Formigoni: non me ne vado! 9


Per Formigoni non è successo niente di irrimediabile. Il caso Zambetti, quello che comprava i voti dalla ‘ndrangheta un tanto al chilo (in confezioni da 4.000) e scontati (50 euro alla preferenza invece che 70, il prezzo di mercato), è un fatto isolato, come i dodici precedenti. Basta cambiare la giunta e tutto torna come prima: gli affari della Compagnia delle Opere, la dolce vita in località di lusso pagate dagli amici degli amici e soprattutto, in vista delle prossime scadenze elettorali, i rapporti – ricuciti – con la Lega.

Già, la Lega. A caldo si era espressa per bocca del super razzista Salvini, quello dei vagoni del Metrò riservati ai “bianchi”, dei napoletani che puzzano, degli zingari-topi, ecc., secondo solo a Borghezio, e aveva minacciato sfracelli. Elezioni ad aprile, aveva detto. Ma poi è intervenuto Maroni, che assomiglia sempre di più a un vecchio democristiano. C’è stato in campo nemico (a Roma) il summit Alfano – Maroni – Formigoni.

Nessuna trattativa: se la Lega fa cadere la Lombardia, io Formigoni faccio cadere Veneto e Piemonte. Il ricatto ha funzionato e Maroni se ne è tornato nel Varesotto con la coda fra le gambe e con il problema di far digerire ai suoi l’ennesimo pateracchio-cedimento con Roma ladrona.
Nel frattempo, Formigoni veniva condannato a pagare 110.000 euro per diffamazione nei confronti dei Radicali, da lui accusati addirittura di complotto, pensa un po’. I quali Radicali avevano denunciato che molte delle firme raccolte dal centro destra lombardo in occasione delle elezioni regionali del 2010 erano false. Fatto vero.

Ma, diciamolo, questo è uno scherzetto da principianti. Perché raccogliere firme false una per una spulciando l’elenco telefonico? Troppa fatica. Non succederà mai più. Zambetti, gli va dato merito, è stato un grande precursore e ha indicato il nuovo luminoso percorso, quello del minimo sforzo con il massimo dei risultati: 4.000 alla volta. Basta avere le conoscenze giuste e pagare (con i soldi dei contribuenti).


Informazioni su Bruno Carchedi

Mi chiamo Bruno Carchedi. Sono nato ad Alessandria, città piemontese un po’ ligure. Mi sono laureato in ingegneria e ho sempre lavorato in grandi aziende dell’informatica. Mi sono buttato a capofitto nelle grandi lotte operaie e democratiche degli anni '70. Ho sempre fatto il sindacalista di base. In quanto sindacalista non ho mai fatto carriera in azienda. In quanto di base non ho mai fatto carriera nel sindacato. Il risultato è che adesso ho una pensione di sopravvivenza, anche se mi ritengo abbastanza un privilegiato. Cosa farei se potessi tornare indietro? Esattamente quello che ho già fatto. Ho due grandi passioni. Il buon vino (degustato in modiche quantità) anche se costa parecchio e la musica, che invece è alla portata delle mie tasche. Mi piacciono le danze etniche e popolari, e la musica classica (tutta). Ah, dimenticavo. Credevo che la Lega Nord fosse la più grande disgrazia capitata dopo il fascismo ... ma poi è arrivato Monti. Arrivato su MenteCritica grazie a questa opportunità

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