Attenzione, su Mentecritica scrivono diversi autori. "Finanziamento ai partiti:una lezione made in Usa." è stato scritto da Antongiulio Staniscia. Ogni autore ha la sua opinione personale che non sempre corrisponde a quella di Gianalessio Ridolfi Pacifici ma a tutti è garantita l'opportunità di esprimersi purché siano rispettate queste regole. Il sito mentecritica.net non ha fini di lucro, è gestito su base volontaria ed a spese del curatore. Il sito non è aggregato a partiti o movimenti e non sostiene nessuna organizzazione politica.
Il sistema politico italiano è macchiato da due gravi elementi: il finanziamento al sistema di rappresentanza e lo scarso legame tra cittadini e organi dello Stato.
Fino ad ora, ad ogni livello di rappresentanza, da quella locale a quella nazionale, i partiti finanziano le loro campagne elettorali e le varie spese per il mantenimento delle strutture interne tramite i soldi pubblici.
Gli scandali Lusi-Belsito-Fiorito impongono una riflessione che non deve solo limitarsi a quella morale ma che necessita di un piano attuativo immediato. Purtroppo al di là delle varie promesse di facciata, manca un chiara volontà di porre fine alla filiera dei prelievi da tesorieri e politici di scarsa dignità.
I partiti, però, hanno al loro interno anche un problema che mina la loro legittimità e la loro funzione.
Il distacco tra politici e cittadini, tra eletti ed elettori è continua e irrefrenabile. Troppi scandali, troppe promesse non mantenute, troppi provvedimenti dannosi nella vita di ciascun cittadino hanno portato i cittadini a non amare più la cosa pubblica e a non sentirsene parte.
La cortina di ferro tra eletti ed elettori potrebbe essere superata in un modo solo: facendo ritrovare un legame solito tra i due elementi.
Negli Stati Uniti, non esistono i finanziamenti ai partiti: ogni cittadino o impresa che si sente tutelato da un partito può contribuire alla causa del partito stesso.
In Italia, invece, ciascun elettore paga indirettamente per tutti i partiti, anche per quelli che non suscitano in lui nessun interesse.

Fonte La Stampa
I congressi dei vari partiti negli Usa sono un evento mediatico e sentito da tutti: ciascun elettore si schiera e sostiene in tutti i modi il proprio partito. Si comprano cappellini, bandiere, magliette; si organizzano viaggi per andare a sentire un candidato: insomma, quando ci sono le elezioni, ciascun elettore si sente parte del sistema della rappresentanza.
Mentre in Italia, l’antipolitica galoppa a tutto spiano, negli Usa, i partiti tradizionali, nonostante siano in crisi di identità, sono ancora i più rappresentativi. L’entusiasmo alle convention di Romney e di Obama sono il segno evidente di piena identificazione.
In Italia, convention del genere sono inimmaginabili.
I cittadini sono arrabbiati, si sentono presi in giro e nonostante tutto, indirettamente, continuano a pagare finanziamenti per un sistema che non li rappresenta.
Non sarebbe meglio, un contributo personale e una raccolta fondi privata e non pubblica, sul modello degli Usa?
Fermare il declino e Italia futura nonché altri movimenti che stanno sorgendo, non ricorrono a nessun finanziamento pubblico.
Sarebbe cosa giusta una riforma totale dei finanziamenti: si potrebbe in un sol colpo, riavvicinare gli elettori ai propri partiti e al tempo stesso ridurre lo sperpero del denaro dei cittadini per i vizi e i capricci di tesorieri e avventurieri della politica.
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Dal momento che l’articolo è lo stesso (http://www.reset-italia.net/2012/09/29/finanziamento-ai-partiti-una-lezione-made-in-usa/), non posso che scrivere lo stesso commento.
Bella l’Ammmerica…
Chi vuole versa contributi al suo partito. Chi non vuole, no. Forte!
Quindi chi ha disponibilità di denaro paga, i poveracci invece no dal momento che hanno altre priorità verso cui destinare i propri pochi denari.
Ergo i partiti difenderanno gli interessi di chi paga, cioè di chi sta bene, e più paghi più i tuoi interessi saranno importanti.
E chi lo fonda un partito che difende i poveracci, sapendo da prima che non avrà mai il becco di un quattrino? Come si finanziano?
Sarà mica un caso che ci sono solo due partiti?
Sarà mica un caso che in Ammmerica(anzi, in USA) vota meno della metà delle persone?
E questa sarebbe una rappresentanza democratica?
Vi piace l’Ammmerica? Andateci!
senza polemica, ma non mi sembra che il finanziamento pubblico abbia garantito rappresentanza popolare e democrazia in Italia.
E’ una spesa a vuoto e basta.
Niente può garantire una rappresentanza democratica se si pretende che lo faccia da solo.
Il finanziamento pubblico dei partiti è “uno” degli elementi necessari, che va abbinato ad altri altrettanto necessari. Da solo sicuramente non serve a niente.
Che poi in Italia questo meccanismo abbia preso una piega che è fin troppo generoso definire scandalosa non ci piove. Va cambiato e anche in maniera pesante, ma abolirlo è un’altra cosa.
Se poi qualcuno preferisce rispramiare questi soldi e scegliere tra Berlusconi, Caltagirone, Della Valle e Briatore, si accomodi pure. Io passo la mano.
Io sono per l’abolizione del finanziamento ai partiti così com’è. Non si può pagare questa patacca fasulla che ci spacciano per “democrazia” queste assurde cifre qui con la solita scusa “sennò arriva Mussolini/Mao blah blah”. Un duce straniero è arrivato e ce lo stiamo tenendo, indi tutto l’ambaradan del parlamento sta sostanzialmente vivendo alle spalle degli italiani – anche istituzionalmente parlando. La democrazia in Italia è fallita miseramente, va rivista nei punti fondamentali. Le tasse degli italiani secondo me sono SACRE, e vanno trattate coi guanti bianchi, non date in pasto ai topi di fogna come in questi anni. Questa per me è la base della democrazia, che da decenni qui è martoriata, violentata, brutalizzata. Emmò basta. Voterò qualunque partito/movimento/persona che mette nel suo programma la trasparenza totale sul movimento dei soldi delle nostre tasse.
Allora…questo pezzo la fa troppo facile sulla situazione americana.. I partiti americani nel periodo inter elettorale sono quasi del tutto inesistenti, non hanno strutture, non hanno presenza nel territorio e sono sostanzialmente inattivi. La convention è una spettacolarizzazione della politica, questione tipicamente americana, cosa che loro fanno in ogni aspetto della vita pubblica e che mutuano dallo sport. Tutta questa mobilitazione per le convention non si riflette sull’affluenza alle urne, forse la più bassa del mondo occidentale. E riguardo il finanziamento, il fatto che sia privato rende i partiti ancora più permeabili agli interessi di chi ha contribuito alle campagne, che essendo appunto così spettacolari hanno dei costi assolutamente astronomici, ben più costose delle nostre campagne elettorali, pertanto tutta la classe politica, una volta eletta, spesso mette da parte l’affiliazione partitica per votare le diverse leggi secondo convenienza, in base alla propria costituency, in base agli interessi di chi ha contribuito alla campagna, e in base al principio del voto di scambio. Troppo facile farsi accecare dall’assenza di contributo pubblico per poter dire che quello americano è un sistema più trasparente