Genova G8 2001: Inizia il Totalitarismo Italiano
19 luglio, 2007 di dellefragilicose
Archiviato in Caffè Amaro, Cronache Italiane, Democrazia e Diritti
Delle volte ho l’impressione che ognuno di noi non voglia vedere le cose nella loro essenza reale. Un tempo, quando facevo un altro lavoro, la chiamavo “sindrome di Babbo Natale” e la giustificavo pensando al fatto che non si riesce mai a superare completamente il trauma derivato dalla scoperta che Babbo Natale non esiste.
I fatti hanno una loro consistenza indipendente che va aldilà dell’interpretazione consolatoria che spesso gli attribuiamo. Babbo Natale non esiste, alla fine crepiamo tutti, quel che conta è il potere, il danaro dà la felicità e in genere vincono i più forti, non i più buoni.

I fatti di Genova del 2001, di cui oggi celebriamo il sesto anniversario, hanno una loro consistenza indipendente che va aldilà dell’interpretazione consolatoria che spesso gli attribuiamo. L’opposizione alla globalizzazione non è necessariamente pacifista, i carabinieri non sono tutti come Vittorio De Sica in “Pane Amore e Fantasia“, i commissari di polizia non si chiamano tutti Salvo Montalbano, l’Italia è un paese nel quale il rischio del totalitarismo è reale.
Solo sulla base dell’ultima constatazione si può giustificare il silenzio complice di tutti gli organi dello stato per cinque lunghissimi anni sui pestaggi e sulle violenze che hanno infangato la credibilità delle istituzioni e delle forze dell’ordine. Solo l’azione di un individuo ha reso ufficiale ciò che tutti sapevamo, ma non volevamo credere.
Solo sulla base dell’ultima constatazione si può giustificare la triste legge elettorale italiana che priva i cittadini del diritto di scegliere i propri rappresentanti e affida una delega in bianco alla classe politica sulla composizione delle camere repubblicane. E’ vero, c’è il referendum. Ma cosa accadrà se il referendum non raggiungerà il quorum come accade sempre da un po’ di tempo a questa parte? E sopratutto chi ci assicura che l’esito del referendum sia interpretato correttamente e non ci sia un “Finanziamento Pubblico dei Partiti – il ritorno”.
Solo sulla base dell’ultima constatazione si può giustificare la triste situazione dell’informazione di questo paese. Politica e media si sono fusi in una potente miscela bi componente la cui azione ferale ha lentamente, ma inesorabilmente, eroso la coscienza critica dei cittadini.
Solo sulla base dell’ultima constatazione si può giustificare la metamorfosi della sinistra di questo paese che, nata per riformare, si è fatta riformare dal fantasma di un partito che tutti pensavamo morto e che invece si aggira ancora come uno spettro per l’Europa.
La soluzione? Come Babbo Natale, non esiste. La classe politica che ama distinguersi in televisione e cenare insieme al ristorante, si è arroccata dietro una serie di leggi, situazioni economiche ed industriali per le quali un ricambio esogeno risulta impossibilitato. Ormai le regole prevedono che se la cantino e se la suonino tutta da soli. E’ così.
L’unica cosa che ci resta, a noi che viviamo fuori dalle mura del castello, è quella di dimostrare che il gioco ci è chiaro e che non ci va più bene. Non farsi fregare correndo come bambini dietro a bandierine colorate. Sperare che in un estremo rigurgito di responsabilità i nuovi patrizi di questo paese si rendano conto che così il gioco non può più funzionare, che hanno approfittato troppo e troppo a lungo e che è ora di andarsi a godere il bottino invecchiando in pace da qualche parte.
Se questo non avverrà, quelli che tra noi hanno un Dio da pregare lo facciano. Babbo Natale non esiste, le feste sono finite e i nodi vengono al pettine. Sempre.

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Molto interessante anche se un po’ sfuggente….
Il problema consiste, a mio avviso, non nel fatto che siano questi accenni di totalitarismo, bensì il fatto che questa è la DEMOCRAZIA italiana!
Tra democrazia e totalitarismo c’è differenza di grado e il secondo è semplicemente un po’ più sputtanato: ad esempio in Russia si uccidono ancora giornalisti dissidenti: cosa che fa orrore ma che fa anche sorridere considerato il modo in cui in Occidente si fa tacere chi ha qualcosa da dire! Senza neanche più ammazzare!
Questo è il bello del sistema di pensiero unico e occidentale!
E’ per questo che lo vogliamo esportare!
In Italia non c’è ancora il totalitarismo ma di certo siamo già da tempo sotto un regime oligarchico. L’articolo di DFC secondo me va oltre le considerazioni politiche e dice a lettere cubitali che è ora di svegliarci dal nostro “sonno” e di cominciare a preoccuparci seriamente per il futuro dell’Italia. Per fare questo dobbiamo “slegarci” dal giogo del sistema, quel sistema che ci mette volontariamente l’uno contro l’altro per continuare ad autoalimentarsi e a riprodursi a ciclo infinito.
In genere funziona che se non ti preoccupi di una cosa, prima o poi quella cosa si preoccuperà di te.
[...] “Il popolo – sogghignò il vecchio – il popolo… Il popolo cornuto era e cornuto resta: la differenza è che il fascismo appendeva una bandiera sola alle corna del popolo e la democrazia lascia che ognuno se l’appenda da sé, del colore che gli piace, alle proprie corna… [...]” [...] “Il popolo, la democrazia – disse il vecchio [...] – sono belle invenzioni: cose inventate a tavolino, da gente che sa mettere una parola in culo all’altra e tutte le parole nel culo dell’umanità [...]“.
Il vecchio che parla è il boss siciliano Mariano Arena, in uno dei romanzi del nostro Novecento che amo di più, “Il giorno della civetta” di Leonardo Sciascia.
Come è noto, questo romanzo denuncia, attraverso una trama “gialla” sapientemente costruita e popolata di personaggi emblematici eppure vivi, la collusione tra mafia e politica. Le parole del boss che ho riportato sono macigni che cadono sulle teste di tutti noi e dovrebbero spingerci a riflessioni serie sulla democrazia.
Le mie considerazioni in merito si leggeranno in un pezzo che uscirà prossimamente. In questa sede mi limito a dire che le nostre democrazie occidentali sono quanto di meglio l’uomo sia riuscito a creare fino a questo momento in termini di rispetto delle libertà e dei diritti (non cambierei l’Italia con una Russia dove, attualmente, prevalgono il peggio del vecchio ed il peggio del nuovo). Le storture e le perversioni della democrazia sono numerose e i fatti del G8 di Genova ne sono uno degli esempi recenti più terribili: non tutti le colgono, però, immersi in un quotidiano in fondo tollerabile oltre il quale non si arrischiano a spingere lo sguardo. A noi che invece i difetti della democrazia li vediamo tocca l’ingrato compito di denunciarli e di smuovere le coscienze, sperando che qualcosa possa cambiare. Anche in un futuro molto lontano. Nonostante il pessimismo che talora mi prende, cerco di guardare avanti.
Non sono convinto che la democrazia sia il meno peggio tra i sistemi di governo. E soprattutto la democrazia indiretta mi puzza proprio parecchio…
Non c’è ancora una nuova possibilità ma credo non ci sarà mai: le istituzioni si affermano soltanto quando è conveniente che sia così! E lo stesso vale per la democrazia liberale americana che, al momento, si macchia di crimini peggiori di tante dittature o totalitarismi…
L’intellettuale non può fare quasi nulla perchè è sempre andato a braccetto con il potere da Virgilio e Tacito in poi….
Non nascondiamoci dietro al dito della democrazia e dei diritti: un dito che si sta asssottigliando sempre più e alle sue spalle c’è un elefante di gente che si è rotta le palle…
Oggi c’è un’altra ricorrenza: è il 15° anniversario della strage di via d’Amelio.
Onore e un ricordo affettuoso e grato a Paolo Borsellino, Giovanni Falcone, e ai ragazzi delle loro scorte, ben diversi da quelli che hanno infangato il nome delle forze dell’ordine durante il G8.
@ Temple
Infatti ho scritto che la democrazia è quanto di meglio sia stato creato “fino a questo momento”.
Il futuro non si può prevedere, ma si può cercare di costruirlo. La demolizione tout-court (spero si scriva così) a me sta stretta: preferisco peccare di utopismo.
Grazie Demetrio.
L’anniversario mi era noto, ma queste celebrazioni dopo un po’ sembrano diventate prese in giro. Dalla morte di Borsellino, Falcone e dei loro uomini le cose non sono migliorate, ma molto peggiorate.
Vorrei celebrarli di nuovo il giorno nel quale sarò certo che non sono morti invano.
Oggi, sinceramente, non me la sento di dirlo. Avrei scritto questo e non ho voluto farlo, per rispetto.
Grazie ancora
@MC:
Infatti non mi riferivo alle celebrazioni che, sono d’accordo con te, sembrano sempre di più delle prese in giro.
Ma la memoria va mantenuta viva, proprio perché c’è chi cerca di cancellarla deformando e nascondendo le notizie, magari relegandole a qualche oscuro trafiletto o rapido passaggio televisivo.
Molto più spazio a Collina, molto più spazio alle beghe sul Partito Democratico (senza più Sinistra?), non parliamo poi dei soliti rotocalchi scandalistici… oops! TG di Mediaset.
Oggi al TG1 saranno stati trenta secondi, ma ho sentito una cosa importante: le piste che erano state frettolosamente accantonate (servizi deviati, agenda rossa), saranno riprese in considerazione e non archiviate come si è tentato di fare fin da subito.
Soprattutto l’agenda rossa di Borsellino, che non conteneva solo dati di mafia (nella sua ultima intervista, il giudice dichiarò che stava indagando anche nel mondo della politica: Dell’Utri, Berlusconi…).
Resta, guardando i caroselli di poltrone e nomine che contraddistinguono le ultime legislature, l’interrogativo di Rita Borsellino: “Dov’è la politica nella lotta alla mafia? Io la cerco, ma non riesco a trovarla”.
Nonostante tutto, io ricordo.
P.S.: Non vedo più l’anteprima dei commenti, l’hai disabilitata?
Si,
dicevano che rallentava e stiamo provando senza.
Anche io ricordo Demetrio, ma avrei voglia di fare.