Ferruccio De Bortoli, direttore irresponsabile e furbetto


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Ferruccio De Bortoli è il direttore responsabile de Il Corriere della Sera, venerabile testata italiana che contende a La Repubblica il primato delle copie vendute. Per questo ha senso richiamarlo alle sue responsabilità di direttore, ancora di più di quanto non ne abbia fare lo stesso con Mario Calabresi de La Stampa e con i direttori di altre testate minori. Perché certe narrazioni tossiche finiscono per avere effetti devastanti, alimentando ignoranza e razzismo.

Diversamente da quanto accade con le più autorevoli testate internazionali e in particolare con quelle anglosassoni, i giornali italiani non hanno figure come quella del “garante dei lettori” e sono particolarmente refrattarie a riconoscere errori o la pubblicazione di veri e propri falsi.

Quando accade la scelta dei loro irresponsabili direttori è una e una soltanto: far finta di niente.

Un maestro del genere è appunto Ferruccio De Bortoli, che negli ultimi tempi si è segnalato per la silenziosa risposta alle gravi accuse provenienti dall’Ordine dei Giornalisti per la scandalosa quanto inutile pubblicazione di decine di foto relative al delitto di Avetrana. Sollecitato pubblicamente da molti lettori e giornalisti ha scelto infatti la linea dell’omertà.

Non diversamente è andata per la lettera con la quale alcuni studiosi e scienziati hanno protestato per una delle ricorrenti esibizioni di Pierluigi Battista che, in un pezzo che trasudava ignoranza ha definito “inaffidabile e manovriera la comunità scientifica, per sostenere che il global warming non esiste.

Giornalismo raffazzonato, nessun controllo delle fonti, così anche i più noti mitomani fanno notizia e il Corriere della Sera si getta avido sulle loro invenzioni provocando sconquassi e poi facendo finta di niente. Tanto, anche qualora emerga la verità, i suoi lettori ne saranno tenuti all’oscuro.

De Bortoli tace, ma non è che non ci senta, tanto che ai miei tentativi di avere un suo gentile riscontro su Twitter, ha reagito bloccandomi.

Poi la genialata, chiaro espediente per dimostrare che lui risponde ai lettori e a chi lo segue su Twitter e non ha difficoltà a correggere gli errori. Eccolo allora rispondere a un lettore che gli chiede conto di un banale errore su un’infografica: “ controlliamo la tua segnalazione, pronti a rettificare“, raccogliendone il ringraziamento e addirittura un “sei fantastico“.

Chissà se il povero professore della Bocconi C. A. Carnevale Maffè si è reso conto di essere inconsapevole complice di questo sporco giochino, a occhio non sembra.

Anche lui quindi è da considerare vittima dei comportamenti scorretti del direttore irresponsabile e furbetto, come i lettori ai quali Il Corriere della Sera propina abitualmente inesattezze, quando non si fa veicolo di spudorata propaganda, come già fu quando s’impegnò a diffondere le balle sull’Iraq e i rantoli razzisti della senescente Oriana Fallaci, al fine di alimentare la bufala di uno “scontro di civiltà” totalmente artefatto e creato ad arte dalla propaganda occidentale. Tanto artefatto e strumentale che oggi se ne sono perse le tracce e nessuno ne parla più.

E come peraltro continua a fare diffondendo la propaganda contro l’Iran, senza mai verificare una notizia, senza mai offrire ai lettori un approfondimento che non provenga da personaggi apertamente schierati in prima linea nella propaganda contro quel paese.

Atteggiamento ancora più evidente se paragonato con l’eccezionale benevolenza e, ancora, omertà riservata ai regimi arabi alleati, da quelli abbattuti l’anno scorso dalle rivolte popolari a quelli ancora in carica. Nemmeno una riga sulla spietata repressione nei paesi del Golfo buoni alleati, nemmeno un approfondimento sulla violazione dei diritti umani in quei paesi, nemmeno una riga per le numerose condanne a morte per “stregoni” o cittadini che protestavano pacificamente. Ma in prima fila per salvare l’iraniana Sakineh, assassina del marito e non certo martire della libertà.

Fu così anche quando emerse che a fornire tutto quanto serve al programma nucleare iraniano, missili compresi, era il Pakistan, altro buon alleato. Per anni il Corriere della Sera continuò a mentire ai suoi lettori dicendo che l’Iran si procurava il necessario sul mercato nero alimentato dalle ex-repubbliche sovietiche, nonostante fosse noto a chiunque che la Russia non aveva lasciato nelle loro mani un solo missile o una sola testata.

Non poteva certo rivelare ai lettori che allo stesso programma nucleare  erano associate anche Libia ed Arabia Saudita, così Gheddafi fece in tempo a rinunciare al suo programma nucleare, a seguito delle minacce di Bush, prima che agli italiani fosse svelato che la dittatura a due passi dalle nostre coste si stava armando di atomiche. E anche quando Gheddafi consegnò tutto agli americani, il Corriere della Sera liquidò la faccenda con qualche riga nelle pagine interne.

Chi di voi ha mai saputo del programma nucleare libico e di quello saudita? Gli ignari possono ringraziare il Corriere della Sera e il resto dei media italiani, schierati su un filo-occidentalismo così ottuso che di questi temi hanno dibattuto e dibattono i grandi media anglosassoni, ma non i nostri. Oggi ad esempio il New York Times ammette di aver fornito informazioni errate sul programma nucleare iraniano, ma si può star certi che i nostri giornali continueranno indefessi a propinare quelle stesse balle ai loro lettori.

Questo modo di fare profondamente disonesto contrasta platealmente con le buone pratiche del giornalismo, per non dire con l’etica tout-court, e l’atteggiamento del suo direttore aggiunge insulto all’oltraggio, oltre a rappresentare un pessimo esempio per tutto il giornalismo italiano, quello di oggi e quello che verrà, perché proviene dal vertice di una delle più antiche e diffuse testate italiane.

Un pessimo esempio e comportamenti vergognosi, aggravati da puerili tentativi di offrirsi sotto una luce diversa come quello segnalato sopra. Perché nell’epoca di internet non c’è niente di più puerile del tentativo di nascondere la realtà cancellando i messaggi sgraditi e promuovendone altri con i quali si cerca di farsi belli, espedienti buoni al massimo per il direttore di Pontifex, non certo degni di una testata come quella de Il Corriere della Sera.

Riusciremo un giorno ad avere giornali degni di questo nome e direttori finalmente capaci di assumersi pubblicamente quelle responsabilità che la legge e l’etica giornalistica pongono sulle loro spalle? Non è facile dirlo, si può sperarlo, ma non ci sono segnali che spingano all’ottimismo chi vorrebbe poter contare su un’informazione prodotta da persone serie e responsabili e invece si deve accontentare delle macchine del fango e di esibizioni di pessimo gusto, quando questo o quello sono colti con le mani nel sacco a ingannare i propri lettori.

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