Fenomenologia della Monnezza

La Monnezza ha composizione variegata ed umorosa, odori forti, ricca fauna vegetale ed animale. Come una foresta amazzonica. Eppure, a differenza della foresta amazzonica, non piace e nessuno si batte per la sua salvaguardia.

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Cavaliere dell’Apocalisse di Marian Kolodziej


La Monnezza è una severa maestra. Tutti i giorni ci dimostra che ogni persona ed ogni cosa esistono solo in funzione della loro finalità. Una volta attraversato il sottile diaframma dell’utilità, quell’impercettibile luogo geometrico che separa l’esterno dall’interno della pattumiera, un oggetto comprato, custodito, preservato, si trasforma in un’inesistenza sospesa in un non spazio di cui non vogliamo sapere nulla.

La Monnezza, come i lavavetri, tende a presidiare i crocicchi. In quei luoghi si raduna e, come i lavavetri, non va via se non interviene qualcuno con la forza.

La Monnezza ci racconta dell’orgia pantagruelica della civiltà occidentale. Quei cumuli agli angoli delle strade conoscono tutti i particolari delle nostre abbuffate, del consumo patologico ed esasperato dove ciascuno cerca di affogare insoddisfazione e solitudine.

La Monnezza conosce tutte le nostre colpe e le espone al giudizio di chi passa, compresi i lavavetri i quali dalla consistenza della Monnezza comprendono la nicchia nella quale sono stati confinati e diventano terroristi.

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La Monnezza quando viene bruciata si vendica e produce veleno che uccide. Se non viene bruciata attraversa la terra, si deposita nelle acque e produce veleno che uccide. Se lasciata a se stessa nutre creature immonde che spargono veleni che uccidono. La Monnezza è invincibile come Rambo.

La Monnezza, con il degradare putrescente della sua componente organica e la devastazione strutturale del resto, ci dimostra, istante per istante, che agli occhi del vasto ed indifferente Universo il nostro unico compito è quello diminuire il potenziale energetico di ciò che ci circonda.
Niente storia, niente filosofia, niente religione, nessuna Verità finale. Solo lenta ed inesorabile consuzione di energia. Un metabolismo batterico nel quale le nostre individualità coscienti contano meno dell’efficienza del nostro apparato digerente.

La Monnezza è il premio per ciò che abbiamo voluto essere. Ora noi vorremmo misconoscerla, rigettarla, scartarla, ma essa ci compete. Essa non è rifiuto, ma conseguenza e come tale va affrontata perché così è l’ordine delle cose e a noi batteri non è dato cambiarlo.

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Comandante Nebbia Stampa questo Articolo Stampa questo Articolo

La “monnezza” come metafora di questo mondo, in cui si affogano insoddisfazioni e solitudini che si potrebbero colmare (capisco che è un mio vizio di fondo, mi perdonerai…) a volte con un semplice sorriso.

Quello che ti lascio per il bell’articolo.

Mister X di Comicomix

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Silent Enigma

Silent Enigma’s avatar

Essa non è rifiuto, ma conseguenza e come tale va affrontata perché così è l’ordine delle cose e a noi batteri non è dato cambiarlo.

questo è vangelo!

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è un post eccezionale, complimenti.

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Oggi pomeriggio, prima di leggere il tuo post, ho visto su TV3 un documentario di Geo/Geo sulle Ande. Su di esse vive una popolazione varia, ma strordinariamete felice. Tanto verde e tanto ossigeno puro. Tanta soliodarietà e tanta vita in comune. Mi sono detto: “Mi piacerebbe vivere in una comunità solidale, affratellata, felice nonostante la faticaccia quotidiana, senza la monnezza, non solo quella organica, che ci circonda”. Poi mi sono detto che non resisterei molto. Caro Comandante Nebbia, noi siamo costretti da noi stessi a vivere nella monnezza. Ormai non ne posssiamo più fare a meno. I cumuli si innalzano sempre di più, ma sempre meno di quella che ci portiamo dentro!

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@ lupoalburnino

suvvia, solo alla stupidità non c’è rimedio… la stupidità, come un diamante, è per sempre

per tutti quelli che come noi, hanno scampato questo pericolo, invece vorrei proprio dire che nessuno ci costringe a niente, tanto meno noi stessi, per definizione

caso mai questa visione può tradursi in “fare le scelte che ci fanno male”, e questo avviene in effetti tutti i giorni

anche nelle situazioni più nere, esiste però un’alternativa

se non è una alternativa “pratica”, “operativa”, (ma lo è quasi sempre), proprio mal che vada abbiamo la possibilità di vedere le cose in modo alternativo, rifiutando il preconcetto

direi infatti che non fino a che non facciamo delle scelte, non possiamo certo dirci di essere la somma delle nostre scelte;

fino a quel momento saremo la somma dei preconcetti cui abbiamo, lentamente e inesorabilmente, soggiaciuto

finché il il virus della scelta, della volontà di libertà, non si sarà diffuso, non ne vedremo gli incredibili poteri taumaturgici

da bambini cominciamo ad affermare la nostra individualità dicendo “no”

da grandi cominceremo ad affermare la nostra collettività dicendo “no, grazie e vaffanculo”

l’ultima cosa però non mi pare che la abbiamo ancora fatta

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qualche tempo fa il ministro della difesa (dispensatemi dal pronunciarne il nome giacché devo ricordarne le sembianza), ha incontrato in una sala conferenze l’esercito, per l’emergenza rifiuti

ora, prima direi che il sito “difesa.it” dovrebbe chiamarsi “guerra.it” perché se non sbaglio l’Italia ha dei militari impegnati in varie parti del mondo

poi che comunque il discorso vale lo stesso, perché il nostro paese, è dunque in guerra contro l’immondizia

poi che se il nostro esercito è in guerra contro l’immondizia, evidentemente

- non può permettersi nemici più valorosi

- qualcuno pensa di poter eliminare l’immondizia sparandole: per la maggior parte dell’immondizia che conosco questo in effetti è possibile, ma non legale, quindi lo sconsiglio vivamente

- ma l’esercita dunque, a chi sparerà?
all’immondizia?
a chi produce l’immondizia?
a chi la porta dalle altre parti d’Italia?
a chi non vuole l’immondizia degli altri?
per questioni di economia di pallottole (cioè per non produrre troppa immondizia fatta di bossoli) immagino che la scelta strategica sia l’ultima

————–

mi permettete un’ultima parola?

direi anche, che se proprio dobbiamo “rifiutare” qualcosa, potremmo cominciare dalla guerra

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Non ho come voi una “mente critica” molto sviluppata. Ragiono, per quello poco che riesco a fare, per concetti semplici, ma anche pratici. E’ vero che ciascuno di noi fa, deve fare delle scelte, per cui la somma delle scelte dovrebbe portare ad una visione comune delle cose. Un popolo si distingue da un altro per le sue scelte del passato, del presente e del futuro e, non per caso, anche dal luogo in cui è nato e per come anche l’ambiente lo ha condizionato. Grosso modo così nascono le cosiddette civiltà, le etnie, le religioni, l’economia, ecc. E’ davvero grossolano il mio ragionamento. Però, ho un altro dubbio: davvero le scelte di ciascuno, sommate, costituiscono le scelte di tutti? Ho qualche dubbio, perchè le mie scelte, guarda caso, non influenzano nemmeno la mia famiglia. Non dipende dal fatto che ci siano influenze diverse, incontrollabili dal popolo, che partono dai poteri forti? Credo che oggi l’economia sia al primo posto in fatto di monopolio delle scelte e condizioni profondamente le scelte di tutti: il lavoro, i consumi, la politica, la filosofia, la scienza, addiritttura la religione. Come posso muovermi autonomamente se sono privo di dignità umana, che dipende da come vivo, dal lavoro, dallo stipendio, ecc.? Giovanni Paolo II disse: “Non possiamo pretendere che l’uomo abbia una sua dignità se gli manca il lavoro, se non ha la pancia piena?” E chi mi riempie la pancia, chi ce la riempie? E allora le mie scelte a cosa servono? Siamo in dittatura e molti fanno finta di non accorgersene solo perchè quando vanno a votare pensare di essere liberi. Lo siamo sul serio? Anche il mio voto è veramente libero? Che guazzabuglio!

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@ lupoalburnino:

nonostante il tuo understatement, non direi proprio che il ragionamento è grossolano

condivido i tuoi dubbi sulla reale possibilità di esercitare la propria libertà attraverso il voto

non è la prima volta che lo scrivo, ma per chi non avesse ancora sottomano la mia opera omnia, mi sembra non fuori luogo ripetermi:

non possiamo forse esercitare il potere dato al popolo dalle carte costituzionali repubblicane (la democrazia non mi interessa per il momento, almeno finché non vedrò una vera repubblica) attraverso il voto, ma più realisticamente attraverso le scelte di acquisto

tu stesso citi l’enorme peso dell’economia in questo senso dicendo che è l’economia a determinare, tra le altre dimensioni della vita collettiva, la politica
(quindi a renderla strumentale, e di conseguenza, sostanzialmente senza altro scopo che distrarre le idee, aggiungo io)

dall’economia che tu vedi come forza al di sopra del nostro controllo, se ho ben capito, discende quindi tutto il resto (quale lavoro facciamo, se e come, cosa “consumiamo”, la cultura e in definitiva il livello di civiltà)

io mi sento di affermare l’esatto contrario: sol che lo vogliamo, be’, per usare uno slogan, l’economia siamo noi

il nostro personale livello di civiltà, da cui tutte le scelte che facciamo, si esprimono nell’economia: finché la vedremo in mano ai poteri forti, non faremo altro che consegnare tutti i giorni le chiavi della nostra casa e del nostro cervello a qualcun altro

se e quando decideremo…

- quale lavoro fare e a quali condizioni
(io capisco che questo punto sia molto “debole” perché alla fine dobbiamo proteggere la nostra famiglia, ma non credo nemmeno che si sia mai conquistato nulla senza coraggio e sacrificio:
sostanzialmente in questa mia affermazione sto parlando di un compromesso: adeguarsi alla legge del più forte, ma non con rassegnazione e sguardo basso, invece allerta! e appena vi è uno spazio di manovra dovremmo “occuparlo”, agire e manovrare, mentre temo che la paura renda molte persone meno attive e coraggiose di quello che potrebbero e vorrebbero)

- cosa comprare

- nel dubbio: non comprare…

…posso assicurarti che vedremo in ginocchio quelli che oggi sembrano giganti, ma solo perché li abbiamo lasciati salire sulle nostre spalle

questi poteri forti si sono legati alla ben nota dinamica di crescita continua, non mi dilungo: far crollare il loro drenaggio di reddito e di ricchezza, farà crollare anche loro

bada che non sto parlando di scenari decennali: in 6 mesi possiamo cancellare una multinazionale, ridurla a qualche riga sui libri di storia

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vuoi qualche esempio di quanto i poteri “forti” si cacano sotto tutte le mattine?

- porta 1 milione di visitatori al giorno su questo sito e verrà chiuso

- ricorda la famosa pubblicità del “grazie” (tutti che ringraziavano l’idiota perché comprando sosteneva l’economia): sottolineo, non ti stavano dicendo cosa comprare, ti stavano dicendo di comprare, cioè stavano facendo pubblicità al loro sistema

- ricorda la pubblicità che pubblicizzava il concetto di marchio, e prendi un caffè con qualcuno che lavora nel marketing: scoprirai che uno dei grossi problemi dei poteri forti è l’impervietà di una fetta di popolazione al fascino del marchio, anzi una sorta di repulsione verso il brand

non a caso proprio l’autrice di “no logo” (con il quale sostanzialmente criticava il modello imperialista), fu una delle prime a rinnegarsi in pubblico dopo l’undici settembre (complotto o non complotto, comunque un attacco al modello imperialista)

(fu per caso che vidi quelle pubblicità, sono 20 anni che uso la tv come un monitor, e se excusatio non petita eccetera, chissenefrega, è così)

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il gioco è in buona sostanza perverso, ma solo se ne accettiamo le regole

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ps: chiedo scusa, ma non mi pronuncio sulla citazione del papa, è per me materia troppo difficile, in cui mi avventuro esclusivamente in solitaria

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Caro sybillinux
La citazione del Papa non aveva un significato pregnante. Intendevo soltanto sottolineare che anche il Papa sulla questione aveva un’idea precisa. Del resto la stessa cosa l’ho detta e pensata infinite volte. Per il resto sono perplesso, per non dire scettico, perchè non riesco a capire veramente come si fa ad abbattere in sei mesi un “potere forte”. Chi ti parla è un pensionato e, quindi, me ne dovrei “fottere” di tutti perchè libero di agire e pensare come voglio. Ma quando mi giro intorno mi accorgo che c’è tanto di quel conformismo, come si dice omologazione?, anche tra i pensionati che mi cascano le braccia, per non dire qualche altra cosa. Se questi atteggiamenti sono dei pensionati, non più sottomessi a nessuno solo a moglie e figli, gli altri che dipendono dai poteri forti cosa possono fare? Dammi lumi!

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