Evadere Meno, evadere Tutti 4


C’è qualcosa di perverso e insulso nel modo con cui i mass media tentano d’accompagnare e d’indirizzare il professor Monti nel cammino verso la seconda parte della sua riforma. Nel suo articolo sull’evasione fiscale, La Repubblica propone con cantilenante litania un tema trito e ritrito, stanco, consumato dall’abuso di se stesso, come quelle storie che dovrebbero apparire scandalose e infami fino all’abominio ma dopo l’assediante tambureggiamento mediatico cui vengono sottoposte finiscono per risultare tristemente banali, all’insegna del “è così che van le cose” proferito da chi ormai a certe situazioni ha fatto il callo fino a considerarle ineluttabili e invariabilmente eterne.

La tesi da cui parte Alessandro Penati è che gli strumenti per lottare contro l’evasione ci siano e siano validi: il Governo viene quindi esortato a ottenere risultati in tal senso già a partire dal prossimo anno fiscale. Mi sento d’essere critico già in questa premessa. Gli strumenti per la lotta all’evasione sono parziali, poco efficaci, lacunosi, costosi e ampiamente migliorabili. Perché allora partire subito nella lotta con questo zoppicante sistema? Il giornalista potrebbe citare molte buone ragioni, secondo le sue priorità: recuperare denaro fin da subito,ad esempio, per poter ridurre quanto prima la pressione fiscale. Per non permettere a chi ingrassa d’illegalità di non continuare a farlo sulla pelle di chi è stato chiamato a maggiori sacrifici. Perché questo è ciò che oggi passa il convento, quindi meglio rastrellare subito tutto il possibile con i metodi a disposizione piuttosto che attenderne di migliori in un tempo a venire. Penati cita tutti questi punti, cita anche il ben noto principio dell’equità, dopodiché punta il dito su un fine a suo avviso prioritario.
Il Governo viene esortato alla lotta all’evasione per recuperare credibilità internazionale. Per intenderci, è come se una moglie chiedesse al consorte di fare l’amore con lei non per provare reciproco piacere, non per scambiarsi sentimenti e passione ma per non fare figuracce con le amiche.

Il lettore che giunge al fondo di questo articolo trae l’impressione di un Fisco pronto a scendere sul campo di battaglia e dotato delle armi per vincere la guerra. Posizione fallace, quando non falsa.
L’attuale legislazione non incentiva alla regolarità e, peggio ancora, non riesce a essere disincentivante verso l’illecito. L’evasione è troppo spesso conveniente per tutti i soggetti coinvolti. Non esiste un controllo alla fonte per tutte le categorie, come invece avverrebbe se qualsiasi soggetto fosse in qualche modo incentivato a pretendere la fattura per le spese che sostiene. Non esiste una legislazione che punisca penalmente ed economicamente l’evasore; la certezza del carcere è ancora un deterrente fortissimo, la confisca di ogni bene su cui l’evasore possa esercitare un diritto qualsiasi (anche il semplice uso) imporrebbe un’attenzione a tutte le realtà giuridiche con cui l’evasore si trova a contatto. Non esiste una limitazione seria all’uso del contante: i 1000 euro decretati dal governo sono una soglia ancora troppo elevata, se è vero che la maggior parte dell’evasione nostrana si muove al di sotto dei 200 euro per transazione.

Il compito che spero voglia accollarsi questo Governo è più ampio di una semplice lotta all’evasione. Non basta combatterla, non è sufficiente. Occorre creare gli strumenti perché essa non possa più ripresentarsi. A quel punto la credibilità internazionale arriverebbe da sé, come effetto collaterale di una procedura finalmente strutturata ed efficace.


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