Fenomenologia di Silvio Berlusconi 44


Silvio Berlusconi è pura materia. Come tutti, d’altra parte, ma gli spazi interatomici che, insieme alle particelle compongono il suo corpo nel ricamo sottile di presenza/assenza che segna il tessuto quantico, sono indubitabilmente vuoti.
Nessun dubbio, nessun anelito, nessuna speranza, nessuno scrupolo. Quando Berlusconi parla di amore trasmette l’immagine di un sesso femminile tumido semi schiuso. Quando parla di sinistra si avverte lezzo di corpi sudati emananti fetidi feromoni. Quando dalla sua bocca esce la parola libertà, nell’aria si diffonde il suono metallico di monete tintinnanti.

I suoi obiettivi politici schivano il cuore e arrivano allo stomaco e all’intestino fra gorgoglii di succhi gastrici e scoppiettii di gas.

Berlusconi non è cattivo, perché sa che il male non esiste. La sua vita è una successione scintillante di punti di discontinuità, una catena che si dipana senza direzione in un universo che non sa da dove viene e non ha la minima idea di dove andrà.

Berlusconi non teme nulla se non la vecchiaia che gli limita la capacità di godere e la morte di cui percepisce freddamente l’ineluttabilità di un sipario che cala su una rappresentazione che non prevede bis.

Berlusconi è invincibile perché gioca pienamente secondo le regole di un sistema dove miliardi di anime disperate si aggirano cercando inutilmente eteree presenze che esistono solo nella loro mente: giustizia, figli, futuro, ideali, dio, satana, speranza.

Una serie di vuote cazzate e lui, a differenza di altri, lo sa.


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