Finire come la Grecia, Magari!

Attenzione, su Mentecritica scrivono diversi autori. "Finire come la Grecia, Magari!" è stato scritto da Bruno Carchedi

Ho fatto un sogno bellissimo. A volte capita. Era fine giugno, e un paio di settimane prima c’erano state le nuove elezioni in Grecia. Le destre erano state sconfitte, il Pasok e gli altri partiti di centro sinistra pure. Aveva vinto Syriza, l’alleanza delle sinistre anticapitaliste e alternative guidata dal giovane leader Alexis Tsipras. Nonostante le pressioni internazionali (telefonate e viaggi ad Atene della Merkel e dello stesso Obama). E nonostante una forsennata campagna mediatica per spaventare l’opinione pubblica, dando per certo, in caso di vittoria delle sinistre, un futuro di fame e disoccupazione per tutti. Nei paesi europei “finire come la Grecia” era il ritornello terroristico usato a piene mani per indicare che una politica di indipendenza e di difesa degli interessi nazionali e popolari non era possibile, non era auspicabile, era pura pazzia. “Non c’è alternativa”, come aveva detto negli anni ’80 una vecchia reazionaria in Gran Bretagna.

La popolazione greca aveva reagito benissimo, aveva dato una lezione di realismo e dignità a tutti gli europei e non aveva considerato il liberismo e l’Europa carolingia come un destino ineluttabile. Tornare alla dracma? E perché no? Allora eravamo poveri ma almeno avevamo di che mangiare e un sistema pensionistico e sanitario scalcagnato ma che un po’ funzionava, e il Pil cresceva del 4% all’anno. Nazionalizzare la banca centrale? E perché no, visto che la banca centrale europea è in mano alla culona tedesca che ci sta strangolando? Prospettiva di inflazione? Sì, ma anche prospettiva di rilancio delle esportazioni e del turismo e quindi nuova occupazione. Sacrifici? Sì, ma con la prospettiva di uscire dalla trappola finanziaria e di beneficiare il popolo e non la finanza tedesca e anglo americana. La corona islandese nel 2008 perse i due terzi del suo valore, ma la popolazione sta certamente meglio di quella greca oggi. Impossibilità di pagare il debito? E perché mai si dovrebbe pagare un debito che è quasi tutto nelle mani degli strozzini del Fmi e della Bce? E, in ogni caso, meglio congelarlo questo maledetto debito e promettere di pagarlo poco per volta quando è possibile (lo diciamo noi quando è possibile), dando però la priorità ai salari e alle pensioni. E se poi non lo paghiamo, che fanno, ci mandano l’ufficiale giudiziario al Partenone? Nel bilancio dare avere fra Europa finanziaria e Grecia non sono certamente i greci a essere in debito.

Certo, non era possibile un puro e semplice ritorno al passato. Occorreva ridurre drasticamente l’evasione fiscale senza guardare in faccia a nessuno ed eliminare sprechi e inefficienze burocratiche dalla pubblica amministrazione, licenziando i dirigenti colpevoli e corrotti ma non i lavoratori. Bisognava far pagare le tasse ai ricchi con una patrimoniale fortemente progressiva e nazionalizzare tutto quello che era stato regalato ai privati con un piano per rilanciare occupazione, sviluppo ecosostenibile e per combattere il precariato. Era necessario ridare alla Banca centrale greca, ritornata indipendente dalla Bce, la possibilità di stampare carta moneta in modo da finanziare aziende e privati cittadini, salvaguardano il piccolo risparmiatore e impedendo la fuga dei capitali (i modi ci sono, se davvero lo si vuole). Occorreva una volta per tutte farla finita con le grandi opere e i grandi eventi, dato che tutti i greci avevano ben presente che l’inizio della crisi erano state le spese folli per le Olimpiadi di Atene del 2004. Bisognava tagliare le unghie alla lobby dei grandi costruttori e degli architetti famosi, smettendo di costruire orrendi grattacieli destinati a rimanere semi vuoti, come stava succedendo nel centro direzionale di Milano. E, “last but not least“, occorreva abbattere le spese militari. Ma a tutto questo il nuovo governo stava già lavorando con la partecipazione democratica dei cittadini.

I greci non si erano affidati alle vecchie mummie del passato, com’era successo in Italia con Monti e Napolitano, né avevano seguito in massa avventurieri della politica alla Grillo. Non avevano creduto alla balla che “sono tutti uguali”, ma avevano dato fiducia a una coalizione di partiti di sinistra, di sinistra vera, che puntavano alla democrazia e al coinvolgimento dei cittadini e a un’Europa come unione dei popoli, sulla base dei principi dell’eguaglianza e della solidarietà. Insomma, i greci avevano capito che l’unica uscita dalla crisi non stava nelle ricette del tecnocrate di turno ma stava nella buona politica, nella politica al servizio dei lavoratori, dei pensionati e dei giovani europei.

Poi mi sono svegliato e mi sono reso conto che quello che i greci avevano capito, gli italiani dovevano ancora capirlo.

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Mi chiamo Bruno Carchedi. Sono nato ad Alessandria, città piemontese un po’ ligure. Mi sono laureato in ingegneria e ho sempre lavorato in grandi aziende dell’informatica. Mi sono buttato a capofitto nelle grandi lotte operaie e democratiche degli anni '70. Ho sempre fatto il sindacalista di base. In quanto sindacalista non ho mai fatto carriera in azienda. In quanto di base non ho mai fatto carriera nel sindacato. Il risultato è che adesso ho una pensione di sopravvivenza, anche se mi ritengo abbastanza un privilegiato. Cosa farei se potessi tornare indietro? Esattamente quello che ho già fatto. Ho due grandi passioni. Il buon vino (degustato in modiche quantità) anche se costa parecchio e la musica, che invece è alla portata delle mie tasche. Mi piacciono le danze etniche e popolari, e la musica classica (tutta). Ah, dimenticavo. Credevo che la Lega Nord fosse la più grande disgrazia capitata dopo il fascismo ... ma poi è arrivato Monti.

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