Attenzione, su Mentecritica scrivono diversi autori. "Fine della Moneta Unica – Parte Prima di Tre: il Grande Pretesto delle Elezioni Greche." è stato scritto da serpiko. Ogni autore ha la sua opinione personale che non sempre corrisponde a quella di Gianalessio Ridolfi Pacifici ma a tutti è garantita l'opportunità di esprimersi purché siano rispettate queste regole. Il sito mentecritica.net non ha fini di lucro, è gestito su base volontaria ed a spese del curatore. Il sito non è aggregato a partiti o movimenti e non sostiene nessuna organizzazione politica.
Vi invito a leggere con molta attenzione le note di questo autore che ha più volte dimostrato di saper coniugare una grande competenza tecnica ad un’eccezionale libertà di pensiero. Questo gli ha consentito più volte di anticiparci evoluzioni economiche e finanziarie con eccellenti livelli di precisione più che compatibili con la fluidità della situazione finanziaria europea attuale. Fra i tanti, ricordiamo gli ormai noti Default Italia: Bankrupt in progress e Default Italia – Fallire Ora Per Non Svendere, nei quali abbiamo potuto leggere con mesi di anticipo la cronaca di questi giorni. Magari sarà un caso o forse è solo indipendenza intellettuale che consente di esprimere le proprie opinioni senza prima aver ricevuto l’imprimatur di un direttore al servizio di Confindustria o di gruppi editoriali in commistione aperta con la politica nazionale.
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L’uscita della Grecia dall’Euro è solo questione di tempo. E’ in atto un’attività diplomatica ad ampio spettro, tesa a cercare le parole giuste e il momento migliore per comunicare ufficialmente alle borse mondiali ciò che ormai risulta ineluttabile, rendendo tale uscita “ordinata” e riducendone quanto più possibile l’impatto sulle altre piazze affari europee. Con l’aiuto di questo articolo di Repubblica, cercherò di spiegare come le prossime elezioni greche impatteranno sul futuro di 3 nazioni e di una moneta internazionale.
Grecia alle urne il 17 giugno, un magistrato premier ad interim
La sinistra radicale si è opposta al prolungamento del mandato Papademos. Il via libera dei partiti a condizione che il governo non prenda decisioni vincolanti di politica estera. Barroso: “Atene resti nell’euro, ma gli impegni vanno rispettati”. L’allarme della Banca centrale: “La gente ritira i soldi dai conti”. Boom di emigrati verso la Germania
Prima di procedere occorre fare il punto della situazione.
In un clima di assoluta tensione, lo scorso 6 maggio si sono tenute le elezioni politiche. Dalle urne non è uscita alcuna maggioranza stabile e, dopo diverse consultazioni per tentare di dare un governo a una nazione allo sbando, il presidente Karolos Papoulias s’è visto costretto a nominare Panagiotis Pikrammenos quale capo del governo ad interim e ad indire nuove elezioni.
“Il Paese è a un punto critico – ha detto Panayiotis Pikrammenos appena ricevuto l’incarico – . Spero di essere in grado di svolgere il mio compito, il mio sarà puramente un governo di transizione”. Il leader del Partito comunista, Aleka Papariga, ha confermato che nell’incontro di oggi con il presidente Papoulias l’accordo con i partiti politici per il governo ad interim è stato trovato proprio sulla sua “provvisorietà”. In caso di emergenza le decisioni saranno prese dopo consultazioni con i leader politici e il presidente. “Sarà un governo strettamente provvisorio – ha detto Papariga – , che non dovrà intraprendere alcuna azione a livello dell’Ue o della Nato vincolante per il popolo greco“.
Per forza. Le azioni internazionali, in nome e per conto della Grecia, UE e Nato (ammesso esista ancora) se le intraprendono da sole.
Quella che Papariga vorrebbe far passare come una scelta di dignità nazionale è in realtà un diktat cui non ci si può sottrarre: da marzo la Grecia è stata commissariata, anche se nessuno usa ufficialmente questa parola. Oltre a una commissione permanente UE atta a supervisionare le decisioni politiche ateniesi direttamente in loco, la BCE è stata tanto persuasiva da imporre al Governo Greco nientemeno che alcune modifiche alla Costituzione. Tanto per capirci.
La situazione di caos politico e l’incertezza sul futuro del Paese nell’Eurozona hanno intanto accentuato le paure dei risparmiatori. Lunedì, per convincere i partiti a trovare un accordo, era stato il capo dello stato a rivelare che fino ad allora erano stati ritirati 700 milioni di euro dalle banche. Tra lunedì e ieri, invece, secondo fonti bancarie citate dal Financial Times, i correntisti greci hanno prelevato 1,2 miliardi ulteriori dai propri conti, pari allo 0,75% dei depositi totali. George Provopoulos, presidente della Banca centrale, ha scritto a Papoulias avvertendo che la paura dei cittadini può trasformarsi in panico con conseguenze devastanti per l’economia greca e per il Paese.
Alla fine di un paragrafo che non necessiterebbe di alcun commento, Provopoulos fa la supercazzola al popolo greco. L’intento è probabilmente quello di aprire la strada a uno dei più probabili provvedimenti del prossimo esecutivo, il blocco dei conti correnti, oppure quello di favorire gli interessi dei grandi gruppi che da mesi squaleggiano intorno al grande malato in attesa del decesso per spartirsi l’eredità.
Le uniche “conseguenze devastanti” per l’economia greca sarebbero la perdita dei risparmi da parte dei greci che dovessero decidere di lasciarli (in euro) alle banche che stanno per convertirli in dracme (se va bene) o per fallire. Immaginate la bonaccia economica di una nazione senza potere d’acquisto alla sua base. Significa impossibilità assoluta di ripresa, salvo riuscire ad attirare grandi investimenti esteri. Una condanna insomma all’internazionalizzazione, alla vendita degli asset, alla colonizzazione radicata e pressoché definitiva.
La recessione, nel frattempo, ha fatto ripartire l’emigrazione verso il Nord Europa. In Germania, i dati dell’Ufficio statistico federale rivelano che nel 2011 il numero di nuovi arrivi ha sfiorato il milione (960mila), il numero più alto degli ultimi 15 anni e che gli arrivi dalla Grecia sono cresciuti del 90% rispetto al 2010, mentre l’incremento di arrivi degli spagnoli è stato del 52%.
Eh già. Perché grazie a Schengen, i lavoratori greci possono circolare in tutta Europa senza limitazioni.
Il grande gioco della moneta finisce sempre per scontrarsi contro quella politica che non ha mai voluto prenderne completamente il controllo.Gratta gratta, si arriva a scoprire che per la Grecia il punto non è “Euro sì, Euro no” ma “Europa sì, Europa no”.
I lungimiranti che l’hanno capito per tempo, oltre a prelevare le proprie sostanze dalle banche, le hanno portate altrove assieme a loro stessi e le proprie famiglie. I primi forse ora sono già al sicuro, hanno un lavoro e stanno ricostruendo una vita oltreconfine, da dove osservano il triste spettacolo del crollo della propria nazione.
L’Unione europea guarda con estrema preoccupazione allo stallo della crisi greca. Usando al solito bastone e carota, anche oggi il presidente Josè Manuel Barroso ha ripetuto che la Grecia deve restare nell’euro, ma che gli impegni presi vanno rispettati. La decisione, però, ha aggiunto, spetta ai greci, (…)
Anche la Banca centrale europea auspica che la Grecia resti nell’euro. Parlando a un convegno a Francoforte, il governatore Mario Draghi ha detto che da parte del consiglio direttivo della Bce “c’è una forte preferenza” in tal senso: “Dato che nei trattati europei non c’è nulla che contempli l’uscita di un paese dall’area euro – ha detto Draghi – non sta alla Bce decidere”.
In poche righe, Barroso e Draghi si candidano per un posto d’onore alla fiera del paraculo.
In “rivisto e corretto”, rubrica cui colpevolmente non do un seguito da mesi (leggi le puntate precedenti: 1,,2,3,4,5,6,7,8), tradurrei così: “Greci di merda, visto che sarete ampiamente inadempienti e che, grazie a quei cazzoni che hanno fatto l’Europa e che si sono dimenticati della clausola d’esclusione, non vi possiamo sbattere fuori dalle palle noi, gradiremmo tanto se vi levaste di culo da soli.“.
Draghi aggiunge poi che “In ogni caso, la Bce “continuerà a perseguire il suo mandato istituzionale di garantire la stabilità dei prezzi e la solidità del suo bilancio”., salvo non aggiungere come possa perseguire tale obiettivo se per puro caso la Grecia dovesse trovare un governo unitario e decidere di rimanere nell’eurozona. Evidentemente l’ipotesi è troppo remota per essere presa in considerazione.
I numeri dicono che oggi la BCE si scrollerebbe di dosso volentieri il fardello ellenico. L’FMI spinge verso questa soluzione ormai senza veli, da tempo nemmeno Berlino prende più le difese di Atene. A questo punto occorre solo trovare il pretesto giusto: cosa vi potrebbe essere di meglio di una protratta instabilità politica per sferrare il calcio nelle terga?
Francamente, l’UE potrebbe permettersi di fare a meno anche della Spagna senza troppi sacrifici: per non perdere troppo in basso su dollaro e renmimbo, basterebbe pizzicare un po’ i tassi d’interesse dei bond albionici, svalutando finalmente la sterlina. Gli inglesi hanno il culo scoperto da mesi e di quantitative easing si può crepare anche oltremanica.
Dell’Italia, però, Bruxelles non può ancora fare a meno. La partita si gioca tutta su questo delicato campo: privandosi della sua terza potenza economica, l’UE non potrebbe sopravvivere. Eppure il rischio che Atene trascini con sé Madrid e Roma nella caduta libera verso una moneta nazionale è più che concreto.
Qualcuno accenna al fatto che la stessa Germania, a questo punto, possa optare per lasciare l’Euro.
Nella seconda parte di questo articolo smentiremo queste voci con numeri e dati.
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Caro Serpe, prima di tutto grazie. So che hai the preparare I biberon e che ti stai smazzando per portare la barca sull'altra sponda del lago. Eppure, a chiamata hai risposto immediatamente. Ti ho già detto che mi sarebbe piaciuto averti con me un tempo. Magari a te no, ma a me sì e non lo dico facilmente.
Questa cosa, ormai quasi un anno fa, è iniziata un po' per scherzo un po' per dare un calcio in culo a berlusconi. Il calcio l'abbiamo dato, ma non ci divertiamo più.
L'unico aspetto positivo è che, come sempre, lungo la salita I passisti si staccano e rimangono I vecchi scalatori, piegati sul manubrio a cercare, prima o poi, di scollinare. Io sono in scia Serpe, poi ti do un po' il cambio e poi riprendi a tirare tu. Prima o poi, anche alzando il culo dalla sella e pompando come I pazzi, questo gran premio della montagna lo dobbiamo pure raggiungere.
Nel merito non entro. Anche io attendo il 17 ma anche I tuoi prossimi articoli per capire qualcosa di più.
Un abbraccio alla piccola G. nella speranza, prima o poi, di vederla coccolare dalla mia S.
Ciao Serpe,
tanto di cappello per le tue analisi.
Era tanto che volevo dirtelo e dopo aver letto il tuo articolo di oggi la mia pigrizia si è sciolta.
Attendo i Sequel
Analisi perfetta direi. Non che questo mi rallegri purtroppo.
Bravo e soprattutto utile
Illuminante. I miei complimenti.
[...] a produrre questo genere d’immondizia, che ci tiene lontani dalla realtà che a brevissimo ci porterà in Grecia. C’è del bello in questa politica che non ha il coraggio di dire la verità, e che continua a [...]
[...] fosse un altro e che per esso avrebbe potuto fare qualcosa d’importante. Almeno fino a quando la crisi non ha cominciato a scavargli la terra sotto ai piedi. Dopo il lavoro, infila la sua fagottina [...]
perche’ mente critica non parla di quello che fa Paolo Ferraro? grazie
[...] Così, quando un mese e mezzo fa Serpe ci diceva che, a prescindere dai risultati elettorali, la strada verso l’uscita dall’euro della Grecia era già tracciata, noi, per certi versi, siamo stati più capaci di recepire i segnali deboli che arrivavano da [...]
[...] Altra cosa da dimenticarsi completamente è la sensazione che altre Nazioni non possano vivere senza Italia e Spagna, oppure senza Euro. Si esiste solo in funzione del costo che si propone al sistema per la propria sopravvivenza. In questo momento questo costo è ancora inferiore a quanto il sistema pagherebbe perdendo l’Euro; dovessero mutare i numeri, la macellazione di singole nazioni o quella della moneta unica verrebbero decretate dalla matematica, senza sentimentalismi e senza prova del nove. Kalispera docet. [...]