Fenomenologia di Er pelliccia 5


A me der Pelliccia non m’indigna l’estintore, ma proprio lui come individuo.
Lo so che i giovani non sono tutti così, 24 anni, primo anno di psicologia online. Ci mancherebbe. Lo so che i genitori non sono tutti come i suoi genitori, che dicono che lui non farebbe mai male a una mosca, che non gli interessa la politica, se mai le ragazze. Gente normale, che non gli passa neppure per la testa che il loro figliolo avrebbe potuto-dovuto fare di meglio e di più di quel niente che ha fatto sin qui; che il diritto alla cittadinanza viene sì dalla nascita, ma poi se non combini un cazzo devi avere il pudore di non rompere i coglioni.
Tanto meno tirare gli estintori

Ripeto: non sono tutti così. Tuttavia mi domando: quanti cazzo sono così?

Perché stando a quel che si vede e si sente non saranno tutti e neppure tanti, però francamente in ogni caso sono troppi. Sono troppi a pensare che il mondo gli debba qualcosa perché sono giovani, ovverosia che le salsicce crescano sugli alberi, insieme ai cappuccini e alle brioche, peccato che se li pappino tutti quegli sporchi capitalisti che sono al mondo solo per affamare il popolo.

Qualche giorno fa, su questo sito, un nostro gentile amico proponeva, con assoluto candore, un reddito di cittadinanza di 1500 euri mese procapite. Qualcuno gli rispondeva: 1500 no, ma 500 si può. Dall’altro lato, in questi stessi giorni, il sindaco di Settimo Torinese propone ai senza lavoro del suo paese, che percepiscono una sovvenzione comunale di 300 euro al mese, di raddoppiargliela se consentiranno a svolgere un’attività utile alla comunità, in caso contrario gli toglierà pure i trecento che già percepiscono.

Sono due modi diversi di concepire il rapporto tra individuo e comunità. Nel primo ci si aspetta che la comunità attenda alla felicità dell’individuo. Domanda sottintesa: altrimenti cosa mi avreste messo al mondo a fare? La classica domanda che tutti gli adolescenti del mondo, prima o poi, rivolgono ai propri genitori.
Nel secondo la comunità è vista come un insieme di individui di pari infelicità, per i quali è del tutto ozioso chiedersi l’un l’altro: perché mi hai messo al mondo se non mi fai felice? e dunque tanto vale darsi da fare per rendersi utili vicendevolmente, senza aspettarsi dall’altro quel che non può dare.
Non è certamente nuova la domanda se si debba privilegiare la comunità, o l’individuo.

Sovente nel passato s’è pensato che l’Individuo dovesse cedere il passo alla Comunità, o alla Storia, con esiti talvolta atroci, tanto più quanto più l’Idea era forte e senza ripensamenti.
Chiedere ai kulaki, agli ebrei, ai comunisti, agli zingari, ai nemici dei khmer rossi …
Schopenhauer è polemico nei confronti delle religioni e delle filosofie che vedono il mondo come un organismo governato da un Dio, o da una ragione immanente, com’è in Hegel.
E tuttavia neppure lui mette l’individuo in cima alla lista. Anzi, pensa che l’individuo s’illuda se crede di perseguire la propria volontà, quando in realtà ciò che lo guida è il bisogno superiore della specie. L’amore, sentimento individuale per eccellenza, potrebbe essere nient’altro che cieca volontà di riprodursi.

Non voglio entrare nel merito filosofico, se su un piano puramente speculativo abbiano ragione gli uni o gli altri, sono questioni di lana caprina, tuttavia, sul piano storico, l’idea che l’individuo debba cedere il passo a un interesse superiore, non ha provocato solo le immani infelicità che abbiamo appena ricordato. Talvolta è stata un’idea che ha portato frutti assolutamente positivi. Che ne sarebbe di noi, se le generazioni che ci hanno preceduto non si fossero sacrificate per opporsi al corso della storia così come si andava delineando nel ventesimo secolo?
Non voglio dire che siamo a un passo stretto com’è stato quello che hanno dovuto affrontare i nostri vecchi, ma probabilmente siamo in una di quelle situazioni in cui gli individui dovrebbero essere guidati, per il loro stesso bene, dall’idea del bene comune.
Ma er Pelliccia era in piazza per questo?

La voce degli amici

Se vuoi prestare la tua voce per leggere questo post, usa questa pagina per scrivermi un messaggio. Grazie

La lista di tutti i post letti dagli amici di MC la trovi qui.


Informazioni su Contributo redazionale

A seguito di un attacco hacker il database degli autori degli articoli di MC è stato compromesso. Questo articolo è stato scritto da un contributore di MC, ma non è stato possibile risalire a chi. L'autore, se lo ritiene opportuno e necessario, può richiedere la ri attribuzione del contenuto via contatti del sito.

5 commenti su “Fenomenologia di Er pelliccia

  • ilBuonPeppe

    Il problema non è stabilire una preminenza della comunità sull’individuo o viceversa. L’una e l’altra, come giustamente dici, hanno portato bene e male a seconda dei casi. Il problema è il modo in cui questa scelta viene fatta e realizzata.
    Parlare di reddito di cittadinanza è una cosa che ha un senso e va approfondita. Sostenere che ogni cittadino debba avere 1500 euro al mese a prescindere, è una boiata.
    Spingere le persone a migliorarsi e permettere a chi eccelle di emergere e mettere adeguatamente a frutto le proprie capacità, è doveroso per qualsiasi società che voglia prosperare. Sostenere la competizione come criterio fondamentale e motore del miglioramento sociale è una boiata.
    Il guaio è che su queste cose, come su molte altre, non si discute, non si ragiona: si fa il tifo. E quando si è tifosi non si possono accettare posizioni equilibrate; è il trionfo dell’irrazionalità.
    Non si possono fare scelte di questo tipo senza inquadrarle in un progetto politico (uso il termine “politico” nel senso più ampio e più nobile); occorre una visione globale e di lungo periodo. Che è esattamente il contrario del metodo che applicano i nostri politici, di qualsiasi colore siano.
    C’è un gran bisogno di filosofi…

  • Comandante Nebbia

    Se fossi il papà der pelliccia non ne sarei orgoglioso. Er perllicia, perché questo soprannome? Non racconta di un ambiente particolarmente sofisticato. Uno che alla sua età viene chiamato Er pelliccia, non sembra destinato ad una vita di successi, ma a una cella a poggioreale o come si chiama l’equivalente di poggioreale a roma.
    e poi, quella mutanda fuori da calzoni. il jeans a vita bassa, che conformismo. No, non sarei contento.

    Ciò doverosamente premesso, c’è anche da dire che i giovani hanno sempre lanciato estintori, per un motivo o per un altro, ma sotto sotto solo per il piacere tutto adolescenziale di lanciare estintori, a prescindere. E questo, noi uomini di una certa età lo sappiamo benissimo e borbottiamo, come borbottavano una volta quelli che ci vedevano lanciare estintori.

    E’ la grande ruota della vita. Loro salgono, noi scendiamo e ci incazziamo 🙂

    • fma

      Parole sante.
      Ma dobbiamo pur fare qualcosa anche noi: loro tirano estintori noi li critichiamo. Con l’assoluta consapevolezza che non serva una beata fava.

  • monica

    io Er Pelliccia…l’avrei gettato al posto dell’estintore se fosse stato mio figlio…che ha 22 anni, fa l’operaio a tempo determinato in una cantina, nonostante un buon curriculum, se fa un sedere così ed è incazzato come me col governo…ma a spaccare le auto dei poveri cani non ci va…sennò le gambe gliele spezzo io poi…

I commenti sono chiusi.