Cresci, consuma e… crepa

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Passata la “fase uno”, quella che dovrebbe rimettere a posto i conti dello Stato con interventi sostanzialmente analoghi a quelli delle ultime ventisette manovre, e che ha ulteriormente allontanato la prospettiva di una pensione decente per gran parte dei cittadini, in attesa che arrivi l’annunciata “fase tre”, che semplificherà il funzionamento dello Stato e ci renderà la vita più semplice, è arrivata la tanto attesa “fase due”: quella che ci farà tornare a crescere, quella che rilancerà la nostra economia, quella che ci farà diventare tutti un po’… meno poveri (volevo scrivere “più ricchi”, ma non ce l’ho fatta).

Quello che si è visto e sentito a tale proposito nelle settimane scorse, oltre ad essere un deja vu, è stato abbastanza stomachevole, per cui ho preferito aspettare di vedere i fatti concreti che questo governo “di tecnici” era in grado di tirare fuori dal cilindro. Vediamo quindi di cosa sono stati capaci. (fonte)

Separazione della rete gas – Una buona cosa. In un sistema basato sul libero mercato, tutte le reti di distribuzione dovrebbero essere indipendenti da chi fornisce il servizio all’utente finale; reti che, essendo di fatto un monopolio naturale, dovrebbero però essere direttamente o indirettamente sotto il controllo pubblico, aspetto di cui invece non c’è traccia. Non si capisce inoltre perché questa operazione sia stata fatta per il gas e non per l’elettricità, giusto per fare un esempio. Per non parlare della telefonia, situazione in cui il controllo della rete da parte di Telecom, che vende anche servizi all’utente finale, crea un sacco di problemi. Mistero. O forse no.
Ricerche petrolifere – Sparite, per fortuna, una serie di agevolazioni originariamente previste nel decreto, rimane solo un generico impegno ad incentivare il settore. Come se ne avesse bisogno…
Distribuzione dei carburanti – Le compagnie potranno vendere metà delle stazioni di servizio. Potranno. Ci voleva un decreto legge per dire che puoi vendere una cosa che è tua? In compenso i benzinai potranno comprare metà del carburante sul libero mercato. Per l’altra metà continueranno a farsi strangolare dalle compagnie petrolifere. E la concorrenza? La prossima volta.
Conto base – Le banche offriranno conti corrente a basso costo e operatività limitata. Qualcuno dovrebbe spiegare ai signori ministri che queste offerte esistono già da diversi anni; alcune sono addirittura gratuite.
Polizze sui mutui – Alla stipula di un mutuo le banche dovranno obbligatoriamente presentare almeno due preventivi per la polizza assicurativa. Sai che sforzo! Permettere al cittadino di farsi la polizza dove gli pare e piace evidentemente era troppo; non sia mai che poi si abitua a cercare condizioni migliori.
Autorità per le reti e i trasporti – Un’altra autorità. Ce n’era bisogno? In realtà alcune funzionano abbastanza bene, altre sono veri e propri poltronifici. Staremo a vedere, ma i tempi tecnici per l’avvio non sono brevi.
Taxi – “Paraculo” è un termine troppo forte per un governo che ha deciso di non decidere? La faccenda si è fatta scottante, così hanno mollato la competenza alla nuova autorità: responsabilità scaricata e tempi dilazionati. In compenso si è introdotta qualche flessibilità nel servizio e si è garantita una compensazione ai tassisti in caso di aumento del numero di licenze. Credevo che “liberalizzare” significasse eliminare cose come le licenze contingentate.
Professioni – L’abolizione dei tariffari è un’ottima cosa (ci aveva già provato Bersani) e, per una volta, è coerente con la tanto sbandierata richiesta di concorrenza. Anche l’obbligo di fornire un preventivo è un’ottima cosa; è paradossale che si debba imporre per legge. Il tirocinio anticipato mi dà l’impressione di una presa in giro, ma non ne so abbastanza per cui sospendo il giudizio.
Notai – Ben 500 posti in più e l’accelerazione dei concorsi. Ancora una volta si parla di liberalizzazioni e si mantengono posizioni di privilegio per alcune categorie; per di più per una professione che, mi sembra, non esiste in nessun altro paese al mondo. A meno che qualcuno non voglia illudersi che avendo più notai a disposizione compreremo più case.
Farmacie – Altro tasto dolente. Ne apriranno altre 5000, in media una ogni 3000 abitanti. Un’altra liberalizzazione mancata. E per non far arrabbiare troppo i farmacisti, i farmaci di fascia C rimangono riservati a loro. Niente Viagra al supermercato.
RC auto – Per combattere le truffe i risarcimenti in denaro saranno ridotti del 30%; con il risultato che le persone oneste saranno penalizzate, mentre i truffatori, dotati di maggiore fantasia, troveranno altri stratagemmi. Se si accetta l’installazione della scatola nera potremo avere uno sconto; su questo c’è da verificare una serie di fattori non banali come costi di manutenzione, tipologia dei dati raccolti, certificazione dei risultati, rispetto della privacy, ecc. Una novità demenziale è l’obbligo per l’agente di presentare tre preventivi di compagnie diverse: la concorrenza si fa “contro” le altre imprese, non d’accordo con loro. Qualcuno al governo deve fare un ripasso dei fondamentali.
Infrastrutture – Il ponte sullo stretto non si farà: era ora! Si rilancia il project financing: potrebbe essere una buona cosa ma bisogna vedere le modalità. In alcune mani è stato devastante.
Imprese – Si istituiscono apposite sezioni nei tribunali per velocizzarne i procedimenti; peccato che se non si aumentano gli organici (da tempo al di sotto delle necessità) serviranno a ben poco, a meno che non si blocchi tutto il resto. Le procedure per l’apertura di nuove imprese vengono semplificate, fino alla possibilità di partire con un capitale di un euro. “Cosa portate? Quanti siete? Un fiorino.”
Edicole – Ora possono fare sconti e vengono svincolati dagli obblighi di fornitura. Una buona cosa, ma non si capisce perché queste iniziative si fanno un gruppetto alla volta, uno ogni cinque anni (gli ultimi erano stati i fornai con Bersani). Quando si comincerà a stabilire dei principi generali?

Questo è un governo, per sua stessa ammissione, liberista: persone che credono nel libero mercato, nel fatto che l’economia può crescere solo se lasciata libera, che solo se l’economia cresce il benessere aumenta, che il privato è comunque più efficiente del pubblico, che lacci e lacciuoli bloccano l’intera società. Idee che si possono condividere oppure no, ma che tracciano un quadro chiaro e coerente con il quale è comunque possibile confrontarsi. In realtà anche i governi precedenti, di qualunque colore, avevano questo approccio a parole, salvo poi smentirsi sistematicamente con i fatti. Da questo governo ci si aspettava maggiore coerenza ma, visti i risultati, non vedo motivi per essere ottimista.

Si parla di liberalizzazioni ma si mantengono privilegi e vincoli all’ingresso in molte categorie; si cerca la concorrenza e si continua a parlare di licenze e di contingentamenti. Abbiamo un governo di tecnici (per chi ci crede) che dovrebbe avere le mani libere dai giochi tipici della politica, che non è interessato al consenso popolare, che non rappresenta questa o quella categoria; peccato che si comporti come tutti i suoi predecessori. Perfino nell’intervista rilasciata venerdì sera alla Gruber dopo il varo del decreto, Monti è riuscito a non dire assolutamente niente; ha evitato accuratamente di rispondere a qualsiasi cosa, nonostante le domande della giornalista non siano state neanche insidiose.

Mi direte che però ci sono anche cose buone nel decreto. Certo. Ma anche Berlusconi ha fatto qualcosa di buono, basti pensare alla legge contro il fumo e alla patente a punti. Non è difficile fare qualcosa di buono, difficile è farne abbastanza da incidere seriamente sulla vita delle persone, e farlo in modo coerente in base ad un disegno complessivo. Cosa che non vedo in questo governo né, purtroppo, in nessuno di quelli che la mia memoria riesce a raggiungere.
Alla fine dei conti questo decreto punta, se va bene, sulla discesa di alcune tariffe, ma si tratta di ben poca cosa. La cosa di cui nessuno di questi professori si preoccupa (temo consapevolmente) è che l’economia si rilancia nel breve periodo mettendo soldi in tasca alle persone, e nel lungo periodo investendo fortemente in formazione e ricerca. Tutte cose di cui non c’è la minima traccia.
Di sicuro abbiamo riconquistato credito internazionale e rispettabilità. Peccato che non siano commestibili.

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