Noi siamo il popolo eletto. 8


 

9 Distruggili, o Signore, confondi le loro lingue perché ho visto violenza e risse nella città.
10 Giorno e notte si aggirano sulle sue mura; dentro di essa vi è malvagità e perversità.
11 Nel suo mezzo vi è cupidigia; oppressione e inganno sono di casa nelle sue vie.
Salmi 55:9-11
Bombe, odio e indigenza su Gaza e sulla Cisgiordania. La colpa di non essere Israeliano è ormai la colpa più grave, la colpa di vivere a casa tua e non volere che te la portino via e un reato peggiore della tortura, equiparabile all’Olocausto.
Bombe su Gaza. Case e vite distrutte. Futuro negato. Presente anche. È una situazione senza tempo, i miei ricordi del conflitto in Palestina sono sempre gli stessi da 23 anni.
Israele nasce come un pezzo sbagliato d’un puzzle inserito a forza in un quadro molto più complesso senza che sia contemplata l’opzione di smussarne i bordi. Nell’ottica profondamente americana del decido-io-che-sono-più-forte, un popolo identificato quasi esclusivamente da religione e cultura comuni è stato trapiantato in Palestina, la Terra Promessa, ma promessa da chi?
Promessa dalle parole di un libro non diverso da migliaia di altri libri e da un mondo occidentale desideroso di avere un alleato in Medi oriente e di non avere un nemico nel movimento Sionista.
“Sviluppare tra le nazioni relazioni amichevoli fondate sul rispetto e sul principio dell’eguaglianza dei diritti e dell’auto-determinazione dei popoli…”
Questo è il fine dell’organizzazione riportato sulla Carta delle Nazioni Unite che è stato totalmente dimenticato nella creazione di Israele. Dove è l’uguaglianza tra i popoli in Israele e Palestina? Dove il diritto all’autodeterminazione dei popoli per i Palestinesi?
E a risuonare nella testa di molti c’è ancora il ricordo dell’Olocausto, di milioni di innocenti uccisi e bruciati barbaramente, ma che non erano solo ebrei. Un eccidio non può e non deve giustificarne un altro, non c’è libro, cultura, religione, pretesa politica che possa giustificarlo.
Il popolo palestinese paga per le colpe di altri, per il perbenismo e l’interesse internazionale. Subisce la tendenza occidentale ad esportare la democrazia con le bombe, a suon di costrizioni e decisioni prese in luogo di altri.
Israele, la “Terra di Giacobbe”, colui che “lottò con il signore e vinse”.
Forse anche l’esercito israeliano è convinto di lottare con dio per soppiantare chissà quale usurpatore senza accorgersi che ad usurpare è quel tripudio di supponenza, crudeltà e razzismo con cui perseguita come cani e senza criterio il popolo arabo, senza distinzione tra uomini e bambini, senza distinzione tra innocenti e terroristi, bramosi e dimentichi di uno dei comandamenti più importanti del loro dio “non uccidere”.
«Prendi dei gattini, dei teneri micetti e mettili dentro una scatola» mi dice Jamal, chirurgo dell’ospedale Al Shifa, il principale di Gaza, mentre un infermiere pone per terra dinnanzi a noi proprio un paio di scatoloni di cartone, coperti di chiazze di sangue. «Sigilla la scatola, quindi con tutto il tuo peso e la tua forza saltaci sopra sino a quando senti scricchiolare gli ossicini, e l’ultimo miagolio soffocato». Fisso gli scatoloni attonito il dottore continua. «Cerca ora di immaginare cosa accadrebbe subito dopo la diffusione di una scena del genere, la reazione giustamente sdegnata dell’opinione pubblica mondiale, le denunce delle organizzazioni animaliste…». Jamal continua il suo racconto e io non riesco a spostare un attimo gli occhi da quelle scatole poggiate dinnanzi ai miei piedi. «Israele ha rinchiuso centinaia di civili in una scuola come in una scatola, decine di bambini, e poi l’ha schiacciata con tutto il peso delle sue bombe. E quali sono state le reazioni nel mondo? Quasi nulla. Tanto valeva nascere animali, piuttosto che palestinesi, saremmo stati più tutelati».
da “Gaza. Restiamo Umani”, Vittorio Arrigoni
“Noi siamo il popolo eletto”, si dice gridassero gli israeliti sgozzando gli abitanti di una Gerico distrutta per conquistare la Terra Promessa. “Noi siamo il popolo eletto”  sembra riecheggiare nel boato delle bombe che distruggono Gaza e promettono di fare anche peggio nei prossimi giorni. Io non vedo in questo un fanatismo migliore di quello islamico, forse solo mascherato meglio.
A chi dice che Gaza ha attaccato per prima, rispondo che Gaza è affamata, isolata e volutamente oppressa. Non è tutelata nei suoi diritti fondamentali e chi dovrebbe occuparsene guarda consapevolmente altrove. Le guerre sono sempre sbagliate, chi uccide è comunque nel torto, ma chi infierisce con sadica consapevolezza e se ne compiace è marcio.
E adesso mi si dia dell’antisemita. Se questo vuol dire essere dalla parte dell’uomo in quanto essere vivente ed essere contro un popolo inteso come espressione di un concetto elitario che porta a credersi migliori, sarò la prima ad accettarlo. Non mi si chieda però di essere ciechi, di non vedere l’ineluttabile e di non provare rabbia e amarezza per la sorte di un popolo di cui sembra non importare a nessuno.

Informazioni su Mumon

Secondo alcuni, decisamente troppo giovane per dire cose condivisibili. Una Laurea Magistrale in Biologia Cellulare e Molecolare. Attualmente continua il percorso di studio e ricerca con un Dottorato nel medesimo campo. "Pallinata" per la divulgazione, crede fermamente in un futuro sostenibile e nella necessità di informare e sensibilizzare la gente comune sui problemi della scienza.

8 commenti su “Noi siamo il popolo eletto.

  • Gilda

    “la Terra Promessa, ma promessa da chi?”
    effettivamente, promessa una volta anche dai britannici.
    Ritengo la questione più complessa di quanto la si voglia dipingere. Questo non vuol dire che mi rallegri un attacco israeliano (nè tantomeno che io possa dirmi di parte), ma che si tende ad avere una visione sempre troppo semplicistica di una situazione che a mio avviso è tra le più complesse fra quelle presenti a tutt’oggi.

    • Vittorio Mori

      Stavo per scrivere la stessa cosa. Purtroppo la quantità di dietrologia sulla questione, e i dati discordantissimi, rendono qualsiasi analisi puramente tecnica molto ma molto difficile.

I commenti sono chiusi.