Genesi 18, 23-33
24 febbraio, 2010 di Comandante Nebbia
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Se t’è venuta la senatorite è un problema tuo Nico’… A me non me ne frega un c… di quello di quello che dici tu… Puoi diventa’ pure presidente della Repubblica, per me sei sempre il portiere mio… Tu sei uno schiavo mio
Una battuta del genere sarebbe sembrata improbabile anche in un film poliziottesco(1) degli anni 70. Invece, secondo quanto riporta il Corriere della Sera on Line(2), si tratta di una frase effettivamente pronunciata da Gennaro Mokbel, un imprenditore romano con le cui frequentazioni con Antonio D’Inzillo(3) erano note agli inquirenti da tempo.

Nella conversazione intercettata, Mokbel si rivolge a Nicola di Girolamo, senatore PDL eletto nelle circoscrizioni estere attraverso una falsa attestazione di residenza in Belgio di cui ci eravamo già occupati su MenteCritica nel giugno del 2008(4).
Dobbiamo trovare un altro partito dove infilarti, perché ieri sera qui è venuto il senatore De Gregorio, l’onorevole Bezzi, tutti quanti si sono messi a tarantellà però… siccome De Gregorio è l’unico che c’ha l’accordo blindato con Berlusconi… allora io adesso preferisco vedere se te trovo la strada sempre per Forza Italia
Ho già celebrato il potere di fabulazione delle intercettazioni qualche giorno fa su queste pagine. Mi sono spinto a considerale una forma d’arte moderna, nel senso di arte che rappresenta la realtà con una potente capacità evocativa. Mi rendo conto che è pericoloso indulgere in questa fascinazione. L’uso e l’abuso di questo strumento inducono all’accettazione quasi gioiosa di una forma di controllo i cui effetti non possono essere che nefasti. Eppure, di fronte a certe gemme, la concupiscenza è quasi inarrestabile e ci si sofferma a godere golosamente di simili frutti proibiti.
Devi paga’ tutte le cambiali che so’ state aperte e in più poi devi paga’ lo scotto sulla tua vita, perché tu una vita non ce l’avrai più. Poi dovrai fa’ tutte le tue segreterie, tutta la gente sul territorio, chi te segue le commissioni, li portaborse, l’addetto stampa
L’eco faustiano di queste parole riporta asetticamente il quadro clinico compromesso di una società civile degenerata dove cure drastiche come l’inchiesta sulla “più colossale frode di sempre” rischiano di avere l’effetto fatale di una potente chemioterapia su un malato terminale non più in grado di sopportarla. Beppe Pisanu, uomo con grande esperienza di stato e di istituzioni, si spinge a dire che “Oggi è la coesione sociale, è la stessa unità nazionale a essere in discussione, al punto da venire apertamente negata, anche da forze di governo. Si chiude l’orizzonte dell’interesse generale e si aprono le cateratte dell’interesse privato, dell’arricchimento personale, della corruzione dilagante”(5), mettendo sul piatto della bilancia non più la sopravvivenza di un partito, di una classe politica o di un’istituzione, ma lo stesso concetto di identità ed unità nazionale.
.. poi da viale Parioli (il quartier generale di Mobkel, N.d.R.) si decide co’ chi devi sta’ a pranzo, co’ chi devi sta’ a cena, chi devi incontra’… Se lo capisci bene, sennò vattene pe’ i c… tua, mettemo un altro, non c’ho tempo da perde… Lui è legato a me a doppio filo, a cento fili(6)

A costo di apparire superficiale, mi spingo a dire che la compromissione dei rapporti sociali tra cittadini che stiamo vivendo in questi anni è molto più pericolosa di ogni truffa ai danni dell’erario. Si è sempre truffato l’erario, evase le tasse, incamerata illecitamente l’IVA e la criminalità organizzata ha sempre cercato sistemi per riciclare gli abbondanti proventi delle sue attività imprenditoriali. In questo caso, sono le dimensioni a spaventare. Due miliardi e quattrocento milioni di euro(7) sono l’espressione di un gigantismo imprenditoriale le cui proporzioni sono inimmaginabili, ma rimane una truffa, un’operazione economica illecita non dissimile da migliaia simili che l’hanno preceduta.
La “normalità” con la quale la criminalità e l’imprenditoria audace controllano il sistema di potere italiano, viceversa, sono un cancro profondo che sarà impossibile estirpare senza dolorose ed irreversibili amputazioni. Montezemolo, parlando a nome di una parte della classe dirigente italiana, quella produttiva(8), sembra volersi smarcare da ogni forma di responsabilità. Secondo lui, la politica, che non ha «introdotto riforme adeguate per far funzionare bene la macchina dello Stato», non deve perdere tempo a dare una risposta strutturale al problema, come se di questa situazione di coma della giustizia e della civiltà l’imprenditoria italiana di un certo livello non avesse apertamente goduto per decenni.
Qualcuno, come Giuseppe D’Avanzo su Repubblica, un po’ ingenuamente, cerca di richiamare a fini politici contingenti le atmosfere forcaiole del 1994. Una sorta di rievocazione escatologica di Tangentopoli. Un Giudizio Finale che separi i giusti dai peccatori e che renda indietro questo paese a coloro che lo meritano davvero.
Abramo gli si avvicinò e gli disse: «Davvero sterminerai il giusto con l’empio? Forse vi sono cinquanta giusti nella città: davvero li vuoi sopprimere? E non perdonerai a quel luogo per riguardo ai cinquanta giusti che vi si trovano? Lontano da te il far morire il giusto con l’empio, così che il giusto sia trattato come l’empio; lontano da te! Forse il giudice di tutta la terra non praticherà la giustizia?».
Rispose il Signore: «Se a Sodoma troverò cinquanta giusti nell’ambito della città, per riguardo a loro perdonerò a tutto quel luogo». Abramo riprese e disse: «Vedi come ardisco parlare al mio signore, io che sono polvere e cenere: forse ai cinquanta giusti ne mancheranno cinque; per questi cinque distruggerai tutta la città?». Rispose: «Non la distruggerò, se ve ne troverò quarantacinque». Abramo riprese ancora a parlargli e disse: «Forse là se ne troveranno quaranta». Rispose: «Non lo farò, per riguardo a quei quaranta». Riprese: «Non si adiri il mio signore, se parlo ancora: forse là se ne troveranno trenta». Rispose: «Non lo farò, se ve ne troverò trenta». Riprese: «Vedi come ardisco parlare al mio signore! Forse là se ne troveranno venti». Rispose: «Non la distruggerò per riguardo a quei venti». Riprese: «Non si adiri il mio signore, se parlo ancora una volta sola: forse là se ne troveranno dieci». Rispose: «Non la distruggerò per riguardo a quei dieci».Come ebbe finito di parlare con Abramo, il Signore se ne andò e Abramo ritornò nella sua abitazione.(9)
Quanti Giusti ci sono oggi nella nostra città. Basteranno a fare in modo che la nostra nazione sopravviva alla lunga indulgenza con la quale ha trattato se stessa? Sono domande alle quali non so rispondere perché io non sono Abramo. E’ da tempo che non credo più alle parole dei profeti e sono stanco di attendere il Messia.
Se è possibile una redenzione, essa non verrà dall’alto, ma dall’impegno costante, doloroso e lungo di ciascuno di noi. Giustizia, pace, lavoro ed opportunità non arriveranno da una classe dirigente che non è più nemmeno in grado di salvare se stessa.
L’Italia, quel che ne rimane, è una nostra responsabilità ed è tempo di assumersela. Con il voto, con la protesta, con la ricusazione, con ogni strumento che riterremo giusto ed opportuno, ma facendo e non più delegando.
Note- definizione [↩]
- fonte [↩]
- Ex Nar passato alla criminalità comune, accusato di numerosi omicidi e deceduto a Nairobi nel 2006 [↩]
- vedi articolo MC [↩]
- fonte [↩]
- Mobkel racconta a certo Franco Capaldo di aver dovuto rimproverare Di Girolamo [↩]
- Oltre quattromila miliardi di lire. 4.646.976.000.000 per la precisione [↩]
- il corsivo ha un senso politico [↩]
- Genesi 18, 23-33 [↩]
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Sono soprattutto i costi della corruzione che spaventano.
Quelli diretti, ma soprattutto quelli indotti, che si riassumono in una perdita generale di efficienza, determinata da un deficit di concorrenza e da una latitanza cronica di capitali puliti.
Di sicuro ciascuno dovrà fare il suo e tuttavia potremmo essere chiamati a farlo a mani nude, o con degli strumenti.
Potendo opterei per la seconda.
A questo serve la politica, a fornire gli strumenti.
Inutile sperare di vincere la corruzione con nuovi controlli, o in virtù dell’avvento di un nuova classe dirigente, che non è alle viste.
Meglio pensare agli strumenti, che sono poi sempre gli stessi: tracciabilità dei pagamenti (che il precedente governo introdotto e questo ha demolito), incroci dei dati relativi al movimento dei capitali e dei beni, riduzione degli ambiti soggetti ai placet della politica, detraibilità delle spese, eccetera.
Chi ce li verrà a proporre, piuttosto che prometterci la luna nel pozzo, avrà il nostro voto. Pardon, il mio.
Ecco, il voto.
Come base di partenza è certamente la più valida, ma secondo me non basta.
Bisogna chiedere, anzi pretendere, che la politica ritorni nelle sezioni e che i congressi siano solo la ratifica di una volontà della base e non viceversa.
Il primo passo deve assolutamente essere il ripristino delle preferenze nelle elezioni politiche.
Poi, ovviamente, il volontariato civile, il movimentismo, la lotta individuale per i propri diritti sono inderogabili ed improcrastinabili.
Per come stanno le cose, bisogna sporcarsi le mani per davvero. Votare non è più sufficiente.