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Forse Siamo Noi ad Aver Bisogno di Loro



dalai_lama.jpgDopo la Moratti e il Papa , anche Bertinotti scarica (a metà) Tenzin Gyatso . Ma il XIV Dalai Lama (“Oceano di Saggezza”) non sarà certo solo durante la visita in Italia che, dal 7 al 9 dicembre , lo vedrà (tentare di) portare la sua saggezza e amore nella nostra bistrattata penisola.

Il Dalai Lama è un uomo Giusto. E’ un Illuminato, anche se più volte ha dichiarato di avere gli stessi difetti e pulsioni di noi uomini normali ma di aver acquisito la tecnica per tenerli sotto controllo. E’ un uomo intelligente e colto, nel senso più ampio del termine. Da sempre affascinato dalle scoperte scientifiche e dalle relative applicazioni, ha sempre ritenuto giusto rivedere le convinzioni della filosofia buddista alla luce di chiare e provate conquiste dell’intelletto umano. dalai-lama.jpgForse anche per questo non è ben visto dal nostro clero (dal capo in giù) che ha sempre dichiarato guerra al relativismo. Ma il buddismo nella sua accezione più ampia non è una religione, è una filosofia: infatti non ha una sua teologia ma in 2500 anni ha analizzato la psiche ed il comportamento dell’uomo in tutte le sue sfaccettature tanto da diventare un punto di riferimento (non eguagliato) della psicologia moderna. Lo stesso Dalai Lama ha definito il buddismo “a science of mind” una scienza della mente; pertanto non si pone tra i propri fini il proselitismo e anche questo sembra strano alla nostra chiesa. Ciò trova conferma, se ce ne fosse ancora bisogno, nel manifesto, che pubblicizza l’evento, scritto dall’istituto che ha organizzato la visita in Italia: “…riteniamo che il messaggio di Sua Santità possa raggiungere veramente il cuore di ognuno ed essere di grande beneficio per mostrare la via verso la pace interiore: non abbiamo, quindi, alcuna intenzione di proselitismo, né di ottenere una qualche forma di pubblicità, guadagno o beneficio per l’Istituto.” E’ ormai famoso l’aneddoto raccontato dal grande Tiziano Terzani che, in uno dei suoi incontri con il Dalai Lama, si sente chiedere (usando più o meno queste parole) “come mai voi occidentali con le vostre bellissime chiese andate a cercare la vostra spiritualità in Tibet?”. E disse proprio “andate”, perché lui sono ormai 48 anni che non può più entrare in Tibet.

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Come molti (non tutti) sanno “nel 1959 i comunisti cinesi su ordine di Mao invasero il Tibet, misero a ferro e fuoco i monasteri, massacrarono migliaia di monaci e costrinsero il Dalai Lama a fuggire in India. Il Tibet, come paese misterioso e indipendente, era finito; ora veniva colonizzato, distrutto e rifatto alla cinese. Ma il mito sopravvisse. Anzi, divenne il simbolo della civiltà dello spirito martoriata dal materialismo comunista.” (Tiziano Terzani – Un altro giro di giostra). Da 48 anni il Dalai Lama gira il mondo per sensibilizzare gli uomini di buona volontà sulla tragedia tibetana, arrivando di recente a piegarsi nella richiesta, al governo cinese, non più di indipendenza per il Tibet ma di semplice autonomia politica.

Ecco, torniamo ad oggi. I nostri grandi politici non riceveranno Sua Santità il XIV Dalai Lama per non indispettire la Cina, che lo considera un pericoloso terrorista, e quindi per non rischiare costose ritorsioni di origine economica. Come sempre gli interessi economici hanno la meglio sui diritti civili, al punto che si può manifestare (giustamente) la solidarietà al Myanmar, che può esportare sfortunatamente per il suo popolo solo fame, e si ha timore di ricevere e far parlare il Dalai Lama per non urtare la suscettibilità del dragone cinese.

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Il popolo tibetano, la loro causa e la loro grande tradizione meritano altro trattamento. Mi piace ricordare un ultimo aneddoto “…Nel 1950 una delegazione di monaci e funzionari che non erano mai usciti dal Tibet venne invitata a Londra per discutere cosa l’Inghilterra poteva fare per il loro paese. Venivano da un mondo povero, primitivo, ma bellissimo. Erano abituati a grandi spazi vuoti, a una natura coloratissima e loro stessi erano colorati nelle loro tuniche, nei loro cappotti e berretti. A Londra furono ricevuti con grande cortesia e portati a giro a vedere la città. Un giorno, coi loro accompagnatori, i tibetani si ritrovarono nella metropolitana. Erano esterrefatti: tutta quella gente sotto terra! Uomini vestiti di nero, con la bombetta in testa, leggevano il giornale sulle scale mobili, la folla si accalcava nei corridoi correndo per salire sui treni in partenza; nessuno parlava a nessuno, nessuno sorrideva! Il capo dei tibetani si rivolse, pieno di compassione, all’accompagnatore inglese e gli chiese: ” Cosa possiamo fare per voi? “” (Tiziano Terzani – Un altro giro di giostra). Mi sa che veramente siamo noi forse ad aver bisogno di loro!!!

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Comments

10 Risposte a “Forse Siamo Noi ad Aver Bisogno di Loro”
  1. Uyulala scrive:

    Grazie per il tuo articolo. Il Dalai Lama è forse l’unica persona a cui ritengo possa calzare il titolo “Sua Santità”, e non perché sia “santo” in termini occidentali, ma perché è comunque sempre orientato alla pace. Rifiutarsi di riceverlo è quanto di più vigliacco si possa fare.

  2. Miguel scrive:

    Quoto anch’io

  3. diabolicoMarco scrive:

    Bertinotti vergognati.

  4. Demetrio De Sio scrive:

    Straquoto!

    Se mai ci fosse bisogno di vergognarsi ancora di più dei nostri “rappresentanti”, questa sarebbe un’ottima occasione. Ma quelle, le occasioni, non mancano mai…

  5. Enrico Acciarresi scrive:

    Tutti i nostri politici dvrebbero vergognarsi per lo scarso interesse verso il dramma Tibetano,evidentemente senza interessi non ci si muove…bella società si sta creando…tutto questo ci deve far riflettere sulla pochezza morale della politica…saluti a tutti

  6. Il Gobb scrive:

    Devo rispolverare il mio blog… so di avere da qualche parte un’analisi dettagliata dei rapporti economici CINA/USA, specialmente per quanto riguarda i fondi sovrani e il debito pubblico americano.

    Bello schifo.
    Forza Tibet O______O

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  1. [...] Tenzin Gyatso, premio Nobel per la Pace, avrebbe potuto ad esempio raccontare la storia del popolo tibetano, da decenni oppresso dalla dittatura cinese, avrebbe potuto spiegarci per quale motivo dal lontano 1959 egli è costretto a vivere in esilio dal suo paese natale, avrebbe potuto spiegarci perché Bush, non molto tempo fa, ha deciso di conferirgli la medaglia d’oro del congresso, scatenando le ire della Cina, ed infine avrebbe anche potuto spiegare agli italiani le radici e la filosofia di questa religione orientale talmente particolare ed affascinante. [...]

  2. [...] ottenendo così un riconoscimento internazionale che la equipara agli altri paesi. A dicembre il Dalai Lama viene in visita in Italia, e si assiste ad un fuggi-fuggi generale, con il quale quasi tutte le principali personalità [...]

  3. [...] Come risposta i governi si dichiarano preoccupati. Il Dalai Lama invece è più che preoccupato, è abbandonato da sempre e soprattutto si sente il responsabile di tutti quei morti che in questi giorni stanno cadendo. In [...]



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