Fenomenologia di Fabio Fazio

Attenzione, su Mentecritica scrivono diversi autori. "Fenomenologia di Fabio Fazio" è stato scritto da Comandante Nebbia

Fabio Fazio è buono e ci tiene a farlo sapere. Sorride sempre, ha il collo della camicia slacciato, porta quelle sottili cravatte anni 80 e, da come è conciato, ci si aspetterebbe che sotto la giacca abbia la camicia fuori dai pantaloni.
Tutti i suoi ospiti sono “eccezionali”. Le domande che Fazio fa sono congegnate per consentire all’ospite di mettere in mostra arguzia, bellezza, generosità, grande carriera internazionale. Ogni ospite ha un prodotto da vendere. Un libro, un film, un tour, la sua vita. E Fazio, mielosamente, ne decanta le virtù, ne mostra la copertina, ne incoraggia la fruizione in una profusione di glucosio puro che, per essere sostenuta senza andare in coma diabetico, richiede un’overdose di insulina.

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Fazio ha anche i comici cattivi. La Littizzetto per esempio, ma quando lei fa le sue battutine lui si scandalizza, ride con la mano davanti alla bocca come se avesse i denti storti o non volesse ammettere che la battuta l’ha divertito. Si dissocia. Per scherzo.

Fazio ci propina gli anni 80. Il passato tranquillizzante della nostra adolescenza fatta di album di Baglioni, figurine Panini e Allegro Chirurgo. Porta una persona di colore a fare il commentatore in tivù e sdogana i principi di casa Savoia. Fazio trasmette serenità e pace, conciliazione ed equilibrio come una botta di 30 gocce di Rivotril. Fazio conduce i suoi spettatori a pensare che guardare il suo programma, con gli inserti vintage, gli ospiti eccezionali e la satira cattiva di cui si ride con la mano davanti alla bocca, sia informazione, cultura, progresso. Insomma. una cosa di sinistra.

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Sono anni che Fazio interpreta questo personaggio. Questa sorta di ragazzaccio inoffensivo che riesce a smielare chiunque gli capiti a tiro, trasformando ogni personalità che intervista in un bicchiere di latte accadì, quello che non fa acidità. Quello che possono bere tutti senza poi passare ore a fare rutti.

Portare il personaggio Fazio deve essere pesante. Bisogna conciliare le due anime. Quella di presentatore di regime e quella di intellettuale a la page, roba di sinistra insomma.
Ogni tanto può capitare un incidente.
Qualche sera fa Fazio si gioca la carta Travaglio. Travaglio è intelligente, spiritoso ed è reduce da una rissa con Sgarbi. Sicuramente Fazio pensa di invischiarlo nella sua bava zuccherosa in modo da offrire la solita minestrina sciapa con la quale placa le coscienze (scarsamente) affamate dei suoi telespettatori.
Invece Travaglio si mette a raccontare le stesse cose di cui avete letto su MC e, diciamoci la verità, fa qualche battutina scema che avrebbe anche potuto evitare perché quando la verità è forte non serve sottolinearla con i fiocchetti rossi.
Fazio va in crisi. Il latte accadì si è rivelato scaduto. Annaspa, si dissocia. Sul serio.

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La sera dopo, con la sua cravattina anni 80, dice che è costretto a leggere un comunicato di scuse. Lo legge imbarazzato. Uno quasi pensa che sia schifato del comunicato e che abbia deciso, una volta tanto, di dissociarsi dalla dissociazione. Tacere per far capire che un presidente del senato come Schifani non piace nemmeno a lui. Una cosa di sinistra, insomma.
Invece no. Subito dopo ecco di nuovo il Fazio di lotta e di governo. Il Fazio ambidestro e ambisinistro, il Fazio ubiquo e ambiguo che riesce a non essere da nessuna parte.

Dopo questa tirata di scuse personali, biascicate come si fa con la confessione raccontata al prete, dopo aver invitato il presidente Schifani per ristabilire un equilibrio che non esiste e non può esistere tra verità e stato delle cose, Fazio riapre il vaso del miele e gioca il jolly Gino Strada.
Per compensare quanto accaduto, per far dimenticare la momentanea ed involontaria presa di posizione, bisogna trasferire tonnellate e tonnellate di miele. Cosa c’è di meglio di Gino Strada con il suo aspetto stanco e forse malato?
Subito dopo, come glassa di cioccolato sul dolce di miele, zucchero puro e meringa, arriva Jovanotti a cantare una canzone di De Andrè, una roba di sinistra insomma.

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Dopo, eccoli tutti e tre, in piedi. Al centro uno Strada un po’ stordito che non riesce a parlare. Jovanotti che cerca di fare l’intellettuale spiegando la canzone di De Andrè e Fazio, implacabilmente, che cerca di fare la reclame al tour di Jovanotti con una sfacciataggine tale che lo stesso Jovanotti, imbarazzato, gli dice: “Basta, siamo qui per parlare di Emergency”.

E su questo atto minimale, ma significativo, di verecondia, mi piace calare il sipario.

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