“Siamo qui per una ragazza che vive grazie all’amore che tutti noi proviamo per lei. Siamo qui perché così avrebbe voluto che fosse. Non un funerale ma una festa. Alcuni musicisti, suoi amici, suoneranno per noi.
Ascolteremo alcuni brani in silenzio. In seguito chi vorrà potrà alzarsi e donare agli altri un ricordo, un pezzo di quell’amore che si tiene dentro o di dolore. Poi ci sposteremo nella sala qui accanto dove ci terrà la festa che ciascuno di noi ha contribuito a suo modo a realizzare.
Grazie.”
Il teatro dell’oratorio ospita uno spettacolo insolito oggi. Sul palco una ragazza dai lunghi capelli corvini accorda l’arpa. Una signora di mezza età entra nella sala con l’aria di chi sa di essere in ritardo. Ha in mano una torta ancora calda di forno che si sparge nella sala un profumo di mele caramellate. “Di là di là…” le sussurra un’altra indicandole la sala del catechismo nella quale è stata imbandita una lunga tavolata.
I bambini giocano nel cortile interno. Qualcuno è riuscito ad intrufolarsi nella sala e a sgraffignare qualche pizzetta e dei dolci. Ora si dividono il bottino fraternamente.
La musica dolce e malinconica inizia ad invadere l’area. Le lacrime mi riempiono gli occhi, non posso sbattere le palpebre che rotolerebbero giù. Le ricaccio dentro a fatica. E’ un funerale laico. Senza bara. Senza le ceneri di un giovane corpo cremato qualche giorno prima. Senza fiori. Senza preti che parlano di una persona che non hanno mai conosciuto. Ma il dolore… quello c’è.
Qui parlano i suoi amici, i suoi parenti, gli studenti dell’università per la terza età per la quale ha speso tante energie anche quando la malattia che l’aveva colpita gliene aveva lasciate ben poche.
Parla il compagno di una vita. Che non riesce a trattenere le lacrime. E se ne scusa. Perché questo deve essere un giorno di festa. Perché così lei avrebbe voluto.

Con il passare del tempo anche i più timidi vincono l’imbarazzo e si alzano. Per parlare di lei.
Infine due ragazzi, giovanissimi, salgono sul palco con i loro flauti argentati tra le mani tremanti dall’emozione. Suonano l’inno alla gioia e altri brani. “Erano 3 anni che non suonava il flauto”, mi dirà la madre poi. “Diceva che non lo avrebbe mai più suonato. Ma ha voluto tornare a farlo. Per lei avrebbe voluto così”.
Non c’è più tempo. E non parlo del tempo che fugge, quello che Sorella Morte amministra come solo lei sa.
Il prete ha storto il naso quando ha sentito parlare di una celebrazione funebre nei locali della parrocchia, per una persona che ha rifiutato il funerale cattolico e la sepoltura in terra consacrata. Devo constatare che con un’offerta esentasse di poche centinaia di euro non si entra forse nella Casa del Signore, ma nella sua sacrestia sì.
Il tempo concesso però è di due ore. Tassative. Molte per un funerale cattolico da cui tutti non vedono l’ora di fuggire. Poche per un funeral party dove si mangia e si beve tutti insieme.

Un sabato di fine novembre. La luce bianca del sole di mezzogiorno che entra verticale nel cortile accanto alla chiesa illumina i bambini che giocano, le loro mani appiccicose di zucchero, i loro sorrisi al cioccolato. Sembra quasi che Dio, che non era stato invitato, abbia deciso comunque di esserci.
E’ stata una festa bellissima, proprio come lei aveva desiderato.
Come dei bambini ce ne stiamo sperduti e persi davanti all’ignoto. Con le luci della festa, con le risate, insieme, vinciamo la Paura del Buio.
Tornando a casa non posso che pensare: “Quando toccherà a me, vorrei che fosse così”.
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diabolicomarco
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11 commenti
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25 Maggio, 2008 a8:23
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10 Gennaio, 2008 a 19:55
marco il buono
DM, grazie al tuo racconto anche io sono stato a quel funerale.
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10 Gennaio, 2008 a 20:44
Doxaliber
Molto bello.
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11 Gennaio, 2008 a 17:20
GdA
Come ho già scritto una volta, non so parlare di morte…
o forse si quando lo sguardo rimane puntato sulla vita…
Nel tuo racconto c’è vita (nonostante la morte).
Vita nell’amore che non muore, nella musica che accompagna la festa, nel sole di mezzogiorno, nel sorriso dei bambini che giocano intorno…
vita..
Bellissimo!
Peccato rovinare un momento così bello e intenso con una “sottolineatura cattolica”… potevi (almeno questa volta) evitarla!
Comunque mi hai commossa!
Luna
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11 Gennaio, 2008 a 18:01
Fully
Una grande emozione.
Un pezzo di grande intensità.
Ha ragione Luna, c’è solo quella stonatura.
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11 Gennaio, 2008 a 18:56
diabolicomarco
Grazie a tutti.
@luna e fully
Sì, forse avrei potuto evitarlo. Ma perché avrei dovuto?
Le cose putroppo stanno così. Nel nostro quartiere, che di fatto è un paesino inglobato da una città in perenne crescita come Roma, non c’è un luogo decente dove potersi incontrare.
La chiesa ha storicamente svolto questo ruolo in generale e, soprattutto, in particolare.
Quando ero bambino e adolescente quelle stesse stanze ci venivano concesse gratuitamente per le feste di compleanno o per altri eventi. Forse non gratuitamente. Ma l’offerta era veramente libera. Ma si sa, la Chiesa è fatta da sacerdoti che sono persone. Quello attuale è la persona che affitta i locali della chiesa a tutti coloro che pagano. C’è un vero e proprio listino prezzi, altro che offerta. E’ un’attività su cui non si pagano nemmeno le tasse.
Ci sono rimasto male. Molto male. E’ stato triste dover correre via. Mi ha fatto incazzare non poco.
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11 Gennaio, 2008 a 22:25
Fully
@DM

“Sì, forse avrei potuto evitarlo. Ma perché avrei dovuto?”
Perché quando si suona Mozart non ci si può inframmezzare Stockhausen.
E’ vietato.
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12 Gennaio, 2008 a 10:36
GdA
Perché stavi scrivendo di “quella ragazza”….

meritava, lei sola, tutta la nostra attenzione…
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12 Gennaio, 2008 a 15:06
diabolicoMarco
@fully
non sono stato io a steccare-
@luna
il suo desiderio è stato realizzato grazie alla volontà e all’impegno di molti, ma non di tutti.
Ho voluto raccontare questa storia molto personale. Ho dovuto raccontarla tutta.
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13 Gennaio, 2008 a 2:26
Emanuele
Io non ci trovo nessuna stonatura. Ma naturalmente sono opinioni.
Si, mi sarei incazzato pure io Dm
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13 Gennaio, 2008 a 17:11
Silent Enigma
mi associo a dm e manu
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