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Garbage Diorama – 2

17 febbraio, 2008 - 8:00 di  
Archiviato in Cronache Italiane, Il Bello della Politica, Leggere




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(prima parte)

5 – Chiediti – come siamo potuti arrivare fino a questo? Mentre poveri cristi si scannano senza motivo tra di loro, immersi nella spazzatura fino al collo, costretti allo slalom tra scarti di vite perdute, dilaniati dal cancro, vittime di un aumento impressionante di malattie tumorali causati dalle varie terre dei fuochi che bruciano alla maniera delle fiamme infernali dantesche, incessantemente e senza soluzione di continuità, le autorità rimangono inermi, si invischiano in reti normative inutilmente intricate, si perdono irrimediabilmente nell’opacità del sistema di controllo del ciclo dei rifiuti.

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E la terra agonizza, muore, stramazza di stenti, con le narici impregnate di una puzza atroce, che sa di morte in putrefazione, di morte morente. Commissariati speciali, strutture create ad hoc, dipartimenti di difesa dell’ambiente, protezioni civili, eccetera, eccetera. Il risultato: il solito ingorgo istituzionale, le solite maglie larghissime in cui è facile infiltrarsi, infilarsi e prosperare all’ombra di tutto. Intanto le discariche abusive proliferano, questi templi sconsacrati, babele di scorie tossiche, avanzi di una civiltà che vuole interrare ciò che essa stessa produce, cioè se stessa. Poi ci sono le ecoballe, i sacchetti neri ricolmi di mota, il liquame chimico che scorre lentamente e che si confonde nelle acque limpide. Persino camminare per le strade è diventata un’impresa degna di coraggio, un tuffo nell’incoscienza, un salto nel buio. I sindaci chiudono le scuole, le chiese chiudono i battenti, le persone si sprangano in casa. Persino i topi di fogna sono schifati; persino loro muoiono, stesi implacabilmente dalla monnezza. L’ossimoro emergenza, già.
Del resto, il rifiuto fa notizia, e quindi esiste, solamente se sorgono problemi nello smaltimento. Fa notizia quando invade le strade della città, quando straborda ed esonda dai cassonetti. Fa notizia quando prende vita, quando reclama l’attenzione che non merita.

4 – Il pubblico ministero sgranò gli occhi, mentre la mano verbalizzante dell’ufficiale giudiziario fu percorsa da un fremito che la costrinse a fermarsi per qualche attimo. Mai sottovalutare la complessità di un’organizzazione criminale con ramificazioni in ogni settore della vita pubblica e privata.
“Ha capito, dotto’? Lo ripeto. Non faccio più droga. No, adesso ho un altro affare. Rende di più e soprattutto si rischia molto meno. Si chiama monnezza, dotto’. Perché per noi la monnezza è oro”.
Per noi la monnezza è oro.
Siamo nel dicembre del 1992 e la spazzatura è diventata un oggetto di valore, chi l’avrebbe mai detto, si è tramutata in una moneta di scambio nei mercati del crimine. Rende di più, ed i rischi sono irrisori. In un certo senso, non può non sfuggire l’ironia della situazione.
Roberti si scosse dal torpore. “In che senso rende di più?”
“Dotto’, qua si parla di miliardi, e miliardi di miliardi. Lei non se ne rende nemmeno conto in questo momento, in questi tempi, perchè abbiamo iniziato da poco, da qualche anno appena. Tra quindici anni trafficare in monnezza sarà una della attività principali del sistema, dotto’, se non la principale, anche prima della droga.”
Il pubblico ministero diede una rapida occhiata al foglio del verbale. Poi si rivolse a Perella, guardandolo fisso negli occhi.
“Riuscirebbe per caso a dirmi come gestite l’immondizia, come funziona il sistema della monnezza?”

3 – Nessuna regione d’Italia può considerarsi fuori dalle rotte del traffico illecito di rifiuti, sia urbani che speciali. Delarge l’aveva capito molto in fretta, praticamente subito, non appena era entrato a far parte del business dei rifiuti. Le organizzazioni criminali sono un agente del mercato ineludibile, detengono di fatto un monopolio naturale, impongono le loro crudeli regole. Da soggetti esterni, le mafie si sono ormai fatte protagoniste del sistema: gestiscono gli snodi principali del ciclo; possono vantare un’articolata dimensione imprenditoriale in ogni fase del processo; si immettono continuamente nei canali di erogazione di fondi pubblici, nazionali/regionali/comunitari. Se qualcuno vuole trattare, il primo (ed il più delle volte unico) passaggio obbligato è presso i Ragazzi. Anche la geografia del traffico è in continuo sviluppo, in continuo assestamento. Se qualche anno fa la rotta più battuta era quella che dal Settentrione andava a finire nel Meridione, ora non è più così. Da nord-ovest a nord-est, dal centro al nord, dal sud al nord, dal centro al sud, dal sud al centro. Una mappa fluida, un fiume di spazzatura in costante movimento, un serie di reflui che inquina in ogni direzione, una congerie di maneggi dai contorni sempre più sfumati, una Piazza Affari mobile, olezzosa e imbrattata dalle cartacce.
Anche le aziende fanno la loro cospicua parte. Si riempiono la bocca di “trattamento” di rifiuti, parlano dei sistemi ottimali per risolvere il problema dell’immondizia, considerano i termovalorizzatori la panacea di ogni male; rimangono sul generale, sul vago, sull’astratto, fanno della passività complice il loro malcelato vessillo segreto. Lasciano enormi buchi, che puntualmente vengono riempiti da operatori senza scrupoli, da intermediari che agiscono per conto terzi, da società controllate dagli amici degli amici. Delarge era uno che amava inserirsi, adorava scavare gallerie nel sottosuolo dell’illecito, si trovava perfettamente a suo agio nella zona grigiastra del tassativamente proibito. Quando qualcuno gli chiedeva di cosa si occupasse, la risposta usuale era: “Io? Oh, mi occupo di liaisons dangereuses”, a cui faceva seguito un beffardo eppur consapevole sghignazzo. Ora aveva questi rifiuti speciali da piazzare. Robaccia tossica, che nessuno al mondo vorrebbe mai vedere. Chissà – si chiedeva Delarge mentre componeva il numero di un altro broker – se un ragazzino di quattordici anni che esaurisce una cartuccia della stampante (magari per stampare le foto della vacanza al mare, gli amichetti, il primo bacio appoggiato alle porte della notte, le partitelle di calcio sulla spiaggia) si renderà mai conto, buttandola nel cestino di camera sua, di essere un potenziale complice di un’azione criminale.

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2 – Enumera – cave dismesse, discariche abusive, specchi d’acqua infranti. I laghetti della camorra sul litorale domiziano. Il sottosuolo dei fondi agricoli. I liquami di Marghera in Molise, a ridosso di greti di fiumi e torrenti, anche nei suoli coltivati. I Regi Laghi, centoventi ettari di terreno sul quale si sversavano olii minerali, piombo, scorie saline, schiumature di alluminio e polveri di abbattimento dei fumi degli altoforni. Il triangolo dei veleni formato dai comuni di Nola, Acerra e Marigliano, sede di venticinque discariche non autorizzate. Il dumping marino di rifiuti. Lo spiaggiamento della Jolly Rosso. Le scorie radioattive stoccate chissà dove, magari rilasciate in alto mare.
La spazzatura è la nuova religione. L’immondizia è l’affare del millennio.
Per noi la monnezza è oro.

1 – Ci sono i trasportatori, novelli Mercuri che girano il Belpaese alla ricerca del sito di smaltimento prescelto. Ci sono gli smaltitori finali, gestori di discariche o di impianti di compostaggio non autorizzati. Ci sono i titolari dei centri di stoccaggio che praticano la miscelazione abusiva tra rifiuti pericolosi e non pericolosi in modo da diluirne la concentrazione o la declassificazione illecita. Ci sono i colletti verdi, la criminalità ambientale raffinata, dei piani alti. Ci sono chimici compiacenti che compilano formulari di identificazione falsi e certificati di analisi con i codici Cer (Catalogo
europeo dei rifiuti) completamente inventati. Ci sono i produttori di rifiuti industriali che per risparmiare vendono i propri rifiuti smaltiti illegalmente, magari alle organizzazioni criminali che in determinati frangenti arrivano ad assicurare un risparmio dell’80% sui prezzi ordinari. Ci sono funzionari e dipendenti pubblici che si lasciano corrompere per chiudere un occhio su quell’impianto o su quel carico di rifiuti. Infine, ci siamo noi: gli intermediari. Tutto il sistema gira intorno a noi. Siamo noi il motore che fa girare la macchina dello smaltimento dei rifiuti. Noi cerchiamo continuamente nuovi clienti, e sappiamo che li troveremo sempre: l’immondizia è l’unica cosa certa, di questi tempi; è potenzialmente infinita, altro che l’instabilità e la finitezza del petrolio. Il mondo finirà con il petrolio, ma i rifiuti continueranno a prosperare, anche senza il mondo. Noi non ci sporchiamo mai le mani, non arriviamo mai fisicamente a contatto con i rifiuti, dato che il nostro compito è quello di organizzare le operazioni, coordinare gli attori, scrivere la sceneggiatura, incassare gli introiti. Il paesaggio per noi non è un’opera d’arte, non è un qualcosa di suggestivo; in un idillio bucolico non ci vediamo poesia: ci vediamo opportunità, ci immaginiamo soldi, palate di denaro, quintali di pecunia. Quanto materiale puoi stoccare su quel campo? Quanto profonda è questa cava? Ci sta una discarichetta là dentro? Quanti barili si riescono ad accatastare là in fondo? Guarda quanti metri cubi si possono interrare laggiù. Non è meraviglioso?

10 – 14.600 metri di altezza, tre ettari di base. La montagna più grande del mondo. La montagna dei rifiuti illegali, dei rifiuti che non vuole nessuno, dei rifiuti dei clan. La montagna è dentro una cornice, e dentro quella cornice c’è un quadro, e dentro quel quadro c’è un grande prato verde sovrastato dall’imponenza delle cime, io sono solo ma insieme a me c’è un intero paese, sono tantissimi, formano una maestosa punteggiatura sulla tela, hanno i volti cupi e gli occhi scuri, incavati, probabilmente non ne possono più, e c’è un ruscello che parte dal basso e risale alla sorgiva, sale fino in alto, si perde nell’atmosfera sempre più rarefatta, non ci sono appigli e quindi cado, ma la risalita è possibile, il sole finalmente – dopo tanto, troppo buio – si fa scorgere ed incendia con i suoi raggi le parti nere, inghiottite dall’ombra della notte, ed i rifiuti si trasformano in arbusti, in piante, in rocce, si fondono con il patrimonio naturale, il mio patrimonio che cesella pazientemente la sua stessa conformazione, l’inestimabile patrimonio nazionale che si ribella superbamente insieme a noi.
Resto ancorato al suolo. Sono ancora alla base, eppure sono già prostrato dalla difficoltà dell’impresa. La scalata sarà impervia.
Ma il futuro è quella montagna.

Le immagini che illustrano il testo sono dell’autore.

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Comments

6 Risposte a “Garbage Diorama – 2”
  1. Sara scrive:

    Bellissimo, sia il racconto che le immagini…

    Ma tragico! Speriamo non si arrivi a questo punto. Speriamo che il Risparmio sui rifiuti, il Riutilizzo e il Riciclaggio trionfino!

  2. Adetrax scrive:

    Siamo gia' a questo punto, spesso la realta' supera la fantasia.

  3. Silent Enigma scrive:

    sad but true

    (chi indovina la citazione vince una pacca sulla spalla)

  4. Saint scrive:

    @Silent: Metallica – Metallica (conosciuto anche come The Black Album) – traccia n.2 (se non ricordo male) :-)

  5. Silent Enigma scrive:

    pat pat ;-)

    tornando a noi, siamo di fronte ad un pezzo di letteratura sopraffino.

    Grande jp

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