fireflies
14 febbraio, 2010 - 9:00 di dellefragilicose
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credo di essere giunto alla conclusione che la società civile rappresenta il più ristretto insieme di regole sufficienti a stabilire un rapporto favorevole tra la necessità di procurarsi piacere e il timore di venire sopraffatti.
una regola in meno e sarebbe il caos: i più forti sgozzerebbero i più deboli e si impossesserebbero dei loro beni. una regola in più ed il dovere, l’inutile dovere, ridurrebbe le possibilità di procurarsi la soddisfazione carnale e gli oggetti che rendono la vita degna di essere vissuta.
sono sicuro di quello che dico? no, ovviamente. ho studiato troppo per essere sicuro di quello che penso. eppure, tutti gli indizi, o almeno una gran parte, conducono in questa direzione.
una volta liberatisi, nella maniera più completa e profonda possibile, del timore che le proprie azioni possano essere giudicate dopo che la vita biologica ha trovato termine, una volta acquisito il concetto che la morte è un passaggio a senso unico che conduce nel nulla, una volta percepito che la somma delle nostre azioni sarà comunque nulla, una volta che si è accettato il concetto che pochi anni dopo la scomparsa di noi non rimarrà che un vaghissimo ricordo, viene da chiedersi se obbedire alla legge più che un atto morale non sia solo una scelta dettata dalla vigliaccheria.
vedendo le cose in quest’ottica la percezione del giusto e dello sbagliato si ribaltano, diventano incoerenti rispetto a quanto ci è stato inculcato con l’educazione. niente più bene e male, ma solo coraggio di prendere o paura di misurarsi. l’inferno non accoglie più il reo dopo la morte, ma condanna i vigliacchi ad una vita grigia e senza memoria dove l’unica consolazione rimarrà quella di ripetersi, come un mantra, “almeno sono stato un uomo onesto”.

mentre scorrono le ore, mentre si consumano i giorni, mentre si afferma la consapevolezza di aver seguito un sentiero inesistente, una sorta di pista polverosa che non conduce da nessuna parte, sale gelida la paura di aver sprecato l’unica occasione per conoscere, sperimentare e vedere.
che sia stato per errore o che sia stato per vigliaccheria, la musica sfuma lentamente e la prima oscurità, fredda, ci chiama a sé.
fireflies è di

Obbedire alle leggi, ove tu non ne riconosca la necessità, può essere effettivamente un atto di vigliaccheria.
E tuttavia riesce difficile capire come si possa negare la necessità delle leggi, in una società minimamente strutturata.
Possono essere motivazioni etiche trascendenti: Dio lo vole, oppure, che è lo stesso: esiste un’etica naturale alla quale conformarsi; o immanenti (l’uomo retto persegue fini di giustizia, equità, moderazione, solidarietà, e io mi sento appagato quando riesco ad avvicinarmi al modello dell’uomo retto.)
Possono essere motivazioni pratiche:
Il venir meno del
elimina soltanto la prima delle cause, quella che s’ispira al trascendente.
Restano pur sempre le altre due, sufficienti a fornire, anche a chi non creda alla remunerazione del bene e del male nell’aldilà, solidi motivi per continuare a rispettare la legge senza per questo doversi sentire un vigliacco.
Oppure stiamo parlando d’altro? Della sindrome del birillo rosso di Foligno?
Buonasera,
butto lì un paio di convinzioni, in contrasto con l’articolo e col commento ma forse neanche tanto, diciamo in attesa di essere confutate. Perché non si potrebbe parlare per tutto e tutti, e forse è questo il piu’ grosso limite degi uomini che lo fanno (cioè del sottoscritto).
Non credo affatto che la natura degli uomini sia quella di realizzare il proprio piacere, ne’ di dominare gli altri. Ancora meno credo che senza una regola (o una serie di regole, financo tutte) si avrebbe il caos.
Quella che chiamiamo “natura umana” non può essere altro che il risultato dell’evoluzione dell’ambiente nel quale l’uomo vive. La matematica risponde con una serie di equazioni semplici e l’osservazione biologica fa il resto: la scarsità o l’abbondanza di risorse regolano l’esistenza di famiglie ristrette o allargate e implica questioni sulla sicurezza. Per la stragrande maggioranza di mammiferi, ed uccelli (posso dire, sugli altri mi mancano le informazioni), la proporzione tra maschi e femmine regola i comportamenti degli uni verso le altre (e, chiaramente, viceversa).
Nel caso dei primati e dell’uomo, che io sappia, sono le femmine a selezionare gli attributi maschili piu’ pertinenti per il futuro della prole. E’ per questo che i maschi di tutte le specie combattono tra loro.
Già, la prole. Inserita nel discorso dell’articolo, ne cambia completamente la chiave di lettura. La prole è reincarnazione come meglio non si potrebbe. E’ il proseguimento della vita.
E allora è come dialogare sul teletrasporto. Se io entro in un teletrasporto, il mio corpo viene disintegrato nel primo luogo, e viene messo insieme nel secondo. Quindi cosa succede? Che il primo muore? Il primo non muore perché dall’altra parte c’è un essere identico in tutto e per tutto, si tratta della stessa anima (vita). Già, ma cosa accade a quello prima? E’ distrutto. Non si ricostituisce neanche quando quello di là se ne torna indietro, in quanto viene ricreato da capo. Quell’altro non è una copia (benché lo sia, molto meglio di un clone) e può girare con la sua stessa carta d’identità.
Per tornare all’articolo: le leggi si fanno perché gli attuali non facciano troppi casini durante la loro vita, affinché i prossimi pure possano gioirne. In questo senso, rispettare la legge è un atto di coraggio, fiducia e rispetto verso gli uomini tutti.
Per lo stesso motivo, adesso il discorso deve cambiare: una volta attribuite le colpe al comportamento umano indotto piuttosto che ad un immutabile natura umana, le leggi, come gli organi preposti alla loro emanazione e rispetto, diventano un antico escamotage adottato in un periodo di scarsa conoscenza del mondo e soprattutto (per riallacciarmi a me stesso) per la carenza di educatori. Siamo riusciti a portare ogni forma di superstizione fino ai giorni nostri anche quando, per dirla alla Carl Sagan, abbiamo raggiunto la tecnica e le tecnologie necessarie per lasciarcele alle spalle.
Questo mi porta ad uno spiraglio di futuro che presumibilmente non vivrò ma che già vedo. Vedo gente studiare per i primi 50-60 anni della propria vita. Vedo assenza di lavoro (evoluto con l’evoluzione di macchine superbe) e di valuta. Vedo la progressiva diminuzione di qualsiasi tipo di legge, in corrispondenza di una maggiore e profonda educazione e condivisione. Vedo le competitività preistoriche (visibili anche oggi) condannate a musei (gratuiti) affinché siano sempre visibili. Vedo specie che ritornano a vivere in un habitat tutto loro, incontaminato. In particolare mi piace vederci le balene, i primi esseri viventi non umani con i quali impareremo a comunicare (dobbiamo trovare il modo di scusarci con loro).
Ci vedo nello spazio CON lo spazio. Dove le leggi sono universali e sotto gli occhi di tutti. Vedo queste cose perché i nostri figli inizieranno a farle, se noi sapremo indirizzarli nella giusta strada. Perché c’è, una strada. Non badare al sentiero retto: La nostra strada, se fosse possibile vederla, sarebbe una specie di molla lunghissima, spalmata intorno alla Via Lattea.
E’ la strada ,per così dire, “osservabile”. Perché quella interiore dovrebbe essere diversa?
Tutto chiaro, salvo l’ultimo punto, quella molla lunghissima spalmata intorno alla via Lattea:nutella?
si, ma manca il riferimento al pane
apperò
fai dei bei sogni. io no. speriamo che tu sia più profetico di me.
comunque, io sono un birillo rosso di foligno e del futuro me ne cale poco
senza negare di aver esagerato un po’ con Star Trek
, io questo trend lo vedo già. Ce l’abbiamo davanti tutti, siamo noi a dargli un decorso fatale.
Quando siamo bimbi mettiamo in pratica tutto quello che ho scritto sul futuro. Quando vediamo i nostri bimbi, ora che siamo “adulti” possiamo vedere e capire il futuro. E’ lì, sotto i nostri occhi, nascosto tra l’inconsapevole e e il “tutti fanno così”.
C’è un momento in cui si smette, quando i nostri bimbi da animali “diventano uomini”, anche se sono sempre bambini. Da lì in poi il futuro si appanna ed è sempre “passato”.
Le leggi (quelle scritte, per così dire) scompariranno. Ormai è solo una questione di tempo.
Sì, è vero. Elimina solo una delle cause perché, come scrivevo, l’altra è eliminata da un implicito patto di non aggressione.
Patto che, però, non è così rigido. Nel senso che è possibile derogare solo leggermente, quando fa più comodo. Se uno non lo fa mai è onesto o vigliacco (fesso)?
In quanto al birillo, io sono convinto che abbia ragione e con lui tutti gli altri birilli del mondo. Se il centro del mondo non è nel singolo birillo, qualsiasi sia il birillo, dov’è?
Forse, come dice Arouet, c’è qualcosa di più profondo nella scelta dell’uomo di darsi leggi e creare una società strutturata in base a norme e regole. Probabilmente la religione stessa non è altro che una grande legge che gli stessi uomini si sono imposti per eliminare il caos e creare società strutturate in cui gli esseri umani trovino un minimo spirito di collaborazione ed una sorta di unità d’intenti.
probabile.
Che la religione sia stata “la legge” primigenia per eliminare il Caos non è vero né accettabile. Dal punto di vista antropologico culturale la religione è solo un grimaldello che serve al potere per reggersi di fronte alle resistenze e alle intemperanze degli intelletti curiosi.
Che poi sia passata col tempo sotto la voce “legge” è solo un accidente semantico.
Il “caos”, poi, in natura non esiste. esiste lo stato di massima entropia possibile quando la quiete della materia ha raggiunto un punto di equilibrio che può essere modificato solo introducendo forzatamente un qualche tipo di ordine.
Il problema è proprio l’ordine che si vuole introdurre. Il “che fare?” vorrebbe rispondere esattamente a questo: quale ordine è migliore?
IL matematico mette ordine ma non nelle quantità e nei numeri ma solo nella sua testa per capire il disordine che gli sta intorno. Paradossi da matematico. Il logico mette ordine nel disordine dei possibili significati.
Il teologo, o il prete praticante, impone un ordine non per capire il mondo ma per depredare le anime dalla loro voglia di esistere qui e ora.
La creazione di un ultraterreno a cui aspirare è solo una illogicità ed la massima illogicità possibile se si pensa alla filosofia promanata dal cristianesimo. La beatitudine eterna serve a “maggior gloria di Dio”. Dunque: soffri in vita più che puoi in modo da poter godere della vista di dio dopo la morte per la gloria di dio… Mai idiozia più atroce fu imposta alle coscienze.
Le leggi sono costruzioni costrittive, né più e né meno di una religione. Vero. Ma almeno non hanno la pretesa di essere salvifiche per l’anima ma solo utilizzabili per la coesistenza.
L’equazione “sottomettersi alla legge = essere vigliacchi” non ha senso perché la possibilità di non sottomettersi esiste e sta nella capacità di scegliere il cosa fare e il come farlo e il quando ecc.
L’essenza del vivere “insieme con” passa attraverso un accordo, o quanto meno un riconoscimento degli spazi che ognuno occupa o desidera occupare. E ciò nulla toglie alle rispettive ambizioni, ai rispettivi desideri, alle proprie intime convinzioni.
Vero fin quando il sistema si basa su questi principi, ma quando la deroga diventa regola chi continua a giocare secondo regolamento è spacciato.
Non è tanto il fatto di non essere d’accordo sul tuo esposto, per quanto il messaggio è chiaro e condivisibile. Però ci sono come dire… fegatelli. Che tolgono un po’ di mastice all’intento del commento e che, secondo me, dovrebbero essere chiarite.
La religione è stata “la legge” primigenia. Questo è tanto più vero quanto accettabile, perché non c’era una reale distinzione tra le forze soprannaturali che tengono le redini del tutto ed il comportamento degli uomini tra loro. La superstizione regnava, ed ogni tributo era necessario e ricercato dagli schiavi e dai padroni.
La religione è tanto più “genuina” quanto piu’ ci si sposta nel campo dell’antropologia delle culture. Aveva un suo senso più grande nelle civiltà antiche, per le quali eseguiva il mestiere per il quale è stata inventata: conservare la memoria degli uomini permanentemente.
Quanto alle definizioni di ordine (legate… alla propria vocazione?) avrei da dire, in particolare:
- il matematico: la definizione di uno schema rappresentabile con numeri (e lettere) gli consente un’osservazione più accurata. Trovare la formula che spiega il verificarsi del fenomeno non rende il fenomeno ordinato. Semplicemente consente al matematico (ma più preferibilmente ai posteri) di comprenderla.
Non so cosa sia il logico, ma se è ciò che dice la parola dovrebbe fare il contrario, cioè essere interessato ai molteplici significati.
Il teologo, invece, non si può accostare al prete praticante: un teologo non capisce niente di confessione ed anima, un prete può benissimo non sapere il significato culturale della croce all’epoca dell’impero romano. E l’ordine che impone un prete non è affatto quello di tipo massonico che traspare dal commento ma è un punto di contatto. Questo per definizione.
Anche quando dici “la creazione di un ultraterreno a cui aspirare è solo una illogicità”, permettimi di non essere d’accordo e di ricordarti che c’è stato un tempo in cui la Luna era ultraterrena. Quando ce l’hai davanti agli occhi, perché non aspirare all’ultraterreno?
Menzioni poi l’imposizione del “soffri molto in vita, così dopo la morte aumenterai la gloria di dio”. Non so se ho compreso bene ma, se è così, non hai compreso il messaggio evangelico.
“Le leggi sono costruzioni costrittive, né più e né meno di una religione. Vero. ”
E’ vero che sono largamente costrittive, ma ad oggi non si possono accostare alla religione.
Per il resto sono abbastanza d’accordo, in particolare col messaggio di fondo, perché evidentemente viviamo tutti un po’ in bilico. E senz’altro si può vivere in comunità senza dover mai ricorrere alla legge (intendo la legge dello stato, non la legge della morale, della ragione, ecc.). Ma questa teoria troverà una sua prassi solo quando molti rinunceranno ai lussi, e tutti avremo la nostra buona fetta di bisogni soddisfatti.