Femminismo peloso 104


Non voglio essere l’ennesima femminista che critica il femminismo che critica le femministe che criticano il femminismo. E non voglio essere l’ennesima donna che non è femminista perché il femminismo è morto. Non è morto. Ma non è nemmeno vivo. Ci sono cose del femminismo che mi lasciano allibita. Forse dovrei dire delle femministe. O forse no. Così come la scienza è fatta da umani e non si può definire senza tener conto dell’essere umano che la fa, così il femminismo e qualsiasi altra filosofia, corrente, ideologia non possono prescindere dalla componente umana. Perciò beccatevi il post in tutta la sua spocchia.

Pelo e contropelo. Ai tempi di mia nonna depilarsi era roba clandestina, da fare senza che il marito se ne accorgesse. Oggi che il mondo cattivo e schiavistico dei media impone la depilazione totale il pelo è relegato alla categoria di youporn “hairy” o “vintage”, perciò è femminista non depilarsi.
L’essere umano è un animale culturale. La cultura non è per forza un’imposizione, ma ha le sue ragioni, a volte schizofreniche a volte biologico/ambientali. Ai tempi dei romani le donne morivano di parto come i moscerini in autostrada, perciò una buona moglie (tradotto: la gnocca del paese) era prima di tutto abbondante, dai fianchi larghi, predisposta cioè a resistere a una gravidanza. Oggi che la prima causa di morte per il genere femminile non è più il parto, ci si può permettere di essere magre e magari stai a vedere che è anche una corporatura vantaggiosa sul posto di lavoro.
Il pelo, per noi schiavi della modernità, è antiestetico e a dirla tutta non indispensabile. La protesta pelosa è interessante, ma una volta fatta, la domanda che una si pone la sera nella solitudine della sua cameretta è: voglio avere un rapporto sessuale? Da diversamente etero mi sento di darvi un consiglio: depilatevi, perché pelosa non la leccherei neanche a Scarlett Johansson. E io Scarlett Johansson me la farei anche se avesse del guano al posto dei capelli.

Il sacerdozio. Sono fortemente convinta che esista tutt’ora una discriminazione nei confronti del genere femminile e sono altrettanto convinta che sia materia degna di essere studiata, anzi sviscerata. Il problema è però quando si arriva al punto da istituire un clero. Un conto è mettere in piedi interi dipartimenti di studi di genere per arrivare a fare cose intelligenti, come omettere il nome proprio sul CV spazzando via qualsiasi probabilità di reclutamento inconsciamente discriminatorio, un conto è limitarsi a fornire blogger a Donne di Fatto.
Che non è che sia una cosa disdicevole, diciamo che è un po’ una presa per i fondelli.
In giro trovate una brevissima raccolta di saggi di Emma Goldman, di solito edita come “Femminismo e Anarchia”. Emma Goldman era una che, tra le tante cose, di mestiere tirava bordate alle altre femministe. Lungi da me farne un’icona (che anarchica sarei?), ma trovai al tempo interessante vedere con quanta disinvoltura si potevano tirare palate di letame sul movimento delle suffragette e avere sorprendentemente ragione. Cercarsi un leader è importante ma insidioso. Nel vangelo secondo-non-mi-ricordo-chi iddio si dipinge come il buon pastore. Di un gregge di pecore. Ecco io ci penserei due volte prima di votarmi pecora di una che per professione si è occupata di marketing e “brand management”.

Pop Porno. In principio fu Moana. Moana era una donna bellissima che ogni tanto compariva in tv dicendo a volte cose intelligenti, altre volte cose nella media. A me Moana piaceva tantissimo, credo sia stata il mio primo amore catodico. Non ho mai più visto una donna come Moana. Invece di film come quelli di Moana negli anni a seguire ne ho visti parecchi.
L’elogio della pornografia è un’arma di difesa dal tipico conservatorismo del sacerdozio femminista di cui ho parlato prima. Il problema di questa posizione però, è che la pornografia è un mercato. Jenna Jameson, da cui non a caso ho mutuato lo pseudonimo, è stata l’attrice porno più pagata, nel 2001 dichiarava di guadagnare 60.000 $ per girare un solo DVD. Più o meno il valore di un’intera borsa di dottorato.
Nel porno, come nel 99% delle attività umane, non c’è niente di particolarmente eroico, eppure le interviste a Rocco Siffredi e Sasha Grey ormai le fa anche l’Osservatore Romano. E benché per le risposte del primo abbia un interesse pari a quello che ho per il conteggio dei peli nel vostro naso, nel caso della seconda temo ormai di essere una delle poche che una volta ha anche ascoltato quello che ha detto. La bella (ma per me troppo hardcore) Sasha ha dichiarato infatti in più occasioni che nel mondo del porno di Grey e Jameson ce ne sono una o due, gli altri e le altre mille entrano ed escono dal mercato come gli stagisti nei call center italiani in Irlanda.
La pornografia come molte altre industrie fa prodotti meravigliosi in maniera spesso atroce, se la si prende a simbolo della libertà sessuale la si deve accettare anche per il sistema che è. Insomma è inutile che rompiate i maroni ad Amazon e poi postate le perle di saggezza di Valentina Nappi.

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Prostitute, escort e sex worker. Il primo è il termine standard. Il secondo è il termine per i ricchi sdoganato dall’instancabile Silvio Berlusconi. Il terzo è il politically correct dell’avanguardia femminista che ce l’ha con le bigotte.
Premetto che sono per la legalizzazione della prostituzione, ma con riserva.
Il caso ha voluto che vivessi in un Paese in cui la prostituzione è regolamentata, anche se non con quell’efficienza che la nostra fervida immaginazione conferisce in automatico alle Leggi. In questo Paese, che d’ora in poi chiamerò col nome di fantasia “Merkelandia”, si è discusso lungamente di prostituzione e si sono fatti perfino degli studi. In uno di questi si indica la percentuale delle prostitute straniere intorno al 63%, molte, praticamente tutte, vengono dall’Europa dell’Est. Uno dei segreti di Pulcinella dell’Europa è che la sua parte orientale, da che è (fortunatamente) crollata l’Unione Sovietica, è un bacino di lavoratori e lavoratrici a bassissimo costo (tranquilli lo diventerà a breve anche il sud). Nella parte est di Merkelandia la differenza di stile di vita è ancora tangibile, non sorprende quindi che a quasi 25 anni dalla caduta del muro si emigri ancora in un senso e non nell’altro. Merkelandia è un esperimento di lungo corso i cui esiti sono stati spesso poco soddisfacenti.
Il punto non è chiamarle sex workers. Non è nemmeno lambiccarsi il cervello sulle implicazioni folosofico-politiche della figura di Patrizia D’Addario. Né mi pare serio ridurre il discorso della prostituzione all’approvazione di un pacchetto di leggi che ci regali l’illusione di aver dato alle donne la libertà di scegliersi il mestiere che preferiscono: perché non è che le donne dell’est siano geneticamente più predisposte a fare le prostitute (scusate, le sex workers) delle donne di Merkelandia. Dovrebbe far pensare il fatto che tra queste benedette prostitute straniere non vi sia invece una prevalenza di turche e italiane, due nazionalità che da sole rappresentano oltre 2 milioni di persone, 10 volte la comunità polacca. Perché? Boh. L’importante è che siamo tutte sorelle, w le sex workers. Wow. Abbasso le bigotte. Buuuuu.

Laura Boldrina. Veniamo infine al mio pezzo comico preferito: il femminismo di palazzo, detto anche femminismo borghese dai nostalgici.
C’era una volta una presidenta della camera che si faceva chiamare Laura Boldrina ed era molto buona, tanto che faceva anche a gara con Maria Elena Bosca a chi era più buona, lei però non era presidenta ma ministra e quindi un po’ meno importanta perché non rappresentava le istituzione.
La presidenta della femminisma è una compita molta importante perché bisogna fare tutte quelle cose che sono teorizzate dalle sacerdotesse ma che esse non possono attuare perché devono scrivere le libre da femministe. Una di queste ritagliare le lettere “o” dalla vocabolaria e sostituirle con le “a” e poi scrivere su twitter che si ha finita. Poi bisogna fare le segugie e scovare nella rete tutte le cose sessiste che dicono i maschi che votano Beppe Grillo e quindi chiedere al signor Gugol di chiudere la rete o lasciarci solo le videa di Renzi che parla l’inglesa shish e quelle della Marianna Madia che dice le cose moderne della pubblica amministraziona. Un’altra compita molta importanta è fare in moda che gli italiani e soprattutto le italiane non possano più votare come delle persone normali, ma debbano mettere una croce su una donna indicata da Renza e Berluscona perché così le donne possono stare sempre nelle palazze e non fare niente a parte le cose delle femministe che voi che prendete meno di 20 mila eure l’anna non potete capire che sono importante per far progredire la società.

W la presidenta! W la femminisma!


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104 commenti su “Femminismo peloso

  • Vittorio Mori

    L’articolo tocca molti punti, ognuno dei quali ha generato, genera e genererà, fiumi di “inchiostro digitale”, diatribe infinite su forum, siti, blog, ecc. ecc. Mi getto nel vespaio, tanto finisce puntualmente in rissa. Facendo leva sulla mia razionalità (maschile?) l’unica cosa che mi viene in mente sul tema è: ognuno cerca di fare il meglio che può con i mezzi che ha, e vale la regoletta (che non è scienza) del “path of least resistance”. Spendo due parole per ogni punto che hai toccato, così la lira si impenna:

    – peli: da normalmente etero sono per il toglierli, magari non in modo ossessivo e totale. Scarlett Johansson è bellissima, ma preferisco quelle sinuose coi capelli ricci-ricci e col naso grosso, pelle olivastra, di razza semita.

    – la tal “emma goldman” la impiegherei in una lunga sessione di spanking rigorosamente manuale, pro o contro la sua volontà.

    – Moana da quelle poche volte la sentii parlare mi è sempre sembrata un po’ una “poracrista”: tentò disperatamente di curarsi il tumore al fegato, che la uccise, spendendo molti milioni di lire con maghi e pranoterapeuti. Recitava male. Jenna Jameson è la classica cavallona made in USA, una che ha saputo fare della propria ninfomania latente una macchina da business. Recitava bene, forse nemmeno recitava tanto. Come dicevo sopra “ognuno cerca di fare il meglio che può con i mezzi che ha”. Al posto giusto nel momento giusto. Oggi non farebbe 60.000$ per un film, diciamo 6.000 e facendosi ingroppare da una/due squadre di rugbisti. Non capisco perché trovi Sasha Grey troppo hardcore, la Jameson probabilmente ha lavorato molto più a lungo di lei, facendo assolutamente le stesse cose – per quanto non è che una abbia il contachilometri nelle varie cavità del proprio corpo. Che la pornografia faccia prodotti “meravigliosi”, boh non saprei. Il problema è sempre l’impatto con la realtà, il porno è un mondo più che altro sognato, io credo. Un mio amico, Pietro, definisce la pornografia un modo per “lavorare divertendosi”, per alcune attrici è sicuramente così, e fanno carriera. Per gli attori uomini è sempre una faticaccia, credo.

    – la prostituzione è un problema difficile, e cado sempre in quel che dicevo all’inizio. L’unico modo di controllarla è regolamentarla, ma è una vecchia diatriba del mondo latino vs mondo mitteleuropeo: i latini tendono all’omertosità e al fare finta di niente, aspettando che nulla cambi. Ovviamente finché 4 ore di lavoro al giorno frutteranno dai 500 ai 1000 euro tutti a nero, stiamo parlando di lana caprina, ci saranno sempre persone disposte a farlo. C’è anche un certa predisposizione culturale dietro (gli abitanti della Dacia sono sempre stati famosi per il loro temperamento becero e terra-terra, indi non mi stupisco che la maggior parte delle mignotte locali vengano da là), ma il discorso diventa eccessivamente complesso. Personalmente non amo la prostituzione sia fatta per fame che per sfizio, nè chi la produce nè chi la consuma. La prostituta è un essere tendenzialmente (e forzatamente) cinico e il cliente è spesso un uomo piuttosto disperato. E’ una situazione intimamente sadomaso, col denaro a fare da benzina nel motore. Un vizio molto simile all’alcool e al fumo. Lo stato almeno si degna di tassare questi ultimi – ovviamente per fregarci i soldi, non perché a qualcuno interessi la propria salute.

    – La Boldrina. Chi era costei? So solo che è nata qua vicino e che quella cittadina è il centro smistamento massonerie cattoliche (tutti avvocati, legulei, burocrati rigorosamente baciapile). E’ la degna rappresentante di quel modello culturale.

    • Laura

      – de gustibus
      – …
      – non è Jenna o Moana, è l’uso della pornografia come feticcio della liberazione sessuale, ma da certe parti politiche a me più affini di altre mi aspetto qualcosa di più
      – vide supra
      – femminismo di palazzo, appunto

      (ringrazio per il contributo, in ogni caso)

      • Vittorio Mori

        P.S.

        Se hai anche solo la metà delle skill di Jenna Jameson vorrei conoscerti meglio.

          • Vittorio Mori

            per esempio, faccio uno yogurt buonissimo utilizzando solamente energia rinnovabile e riesco a vedere un TG1 tutto intero senza vomitare.

          • Vittorio Mori

            Macché. Faccio ricircolare l’acqua del mio impianto di acqua sanitaria solare (a 55°C) in vasi in PVC da 1lt, riempiti con latte inoculato dai lactobacilli “giusti”, per circa 4 ore. C’è anche il metodo di utilizzare la luce solare diretta, ma gli UV fanno molto male ai batteri, ergo preferisco l’acqua, fa da volano termico e, in quanto fluido, scambia meglio il calore. Ad essere perfezionisti ci vorrebbero 4 step di riscaldamento/raffreddamento da 45° a 20°C, ma anche con tre o due il risultato è assicurato. Fondamentale l’abbattimento della temperatura a +4°C per le 8 ore successive: per uno yogurt più dolce e cremoso sarebbe auspicabile un trattamento termico del latte di partenza a 90°C per 10-11 minuti, allo scopo di denaturare le proteine e renderle più digeribili ai lattobacilli, ma a me piace un sapore più acidulo e più selvatico. Se mi sento ispirato faccio anche lo yogurt “colato” alla greca: richiede decisamente più lavoro, e molto più latte, ma è una vera leccornia.

          • Gemma Gemson (@VedoNinaVolare)

            Vada per il secondo (alla greca), se lo sai fare ti sposo, ma dopo che ho mangiato divorziamo. Comunque una volta provai anch’io, ma capii che come microbiologa facevo un po’ pena, mi va meglio con l’agricoltura.

          • Vittorio Mori

            Perfetto, così potrò finalmente mettere un -seppur breve- matrimonio nei curricula. Coltivo anche i migliori pomodori da insalata del pianeta (canestrini di Lucca + costoluto fiorentino), melanzane lunghe ‘Galine’ e peperoni quadrati ‘Mohay’. E quantità industriali di ciliegini ibridi.

          • Vittorio Mori

            Django non disperare: parte a 55°C, ma arriva sui 50°. Inoltre il PVC degrada a 180°C.

          • Vittorio Mori

            Oops, mi sono appena ricordato che per quel problema li cambiai con dei vasetti in polipropilene (PP). Va bene ?

          • Django

            Ti rispondo qui che è finita la coda: caro Vittorio, ci avrei giurato che era polipropilene! 🙂 🙂 🙂

  • Django

    Ocio che arriva il bigotto! Il pelo è una componente naturale del corpo umano anche femminile. Togliere il pelo mi fa sorgere il sospetto di latente pedofilia o quantomeno incapacità di accettare il confronto tra adulti. Il pelo conserva ed esalta, se ben curato, i naturali feromoni in mancanza dei quali non stupisce l’abuso di cocaina, è un nido familiare e birichino sia crespo che morbido (meglio crespo). La prostituzione mi ha sempre generato una profonda tristezza ed un certo schifetto. Chi si prostituisce non può che umiliare la sua stessa casa sacra, il corpo. Puoi erigere un muro di cinismo e di pragmatismo ma resta il fatto suesposto. Certe educazioni sociali e politiche predispongono, secondo me, alla prostituzione e questo spiega la densità geografica. Le stesse femmine dell’est hanno un atteggiamento di macellazione nei confronti della sessualità del maschio; resta da vedere se è la giusta via. Per il resto, e sospetto che la mia analisi sia zoppa, applausi a scena aperta a te G.G.

    • Laura

      Django ti rispondo sui due punti interessanti che hai sollevato.
      Sul pelo, conoscendone i pro e contro meramente scientifici, finisco per farne una questione pratica e inesorabilmente di gusto personale. Il punto (e mi rendo conto di non averlo forse centrato) è che, come diceva quel sapientone di Paracelso, è la dose che fa il veleno. Così per il pelo, io dico, non prendiamolo come spartiacque tra ciò che è libertà e ciò che oppressione, ciò che è stereotipo e ciò che è emancipazione, perché dentro alla questione del pelo ci sono tante cose (quella biologica che indichi tu), anche culturali, che non sono per forza da buttare.
      Prostituzione e pornografia sono secondo me due argomenti che vanno oltre l’uso del corpo e il farne più o meno un oggetto. Però spesso ci si ferma lì (lo dico esplicitamente, in tutto quello che scrivo c’è anche molto vissuto e discusso fuori da internet). Invece secondo me non bisogna perdere di vista il loro essere mercati – cioè roba che frutta denaro – e quindi tutto quello che gli sta intorno. Non so, ripeto, se all’est siano più propense a prostituirsi, però vedo poche francesi e tedesche emigrare in Romania o Ucraina, forse le due cose non sono così indipendenti l’una dall’altra?

      • Django

        Certo, certo e anche dalla Nigeria e dall’Albania… ma quando smetteremo di credere che giovani ingenue vengano qui per fare carriera e , ohibò, finiscono in strada? Mi meraviglia una simile freschezza infantile da parte tua. Per contro, quando qui a nord-est c’erano gli americani, fine WW2, si prostituivano le italiane: il soldo impera. Tutto vero ma non basta la fame, bisogna avere anche una incrinatura nella propria identità, magari non sufficientemente costruita. L’ escamotage è efficace, facile e a portata di mano rispetto al lavare scale o sederi di vecchietti. A tal proposito conosco badanti che fanno le badanti, mestiere ugualmente orribile e di sacrificio, e loro amiche furbe che si prostituiscono ma non credo che sia solo scelta su piani uguali. Le donne dell’est, non prostitute, secondo me crescono con un dicktat inconscio di sottomissione sessuale di automacellazione, credono di DOVERE fare certe cose, in maniera distaccata ed impersonale rispetto la proprio essere coscienti e partecipi, un poco come quando si è adolescenti e come talvolta descrive Eliana Petrizzi. Insomma si potrebbero aprire vagoni di discussioni, una cosa è certa: i limiti angusti e le parole d’ordine del femminismo sono solo rifiuti ai lati delle strade. C’è molto di più e di più complesso anche visto tutto il sovrastrutturale accumulato in millenni. Io comunque, chiudo con humor, non ne ho mai vista una depilata in vita mia e non mi sono mai tirato indietro (non so se mi capisci). Ma non allo sbaraglio 😉

        • Gemma Gemson (@VedoNinaVolare)

          Chiarisco, non è che sono ingenua io, è che non capisco se è ingenuo l’anti-bigottismo a oltranza o se si è perso di vista quel famoso valore della sinistra che è (si può ancora dire?) l’anticapitalismo. Su questo punto in genere mi ritrovo a discutere negli ambienti femministi, più che sulla prostituzione in sé o la predisposizione dei gruppi etnici alla prostituzione, che immagino esista ma non spiega tutto, no? Dico, non buttiamoci a pesce a farne un baluardo contro i conservatori, perché è insidioso.
          Oh, comunque si parla anche di gente che non si depila le gambe, brrrrrrrrrr

        • Gemma Gemson (@VedoNinaVolare)

          Chiarisco, non sono io che sono ingenua (credo), è che se tu vai in un ambiente femminista/progressista la prostituzione è un simbolo positivo. Manca tutta la struttura che dovrebbe appartenere alla sinistra, ovvero (si può ancora dire?) la critica anticapitalista. Non si può separare la prostituzione dal mercato, vale lo stesso per la pornografia. Sulla propensione etnica ripeto, non me ne intendo, ma non la vedo come causa preponderante.
          Oh, qui si parla anche di donne che non si depilano le gambe eh 😛 brrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrr

          • Django

            Ciao Gemma, per il bar, forse, puoi invitare mio figlio che è nelle vicinanze 😉 Certo che lo so! E’ per me agghiacciante che certo femminismo dia un valore positivo alla prostituzione senza contestarne l’aspetto capitalistico ecc. ecc. Sarebbe come dire che frange di sopravvissuti ai campi di sterminio facessero mercato di souvenir provenienti dagli stessi campi con gli aguzzini! Buona giornata.

        • Gemma Gemson (@VedoNinaVolare)

          Nel mio caso sì, ma guarda ti dirò che di lesbiche non depilate io personalmente ne conosco poche (nessuna a essere sincera), diciamo che se vai in giro col tappeto non puoi pretendere che vada a bene a tutte, if you know what I mean.

  • Django

    “Da diversamente etero mi sento di darvi un consiglio: depilatevi, perché pelosa non la leccherei neanche a Scarlett Johansson. E io Scarlett Johansson me la farei anche se avesse del guano al posto dei capelli.”
    Anche questa è roba forte: cioè un essere umano come partner sessuale va bene se depilato nei genitali anche se ha la testa coperta di m%%%a? Qui siamo a certo beat estremo anni ’60, c’era uno scrittore … non ricordo il nome…amico di Allen Ginsberg… comunque il mondo è bello perchè è vario… io, a differenza di Mori, che ammiro, non potrei neanche immaginare la sua amata ministra botticelliana in cose sessuali: troppa repulsione per la sua testa piena di guano!

    • Gemma Gemson (@VedoNinaVolare)

      Nel mio caso sì, ma guarda ti dirò che di lesbiche non depilate io personalmente ne conosco poche (nessuna a essere sincera), diciamo che se vai in giro col tappeto non puoi pretendere che vada a bene a tutte, if you know what I mean.

      • Django

        Le mie prossime ricerche su Wikipedia: spanking, Jenna Jameson,Sasha Grey… fino ad hairy ci arrivo, ragazzi me fate faticà!

        • Vittorio Mori

          Django è un mondo difficile. Pensa che a 42 anni mi sono dovuto comperare la macchinetta per tagliarmi le eccedenze dei peli del naso.

          • Django

            Buongiorno fratello, spero che tu abbia colto che ti ho dato un assist sulla questione PP affinché tu potessi fugare dubbi. Curiosità: i tuoi prodotti, che devono essere ottimi già dal nome, sono a km 0 oppure hai organizzato qualcosa via web? Ciao e buone cose.

          • Vittorio Mori

            I prodotti…in genere me li magno io o li regalo a parenti/amici. Per scelta non vendo nulla del mio orto: è un settore nel quale non voglio far entrare il concetto di “denaro”, una sorta di luogo delle idee. Riguardo le distanze: beh il latte “Perfetto” per lo yogurt lo prendo al distributore automatico, 1€/litro, lo fanno verso Jesi, a un 50km da qui, la produttrice dice che è “super-bio”, ma vacci a capire. Di sicuro fresco è un’altra cosa, nonostante l’alta carica batterica e il grasso un po’ troppo abbondante, nel latte intero. Stempero con del latte scremato UHT a volte (troppo grasso sennò, 3,6% di partenza, se lo concentri colandolo diventa un 18-20%, praticamente un latticino fresco e pannosissimo, ma un bomba calorica). I pomodori stanno dietro casa, le melanzane pure, le zucchine anche, peperoncini vari, erbe eromatiche, varie buganvillea, le galline Nerina&Dada, i miei gatti, cani, qualche cavallo e qualcos’altro ancora.

          • Django

            Vedi, io avevo capito che conducevi un’azienda bio di produzione e vendita… invece è solo richiamo per belle ragazze 😉 😀

          • Vittorio Mori

            Se ne vedi qualcuna, di bella ragazza, fà un fischio. Da queste parti stanno solo nei centri commerciali: qualcosa di buono pure in spiaggia, la qualità assoluta made in Romania sta per lungo la SS16 nottetempo. Nelle campagne nemmeno l’ombra: solo attempate signore intente a raccogliere erbe amare.

          • Django

            Beh, una l’avevi trovata e pure ‘ntelliggente. Ti ha proposto un ” a one day- marriage”… Comunque tranquillo, appena crolla la civiltà occidentale faranno la fila per essere accolte nel tuo regno.

      • Vittorio Mori

        C’è tappeto e tappeto: la mia fidanzata fiorentina dei tempi andati, aveva una pelle eburnea, i capelli biondi chiarissimi, ed era 100% nature. Il suo non era volgare “pelo” era un morbido e sottile vello color dell’oro. Sulle sue gambe era appena percettibile, sottilissimo e impalpabile. In mezzo alle medesime,era un vero e proprio decoro artistico. Diverso è il discorso se si è di genetica differente, più mediterranea. Lì potrebbero esserci dei veri e propri problemi forestali.

        • Gemma Gemson (@VedoNinaVolare)

          Mi domando: è questa la differenza tra uomo e donna? sono forse il prodotto del consumismo-società-dell’-immagine? sono troppo giovane e inesperta? c’è davvero pelo e pelo? cosa nasconde chi non ama il pelo? questo e altro su rieducational channel!

    • Gemma Gemson (@VedoNinaVolare)

      “Per quanto riguarda l’universo donna(agh!) tutto quello che credo di aver capito l’ho già detto qui: ecco, mi aspettavo che si aprisse la pagina “404 not found”, perché sono un po’ cazzona. Invece ci ho (ri)trovato Annalisa, che ho (ri)letto con tanta invidia.

  • Mumon89

    Via via che si va avanti nella lettura dei commenti sembra sempre più di trovarsi su uno di quei forum tipo alfemminile.it 😀

  • Mo. Fi.

    Bellissimo scritto, leggerti è sempre un piacere.
    Avevo qualche altra cosa da scrivere ma non riesco bene a ordinare le idee.
    Cmq per quello che ne so le femministe in qualità di se stesse tendono solo a fare casino e a rompere le scatole in e con argomenti di dubbia utilità e intelligenza. come per il porno. il mio punto di vista è che in fondo siano semplicemente bigotte e ipocrite. quando va bene (vedi boldrina)
    più o meno.
    ciao.

  • Mo. Fi.

    Bellissimo scritto, leggerti è sempre un piacere.
    Avevo qualche altra cosa da scrivere ma non riesco bene a ordinare le idee.
    Cmq per quello che ne so le femministe in qualità di se stesse tendono solo a fare casino e a rompere le scatole in e con argomenti di dubbia utilità e intelligenza. come per il porno o la prostituzione. il mio punto di vista è che in fondo siano semplicemente bigotte e ipocrite. quando va bene (vedi boldrina)
    più o meno.
    ciao.

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