Lo Sport degli Sport

atletica leggeraVai a far Atletica Leggera. Ho avuto un colpetto al cuore quando ho sentito poco tempo fa una dichiarazione di Sebastian Coe a proposito di questo meraviglioso Sport. In sostanza diceva che l’atletica deve smettere di essere uno sport d’elite e aristocratico. Io ho sempre odiato il calcio, non per lo sport in sé sono sincero. Amo il calcio, soprattutto i mondiali. Ma non è possibile che sia stato politicizzato e commerciato in questo modo.

Passatemi il termine: L’atletica è snobbata.
E non riesco a credere che le motivazioni siano la spettacolarità del calcio rispetto agli altri sport “minori” (dove sta tutta questa minoranza poi). Il calcio è una macchina da soldi. Non v’è dubbio. In questo paese (ed in molti altri) quello che comanda è il Dio denaro. Anche nello sport. Il problema è che questo porta a degli scompensi enormi. Prima di tutto per i bambini.
Non si può, proprio non si può pensare che non appena il nostro amato figlioletto è in grado di tirare mezzo calcio al pallone si debba iscriverlo ad una squadra di calcio.
Ammiro mio cognato per esempio. Non ha fatto che guardar calcio per una vita, non parlava d’altro a volte. I suoi tre figli li ha iscritti a basket… Un mito!

lievore

Vi voglio raccontare la storia di un giovane promettente in atletica leggera. Era un bravo lanciatore e allo stesso tempo un bravo saltatore. Bravo per gli standard italiani. Per capirci i suoi primati erano 61.93 di giavellotto e 15.10 di salto triplo. Riusciva anche a fare qualche sporadico e dissociato raduno nazionale (i migliori atleti di rilievo nazionale).
La sua società sportiva, tra le migliori in Italia, non ha quasi nemmeno i soldi per comprare le scarpe agli atleti. Ed un giorno grazie ad una tra le più grandi società di calcio italiane, una tra le prime tre di serie A per intenderci, la società sportiva ed il relativo campo vengono vietati all’atletica leggera! Il campo serve per l’allenamento del calcio.
La sua “carriera” finisce. Dopo il diploma deve cominciare a lavorare.Il lavoro ed altre vicende lo portano a dover arrendersi al tempo tiranno e alla fatica di farsi una posizione sociale.
La comunità sportiva italiana non ammette che tu perda tempo in allenamenti inutili per poter provare a migliorare i record del mondo di atletica leggera. Preferisce che tu ti ritrovi ai giardinetti (quei pochi paradisi esistenti) e che piuttosto giochi al magico gioco del calcio magari sperando di diventare un campione. Risultato: il 99% di chi ci prova crescerà frustrato!
E’ un esempio che non calza in pieno, son d’accordo…
Ritornando al nostro giovane. Capisce subito che, se vuole continuare, l’unico modo è di entrare a far parte di un gruppo sportivo militare, dove gli han detto che crescono i campioni.
C’è tanto temo per allenarsi, riesce ad accedere, aveva buoni risultati. Mica male per un giovane italiano ormai 21enne.
Si rende conto subito che non è poi quel paradiso tanto decantato, almeno quel gruppo militare lì.
Non ha un allenatore! E’ comica la cosa. Ma ancora più comico è quel che succede quando ad un certo punto, forse per l’affaticamento dovuto ai due allenamenti al giorno, (non monitorati da nessuno) comincia ad avere una infiammazione bi-laterale alle ginocchia.
Nonostante questo partecipa ai Campionati Societari, vince i Campionati Regionali della sua specialità. E se la cava con un “Personale Stagionale” di 14.93 a fine stagione.
Si rivolge al capo della sezione di atletica leggera in cerca di sostegno, di aiuto medico… E gli viene risposto questo: “Senta, quel che posso fare io è mandarla a casa tutto il mese di agosto, così può curarsi. Naturalmente a suo carico…” – “Sa… Non abbiamo soldi…”.
Alla fine della leva, ancora obbligatoria decide di continuare il suo lavoro. Che tanto l’atletica di certo non gli avrebbe “dato il pane”.

Sei anni dopo si sente ancora in forze, ha più tempo, e decide di ricominciare. Trova una società di un’altra regione molto, molto grande e decide di iscriversi. Aveva avuto un allenatore campione del mondo ed i giavellottisti non perdono “la spalla” e tra l’altro fino a 33 anni, possono ancora “dire la loro”.
Viene trattato a pesci in faccia. Tanto che uscendo chiama il suo ex allenatore che fortunatamente lo indirizza da un buonissimo allenatore tramite una preziosa amicizia.

Questa, signore e signori è la situazione dell’atletica in Italia, e penso che si possa con questo parlare allo stesso modo di ciclismo, ginnastica artistica, pallavolo, basket. E tanti tanti altri.

Che fine a fatto il ragazzo? Vi racconterò. Adesso ha appena ricominciato! ;-)

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maubra Stampa questo Articolo Stampa questo Articolo

post molto interessante complimenti…

Ho fatto atletica per 6 anni, ho allenato per 10.
Assicuro che è lo sport più bello del mondo ma al contempo il più povero e bistrattato. Almeno nella mia provincia (vr).
Forse il curling ha più sponsor e impianti…
Ottimo post.
Attendo il seguito!

Bravo Maubra, un bel racconto ed una bella denuncia.. ;-)

Marco il buono

Marco il buono’s avatar

Tutto vero, Maubra, gli sport detti minori in realtà sono molto più utili ai ragazzi, rispetto al calcio.

[Ammiro mio cognato per esempio. Non ha fatto che guardar calcio per una vita, non parlava d’altro a volte. I suoi tre figli li ha iscritti a basket… Un mito!]

Mio padre aveva giocato a calcio e ne era appassionato, voleva mettermi a basket anche lui, ho deciso di giocare a hockey su rotelle, allora lui a fondato un club di hockey su rotelle, dopo un certo tempo me ne sono andato a giocare con il Barcelona :P

Abito vicino ad un campo di calcio di paese, abbastanza per sentire tutti i rumori e le voci che arrivano dal rettangolo verde.
Come è facile immaginare, ogni partita genera un variopinto florilegio di amenità. Niente di che: arbitro di qua, arbitro di là, porco su, porco giù, eccetera eccetera. (Se gli italiani fossero diligenti sul lavoro la metà di quanto sono sfegatati di pallone, forse le cose andrebbero un tantinello meglio.)
Quello che più mi colpisce avviene durante gli allenamenti settimanali.
Quando giocano i grandi (dagli adolescenti in su), dal campo arrivano urla agonistiche - la foga del gioco, immagino - ma anche urla incomprensibilmente belluine che fanno pensare ad un branco di trogloditi nell’atto di massacrare il mammut che diventerà il loro pasto. Boh…
Quando giocano i piccoli, dal campo arrivano una raffica di rabbiosi insulti che l’allenatore rivolge ai bambini/ragazzini, così rancorosi che talvolta avrei voglia di andare dai Carabinieri e presentare denuncia per maltrattamenti. Una delle espressioni più eleganti risale a qualche settimana fa: “Perché non capite mai un cazzo di quello che vi dico?”. (Ma se a scuola l’insegnante chiede “perché non hai fatto i compiti?” allora fuoco e fiamme su di lui/lei.)
Viva l’atletica per ogni giovane che riesce a strappare alla villania del calcio!!!

ahahaha

non avevo mai considerato che abitare vicino a un campo di calcio potesse indurre tali riflessioni

@Miguel
ma il Barcelona di calcio o di hockey? :-)

@ MenteCritica: Hockey (junior)

Per chi non lo sapesse l’atleta della foto è Carlo Lievore, un mito.

Carlo Lievore allievo di Raffaele Drei (insieme al fratello Giovanni primo giavellottista a superare gli 80 metri in Italia) stabilì nel 1961 il primato mondiale di giavellotto con metri 86,74.

Ogni tanto sento ancora le sue urla nelle orecchie…

Mauro Dio Fa’… Lancia lungo nooooo…. Sopra la spalla, sopra la spalla…

Dire che è stato come un padre è dire poco…

L’Atletica è davvero la regina degli sport, porta a sviluppare se stessi, a conoscersi, a espandersi…
Superare se stessi è la sfida più bella che si possa intraprendere. Probabilmente gli sport di squadra sono più belli da guardare, ma posso assicurare che quelli individuali portano ad una crescita esponenziale nel fisico e nella mente di chi lo pratica.

@Silvio: Pensavo anche a quello mentre scrivevo l’articolo… Scene raccappriccianti… Non voglio immaginare cosa dicono tanti genitori ai figli dopo una partita di pallone… Ma suppongo cose tipo… “Devi fargli fallo!” Piuttosto che “tu devi essere il primo”… E’ una tristezza infinita…

Buona settimana a tutti

Silvio: non ringrazierò mai abbastanza mio padre per non essere mai venuto a guardare le mie partite da piccolo. In questo modo ebbi l’occasione di capire che non dovevo dare ascolto a quelli oltre la rete: e lo faccio tutt’ora ;-)

Maubra, sugli sport individuali la penso anch’io così, le piccole esperienze di cento metri e alto me l’hanno insegnato

Ciao Manubra,

mi complimento per la tu completa e fedele descrizione del mitico Carlo!!
Sono stato allenato da Carlo per tre anni (1976-1978)
Ricordo con affetto le sue urla “di sprono” che mi scuotevano l’anima

Rispetta i passi!!!!

Sopra la spalla DAIII!!
Ma anche quando si posizionava a 50 -60 m dalla pedana e urlava:”tira qui!”

Adesso a 46 anni ho intenzione di valutare l’opportunit di iscrevermi ad una Soc. alla sez. Master, con la dovuta umiltà e rispetto dei limiti

Ci incontriamo il prossimo anno sui campi per un lancio?
Buon lavoro

Giorgio

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