di accettare. Basta visitare la mostra permanente “Topographie das terror” a Berlino per capire. Basta dialogare con i giovani per capire. E non è vero che non ne parlano.
    E credetemi che la vergogna è così sincera e radicata da commuovere.
    Una vergogna inesistente nei nostri concittadini che ancora oggi si dichiarano “di destra” per non dire “fascisti”.

    • Adriana

      Caro Django, grazie dell’attenzione. Volevo solo chiarire perché talvolta sbrigativamente e spesso centratamente si dice “Germania” e in quale senso, quando si parla dell’attuale. Certo che la generalizzazione, nella fattispecie sul passato e sul presente, nonché l’automatismo sono assai facili e comodi e pertanto ciascuno deve essere assai severo con se stesso, quando si esprime, anche proprio per non cooperare ad amplificare tali errori.
      E poi, anzi, prima, ricordare la realtà, quella che piace e quella che non piace – nei limiti delle proprie cognizioni.
      Sul cercare di non ragionare in automatico per prevenzione, per sentito dire etc si era espresso, se ben ricordo, @bezzicante.

  • Mo. Fi.

    Bel racconto, ma secondo me, senza offesa, non vuol dire niente.
    Parti con la premessa che i tedeschi sono cattivi e cerchi di dire il contrario, con degli appunti storici, (sempre senza offesa).
    Sono sicuro che anche chi qui “attacca” i tedeschi non li attacca tutti direttamente, sarebbe assurdo. Sappiamo tutti che chi prende le decisioni sono poche persone, e che se ne stanno nascoste o al sicuro. Il tuo discordo lo capisco poco. Sinceramente io nella scelta tra tedeschi buoni o tedeschi cattivi sono indeciso, o meglio sono a metà strada, ma generalizzare così ha poco senso. E’ come dire che sud sono tutti mafiosi, che senso ha? Cioè, sempre riguardo ai discorsi dei tedeschi di oggi e delle loro o forse no responsabilità sulla crisi, sempre che ne siano, la maggior parte della popolazione non ha alcuna responsabilità, se non quella di fare il proprio lavoro. Poi se hanno migliori qualità personali, o incentivi statali e altre motivazioni per cui riescono ad avere un economia di qualità e ci battono su tutti i fronti, questa è una cosa che va a loro vantaggio ma il merito è indirettamente loro. se lo stato crea le condizioni per fare bene e poi loro fanno del bene la “colpa” per dirla in negativo è dello stato, mica dei tedeschi. Io personalmente non ho nulla contro i tedeschi, sono gran lavoratori e il made in germany è sicuramente del made in cina e forse del made in italy ma estremizzare così come dico all’inizio dell’articolo ha poco senso, secondo me.
    saluti

    • Django

      Ciao Mo.Fi, sono passato per caso ed ho visto il tuo commento, per il quale ti ringrazio. In effetti quel racconto non vuole dire niente di preciso, è una scorsa interiore a quello che i fatti ed i racconti hanno depositato nella mia memoria, che presumo essere simile a quella di molte altre persone. Nulla più. Grazie per il saluto che ricambio. Ciao

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