Evasione e Corruzione. Il Coraggio di Punire

Attenzione, su Mentecritica scrivono diversi autori. "Evasione e Corruzione. Il Coraggio di Punire" è stato scritto da Comandante Nebbia

In Italia si inizia a fare i conti con i debiti sottoscritti in passato. Non parlo solo del famoso debito pubblico, dello spread e dell’eventuale default italiano. Parlo dei pendenze aperte con l’attitudine ipocrita del perdonismo. La corruzione in politica, l’enorme evasione fiscale, i trucchi che da una parte hanno arricchito i furbi e dall’altro hanno messo in ginocchio una nazione, meritavano una svolta culturale più che economica.

Quando si è alle strette e mancano le risorse, l’unica alternativa rimane il carattere. Non è possibile comprendere, giustificare, cavillare fino all’ennesimo dettaglio. Carattere vuol dire essere capaci di dire basta pur sapendo che si è ancora lontani dalla verità, remoti rispetto alla soluzione perfetta. Carattere è avere il coraggio di compiere quell’atto di presunzione estrema che consiste nel ritenersi nel giusto perché non c’è più il tempo per discutere, perché serve reprimere, oltre che prevenire.

Il concetto di repressione in questo paese è curioso. Condoni penali e civili, amnistie, uso ed abuso della detenzione domiciliare, sospensione della pena garantita al primo reato, immunità offerte dalle camere, infiniti livelli di giudizio, pene dimezzate per “buona condotta” quasi che la buona condotta sia un atteggiamento eccezionale per un recluso e non la condizione richiesta.

I prodromi di questa attitudine sono i più vari. Da una parte il buonismo latte e miele del catechismo cattolico dove tutti ricevono in dotazione un angioletto e hanno sempre un’uscita di sicurezza a cui ricorrere, anche dopo i delitti più nefandi, sottomettendosi con un atto di umiliazione ad un Dio che più che la bontà sembra incarnare il potere e il conformismo. Dall’altra, il carattere nazionale fortemente influenzato dall’empatia di coloro che giudicando i rei pensando intimamente che potrebbero trovarsi al loro posto facendo dell’indulgenza una regola invece dell’eccezione.
Il ladrismo è evidentemete un aspetto sotteso nei cuori di tutti gli italiani. Al posto di assumersi le responsabilità di una condotta retta, si preferisce costruire una società più benevola che non tutela severamente l’onestà, ma sovrintende a tutti i suoi cuccioli come una mamma generosa e tollerante.

Molti degli italiani di oggi sono nella propensi alla truffa, al reato, alla furbizia, al ladrocinio oppure vivono in condizione di immeritato franchigia ottenuta per mezzo di leggi disattente e poco lungimiranti. Verso di essi questo governo e questa opinione pubblica, pur trovandosi in contingenze che richiederebbero carattere, continuano a pensare alla rieducazione, alla giustificazione in punta di diritto, alla tutela esasperata dei benefici acquisisti anteponendo l’attenzione per i vantaggi dei privilegiati alla tutela di una più vasta comunità che vede liquefarsi quanto accumulato e azzerare le prospettive per il futuro.

Ora che l’anno sta per finire e la lunga notte si affaccia all’orizzonte, sarebbe tempo di avere il coraggio di mettere il coltello alla gola a certe persone e, se necessario, affondarlo. Quella che serve all’Italia della crisi è una guerra civile contro il suo sangue iperglicemico e contro chi se ne è cibato per anni come un vampiro. Giudicare è anche correre il rischio di essere giudicati. Per farlo bisogna almeno supporre di avere la coscienza a posto. Ci vogliono uomini che insieme alle soluzioni promettono castighi, ma castighi veri. Finché non ci sarà giustizia e vendetta, questo paese non potrà mai saldare i debiti ai suoi creditori e a se stesso. Fino ad allora non ci sarà nazione, ma un insieme di individui raggruppati come una mandria, a protezione reciproca, fino al punto di schiacciarsi l’uno con l’altro.

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una volta era uno in gamba

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Pubblicato in 140chars, Caffè Amaro, Cronache Italiane
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