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Family Gay

1 giugno, 2007 di Neottolemo  
Archiviato in Democrazia e Diritti



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Qua il discorso è difficile. Non una difficoltà intrinseca all’argomento, ma bensì all’argomentazione. Questa tenderebbe a deviare sul qualunquismo più sfrenato, e potrebbe facilmente raggiungere la qualità di un discorso di Maurizio Costanzo se non ci si sta attenti… Speriamo bene.

Logo

Venitemi a dire che studiare le lingue morte non serve, vi sputo in un occhio. Io le lingue morte non le ho studiate, ma logos mi offre una vasta gamma di significati (per le mie argomentazioni) che è un peccato che non ci siano più parole come questa.

Voi che sapete più di me, in questa semplice parola che i Greci ci hanno gentilmente concesso di adoperare nel nostro blog (parliamo sempre di logos) , si vengono a scontrare i due pilastri su cui si è formata la cultura dell’uomo che oggi noi tutti siamo: metafisica e logica.

Nella metafisica, ma voi lo sapete già (faccio il paraculo oggi, lo so), va a rientrare quella che è la spiritualità in senso lato, e più precisamente (che è quello che a noi interessa) la religione.

Direte voi, miei attenti lettori, che cappericchio c’entra logos con la metafisica e quindi con la religione? Il logos (ridondante…) lo troviamo paro paro nel Cristianesimo come tramite attraverso il Divino opera. Ecco detto, e fatevelo bastare, non dirò altro a riguardo, se volete saperne di più iscrivetevi a filosofia. Io faccio storia e tant’è.

Veniamo ora alla seconda categoria a cui la parolina Greca ci ricollega.

Nella logica il logos null’altro è che l’antesignano del significante di cui prima. Cioè (che è difficile pure per me, o meglio, soprattuto per me), da logos discende logica. E’ lineare.

Ora non sto qui a spiegarvi il perché di questo in quanto è discorso lungo (poi nemmeno troppo lo ricordo ed ho paura a riaprire i libri in questo momento).

Cercando di affrontare un discorso storico a riguardo, che gradualmente ci porti in argomento, le ere hanno visto una dura lotta tra la metafisica e la matematica (eh lo so… la so lunga io). Lotta vinta inizialmente dalla metafisica (vedi religione) e spostandoci al presente ha visto un recupero della logica ed al trionfo della matematica.

Ora che sapete qualcosina in più su questa parolina che tanto ha dato alla filosofia ed alla matematica, vediamo di tornare a bomba.

Come chiunque che abbia acceso la TV almeno una volta da tempo immemorabile sa, siamo arrivati al fatidico Family Day, un anglofonia indispensabile per rendere più attraente l’italico “giorno della famiglia”. A cosa serve parlare ancora di questo Family Day vi chiederete voi? E soprattuto, che cavolo hai scritto a fare tutte quelle menate sul logos se poi ci parli di Family Day? Semplice, per riempire spazio e partorire un nuovo post di cui nessuno sentiva la mancanza. E poi al mio ego fanno bene queste cose.

Questo nostro Family Day, si può facilmente inquadrarlo in quella che prima si è descritto come logica. Essendo la logica strettamente legata alla matematica, e quindi regolatrice di natura, è sostanzialmente naturale (bello eh?) che l’uomo si leghi ad altre della sua specie per formare quel fondamentale atomo sociale detto famiglia.

Di contro, possiamo associare la coppia di fatto (antitetico della famiglia naturale) alla metafisica. Ma questo non arbitrariamente, giammai. Etimologicamente metafisica deriva da meta (che vor dì “oltre”) e fisica, nel senso di naturale, quindi proprio ciò che è oltre il naturale: la coppia di fatto appunto. Anche i discorsi di Costanzo sono oltre il naturale, ma non è questa la sede per dibatterne.

Vediamo dunque riaffiorare di nuovo la lotta tra spirito e ragione, che si è innumerevoli volte proposta nell’arco della nostra storia. Basti pensare a quella che fu la Rivoluzione Francese con quel suo tipico sottofondo di teste rotolanti. Tres joli.

Ovviamente questo discorso non sta in piedi. Potrei tranquillamente porlo in maniera totalmente opposta avendone come risultato un qualcosa di abbastanza convincente per chi vuole esserne convinto.

E’ quella che si chiama verità di fatto, contrapposta alla verità di ragione (come le famiglie, vedi tu a volte)…

Il discorso, posto in questi termini diventa squisitamente strumentale.

Quindi diamo spazio a dei quesiti che vogliono essere assolutamente cerchiobottisti:

Se vogliamo dirla tutta non ci troviamo di fronte al paradosso di Sen. Queste due entità familiari non entrano in competizione tra loro. Non c’è concorrenza e quindi nessuna delle due può fallire. Probabilmente la famiglia di fatto potrà fallire nei suoi intenti di restare unita, ma dopo che la stessa dimostrazione ci è stata data dalla famiglia naturale, vogliamo almeno dare alla prima il tempo di provarcelo anch’essa?

Si è inoltre detto tanto sui partecipanti al giorno della famiglia e delle loro numerose famiglie. La cosa non mi fa tanto scalpore, ad esempio, quanti fumatori consigliano a terzi di non fumare?

Volete lasciare liberi gli omosessuali, per quanto a loro possiate essere contrari, di inguaiarsi con un atto legale parte della loro vita?

Volete pur lasciare libera la chiesa, per quanto ad essa possiate essere contrari, di difendere i loro valori e le fondamenta stesse del loro credo?

Insomma, è un argomento questo in cui per me è ben difficile dare ragione a quella o questa parte. Sono un po’ tutti detentori di qualche verità (sempre in senso logico) ed affrontando questo discorso (sempre in senso logico) ci ritroviamo ora ad avere tra le mani qualcosa di simile al paradosso di Sen:

è impossibile far coesistere le ragioni della chiesa e le ragioni dei di.co.

Questo è l’unico dato incontrovertibile, e detta in termini poveri qualcuno deve cedere. Ovvero è una situazione da cui se ne esce solamente eliminando, o meno violentemente semplicemente scontentando una delle due parti in questione.

L’ultima domanda che voglio porre è questa: chi vogliamo mettere da parte, e soprattuto, perchè?

Epilogo

A dire il vero non ho nessun epilogo per fare una chiusa. Se volete faccio una chiosa invece di una chiusa ed al posto di un epilogo scrivo un epigono.

Epigono: rileggete il post e ne avrete un ottimo esempio.

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Comments

14 Risposte a “Family Gay”
  1. Emanuele scrive:

    Divertente!
    un po ingarbugliato ma divertente.
    :-)

  2. Gatto Assassino scrive:

    La 13ma fatica di Asterix… :D

  3. dalse scrive:

    ottima dissertazione..
    mi sa cmq che lo devo rileggere..;)

  4. Neottolemo scrive:

    @Emanuele: l’intenzione era confondere le idee per farlo sembrare divertente ;)

    @Gatto: ma questa tredicesima fatica era abbandonare Idefix in autostrada?

    @Dlase: rileggerlo non credo che aiuterebbe molto, forse dovrei scriverlo in prosa…

  5. spes74 scrive:

    Direi che con questo articolo abbiamo messo d’accordo tutti… ;-)

  6. gerardo scrive:

    Etimologicamente metafisica deriva da meta (che vor dì “oltre”) e fisica, nel senso di naturale, quindi proprio ciò che è oltre il naturale: la coppia di fatto appunto.

    Con questo ti sei giocato il jolly subito potevi farla anche più contorta e giocartelo dopo il jolly metafisica. :-D

    bel post (e non lo dico mai quindi vale doppio).

  7. Gatto Assassino scrive:

    @Neottolemo: no, era abbandonare Obelix in autostrada :)

  8. tusaichi scrive:

    carino,
    tuttavia se vogliamo essere pignoli (e difronte ad un testo così è umano averne la voglia) da una metafora (famiglia-logos) non può discenderne un’altra (dico-metafisica).
    Altrimenti dovresti trovarmi anche l’antitesi della famiglia (che ne so, il divorzio, l’andare a meretrici, la zoofilia…) e associarlo all’antitesi del logos (che non è solo il mithos)…
    Non ricordo come si chiama questo errore, ma è logica (tanto per rimanere in tema)
    :)

  9. Silent Enigma scrive:

    Parte l’operazione de-trollization!
    Neottolemo, dici bene: qualcuno dovrà soccombere, è questione di entropia, se mi è concesso

  10. daniela tuscano scrive:

    Caro Neottolemo, proprio ieri, a scuola, discettavo con alcuni studenti (ebbene sì, a volte succede) sull’innaturalità del Vangelo; più che altro, sul suo manifesto anti-familismo, ben diverso dall’essere anti-famiglia.

    Ricordo perfettamente che anni fa, a Messa, nel commentare il celebre passo di Luca 2, 41-51 (perché sia chiaro, trattavasi dell’episodio di Gesù dodicenne tra i dottori), il messalino che lo accompagnava si era sentito in dovere di “correggere” il Vangelo e nella preghiera chiedeva al Signore di “convincerci che non si era contro la famiglia e che ai genitori bisognava obbedire”.

    In effetti Gesù si comportò malissimo coi suoi. Fossi stata in Maria, gli avrei assestato un bel ceffone per la sua impertinenza.

    Leggendo invece il brano in senso “metafisico”, come scrivi tu, se ne comprende il vero senso. Che, come spessissimo accade nel Vangelo, può essere letto anche in senso laico: i figli devono seguire la loro strada perché hanno una loro personalità e non sono cloni dei genitori ecc. …

    E tralasciando gli altrettanto noti, ma poco ponderati, brani in cui Gesù afferma essere sua madre e i suoi fratelli coloro che fanno la volontà di Dio, oppure lo stupendo insegnamento “Nessuno ha un amore più grande di questo: dare la vita per i proprio AMICI” (amici, mica parenti: troppo naturale, sacrificarsi per i secondi…), mi viene alla mente il cardinal Federigo di manzoniana memoria, il quale, rispondendo all’Innominato pentito, esclama: le voci contro di te sono magari anche di giustizia, ma d’una giustizia così umana e così naturale! L’attributo aveva un senso peggiorativo.

    Così Dante, che proprio relativista e indifferente non poteva dirsi, nel De Monarchia: perché uno Stato sia virtuoso non occorre rifarsi ai princìpi religiosi; è sufficiente la naturale logica dei classici (per lui, gli antichi Greci e Romani). Alla religione egli demanda lo scopo ben più nobile della salvezza delle anime ecc.

    Poi certo che secondo lui la retta ragione viene da Dio ecc.

    Per quel che ho compreso il cristianesimo, in quanto umanesimo, apprezza la realtà tangibile, ma le dà un valore relativo perché convinto che la nostra natura sia spirituale e non terrena. Quando Gesù afferma che, nella vita futura, uomini e donne non si sposeranno più, non sta sminuendo l’importanza del matrimonio ma mette in guardia dal considerarlo un idolo: forma, e non sostanza. Il sabato è fatto per l’uomo, non l’uomo per il sabato. Ciò non comporta disprezzare il sabato, ma dargli il giusto significato al di fuori di ogni vuoto ritualismo.

    San Paolo: contano tre cose, fede speranza e amore. Ma più forte di tutte è l’amore. Perché la fede e la speranza cessano con la morte del corpo; mentre l’amore, quello cioè che hai lasciato di buono, di positivo, di utile per gli altri, avrà un valore eterno e su quello sarai giudicato. Non sulla fede manifesta, o piuttosto dichiarata (blaterata?), al punto che sempre Paolo ammonisce: se anche avessi la lingua degli angeli e una fede così grande da trasportare le montagne, ma non avessi l’amore, non sono nulla. Non poco: nulla.

    Nel caso in questione: family o non family (l’anglismo va tanto di moda…)? Stessa “family” anche per gli omosessuali? Domande mal poste. E la soluzione ultima, e ultimativa, non c’è.

    Checché ne dicano, gli organizzatori del “Family” erano essenzialmente contro i Dico e gli omosessuali. Punto. Poi che abbiano corretto il tiro ecc. è un altro discorso, ma ciò che li ha uniti (anzi, che li ha fatto unire: l’iniziativa era della Cei, mica loro) era questo essere “contro” qualcosa, o meglio qualcuno. Non amanti della famiglia, ma familisti. La differenza, soprattutto in virtù di quanto ho affermato prima, è sostanziale.

    Il “Family” non è stato organizzato contro la Finanziaria tremontiana che penalizzava proprio le famiglie (anzi Berlusconi, il rappresentante più smaccato del consumismo materialista e naturalmente anti-famiglia, è stato accolto con ovazioni e la Cei non ne ha preso ufficialmente le distanze); non è stato realizzato in anni passati, malgrado 50 anni di governo democristiano che mai, a differenza degli “eretici” Paesi del Nord Europa, ha dato una concreta mano alle famiglie (e la causa della scarsa natalità italica non sono le coppie di fatto o gli omosessuali, come sostiene il Papa, ma la mancanza di un lavoro, la sfiducia nel futuro, l’assenza – appunto – di sostegni economici). Guarda il caso, l’hanno fatto proprio dopo il ddl sui Dico, in un momento in cui la crociata ratzingeriana contro l’omosessualità ha raggiunto picchi mai finora conosciuti; forse sempre non a caso è stata scelta la data del 12 maggio, anniversario della sconfitta sul divorzio.

    Ciò che rattrista nella gerarchia ecclesiastica non è, in fondo, la sua posizione teologico-morale. Ritengo di saper distinguere molto bene tra attinenza ai princìpi e discriminazione; quindi non nego che la Chiesa (o altri) abbiano buoni motivi per opporsi ai Dico o alle coppie gay ecc. (va da sé che i sostenitori hanno, anch’essi, i loro buoni motivi). Gli è che mai, mai, mai essa ha elaborato un piano d’accoglienza per queste persone. Si è sempre e solo limitata a scagliar loro addosso anatemi e maledizioni, a trattarli come reprobi, a minacciargli l’inferno, ad additarli come pedofili, e chiaramente mai ha denunciato in pubblico l’omofobia di istituzioni, partiti e singoli individui. Anzi, in diversi casi l’ha giustificata come attestano le illuminanti parole di mons. Vecchi, dopo il pestaggio di due gay che si tenevano per mano: “La violenza è cugina della trasgressione”.

    D’altra parte si tratta di una posizione logica, visto che Ratzinger, nel passo 10 della Lettera del 1986, diceva espressamente che quando si cerca di far passare come buona una tendenza cattiva non ci si deve poi stupire se ALTRI comportamenti DEVIATI aumentano. Insomma: se la cercano con le loro immonde provocazioni, esattamente come si affermava delle donne non molto tempo fa (e anche oggi, invero: caso Spaccino insegna): le violentano perché si mettono la minigonna, perché escono di casa.

    Ma non si può nemmeno pensare che certi diritti vengano garantiti da parate di lustrini e paillettes. Siamo seri.

    Per evitare il rischio-Costanzo si devono quindi accantonare gli ideologismi, e tutti gli “ismi” perniciosi per la nostra realtà naturalmente relativa (NON relativista), magari essere un po’ più umili, informarsi, e smetterla di vedere nell’altro un alieno nemico, ma semplicemente un uomo come noi. Con pregi e difetti.

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