Fondamentalisti: Miscredenti d’Oggi
6 giugno, 2007 - 15:00 di Daniela Tuscano
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In questo periodo si moltiplicano le riflessioni sul fondamentalismo, il più frequente (e tragicamente alla ribalta) di matrice islamica, anche se rigurgiti revanscisti si individuano in tutte le aree culturali (i cosiddetti “cristiani rinati” di Bush, chiamati anche teo-con, e gli“atei devoti”). Risorgono, insomma, quelli che Luigi Capuana definiva “gli ‘ismi’ contemporanei” e che, pur nella specificità delle situazioni, presentano tratti comuni.

Analisi, queste, che non lasciano tuttavia pienamente soddisfatti. Si possono davvero spiegare questi fenomeni con le sole categorie della sociologia, mutuate dal Positivismo? E come inserire, in questo contesto, quegli occidentali, soprattutto giovani, che, pur non provenendo da ambienti chiusi e disagiati, ma anzi talvolta culturalmente elevati e “progressisti” – il caso di è solo il più noto – abbracciano la causa del terrorismo jihadista?
Prima di rispondere a queste domande, è necessario aprire una parentesi sulla natura dei fondamentalismi.
I fautori dello scontro di civiltà ne fanno un discorso, per dir così, culturale. Pur essendo numericamente in pochi, esercitano un forte impatto sulla collettività non soltanto perché dispongono di grandi mezzi – in Italia, le invettive di Oriana Fallaci trovavano regolarmente un posto d’onore sulle pagine del “Corriere della Sera” – , ma perché la loro proposta risulta in effetti più allettante, pare rispondere meglio a quel bisogno di spiegazioni “ultime” e “definitive” di cui oggi si avverte particolare bisogno. Il terrorismo, secondo loro, non è uno stravolgimento dell’Islam, è l’Islam stesso; l’odio per l’infedele, il rifiuto della democrazia, la violenza sono i pilastri (anzi, il sesto e nascosto pilastro) della religione musulmana. Un musulmano, quindi, non può che essere terrorista, o simpatizzare per i terroristi.
Di qui la teoria dello scontro di civiltà, che tanto attrae e affascina. Attrae e affascina al punto di non rendersi conto che nessuno oserebbe chiamare “civiltà” stili di vita che propugnano contro-valori come quelli sopra elencati. Senza contare che una “civiltà” siffatta sarebbe implosa, necessariamente, da moltissimo tempo. Così il Nazismo, aveva sì tra i suoi obiettivi la distruzione fisica dell’altro e del diverso, ma anche la propria; in quanto anti-umanesimo per eccellenza, il Nazismo non poteva non rivolgersi anche, se non, in ultima analisi, soprattutto, con l’altro-in-sé, contro sé stesso. L’ossessiva ricerca di Hitler per rintracciare sue eventuali ascendenze ebraiche, il suo stesso suicidio, simbolico oltre che reale, ne sono l’inequivocabile conferma. Allo stesso modo, il terrorismo jihadista non si accontenta di individuare i suoi bersagli nell’odiato Occidente, ma anche e soprattutto fra gli stessi musulmani “traditori”, compromess i o semplicemente nella gente comune, quella che, come tutti noi, respinge la violenza, in particolare se rivolta verso innocenti.
I teo-con difatti ignorano, sia per effettiva non-conoscenza dei fatti, sia perché ritengono la cosa poco importante, che le prime vittime dei terroristi sono gli stessi correligionari di questi ultimi. E che l’Islam è sempre stato “anche” Occidente ed Europa (basti pensare al nome “Maghreb”, che designa i paesi arabi nordafricani di religione musulmana e che, nella lingua madre, significa appunto “Ovest”, “tramonto”): il contributo offerto dai musulmani arabi ed europei, soprattutto spagnoli, nel campo matematico – algebra è parola araba, lo zero è stato inventato dall’illustre Muhammad bin Ahmad – , filosofico, religioso (Avicenna, Averroè e moltissimi altri), linguistico. Del resto, il Dante ridotto da Oriana Fallaci a una sorta di bandiera della cultura laica e occidentale si era ispirato alla salita all’ultimo cielo di Maometto per la stesura del suo Paradiso e mostrava di conoscere assai bene, e certo molto di più della convulsa libellista contemporanea, la riflessione teologica e culturale dell’Islam.
Parlare di scontro di civiltà è pertanto sciocco e insensato, per la banalissima ragione che l’Islam NON è il terrorismo come l’Europa NON era il Nazismo che pure è nato e fiorito da quelle parti. Il fatto che i propugnatori di questa teoria, pur godendo dell’appoggio delle masse impaurite e, per ragioni di marketing, dei grandi media, siano in realtà snobbati dalla cultura degna di questo nome non è dovuto, come essi lamentano in palese malafede, alla presunta egemonia culturale delle sinistre o dei radical-pacifisti, ma dal fatto che il postulato da cui essi partono è insostenibile non appena si abbia l’intenzione di andare oltre le proprie paure, pregiudizi, ignoranze. La “filosofia” dei teo-con verrà semmai studiata, un domani, da un mero punto di vista sociologico e, se si vuole, di costume, ma non certo da quello culturale, che è inesistente.
Ciò non significa, peraltro, che le religioni in generale, e l’Islam nella fattispecie, non abbiano gravi problemi al suo interno, e che la riflessione teologica e filosofica degli intellettuali di matrice islamica abbia subìto una cristallizzazione perniciosa (e anacronistica) ormai da molti secoli. Lo ha rilevato, in una lucida analisi, lo studioso algerino Khaled Fouad Allam, puntualizzando fra l’altro che nei Paesi musulmani è mancata una Rivoluzione simile a quella francese, che avrebbe dovuto manifestarsi però con le caratteristiche proprie di quelle culture. La timidezza nell’esegesi del Corano, poi, il considerarlo un testo “increato”, e come tale immodificabile perché disceso direttamente da Dio, con tutto ciò che questa valutazione comporta, è uno dei risultati più devastanti di tale cristallizzazione.
Non è però nostra intenzione approfondire un discorso che merita altra attenzione nelle sedi opportune. Per tornare alla domanda iniziale: tenuto conto di tutti questi fattori, com’è possibile che non soltanto un islamico non integrato, ma anche un europeo di buoni studi, si trasformi in spietato miliziano islamista?
Un intervento su “Repubblica”, qualche tempo fa, ne individuava i motivi nella mancanza di punti di riferimento, di valori forti, di sicurezza, e, potremmo aggiungere, nella noia, nel non-senso, in particolare nell’eterna tentazione dell’uomo per il “possesso”.
Cosa intendiamo per “possesso”? In primo luogo, il rifiuto del limite e della finitudine, caratteristiche, queste, fondanti della natura umana, ma che, altrettanto naturalmente, fatichiamo moltissimo ad accettare. Il limite e la finitudine comportano l’accettazione di una realtà che ci compenetra, ma al tempo stesso ci trascende. Significano cioè l’accettazione del dubbio, non inteso come mero scetticismo, ma nel senso del confronto dialettico, di accettazione dell’umanità dell’altro; un credente parlerebbe di “mistero”. Un mistero che non necessariamente deve rimanere velato, al contrario (non a caso il Cristianesimo e l’Islam sono definite “religioni rivelate”): ma lo svelamento può avvenire soltanto accettando, paradossalmente, quella finitudine e quel limite appena menzionati. È questo il significato profondo dell’umiltà. “[In san Paolo] alla ragione dell’uomo… viene riconosciuta una capacità che sembra superare gli stessi suoi limiti naturali: non solo essa non è confinata entro la conoscenza sensoriale, dal momento che può riflettervi sopra criticamente, ma argomentando sui dati dei sensi può anche raggiungere la causa che sta all’origine di ogni realtà sensibile. Con terminologia filosofica potremmo dire che, nell’importante testo paolino, viene affermata la capacità metafisica dell’uomo” (Giovanni Paolo II, “Fides et ratio”, lett. enc. circa i rapporti tra fede e ragione, 1998); “L’acquisto del sapere è un dovere religioso, tanto per il musulmano quanto per la musulmana. Ricercate il sapere dalla culla alla bara, poiché Allah conduce sulla via del Paradiso chi si è messo alla ricerca del sapere” (hadith del profeta Mohammed, in “Insegnamenti”). Tuttavia, queste vette possono essere raggiunte solo se si assume il dato di realtà che non siamo arbitri assoluti del nostro destino e che non tutto è così chiaro, lampante e “ordinato” come vorremmo.
Il fondamentalista agisce in modo diametralmente opposto. La realtà “finita” gli fa paura; lo spettro della morte, del nulla, lo assilla come un incubo. Le contraddizioni del mondo, le complessità di un’umanità frantumata e multiforme, lo stravolgimento delle certezze nelle quali è nato e cresciuto, lo gettano in uno stato di grande ansia. Il fondamentalista, direbbe uno psicoterapeuta, attua allora una regressione edipica in un ventre materno, ma con forti caratteristiche virili, alla ricerca di una serra calda e conosciuta dove qualcun altro pensa per lui e gli dà regole precise, una “Weltanschauung” dove tutto è perfettamente spiegabile e ordinato, e dove non c’è spazio per deviazioni che altererebbero irrimediabilmente il suo universo così simile alla sfera di cristallo immaginata dai pensatori medievali. Non è neanche, la sua, una fuga all’indietro, ma una puerile illusione, destinata come tale a rimanere sempre frustrata (anche in ciò si spiega la vocazione al martirio” dei kamikaze, del tutto simile alla tendenza suicida del Nazismo) per il semplice motivo che un’età dell’oro nella storia umana non è mai esistita.
Ecco spiegati gli strali contro l’Occidente “lassista e corrotto” e la demonizzazione soprattutto di alcune categorie da sempre oppresse (le donne e i “diversi”), che, con le loro richieste di diritti, distruggono questa fragilissima “sfera di cristallo” da cui osservare il mondo senza esser lambiti dal suo indecifrabile caos. Certi anatemi risuonano anche dalle attuali gerarchie ecclesiastiche, e Ratzinger prima dell’incidente (voluto?) di Ratisbona aveva pur speso parole ambiguamente elogiative, o di rimpianto, per la fede “forte” di taluni islamici. E Ruini, subito dopo l’elezione di quest’ultimo, aveva indicato in Bush uno degli esempi di cristianesimo “convinto e vissuto”.
E il fondamentalista educato nel rispetto delle culture e delle opinioni?
In verità, si tratta di un falso problema. Accettare il dialogo non significa cedere al facile irenismo; apprezzare la cultura dell’altro non implica svalutare o negare la propria; accettare la diversità non vuol dire negare la differenza; non esiste vera democrazia senza eticità. Anche il radicalismo di cui si parla attualmente a proposito di certi governanti è, in tal senso, un fondamentalismo, perché come quest’ultimo non tien conto della realtà umana ma si basa solo su sé stesso, riducendo il mondo circostante a un miscuglio indistinto dove si agitano tante bolle che si dissolvono in torbidi vapori.
Nel primo caso, il rifiuto del limite e dell’altro; nel secondo, la negazione di questo limite e di questo altro; ma il risultato non cambia: chiusura; violenza; angoscia; incapacità di distinguere il bene dal male, con conseguente ideologia del sospetto verso tutto e verso tutti. In ogni straniero si vedrà un potenziale terrorista; in ogni occidentale uno sfruttatore e un infedele; in ogni donna una ribelle da domare e schiacciare; non si comprenderà la differenza tra un diritto e una pretesa; e così via, in una spirale che si arresterà soltanto con l’annientamento totale.
Grande è poi la menzogna e l’infingardaggine dei fondamentalisti. Essi mostrano sempre una realtà parziale, manichea, dai contorni (troppo) ben definiti. Si guardano bene dal parlare di Annalena Tonelli, di suor Leonella Sgorbati, di mons. Locati, di don Santoro, ma anche di tanti cristiani, ebrei e musulmani conviventi pacificamente in Israele, che costituivano la più clamorosa smentita ai seminatori di odio. Men che meno parlano di Muhammad Yunus. D’altro canto la mitezza di questi martiri non si cura della chiassosa grancassa mediatica di cui spudoratamente si servono i nuovi devoti. Ma poi accade l’imprevisto: accade che, spesso, i testimoni della mitezza paghino con la vita la loro autentica fedeltà ai principi in cui credono. Allora la loro esistenza risalta cristallina, allora come un lampo la loro luce fende le nebbie di un’ignoranza pervicace, e, insieme alla vergogna imperdonabile per non aver ascoltato la loro brezza in mezzo a tanta burrasca, captiamo che dietro le immagini e i simboli c’è un’epifania, una rivelazione che nessun “carceriere di Dio” potrà mai segregare. Annalena, mons. Luigi, Muhammad e gli altri sono, e sono stati luce non “malgrado” la loro fede, ma “per” la loro fede. Credevano al dialogo perché avevano una profonda fiducia nelle loro convinzioni. Muhammad Yunus aiuta le donne povere del mondo perché è musulmano, e perché è un uomo. In ogni uomo e donna essi vedono Dio.
I fondamentalisti, in Dio vedono solamente sé stessi. Elevano ad assoluto spicchi di realtà: ben a ragione si può affermare che i veri “relativisti” sono proprio loro, perché del tutto auto-referenziali; come ha detto il Presidente del Senegal, la teoria dello scontro di civiltà è “un anti-umanesimo travestito da cultura”.
Alla base del fondamentalismo non c’è, dunque, nulla di religioso. Al contrario: esso testimonia esigenze molto materiali, anzi, materialistiche, tanto sono pregne di istinti primordiali e belluini. Il fondamentalismo si fonda non sulla fede in Dio, ma sulla totale miscredenza in Dio, nella sua missione salvatrice e misericordiosa contenuta – giova ripeterlo – in tutte le religioni, e, conseguentemente, nel rifiuto totale verso l’uomo.
Di: Daniela Tuscano
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Fondamentalisti: Miscredenti d’Oggi è di

Articolo molto impegnativo ed impegnato, praticamente perfetto. 5 stelle, complimentoni all'autrice!
So che è un po' "hard", Silent. Ma lo è proprio perché so essere terra-terra: in altre parole, quanno ce vo'…
E' un pezzo complesso e molto interessante. Ogni giorno sono più convinto che la qualità dei contenuti prodotti su web da persone che lo fanno per passione o per impegno sociale, è diventata notevolmente competitiva nei confronti di chi propone contenuti per professione.
Si sta realizzando una democrazia dell'espressione che non ha riscontro nel mondo "reale".
Quoto Silent.
mi piace questa frase. Si adatta a MC.
Era esattamente questo il senso dei miei complimenti. Questo è un esempio di levatura eccezionale
Un articolo ben fatto e molto complesso. Dovrei rileggerlo qualche altr volta…
"per la banalissima ragione che l’Islam NON è il terrorismo come l’Europa NON era il Nazismo che pure è nato e fiorito da quelle parti"
Questo è il punto che, a prima vista, non condivido. Secondo me ogni fenomeno che si sviluppa all'interno di una cultura, va analizzato in maniera tale da spiegarne il perchè: il terrorismo rappresenta una parte dell'Islam (e bisognerebbe capire perchè! tu comunque lo dici e lo approfondisci); il Nazismo rappresenta una parte dell'Occidente INNEGABILMENTE ed è necessario capire il perchè!
Comunque sarebbe troppo lungo e rimando ad un articolo mio che presto uscirà attraverso il quale si può costruire un dibattito su posizioni precise e puntuali su questo argomento.
COMPLIMENTI anche se ancora troppo eurocentrica
)
Avevo conosciuto Daniela grazie all'articolo su Renato Zero, che mi era piaciuto moltissimo, e ora la ritrovo in questa inedita veste… Se tutti i sorcini sono così poliedrici…
Non sono molto ferrato sull'argomento, che vorrei stamparmi, ma mi sembra faccia piazza pulita di tanti luoghi comuni. Una logica davvero stringente. Sull'islam ci sono troppi pregiudizi che Daniela riesce a sfatare.
Un bel 5 (che qui è il voto massimo) te lo meriti anche stavolta!!!!! (e pure un bacio.)
Sono un appassionato studioso della religione islamica. Se mi è consentito di essere molto sincero, dico che è difficile trovare tanti errori di fondo quanti se ne rinvengono nello scritto di Daniela Tuscano. La quale è animata da slanci umanitari ma anche da fervorosa incoscienza e ritiene che i fondamentalisti siano dei falsi musulmani. Senza addentrarmi in contorsionismi caramellosi sulla necessità di un dialogo con questi, faccio notare che la rivelazione per l’islam è il Corano e che – secondo una lettura semplicemente attenta ed obiettiva dello stesso – la violenza ne è carattere preminente. Alessandro Bausani, il più grande islamista italiano, affermava infatti che “il Corano non è un libro pacifico”. Parlare di “dialogo” e di “integrazione” (si legga su qualsiasi dizionario cosa significano queste parole) è una stupidità perchè integrarsi in una realtà intimamente cristiana come la nostra, significa, in buona sostanza accettare i nostri valori umani e sociali. Purtroppo la concezione dell’uomo nelle due religioni (la nostra e la loro) è profondamente diversa e chiedere di integrarsi è come chiedere di rinunciare alla loro fede.
Sante Bardini
Signor Bardini,
purtroppo leggo solo oggi, con moltissimo ritardo quindi, la sua replica, anzi, la sua confutazione al mio articolo. Che certo è opinabile, come tutti i “parti” umani, non però umanitarista (attenzione!). Conosco bene Bausani e anche Sergio Noja, mi pare sia comunque il primo ad aver curato, proprio lo scorso anno, la traduzione italiana del Corano per Mondadori. Scrivo in questi giorni di violenza in Egitto, ma mai mi sognerei, come lei invece fa, di attribuire “stupidità” a un articolo o magari al suo autore/autrice. Questo in virtù di un criterio molto semplice e anche banale, che si chiama educazione.
Ho l’impressione che lei non abbia letto approfonditamente il mio testo perché non vi si trova nulla di caramelloso; basterebbero queste frasi a confermarlo: “…Lo ha rilevato, in una lucida analisi, lo studioso algerino Khaled Fouad Allam, puntualizzando fra l’altro che nei Paesi musulmani è mancata una Rivoluzione simile a quella francese, che avrebbe dovuto manifestarsi però con le caratteristiche proprie di quelle culture. La timidezza nell’esegesi del Corano, poi, il considerarlo un testo ‘increato’, e come tale immodificabile perché disceso direttamente da Dio, con tutto ciò che questa valutazione comporta, è uno dei risultati più devastanti di tale cristallizzazione”. E badi bene che “increato” è una parola gravida di conseguenze, dato che l’Islam l’ho studiato.
Senza dubbio il Corano contiene parti non pacifiche, come del resto le contiene la Bibbia (mai letto il libro dei Numeri, le regole del Levitico, la stessa legge del taglione o l’epilogo della vicenda di Sodoma, ricalcata su quella, altrettanto tremenda, della moglie del levita nel libro dei Giudici? E lo stesso Lutero giudicava “permeato di vendetta ebraica” il libro di Giuditta); sono state interpretate letteralmente fino a poco tempo fa, se si tien conto del fatto che fino all’Ottocento inoltrato papa Pio IX considerava la schiavitù perfettamente in linea con la Scrittura. Quel Papa, detto per inciso, era lo stesso del “Sillabo”: si vada a rileggere cosa diceva a proposito della democrazia (“pestifera e demoniaca”, l’aiuto io), della libertà di pensiero, di quella che oggi chiamiamo integrazione e dialogo… Poi magari ne riparliamo. La democrazia, in tutto e per tutto, è stata accettata solo nel Concilio Vaticano II (1962-65).
La saluto cordialmente e le porgo i miei migliori auguri.
Non mi abbandono a manifestazioni di stupore perché sarei retorica. Definirei questo articolo problematicamente caotico, nel senso pungolante del termine. Caotico, non confuso, in quanto privo di stereotipi e cliché vari tranne, apparentemente, in rarissime occasioni: per esempio quando si parla di “mero scetticismo” o di “mera sociologia” oppure nel “possesso inteso come non accettazione della finitudine”. Dicevo, apparenti luoghi comuni proprio perché neanche lì si può parlare di “mera” convinzione dell’autrice, in quanto successivamente si coglie anche una denuncia della non accettazione della diversità, quindi della complessità, con la relativa comoda preferenza all’ingabbiamento dell’infinito. Ma volendo neanche si potrebbe attribuire alla parola “convinzione” l’aggettivo “mera”, poiché la convinzione, come lo scetticismo (dialetticamente e non qualunquisticamente inteso), come la sociologia, non sono facilmente suscettibili di limitante semplicità. Magari è loro ascrivibile una semplicità affine alla naturale spontaneità del pensiero umano, che non è avulso da un’intricata complessità di fondo. Questo solo per focalizzare l’attenzione su certi aspetti a primo acchito non condivisibili…poi rivelatisi “contraddittoriamente completi”.
Un’ultima risposta all’inespressa domanda di Alessio circa la poliedricità dei sorcini. Sembra fuorviante parlare di loro (che non sono NOI), infatti spenderò una riga sola: i fondamentalisti miscredenti (e qui torniamo al tema) stanno pure lì ed è disarmante come attraverso i loro incisivi, e gli incisivi del loro Re, riescano a rosicchiare i valori di cui “apparivano” i portatori…..:-) Auguri!
Alla Signora Daniela Tuscano. Gentile Signora, la ringrazio vivamente per la sua risposta. Lei mi rimprovera perchè ho scritto che parlare di dialogo e di integrazione degli gli islamici è una stupidità. Confermo. Ma non è una mancanza di educazione. Non mi sono rivolto infatti ad una persona ma ad una convinzione che oggi è assai diffusa. Mi spiego meglio: darsi piamente da fare per l’integrazione dei musulmani in Italia ed in Europa, entità geopolitiche che traggono i loro fondamenti legislativi e morali dal cristianesimo, è come chiedere loro di “vivere cristianamente”. Per me è un assurdo, una carità pelosa ovvero, se me lo consente e nella accezione che le ho chiarito, una stupidità.
Per quanto concerne poi il fatto che il Corano contiene parti “non pacifiche” (questa definizione è deliziosa) così come la Bibbia, il libro di Giuditta, l’antimodernismo di Pio IX ecc., mi sentirei di dire – ma tenga ferma la bacchetta, veh – che è un modo di ragionare piuttosto ingenuo. Questa prassi è propria dei giovanissimi i quali non tengono conto che un errore commesso da altri non giustifica il proprio. Sono due errori.
Per quanto concerne la democrazia che a suo parere è stata accettata nella Chiesa solamente con il Concilio Vaticano II, mi corre l’obbligo di farle rilevare che è un errore. La Chiesa non è democratica ed è sempre il Papa – ufficio per tanti motivi non assimilabile al Presidente di uno Stato moderno, che firma come atto dovuto – è sempre il Papa dicevo che sancisce i risultati delle discussioni dei padri conciliari. Il Pontefice ascolta tutti ma è poi lui che decide.
Sul modernismo e quindi sui mali del nostro tempo, le consiglio di riguardarsi il cosiddetto “biglietto speech”. Esso contiene il pensiero del cardinale Newman, già pastore della chiesa protestante inglese, quando ha ricevuto il biglietto di nomina alla porpora. È stato pronunciato nel 1879 ma è di una attualità straordinaria.
Lei mi scrive che conosce bene Bausani e che le pare che abbia curato, proprio lo scorso anno, la traduzione del Corano per Mondadori. Avrei qualche dubbio: Alessandro Bausani è morto il 12 marzo del 1988.
Studio l’islam da parecchi anni. In un mondo desacralizzato, ateo, agnostico, laicista e permissivo come il nostro, sono affascinato dalla intensità della fede e della preghiera di coloro che seguono questo credo. La mia modesta sintesi di tanti studi è questa: l’ebraismo è la teologia della speranza, il cristianesimo è la teologia dell’amore e l’islam è la teologia della giustizia. Dura lex sed lex. È un aspetto questo inviso a molti ora ma che sarà capito e condiviso domani, quando saremo più di cento miliardi. Ci sarebbero da scrivere alcuni tomi…
Gentile Signora, tolgo il disturbo. Dal tono del suo scritto mi pare di cogliere, passione, partecipazione, entusiasmo. Resti sempre così ma conservi anche la sua onestà intellettuale. Non sposi una causa ma le analizzi e le valuti tutte.
Sinceri saluti.
Sante Bardini
Velocemente, signor Bardini:
1) Mai asserito che la Chiesa accetti la democrazia al suo interno. Il Vaticano è una monarchia assoluta elettiva, lo so perfettamente. Ho solo detto, e ripeto, che il concetto di democrazia e la separazione tra sfera laica e sfera spirituale è stata teoricamente (non de facto) accettata solo col Concilio Vaticano II, non per nulla avversato dai neotradizionalisti d’oggi riabilitati MOLTO ingenuamente (oserei dire “troppo”) da Benedetto XVI, che certo non è giovanissimo, così come non lo sono io, ma non ritengo, nonostante ciò, sia egli uno stupido.
2) La “definizione deliziosa”, che tecnicamente si chiama eufemismo, non mi appartiene. Del resto io non le vieto certo di esprimere senza perifrasi il suo pensiero sul Corano “violento”, dato che è questo che intende dire (qualcuno ha definito l’Islam “fede di guerra”, come del resto l’ebraismo, quindi…). Quindi io tengo sì ferma la bacchetta, che a scuola non uso mai, però lei mi risparmi, la prego, il tono paternalistico che si usa appunto con gli scioccherelli: magari lo sarò pure, ma accetto il dibattito e voglio misurarmi in modo adulto con una persona adulta. Grazie.
3) Bausani: io stessa ho precisato, trovandomi peraltro al mare e quindi lontana da molti miei libri, di non essere sicura fosse lui l’autore della traduzione, ma direi che è non è il caso di soffermarsi su quest’aspetto. Il traduttore può essere Noja, o Branca, o altri illustri islamisti (mica esiste solo Bausani, eh?). Visto che si tratta di un’opera importante, fra l’altro revisionata dall’Università di al-Azhar, come mai non la conosce?
4) Già Federico José Pejrone descriveva l’Islam come una fede nel Dio unico più che misericordioso, giusto ecc. D’altro lato, non c’è pace senza giustizia, vero? E Ahmed Walid Pallavicini parla di “Islam interiore”. Mi dispiace, comunque, io non giustifico un errore con un altro (ma dove l’ha letto?), mi sono limitata a precisare che, se vogliamo cercare la giustificazione della violenza, nella Bibbia la troviamo eccome, e non solo lì. Sì, ci sarebbero da scrivere alcuni tomi, e per questo m’interrompo, anche se la mia maledetta tentazione sarebbe di replicare ancora, ma davvero non finirei più…
5) Avendo vissuto esperienze PERSONALI (su cui giustamente non mi soffermo) con islamici non ritengo di avere una visione irenistica ed edulcorata, men che meno “deliziosa”, dell’Islam. Però vede, lei continua a considerare questa religione, esattamente come Oriana Fallaci, una sorta di corpo estraneo all’interno di una cultura che non le appartiene. Ciò è falso. L’Occidente (entità geopolitica… anche qui ci sarebbe molto da dire, ma “regionalizzare” all’eccesso una religione è, questa sì, una stupidità a mio parere assoluta, come quando una certa vulgata sciatta, oltre a definire il Jihad al femminile, chiacchiera di “scontro tra Islam e OCCIDENTE”, ma che significa?), l’Occidente, dicevo, è tributario culturalmente ANCHE al mondo musulmano. Lo stesso Dante, pur così animoso verso “Maometto” (sic, sic!), si ispirò (anche) a lui per il suo Paradiso, Aristotele penetrò in Europa grazie a filosofi arabo-islamici, e tralasciamo i provenzali, la scuola siciliana, ecc. Fra l’altro, il cristianesimo stesso ha radici fortemente ebraiche e palestinesi, il modo di ragionare del Gesù uomo era totalmente non occidentale; e non lo affermo io, ma Paolo Farinella, mio amico personale, prete, polemista ma soprattutto biblista di chiara fama. Pertanto insistere sulle differenze insanabili tra le due culture e religioni è un assurdo, e non per buonismo, ma perché a parer mio è sempre meglio cercare la convivenza (che non è dabbenaggine) che lo scontro.
6) Lei punta il dito su una corrente di pensiero molto diffusa, vale a dire la mia, per la quale non sprechiamo più aggettivi: stupida, ingenua, da “giovanissimi” o meglio giovanilista (cioè, appunto, idiota). Sono in buona compagnia, col card. Tettamanzi, padre Zanotelli, Gabriele Mandel, il compianto Tonino Bello e molti altri. A me pare, comunque, che vada “di moda” un’altra tendenza: quella fallaciana (o fallace?), del “desaparecido” sen. Pera, un ateo cristiano come si auto-definiva, con insanabile ossimoro, la stessa Fallaci, quelli della “religione civile” (termine non delizioso, ma tremendo) da usare come manganello per proteggere l’”identità” minacciata. Questa, non la mia, è la corrente di pensiero oggi in voga, al punto che le persone come la sottoscritta, fallibili, misere, imperfette quanto si vuole, vengono immancabilmente sbertucciate come imbelli anche quando tentano di articolare un pensiero serio, non una melassa new age che non convince nessuno.
6) Apprezzo la sua capacità di sintesi, è un dono che evidentemente non posseggo, io mi sono sempre considerata più analitica, in effetti. Sintetizzare è indispensabile (a scuola soprattutto), però comporta alcuni rischi, quelli dell’eccessiva semplificazione. Le conclusioni che ne trae hanno sicuramente delle verità, a mio avviso non esauriscono tutto. Se la mia richiesta ai musulmani è di “vivere cristianamente” (il che non è affatto vero; ma è altrettanto evidente che ognuno cresce col suo paesaggio di formazione e ragiona di conseguenza, e proprio per questo il confronto, anche aspro, è indispensabile), la sua visione risente a mio parere d’un eccessivo eurocentrismo anche nell’interpretazione della stessa religione cristiana. Insomma le vicende e le reciproche influenze sono così intrecciate che mille Treccani non basterebbero…
7) Direi molto di più. Ma anch’io sono costretta a interrompermi. Lei ha ragione, sono appassionata. Non “sposo” però nessuna causa: non mi ritengo – e la prego di non ritenermi – così irrazionale da non considerare le altrui opinioni. A me non pare proprio di essere stata particolarmente “tenera” con l’Islam nel mio scritto (insisto sul discorso dell’increazione e di Allam), che confermo punto per punto. Ma non si tratta di maggiore o minore durezza. Si tratta di fatti. Se dovessi rendermi conto del mio errore, proprio per l’onestà intellettuale che costituisce una delle mie rare qualità (non sono una bimbetta, su), non avrei veruna difficoltà a riconoscerlo. Tengo in considerazione i suoi preziosi consigli. Ma, al tempo stesso, oso domandarle umilmente di non sbarazzarsi così alteramente del mio post. Fra mille imperfezioni, non penso di meritarlo. Contraccambio la cordialità.
Post scriptum. Anni fa condussi coi miei studenti un “delizioso” esperimento. Diedi loro da leggere un testo dove si esortavano i “fedeli” a uccidere il nemico, perché in quest’ultimo non c’era l’uomo ma il demonio; e chi moriva in battaglia riceveva la palma del martirio, ecc. ecc. Con un florilegio di citazioni sacre a giustificazione di tutto ciò, naturalmente. Domandai alla fine chi, secondo il loro parere, ne fosse l’autore. “Bin Laden”, fu la risposta unanime. Errore. Trattavasi di Bernardo di Chiaravalle, dottore della Chiesa, cantore della Madonna.
Post-post scriptum. Il mio articolo si trova pure sulla rivista di teologia “Tempi di fraternità”, che si pregia di avere tra i suoi collaboratori il già citato Farinella, Ortensio da Spinetoli e molti altri, ed è stato usato da alcuni colleghi di religione. Può esprimere le sue riserve comunicando all’omonimo sito web. Rinnovo la cordialità.
Alla Signora Daniela Tuscano. La sua risposta, apprezzabilmente immediata, mi conferma quanto avevo già supposto. Lei è una persona che ha sposato una tesi difficile da sostenere e fa fatica a sentire ragioni semplicemente contrarie alle sue. Riprendere punto per punto ciò che ha affermato è assolutamente defatigante ed io me ne astengo.
Nel suo ultimo scritto credo che abbia toccato il punto nodale del problema: il carattere divino ed eterno del Corano, increato, come lei giustamente dice, in quanto è sempre stato nella mente di Allah. Per capirne il significato eccezionale e rivoluzionario per noi non c’era bisogno di disturbare Khaled Fouad Allam. È cosa pacifica, che sanno tutti.
Ma non conviene titillarsi le meningi per seguire tanti rivoli che hanno scarso riferimento al problema centrale: ci sono tante religioni ma quella vera è ovviamente una sola anche se tante partecipano al concetto di Dio. È questa la religione cristiana ? Potrebbe la Signora Tuscano rispondermi inizialmente con un chiaro si o con un altrettanto chiaro no ? Dopo, argomenti pure come vuole. Se la risposta non sarà chiara e sarà guarnita, come sempre mi càpita, da contorsionismi vari, avremo compreso perfettamente il suo pensiero.
Io la vedo così:
- Il Corano è un libro eterno, ha il carattere che noi attribuiamo al trascendente per cui possiamo dire che è un libro non semplicemente sacro ma addirittura divino.
- Il rapporto tra l’uomo ed il Corano è come quello – solamente per fare un esempio pratico perché in realtà la distanza è infinitamente più grande – che può passare tra una pulce ed Einstein. Cosa può dire una pulce sulla teoria della relatività ?
- Il Corano non si può interpretare perché significherebbe sostituire alla parola di Allah, trasmessa a Maometto dall’arcangelo Gabriele, quella dell’uomo che è per sua natura infimo, meschino, pieno di errori, di miserie e di contraddizioni.
- La pulce uomo può dare solamente la sua “lettura” del Libro che vale esclusivamente per lui stesso e non può pretendere che sia corretta, definitiva e che possa valere quindi per tutti.
- Si può dunque soltanto svolgere un’appassionata e costante opera di approfondimento, di penetrazione del mistero dell’islam per conquistarne, nel tempo, particelle di verità.
- Invece anche tra i musulmani non appare sopprimibile la tentazione di avocare alla propria sciocca intelligenza (che è sempre quella della pulce, neh) la certezza di avere raggiunto la verità ed in tanti affermano infatti “l’islam è questo” operando quindi delle discriminazioni tra essi, che si ritengono nel giusto, e coloro che sbagliano.
- La prova lampante è data dal grande numero di scuole dottrinali e legislative, dalle divisioni profonde tra gli stessi musulmani, tra coloro che vengono definiti moderati ed i fondamentalisti vale a dire, in definitiva, tra coloro che sbagliano in un modo e coloro che sbagliano in un altro, magari assolutamente opposto.
- In linea teorica quindi gli islam potrebbero essere parecchi (e infatti le distinzioni sono numerose) e, al limite, tanti quanti sono i suoi fedeli ma ciò è una assurdità perchè l’islam è uno solo.
- Il Corano non è un libro allegorico, metaforico, traslato eppure non sono pochi gli studiosi che propongono di interpretarne certi passaggi in modo simbolico. È un tentativo ingenuo e forse addirittura sciocco di ridurre ciò che non si comprende alle proprie dimensioni intellettive, quelle della formichina: “non capisco una cosa e perciò dico che è una allegoria che vuol significare questo, quello e quell’altro ancora”.
- Manca nell’islam un’autorità teologica centrale ed unica come esiste nel cristianesimo (il Papa) il quale sancisce e distingue il vero dal falso ed impone a tutti di adeguarsi. Chi non lo fa è fuori dalla Chiesa.
- Nell’islam manca anche un collegio di sacerdoti e studiosi che adeguano, via via nel tempo, la fede, la teologia, la liturgia ecc., le pongono al passo con i tempi ed alle cui risultanze tutti si devono attenere. Nel cristianesimo c’è questa istituzione e si chiama Concilio.
- Per quanto detto sopra fare degli accordi con i musulmani – moltissimi dei quali sono persone laboriose, oneste e caritatevoli – è come scrivere intese sull’acqua o sulla sabbia dato che oggi prevale una “lettura” ma domani potrebbero essercene altre, diverse, capaci di sconvolgere tutto.
- Bisogna fare i conti con un Libro il quale è lì, fermo, statico, immodificabile da secoli e lo sarà anche nel futuro prossimo venturo. Imperterrito subisce l’assalto di tante piccole formichine che cercano di coglierne i significati più intimi e veri brancolando con intelligenza. Gli Hadith e la Sunna sono ausilii complementari di rango legislativo e teologico assolutamente inferiore. Discutere con un Libro non si può perché le risposte sono nelle sue pagine. Il Libro non tratta: prendere o lasciare.
- Per disposizione coranica, di fondamentale importanza, chi aderisce all’islam è soltanto fedele e non anche cittadino come è invece per noi. Ciò comporta una differente caratterizzazione della società che dà luogo a due realtà assai diverse (dar al harb e dar al islam). Per il musulmano, solamente fedele, come dicevo, il compito è esclusivamente quello di adorare Allah e di attenersi alle sue regole. Gli amministratori istituzionali nei paesi in cui regna questa religione, gestiscono infatti la cosa pubblica in nome di Allah e devono sottostare al controllo delle alte cariche religiose. L’amministrazione ha solamente carattere organizzativo e non anche politico. In occidente invece l’uomo è contemporaneamente fedele e cittadino ed esprime la sua personalità in questi due momenti diversi, entrambi ammessi, riconosciuti e fonti di diritti.
- L’uomo occidentale è portato a valutare ciò che succede nell’islam (impiccagioni, lapidazioni, inferiorità sociale della donna, fustigazioni, tagli delle mani ecc.) secondo la sua mentalità che si è formata a certi princìpi, valori, comportamenti, regole di ispirazione cristiana e non riesce dunque a capire che sta commettendo un errore perché il mondo orientale islamico va valutato in altro modo e cioè secondo i suoi particolari criteri, leggi, prassi ecc. Tentare di conciliare, come fa la signora Tuscano, queste due realtà è a mio parere del tutto incongruente ovvero, senza offesa, assurdo. Al riguardo ci sarebbe molto da confutare sulle moschee. Me ne guardo bene, ognuno dica quello che vuole.
- Continuo. Proprio per questo motivo (ripeto quanto ho già detto e ripetuto) noi sbagliamo a voler integrare gli extracomunitari islamici come se potessero farlo. Nella nostra ottusa solidarietà non ci rendiamo conto che integrare queste persone in una società intessuta di principi cristiani è come chiedere loro di “vivere cristianamente”. È proprio un assurdo. Non vi possono partecipare, né noi possiamo trasformarci ed eradicare – ma la Chiesa di Sinistra (vedi Tettamanzi con bordone della Signora Tuscano, lo dico sorridendo) non perde nessuna occasione per sostenere il contrario – quei valori cristiani ai quali ci siamo formati e che rappresentano le peculiarità permanenti della nostra educazione morale e spirituale.
- In effetti, se si analizzano anche senza raffinati criteri esegetici i Vangeli ed il Corano, appare subito il diverso carattere delle due rivelazioni: nel cristianesimo Dio è prevalentemente amore, nell’islam Allah è prevalentemente giustizia. Di fronte alla violenza noi, oggi, arretriamo cercando di illuminare gli assassini con la persuasione e la preghiera. Si spera, in altre parole, di vincere soccombendo. Per me è addirittura inconcepibile ed invito a scendere sollecitamente dal pero. Quelli infatti ringraziano ed ammazzano sempre di più.
- L’islam invece è giustizia tanto che ha codificato persino la guerra. Quando poi c’è di mezzo l’esistenza della stessa religione la guerra diventa santa. Conclusione. Tra un secolo o due o anche tre saremo in troppi e l’amore soccomberà vinto dalla necessità di giustizia, immediata e terribile, che sarà invocata da tutti, anche dai cristiani che saranno stufi di porgere graziosamente la spada a coloro che taglieranno le loro teste solamente perché cristiani.
- Cogliendo fior da fiore cito in proposito alcuni passi del Corano “che contiene parti non pacifiche” come elegantemente dice la Tuscano. Traduzione Corano di Hamza Piccardo. Sura 5, versetto 33:
“La ricompensa di coloro che fanno la guerra ad Allah ed al suo Messaggero e che seminano la corruzione sulla terra è che siano uccisi o crocifissi, che siano loro tagliate la mano e la gamba da lati opposti o che siano esiliati sulla terra: ecco l’ignominia che li toccherà in questa vita”.
Chi sono coloro che seminano la corruzione sulla terra ? Ci risponde, sempre nella sura V° il versetto 17. Recita: “Sono certamente miscredenti quelli che dicono Allah è il Messia figlio di Maria”.
In aggiunta faccio rilevare che nella sura VIII° / 55 si afferma: “Di fronte ad Allah non ci sono bestie peggiori di coloro che sono miscredenti e che non crederanno mai”.
Il concetto è ribadito nel verso 65: “O Profeta, incita i credenti alla lotta. Venti di voi pazienti ne domineranno duecento e cento di voi avranno il sopravvento su mille miscredenti…”.
La mia interlocutrice non vuole scedere dal pero. Chi è certo di combattere – pardòn, di agire – per una causa giusta dovrebbe sempre avere il pudore, ogni tanto, di soffermarsi, asciugarsi il nobile sudore e tirare fiato. Con i tratti tipici del fondamentalismo cristiano di stampo buonista, lei se ne sta invece con i piedi ben piantati per aria e segue Tettamanzi. Ci pensi: un cardinale buono è cosa ben diversa da un buon cardinale.
Io non ho nient’altro da dire.
Sante Bardini.
Non sono assolutamente in grado di dire se ciò che lei dice sia vero, però lo dice benissimo. Grazie.
Io ho notato due sole chicche in questa dissertazione del Bardini, che si vuole colto, scapigliato, disincantato e che imperterrito continua a offendere: 1) fondamentalismo “buonista”; 2) Chiesa di sinistra (che sorrida o no poco importa, esiste anche il sorriso cinico, ed è molto peggio). Direi che ci si può fermar qui, anche perché il Bardini tira diritto, senza nemmeno rendersi conto che alcune delle sue osservazioni erano già anche le mie (a proposito della mancanza di un’autorità centrale nell’Islam, ecc. e sullo stesso Corano increato, che non è affatto vero conoscano tutti, e scomodo Allam quanto mi pare, esattamente come il sig. Bardini ne scomoda altri). Lo dice benissimo, senza dubbio, con qualche effettaccio di humour nero che altrove non guasterebbe, ma continua a non opporre una vera replica a quanto affermo, in compenso col sopracciglio alzato di chi la sa lunga e il manicheismo tipico del maschio (o tutto è buono o tutto è cattivo: infatti avete governato male il mondo) mi compatisce di star appesa, oltre che al pero, alle caritatevoli sottane del card. Tettamanzi (ma La Pira? Ma Milani? Ma Zanotelli? Ma lo stesso Comboni? Io sono solo fiera di star sul pero con simil compagnia; Huntington lo lascio ad altri).
La domanda più banale che verrebbe da opporre è che io, dal mio pero, ho avanzato qualche vacua proposta; il sig. Bardini come risolverebbe il problema, ché tale gli appare, dal momento che i musulmani non sono integrabili? Che dovrebbero fare? Andarsene? Sparire? Ah, sì, dobbiamo noi smettere di porger loro graziosamente la spada e farci tagliar la testa. E quinci sian le nostre viste sazie.
N.B.: La buonista qui scrivente sa molto bene che sarebbe facile bersaglio per certe teste calde islamiche, o magari anche solo tiepide. Perché io, coi musulmani, ci vivo. Devo essere una masochista.
N.B.2: Tornerò quanto prima su certi temi. Sempre se non mi hanno tagliato la testa che io ho soavemente porto, naturalmente.
Bardini scriverà bene, è abile nel fare l’elenco (decontestualizzato) di tutte le indescrivibili violenze del testo sacro islamico, nella bibbia se ne trovano il doppio per non parlare di quelle contro le donne dei libri indù. I fatti recenti del Nord Africa e dell’Asia, nonchè l’attentato di ieri a Oslo, sono però la più sonora smentita alle sue tesi pro-fallaci. Grazie Daniela.