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Eutanasia o No: Perchè non ho Certezze…

23 gennaio, 2009 - 9:00 di  
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Inizierò con domande che per la Chiesa, Sacconi e altri risulteranno banali e inutili. E’ che non sono dotata come loro, per quanto, ritengo che Dio – nel quale credo – mi abbia dato il dono dell’intelligenza. Una persona subisce un evento traumatico per effetto del quale viene ricoverato in ospedale in condizioni cosiddette gravi. Ed entra in coma. I medici non sanno valutare o non si esprimono in merito a quando il malato potrà uscire dallo stato di incoscienza. Ovviamente, non essendo autonomo né fisicamente né cerebralmente, viene sottoposto a cure adeguate e alimentato forzatamente per vivere.




Credo che conveniamo tutti sul fatto, che vogliamo e ci aspettiamo per il paziente cure appropriate che comprendono anche un sostitutivo dell’alimentazione. Non ci aspettiamo certo che i medici stacchino la spina. Tanto meno per liberare un posto letto. Non sono un medico. Quindi mi chiedo. Lo stato di coma non provocato farmacologicamente, ma dovuto appunto ad un evento che ha danneggiato il fisico e il cervello di una persona, può essere di entità e sviluppi diversi? E’ in grado la medicina di stabilire se il paziente può risvegliarsi dal coma: come e quando?

Poniamo di essere in presenza di una persona in coma, con danni cerebrali, per la quale non è possibile prevedere se e quando potrà riprendere una vita autonoma. Ci sono pazienti che stanno in coma per anni e ad un certo punto si risvegliano. Domanda. La medicina sa spiegare perché? Mi spiego. Se si verifica l’evento “a” e “b” ci può essere il risveglio, se si verifica l’evento “c”, no.

Se è possibile stabilire – non con certezza – ma con un fondamento dettato da conoscenza ed esperienza in quali casi è possibile che il paziente riprenda vita autonoma la questione è semplice. Anzi, forse non c’è questione. Non si dovrebbe trattare di accanimento terapeutico, ma, di cure adeguate per mettere in condizione il paziente di tornare a miglior vita.

Se, viceversa, non è ragionevolmente pensabile di definire a priori o nel corso delle cure se e quando il paziente tornerà a vivere autonomamente (seppure con le conseguenze e gli strascichi lasciati dall’evento traumatico) la questione si apre.

Siamo nel caso in cui, i medici hanno predisposto cure per restituire alla salute fisica e psichica il paziente e conseguentemente, poiché il malato non era in grado di alimentarsi autonomamente, hanno disposto l’alimentazione forzata. Il tempo passa, il paziente continua nello stato di coma. Si può definire la sua condizione stato vegetativo? Si o no? Quando scientificamente si può definire uno stato come vegetativo?

Vorrei capire a questo punto cosa sia quel comportamento che alcuni sostengono essere praticato per il quale, in presenza di alcune condizioni, si sospende l’alimentazione forzata o non so che altro e nel silenzio, nell’ignoranza dell’opinione pubblica, il paziente passa a tutti gli effetti a miglior vita. Vorrei sapere se ciò che una parte del popolo mormora succeda talvolta in qualche ospedale abbia un fondamento di verità.

Se vi sono casi umani come quelli di Welby o di Eluana Englaro nel quale “qualcuno” “alcuni” provvedono nel silenzio, di che si tratta? E’ eutanasia?

Veniamo al caso in cui il tempo passa e la persona vive, nel senso che il suo cuore batte, che altri organi lavorano più o meno compiutamente e correttamente ma la testa non riprenda appieno le sue funzioni. Il mantenimento in vita è dovuto ad una macchina e/o ad una alimentazione forzata.

Se abbiamo umanamente e sensatamente deciso che vogliamo che i medici pongono in essere tutte le cure adeguate perché il paziente potrebbe risvegliarsi e quindi, non ci aspettiamo che stacchino la spina, se l’attesa si protrae, se passano i mesi e nulla muta nella condizione del paziente, le condizioni che hanno consentito di mantenere le funzioni che servono per stare in vita, cioè per avere un battito cardiaco sono da considerarsi lecite, morali, dovute o accanimento terapeutico? Staccare una spina, togliere l’alimentazione forzata è eutanasia o no in questi casi?

C”è poi il caso di chi ha subito un evento traumatico per effetto del quale non è incosciente ma il suo fisico è collegato ad una macchina, tolta la quale il battito cardiaco cesserebbe. La persona in questa condizione non ha vita propria autonoma e si considera un vegetale. Staccare la macchina tramite la quale vengono mantenute le funzioni essenziali perché non si passi a migliore vita cos’è? E’ eutanasia?

Dopo queste banali domande alle quali il cardinale Poletto e molti altri che si definiscono – come me – cattolici credenti, hanno già le risposte, aggiungo per onestà quanto segue.

Viviamo. Nel senso che abbiamo facoltà fisiche e psichiche che ci fanno sentire vivi. Nel momento in cui questo equilibrio si dovesse spezzare per noi o per una persona che amiamo il dolore ci porta immediatamente a pensare: non voglio vivere così, non voglio che viva così. Questa non è vita.

La fede può venire in aiuto e farci accettare qualcosa che razionalmente respingiamo. Ma non tutti hanno fede. Non si può obbligare nessuno ad avere fede. E, comunque, anche chi crede può attraversare momenti di crisi profonda. Di dubbi e di domande. Può trovare risposte. Può allontanarsi dalla fede.

Laicamente e ragionevolmente parlando e riconoscendo un valore alla parola collettiva morale, non è pensabile che in uno Stato ognuno decida – seppure spinto da amore – quando deve porre fine alla vita. Certo. Nessuno può impedire il suicidio. Se seguissimo il “sentire” il “volere” dell’uno o dell’altro (e con quale criterio, perché uno e non perché l’altro) superata la soglia di tolleranza e attesa di questo, si deciderebbe per sé ma anche per altri.

E’ ovvio – la storia insegna – che il decidere la fine della persona non è sempre affare di cuore. Anzi, quasi mai.

Nel corso dei secoli, si sono succeduti modelli politici sociali diversi. Ciò che un tempo era norma è diventato illecito in altri momenti e viceversa. Si gettavano i bambini nati con malformazioni dalla rupe Tarpea. Oggi si mostrano in televisione per farsi quattro risate. Come scriveva Brecht: prima di tutti vennero a prendere gli zingari, poi vennero a prendere gli ebrei….La diversità rispetto al modello è stata perseguitata ed eliminata. Persone che non sono in grado di vivere autonomamente possono essere ritenuto un peso, un costo. Da evitare. Da eliminare.

L’eutanasia può essere un modo per eliminare pesi sociali. Come l’aborto.

Capisco – e non può essere diversamente perché sono umana – che ciò che molti sentono è la sofferenza per l’amore che provano. Che non vi è intento di abuso e di manipolazione nel chiedere di porre fine ad una certa condizione di vita. Ma il vivere insieme in un paese comporta – laicamente – che lo Stato pensi alla vita delle persone, non che ne disponga la morte secondo un modello politico sociale di convenienza. Non è pensabile che si lasci ad ogni singola emozione – seppure rispettabilissima e comprensibile – una decisione che ha riflessi collettivi. Uno Stato deve mettere in condizioni di vivere, deve garantire il rispetto della dignità umana. Deve porre in essere le condizioni di massima assistenza ai malati e alle loro famiglie. E deve legiferare per rispondere alle esigenze, alle attese di chi vive un dramma umano che bandisce certezze presunte.

Si facciano leggi. Ma non potranno essere dignitose, ragionevoli e accettabili dalle diverse concezioni personali se non ci poniamo alcune domande e se non siamo attraversati anche da qualche dubbio.

Coloro che non hanno dubbi, che non si pongono domande, sono morti dentro anche se hanno una vita autonoma a tutti gli effetti.

A loro non delego la decisione su cosa sia o no eutanasia. Capito Poletto?

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Comments

39 Risposte a “Eutanasia o No: Perchè non ho Certezze…”
  1. Beatrix Kiddo scrive:

    Credo di aver capito il senso di questa discussione.
    La gente ha il diritto di scegliere, ma lo stato, eticamente, non può incoraggiare il suicidio ne disporre regole generali di cessazione delle terapie perché questo aprirebbe la strada all’eugenetica.

    In effetti, con il massimo rispetto per il diritto all’autodeterminazione, il limite tra libertà individuale e selezione scientifica è sottile e pericolosamente labile.

    Io credo che proibire il suicidio sia stupido se non impossibile. L’educazione dovrebbe portare al massimo rispetto della vita soprattutto richiamandosi a valori laici e non solo religiosi.
    In una società dove la coscienza laica del valore della vita è elevata il suicidio non sarebbe eliminato, ma sicuramente ridotto.

    Per quanto riguarda le scelte estreme in condizioni mediche disperate, queste, secondo me rimangono esclusivamente nell’ambito personale. Testamento biologico e diritto a rinunciare all’accanimento terapeutico se si è coscienti.

    In assenza di volontà chiare, siano esse scritte o espresse al momento, secondo me nessuno dovrebbe avere il diritto di decidere al posto di altri. Questo dovrebbe ridurre il pericolo di usare l’eutanasia per diminuire spese e problemi.

    • Charlie scrive:

      le difficoltà in una situazione simile potrebbero nascere (anzi, sono nate) dai progressi della medicina.
      fino a non molti anni fa non ci sarebbe stata la possibilità di essere “mantenuti” in vita anche in seguito a traumi gravissimi.
      fino a non molti anni fa la sla non si sapeva cosa fosse.

      credo che prima o poi il consenso/dissenso informato (che può essere formalizzato in un testamento biologico, ma anche no) dovrà essere parte del nostro bagaglio culturale, come lo è la donazione di sangue o di organi, ad esempio. è un passo necessario.

      tecnicamente, poi, non c’è bisogno di una legge per buttare giù due righe firmate in duplice copia (una per un custode-testimone di fiducia) in cui si descrivono le proprie volontà nei casi limite.
      il punto è che è difficile farlo: mettersi lì e immaginarsi morenti…
      ci ho provato, ma non ci sono ancora riuscito.

  2. ilBuonPeppe scrive:

    L’unica certezza è di non avere certezze. Non le abbiamo e temo che mai le avremo. Questo in senso generale.
    Nello specifico invece (Englaro, Welby e altri) c’è almeno un’altra certezza: il diretto interessato si era espresso chiaramente nel rifiutare quel tipo di “vita”. Si chiama autodeterminazione, libertà di decidere per sè stessi, e non può essere ignorata; non fosse altro, perchè l’articolo 32 della Costituzione la difende. Chi va contro queste scelte (discutibili ma legittime) oltre il doveroso tentativo di far riflettere l’interessato prima di prendere decisioni irrevocabili, commette un crimine.
    Il problema è che manca una legge sul testamento biologico. Si dice.
    Non sono un giurista, ma l’articolo 32 suddetto è piuttosto chiaro, e credo che potrebbe anche essere sufficiente il diritto di ciascuno di decidere per sè. Nei fatti così non è, e ci ritroviamo circondati da gente insulsa che non si fa scrupolo di calpestare i principi costituzionali, la dignità delle persone, il comune buon senso. Molto meglio, per costoro, evitare una legge che possa fare chiarezza e lasciare tutto nel limbo dell’indeterminatezza, nel quale loro sono liberi di scorrazzare.

    • Charlie scrive:

      se aspetti che si rispetti la costituzione si fa notte.
      concordo con la tua conclusione, infatti chi prova a scardinare questo sistema indeterminato si ritrova con un’imputazione per omicidio.
      fortuna che i giudici – almeno loro – devono applicare le leggi, non le possono ignorare

    • Charlie scrive:

      dimenticavo…il 32 esprime concetti piuttosto indeterminati, non è facile farlo valere con forza in richieste che coinvolgono dei magistrati e una burocrazia piuttosto solida.

  3. Oris scrive:

    Secondo me chi è contro queste cose non lo fa per interesse di chi le “vive”, sia esso il malato terminale o chi lo ama e soffre con lui, chi protesta contro queste cose difende le proprie convinzioni, le proprie strutture mentali, i propri dogmi.

    E nessuno vuole prendersi responsabilità, si sa, specie in questo secolo il popolo ha bisogno che qualcuno faccia mentre lui può lamentarsi di come le cose vengono fatte… una sorta di alibi: “io farei meglio, lui fa male, andava fatto così, ma tanto io non posso farci nulla…”.

    Nel tema eutanasia questo atteggiamento si riflette con una sorta di rifiuto della volontà altrui, perchè questo tipo di volontà ti impone per forza di prendere una posizione, non ti lascia indifferente e la cosa naturalmente disturba.

    Poi c’è l’aspetto religioso, sono convinto che molti religiosi, senza indicazione diversa, se guidati solo dal proprio istinto umano avrebbero acconsentito a staccare la sondina…

    Ma se il caso Eluana può portare alcuni a avere l’incertezza del ritorno come arma o una sorta di condanna per un “egoismo” dei familiari che magari dietro il sollievo per Eluana nascondono il loro sollievo che avrebbero se questa storia finalmente finisse, diverso è il caso nel quale il malato terminale soffre le pene dell’inferno in modo palese, tipo i malati di cancro…

    In quei casi ben pochi alzano gli scudi, e l’eutanasia dolce è sostituita da una lenta agonia a base di morfina.

    Ma la coscienza è intatta, il cancro oggi non ti da scelta, spesso.

    Qui invece si tratta di essere chiamati a prendersi la responsabilità TUTTI della cosa:” la spegnamo?”, direi, parafrasando un noto conduttore televisivo…

    Ecco, io credo che il problema sia questo, più che il decidere se dal coma si possa tornare o se sia giusto far soffrire in modo indicibile una famiglia per decenni…

    Un malato di cancro in fase terminale è impotente, anche se dovesse desiderare di morire subito, gli diranno di avere solo un po di pazienza e con una dose di morfina, sempre crescente fino a diventare inutile, il problema è superato: c’est la vie…

    Ma se ci chiedesse di morire oggi, invece che tra una settimana di sofferenze?

    Non riusciamo a prenderci la responsabilità del nostro destino nella società, demandando e delegando a un voto inutile e a politici finti le nostre decisioni, sotto l’alibi del senso civico e del “il diritto al voto è stato conquistato con il sangue”, per paradosso sputando proprio su quel sangue a parere mio, a causa della colpa di non capire quanto questo diritto sia stato calpestato e deriso con questa pantomima che oggi è la nostra società…

    …cosa pretendiamo, di avere le palle per decidere su temi così “alti”?

    Parere mio.

    • ilBuonPeppe scrive:

      chi protesta contro queste cose difende le proprie convinzioni, le proprie strutture mentali, i propri dogmi

      Questo vale per le persone comuni, in buona fede. E non ho niente da ridire a costoro, ognuno ha le sue legittime idee.
      Quando però queste posizioni vengono da rappresentanti politic il discorso cambia completamente.
      Primo, perchè nella stragrande maggioranza dei casi non c’è buona fede ma solo il desiderio di accaparrarsi le simpatie di qualcuno, che siano istituzioni religiose, cittadini che votano o altro.
      Inoltre perchè quando una persone occupa un posto di responsabilità pubblica non può limitarsi a ragionare solo in base alle proprie personali convinzioni, ma deve andare oltre e affrontare il problema dal punto di vista dell’interesse pubblico; che potrebbe anche essere in contrasto col suo.

      • Oris scrive:

        Ma la politica è l’espressione del popolo, anche il popolo ha il dovere di migliorarsi, se no quelli come me hanno ragione da vendere, datemi torto, casso.

        NOn mi torna molto la distinzione che fai tra gente comune e politici, sui secondi ti do ragione, ma la ragione che ti do non significa che i primi abbiano un alibi.

        Sono stufo di giustificare le masse: queste sono composte da molti individui, vorrei che la maggior parte di questi acuisse il proprio senso critico e buttasse l certezze, calde e rassicuranti, al vento.

        Quello che la massa chiama “paura di perdere i punti di riferimento” io chiamo “speranza”.

        • ilBuonPeppe scrive:

          Non giustifico nessuno. Dico semplicemente che sono disposto a riconoscere la buona fede nelle persone che non hanno secondi fini.
          Per i rappresentanti politici il discorso è diverso perchè ricoprono una funzione di particolare responsabilità, ed è quella funzione che li dovrebbe obbligare a comportamenti che vanno oltre le proprie idee personali.
          I politici sono persone come tutti gli altri, ma quando assumono un ruolo che implica dei doveri devono essere pronti ad onorarli. Invece scansano i doveri del ruolo per far passare in primo piano le proprie convinzioni e convenienze personali.

    • Charlie scrive:

      sì, giusto.
      non so da dove derivi l’ipotesi che eluana possa svegliarsi o che ci sia incertezza su questo.
      è falsa e infondata, stando alle risposte che ho avuto io.

      chiedi pure in giro

  4. pacatoegentile scrive:

    Veniamo al caso in cui il tempo passa e la persona vive, nel senso che il suo cuore batte, che altri organi lavorano più o meno compiutamente e correttamente ma la testa non riprenda appieno le sue funzioni.

    INSOMMA LA VOGLIAMO FINIRE DI PARLARE DI BERLUSCONI AD OGNI OCCASIONE POSSIBILE??

    p.s : C’e’ poi il caso di chi ha subito un evento traumatico per effetto del quale non è incosciente <– doppia negazione :-)

    • pacatoegentile scrive:

      dopo il commento idiota, per rompere il ghiaccio, rispondo seriamente.

      Eutanasia, eugenetica, accanimento terapeutico, coma reversibile, irreversibile…tutti bei paroloni pieni di significati filofici, scientifici etici e morali che nella vita quotidiana sono piu’ un ostacolo che un aiuto.
      Di cosa stiamo parlando ? Se parliamo di eutanasia e di diritti delle persone in coma, secondo me siamo fuori strada, ogni singolo caso dovrebbe essere trattato come eccezzione, il pensare di creare una giurisprudenza su questa materia delicata e’ pazzia pura, anche le leggi attuali dovrebbero essere tolte e bisognerebbe unicamente stabilire che in casi di richiesta di morte/eutanasia ecc. sia una commissione medica e legale a giudicare il da farsi e anche cosi’ le cose potrebbero non essere semplici

      Da un punto di vista religioso, abbandono gli aggettivi del mio nick e metto il mortaio a “alzo zero”: tu, religioso o credente, che solo per questo ti ritieni a priori nel giusto, come ti permetti di dire che cosa deve fare l’altro, come ti permetti semplicemente di parlare visto che il tuo papa precedente e’ stato furbescamente e politicamente portato di gran fretta in vaticano onde evitare che finisse come la englaro ?
      Come ti permetti di andare contro le volonta’ della persona stessa, che ha deciso di morire, come ti permetti di ostacolare il libero arbitrio del singolo o dei suoi cari in nome di un qualcosa che – fino a prova contraria – non esiste e di cui tu sei il primo ad ignorare quando ti fa comodo ?

      Come ti permetti di giudicare censurare e costringere gli altri a praticare lo stile di vita che tu ritieni retto e giusto secondo considerazioni completamente opinabili e schizofreniche.

      Visto che tu fai questo a me, non vedo perche’ io debba mostrare il minimo rispetto per te o per la tua religione o per il tuo dio; il mio rispettare il tuo credo fin’ora ha solo contribuito a rafforzare l’idea che tu ti creda nel giusto, ha solamente contribuito a farti alzare la voce fino a costringere i legislatori – che legiferano anche per me – a mettere dei paletti in base ad idee tue bigotte e anacronistiche.

    • eppursimuove scrive:

      cara persona inversamente proporzionale al tuo nick!….pacatoegfentile?!

      il tuo commento è rivolto ad una specie di religioso o credente non a me? Perchè io non so cosa sia in assoluto giusto, io mi pongo le domande, in primis le rivolgo proprio a coloro che credono di sapere. Il “tono” però del tuo commento fa pari con il tono delle certezze di una specie di religiosi/credenti. Il che…è preoccupante. Perchè tu si senti certo e giusto nè più nè meno come il cardinale Poletto e altri….troppe certezze fanno male..

  5. michelangelo scrive:

    L’Italia è spaccata in due: i radicali e i cattolici, ma ci sono anch’io potrebbero dire milioni di persone.
    E’ facile attaccare la chiesa, anche io lo faccio e per mille motivi e per il fatto che lotto contro il testamento biologico non vuol dire che sono un cattolico osservante.
    Io rappresento il mio pensiero permeato di una religiosità che non ha niente a che vedere con la religione cattolica e che più propriamente ascrivibile ad una disciplina teosofica-filisofica – esoterica ( a proposito questa materia è stata scambiata per satanismo o peggio per cialtroneria).
    Allora metto le carte in tavola. Le mie ovviamente.
    Io CREDO, ma potrei sbagliarmi naturalmente perché la verità è sempre oltre, e per oltre s’intende fuori ogni “umana e ragionevole conoscenza” e dunque verso una strada che volete o no porta alla trascendenza, e quindi credo che lo SPIRITO (queste sono le mie “carte”e mi pacerebbe che fossi nella verità) di Eluana non può trovarsi in nessun posto che non sia il suo corpo fisico.
    Lo Spirito di Eluana, se ne andrà dal suo corpo quando arriverà l’ora del trapasso, che, per assurdo che possa sembrare, ha già nella notte dei tempi stabilito fin nei minimi particolari, nel suo caso, dopo aver vissuta l’immane (per noi) esperienza della sofferenza, e per sua scelta e di nessun altro (anche il concetto del karma verrebbe a modificarsi).
    Tutte le esperienze, nel bene e nel male, portano ineluttabilmente alla maturità ed all’evoluzione. Nessuno può arricchirsi delle esperienze fatte (subite pensi?) degli altri. Tanta ricchezza e tanta evoluzione hanno acquisito Piergiorgio, Eluana e tanti altri quanta l’umanità intera ne potrà avere in un milioni di anni.
    E non è il prete a parlare che anzi se potesse mi scomunicherebbe, ma michelangelo che sta cercando di conoscere la cosa più preziosa che ha: la sua Mente profonda.
    “Conosci te stesso”.
    La vita è mia e la gestisco come voglio io.
    La vita è un dono di Dio e quindi indisponibile.
    Visione laica del libero arbitrio, e visione fideistica religiosa.
    Ma c’è un’altra visione sulla quale nessuno si sofferma a considerare:
    La Mente profonda dell’uomo.
    Là dove il VERO LIBERO ARBITRIO non riconosce la volontà espressa dalla ragione del senso comune legata da mille condizionamenti sì che di veramente “libero” non c’è quasi niente.
    Così, mentre l’Es e l’Io, nemici per antico destino, si contendono la sorte di ciò che non appartiene né alla ragione comune, né alla fede religiosa;
    l’uomo del XXI secolo, anziché guardare all’Oriente che indica l’alba, il sorgere dell’Uomo Nuovo si pone ad occidente delle sue stesse possibilità che ne segna invece il tramonto per riscoprire l’eutanasia ed inventare il testamento biologico.

    Che il nuovo anno illumini la mente degli uomini a bandire ogni forma di intervento che porti a determinarne volontariamente la fine.
    Che questa speranza faccia il giro del mondo affinché non resti utopia.

    • Lucy scrive:

      Le sue opinioni sono rispettabili, come lo sono quelle di chi come me sostengono il diritto di scegliere, e questo diritto nessuno me lo può negare.
      Spero che l’Italia non si trasformi in una repubblica di ipocriti ayatollah fedeli alla legge del fate ciò che dico e non ciò che faccio, dei tanti pesi e delle molteplici misure.
      Ovvero cotinuate a fare quello che si fa da sempre, ma in silenzio.
      “Che il nuovo anno illumini la mente degli uomini a bandire ogni forma di intervento che porti a determinarne volontariamente la fine”
      Lo dica a chi muore di stenti e fame, a chi muore nelle guerre, ecc. ecc.

      • Elle Driver scrive:

        Spero che l’Italia non si trasformi in una repubblica di ipocriti ayatollah fedeli alla legge del fate ciò che dico e non ciò che faccio, dei tanti pesi e delle molteplici misure.

        Non si trasformi? Mi sa che l’Italia è già tutto ciò che hai scritto.

    • ilBuonPeppe scrive:

      quando arriverà l’ora del trapasso, che, per assurdo che possa sembrare, ha già nella notte dei tempi stabilito fin nei minimi particolari

      Non ti sembra che libero arbitrio e predestinazione siano un tantino in contraddizione?
      A parte questo, il punto io credo non sia tanto su cosa sia lo spirito, la vita e altre menate simili; interessati ma ben poco concludenti. Il punto centrale è: posto che ognuno ha le proprie convinzioni, ognuno deve essere libero di scegliere per sè, senza subire imposizioni di alcun tipo. Tu puoi chiamarla come vuoi, io la chiamo civiltà e rispetto.

  6. michelangelo scrive:

    “Lo dica a chi muore di stenti e fame, a chi muore nelle guerre, ecc. ecc.”
    Che vuol dire?

  7. anna scrive:

    Le suorine dovrebbero svelare come hanno fatto in 17 anni ad accudire Eluana. Sento continuamente di gente che è stata in ospedale solo per poco tempo e si è beccata infezioni, piaghe da decubito e insetti.
    Sarebbe interessate calcolare in questi 17 anni quanti sono morti per mancanza di cure, cibo e assistenza perchè non si è speso per loro nemmeno la metà, e quanto fa incassare Eluana finchè “vive”
    Sarebbe onesto dire quali esperimenti si nascondono con questo accanimento.
    Comunque, tutta la mia comprensione e il mio affetto alla famiglia. Quando vedo il papà, mi sembra un papà rassegnato per la morte di sua figlia avvenuta già tanti anni fa, desideroso di evitare il suo calvario ad altri.

  8. michelangelo scrive:

    “La mente è condizionata oltre il 95%, di veramente libero c’è ben poco”, dice Raffaele Morelli, dir. Riza Psicosomatica e psicanalista, e lo spiega.
    Il vero libero arbitrio risiede nella nostra “mente profonda” e dovremmo come disse Socrate “conoscere noi stessi” sostengo io ripetutamente nel mio blog “Il divino ragionato”, “un granello di sabbia” ecc. ecc.,per poterlo esercitare.
    Ma io sono quello che combatte contro i mulini a vento e non potrà mai sconfiggere l’istituto del testamentificio biologico, nato nel XXI secolo figlio e successore legittimo dell’eutanasia di vecchia memoria Hitleriana.
    Ecco perché auguro che il nuovo anno illumini la mente degli uomini a bandire ogni forma di intervento che porti a determinarne volontariamente la fine e che si ritorni, aggiungo, alla cultura della vita.
    Utopia, quando mai c’è stata?
    No, quando mai la speranza è utopia?

    • Lucy scrive:

      Anch’io “auguro che il nuovo anno illumini la mente degli uomini a bandire ogni forma di intervento che porti a determinarne volontariamente la fine e che si ritorni, aggiungo, alla cultura della vita”.

      Speriamo che illumini le menti di tutti gli esseri umani, NESSUNA esclusa.
      Veda di non confondere e stravolgere le cose : il testamento biologico non ha nulla a che bedere con l’eutanasia.
      Lei lo sa, ma gioca sugli aspetti truculenti della vicenda…..gli stessi attegiamenti utilizzati per bocciare la legge 40 sulla fecondazione assistita.

      Speriamo proprio che vengano bandite TUTTE le forme di intervento che portano vootariamente al fine di una vita: si riferisce alla guerra? alla fame nel mondo? agli abusi e soprusi sui bambini, sui deboli, sugli anziani, alle morti sul lavoro? alle sopraffazioni che abbondano nel mondono e che vengono perpetrate nel nome di non si sa quale dio?

      “E e che si ritorni alla cultura della vita”"
      Quando mai su questo pianeta vi è stata una cultura della vita?, nel medio evo?

      Su, su , si faccia coraggio e si ridimensioni.
      citare hitler è tipico di chi non ha nessun argomento, che l’istituto perchè non cita le crociate e le tante guerre di religione?

      @Elledriver: sono d’accordo con te, ho voluto solo essere “prodente”
      Grazie ad Oris per aver tradotto le mie aprole.

      Dove mi trovo ora, fame e miseria abbondano , signor Michelangeno venga da queste parti a predicare

      Mi stia bene, e veda di aprire anche il suo cuore, oltre alla mente.

      • Charlie scrive:

        grazie Lucy.

        qualcuno spieghi a michelangelo che nessuno lo costringerebbe a lasciare un testamento biologico.

        al contrario, sembra che chi ha le idee chiare in materia pretenda di parlare a nome di tutta l’umanità

        • Lucy scrive:

          le sa, le sa queste cose, ma si nasconde dietro un dito preferendo accusare chi non la pensa come lui di non si sa quali nefandezze per mettersi la coscienza a posto ed obbligare gli altri al suo credo moralistico, non etico.
          Esiste la legge sul divorzio e non tutti divorziano, quella sull’aborto e non tutte le donne abortiscono.
          il testamento biologico è una libera scelta, nessuno è obbligato.
          Chiedo gentilmente a chi oppone problemi religiosi, di non preoccuparsi per la ia anima, si preoccupino della loro….che sicuramente gli darebbe molto, molto lavoro!

          La repubblica degli ayatollah o dei talebani è alle porte, e questi signori sono disposti a tutto.

          Anni fal sui muri di una grade città latinoamericana lessi una frase che anche lo scrittore Galeano riportò in un suo libro
          “La letra con sangre entra” firmado sicario alfabetizador.
          forse questi nuovi moralizzatori della vita altrui si ispirano a questo slogan

    • Charlie scrive:

      morelli, socrate, poletti….

      ma hai un’opinione tua?

      • michelangelo scrive:

        @ Chalie, si ed è questa:

        Il Divino ragionato.

        Chi si pone all’ascolto o alla lettura di un saggio, sa a priori che dovrà prestare la massima attenzione per poter comprendere e recepire, quali che siano le opinioni ed i giudizi, un vasto numero di concetti, di teorie e persino di nuovi valori, che a volte sfiorano, a volte sembrano esulare anche dal tema proposto, ma che sono necessarie al completamento di quel quadro d’insieme che l’autore intende esporre.
        Di contro, l’autore sa che ogni singolo punto, per essere pienamente inteso, dovrebbe venire ampliato fino a costituire un intero capitolo di un trattato.
        Pur tuttavia, l’interesse dei lettori, e per il tema, e per la conoscenza più o meno profonda del problema, fa si che i ristretti confini della sintesi espositiva dell’autore, vengano massimamente superati, anche perché difficilmente l’autore si esime dall’avvalersi di presupposti scientifici, di documenti, leggi, conoscenze e realtà inconfutabili.
        Affrontare il problema della morte, ed ancor più, esaminare dall’interno il processo psichico e spirituale del pre e post-mortem è impresa estremamente difficile, in quanto venendo a mancare tutti i su citati presupposti scientifici, non potendo avvalersi di dogmatiche religiose, ne di disquisizioni filosofiche, si rischia facilmente di essere fraintesi, derisi o nella migliore delle ipotesi, tollerati.
        Un discorso sulla problematica della morte, tenuto in un centro di studi esoterici, ad un gruppo di persone interessate alla fenomenologia paranormale, per quanto negli ascoltatori ci possa essere una certa disponibilità ai problemi dello spirito, risulta anche in quella sede difficile per via delle divergenze di base degli studiosi stessi che credono o non credono alla sopravvivenza dello spirito, che ammettono o non ammettono la possibilità dello spirito di dare testimonianza di se.
        Scrivere, infine, della certezza di un post-mortem e del travaglio dello spirito, ad un più vasto pubblico, che si accosta per la prima volta, timoroso e diffidente, affascinato ed incuriosito, a questa irreversibile e misteriosa realtà, si è certi di non venire, in nessuna misura, compresi. Ciò nonostante, è proprio questi lettori che intendo sensibilizzare, allo studio ed alla accettazione dello spirito e dei suoi alti valori.
        Riconoscere allo spirito origine divina, eterna vibrazione, qualità spirituali in assoluto sono le premesse che mi propongo di dimostrare, per linee generali, al fine di costruire delle solide fondamenta per l’accettazione, poi, del discorso sulla morte.
        Dimostrare l’origine divina dello spirito, vuol dire, anzitutto, riconoscerne l’esistenza stessa. Posto, però, che ogni esistenza ha una causa, è proprio questa causa prima, allora, che ha diritto di priorità di esame.
        Esame sostenuto da una ferrea logica, spero, al di fuori, comunque, da qualsiasi apodittica prolusione fideistica.
        Ragione e fede oggi più che mai, non possono più coesistere. L’uomo maturo al passo con il suo progresso e con la sua evoluzione, sia tecnologica che spirituale, non è più disposto ad accettare supinamente per fede, nulla. La fede è un limite alla ragione, è una violazione di quel diritto di valutazione e di giudizio che l’uomo intelligente con propri mezzi, razionali o empirici, intuitivi o paranormali, intende ed ha il dovere di dare.
        Anche l’idea e l’esistenza di Dio, l’uomo ha il dovere di spiegarsi – e l’ha fatto – con la ragione. Infatti ritornando alla tesi dell’origine, l’effetto uomo, terra, universo, cosmo non può non scaturire che da una causa prima esistente, preesistente e coesistente.
        E questa causa assoluta, principio di tutti i principi, è Dio, al quale vi si riscontrano tutti gli attributi immaginabili ed inimmaginabili. Se invece, questa causa prima volessimo indicarla come “caos”, o ancor più, “nulla” pur esasperando questi termini in assoluto, non potremmo ad essi riconoscere gli attributi di somma intelligenza, di infinita bontà, nè tanto meno di esistenza, di preesistenza e di coesistenza.
        Ancora, dal caos è impossibile poter immaginare la scaturigine di un universo infinito e strutturato, dal macrocosmo al microcosmo, da elementi in perfettissimo equilibrio ed assoluta armonia. Ne è possibile immaginare sempre dal caos la nascita di un essere vivente dotato di facoltà spirituali ove risiedono le più alte spiritualità.
        Ma, anche se, per assurdo, concedessimo al “caos” la possibilità di quanto sopra gli abbiamo negato, non avremmo, infine, risolto il problema della origine o perché se per caos intendiamo l’infinito costituito da elementi scomposti, avremmo sempre l’interrogativo della causa prima, in quanto il caos stesso sarebbe sempre un effetto.
        Nè la causa prima può essere il “nulla”. Questo termine in assoluto non esiste. Dal nulla niente può scaturire, niente può essere creato. Per il fatto che noi esistiamo, che tutto è, non può assolutamente essere stato generato dal nulla.
        Ecco dunque, che la ragione ci riporta alla matrice, al creatore della creazione, al principio intelligente e coordinatore di tutte le cose, a Dio causa prima.
        E prima di Dio? Non esiste un prima di Dio. Dio preesiste perché è infinito passato, esiste come infinito presente e infinito futuro e coesiste in quanto è in tutte le Sue manifestazioni.
        Una volta accettata, o per questa o per altra via, l’esistenza di una causa prima, che noi chiamiamo Dio, il discorso diventa consequenziale e prosegue diritto su un unico binario.
        La parola creare, considerata in assoluto, è anch’essa un termine improprio. Creare dal nulla è una illogicità. Dio non poteva prendere alcunché dal nulla, poiché il nulla non esiste. Per creare doveva per forza attingere da Se stesso. Dunque, non più creazione, ma più propriamente emanazione. E da qui l’emanazione del cosmo, dello spirito, dell’universo, della vita nei mondi materiali. Il tutto in un infinito senza tempo, in uno spazio di infinite dimensioni.
        Qual è in sintesi la risultanza logica di questo discorso? La immanenza divina in tutte le Sue emanazioni. Da un Ente infinito, non può scaturire alcun elemento finito, in quanto la fine è sempre una limitazione, in questo caso della potenza divina. Dunque da un Dio infinito, un universo infinito, da un Dio eterno, uno spirito eterno, eterna vibrazione divina.
        Per dimostrare le qualità spirituali in assoluto, occorrerebbe obbligatoriamente una lunghissima trattazione sul problema del bene e del male, valori questi che, nella contingenza della nostra vita sulla terra, presentano infinite sfumature di non facile interpretazione, in quanto facilmente si sovrappongono, si intrecciano e persino si sostituiscono tra di loro, ma che a livello di Spirito, libero dalla carne e quindi dalla materialità, questi valori, ripeto, esaminati in assoluto non si presentano più come elementi in lotta, ma come necessarie esperienze spirituali tutte rivolte ad acquisire conoscenze e conoscenze che portano a capire la Legge di Dio.
        Contrariamente però, la religione cristiana, vuol farci credere che il bene e il male, e dunque lo spirito buono e lo spirito cattivo, in eterno contrasto trovano soluzione, soltanto, alla presenza di Dio e nel Suo inderogabile giudizio universale.
        Vale a dire che uno Spirito, o un’anima, come vogliamo chiamarla per ora, al cospetto del creatore riceverebbe un premio o un castigo di valore eterno, in misura delle azioni liberamente scelte nel corso di una sola esistenza sulla terra.
        Esaminiamo il concetto dell’eternità. L’eternità è infinita. Non esiste il tempo, anche perché tutto il tempo umanamente immaginabile, miliardi e miliardi di anni, costituirebbero appena un trattino della immaginaria ma interminabile linea della eternità.
        Ma che cos’è la vita di un uomo (settanta o cento anni) nei confronti della eternità? meno di un lampo. Pensate. Può un uomo, per come ha vissuto l’attimo della sua esistenza terrena, essere giudicato e quindi ricevere un premio o un castigo eterno? Se così fosse, lo spirito dell’uomo andrebbe inesorabilmente incontro alla sua fine o annullandosi in Dio per premio (siederai alla destra del padre) o dannandosi all’inferno per castigo: comunque sarebbe la sua vera morte.
        Ecco dunque, che sfiorando appena il problema del bene e del male, ci induce a porre serie riserve sulla dogmatica asserzione di un giudizio universale, mentre altre ne scioglie sull’’accettazione di una possibilità reincarnativa dello spirito.
        Riscoprire e credere nello spirito, invece, l’attributo dell’eternità, ridimensiona conseguentemente il concetto della morte, intendendolo, non più come un terrificante traguardo di una breve corsa, ma una tappa obbligata di esperienze in una esistenza senza fine.
        Un breve cenno sul libero arbitrio.
        Il libero arbitrio non è la “possibilità di scegliere” della mente dell’uomo, quasi sempre condizionata da giudizi e pregiudizi, da situazioni legati alla vita materiale, ma “LA SCELTA” della mente profonda, di quell’individualità nella quale risiedono attributi e qualità che nessuno potrà mai giudicare e quindi punire o premiare, perché già programmate dallo Spirito libero dalla carne, unico Arbitro in assoluto di tutte le Scelte. E le scelte dello Spirito hanno un’unica finalità: il ritorno alla matrice dalla quale proviene e dalla quale è stata emanata, attraverso una scala infinita di valori, di esperienze e quindi di EVOLUZIONE.
        Il calarsi nella materia per lo Spirito è una delle infinite esperienze che dovrà fare, per avvicinarsi alla “Luce” dalla quale proviene.
        Ma perché lo Spirito deve fare tutte queste esperienze?
        Perché emanazione divina ha tutti gli attributi divini, ma, in potenza. E’ come colui che possiede centomila libri e ne ha letti qualche decina.
        Non solo la biblioteca del sapere nel mondo, o meglio nella dimensione, dello Spirito ha infiniti volumi, ma lì vi sono infinite biblioteche.
        Solo un folle può pensare di leggere infiniti libri per tutta l’eternità. Me ne strafrego delle esperienze, dell’evoluzione, di tutti questi stramaledetti attributi che non so che farmene e non voglio avere. Con i mille problemi e preoccupazioni che ho sarei un folle se dovessi aggiungere anche questi.
        Ecco, questa è la condizione della mente cosciente.
        La mente profonda, ora è il momento di chiamarla Spirito, sa invece che programmerà di reincarnarsi anche mille volte se necessario, fino a quando non si sarà impadronito, mangiato, fagocitato, sperimentato tutti gli aspetti e tutte le esperienze, della e nella materia, nel bene e nel male, acquisendone piena conoscenza e potere.
        Spesso, in misura del suo grado di evoluzione, lo Spirito sceglie di reincarnarsi in una vita di sofferenza, di dolore, di miseria, di egoismo, di cattiveria, di vivere un giorno o cento anni, di fare solo l’esperienza del parto, del delinquente, dell’assassino,o della vittima, ma anche del poeta, del medico, dello scienziato o del santo. Sceglie persino di essere ricchissimo e potentissimo.
        Ora nell’attimo (uno o cento anni) di ogni sua esistenza sulla terra, lo Spirito sa perfettamente il grado di evoluzione raggiunta o i libri che ha letto, o i gradini che ha salito di quella infinita scala di valori che l’avvicinano alla matrice, alla luce, a Dio.
        ( Fuori testo – Mi chiedo: quanti “gradini” avrà salito Piergiorgio Welby, e quanti ne salirà fra cento anni l’uomo più ricco della terra?)
        Superata l’esperienza della materia nella terra, lo Spirito, magari si avventurerà nell’esperienza della materia dell’universo, e poi altre esperienze, altre evoluzioni e poi ancora e ancora.
        E’ come una legge divina.
        Lo Spirito non subisce, ma SCEGLIE, e non può sottrarsi.
        Come la vita non può sottrarsi dalla morte, la contrazione dall’espansione, la notte dal giorno, il macrocosmo dal microcosmo, il caldo dal freddo, il bene dal male, il caos dall’ordine, l’esplosione ( il big ben) dall’implosione ( i buchi neri) e così all’infinito e per l’eternità nell’armonia, nel sostentamento, nell’equilibrio e per l’equilibrio, nella potenza e per la potenza, nel divino e per il divino, tutto ci conduce ineluttabilmente a DIO.

        Il Divino ragionato è la premessa all’articolo “travaglio dello Spirito nel periodo pre e post- mortem”.

        • Oris scrive:

          Grazie A Don Paolo Padrini per aver espresso in modo così chiaro il suo punto di vista, attendiamo quello dei suoi lettori.

          Intanto mi diverto pure io a rivolgermi all’oriente, mi alzo dallo scranno posto al sud e recito:

          “Chi conosce il potere del verbo è capace di giustificare ogni stranezza, pensiero o aberrazione, sapientemente mischiandola, in un procedimento quasi alchemico e vendere la propria verità.”

          Poi mi siedo e penso:

          “Ma per quanto buono sia il sapore, gradevole l’odore e attraente il colore non riuscirà mai a esser droga per il mio cervello, mi spiace.”

        • Lucy scrive:

          Non appartengo a nessuna religione, credo nell’eternità dell’anima, nell’evoluzione dello spirito e nella reincarnazione, ma non voglio indottrinare nessuno.

          Ho rispetto delle opinioni e delle decisioni altrui e provo una profonda compassione umana per il dolore e la sofferanza .

          Lei, signor Michelangelo si chiede : quanti “gradini” avrà salito Piergiorgio Welby, e quanti ne salirà fra cento anni l’uomo più ricco della terra?
          Se proprio vuole può anche chiedersi “ quanti ne saliranno gli sciacalli moralizzatori che vogliono imporre (anche a ferro e fuoco) il loro credo religioso o politico ?”

          Non mi pongo queste domande, e non solo perchè le consideri di fondo leziose ed arroganti, semplicemente perchè ho rispetto delle scelte altrui .

          Appartenendo alla razza umana sono cosciente dei miei limiti e sinceramente sono già molto occupata a cercare di porre rimedio alle mie miserie che non mi permetto di guardare o giudicare le scelte altrui .

          “Lo Spirito non subisce, ma SCEGLIE, e non può sottrarsi”.
          Una volta di più: pieno rispetto delle decisioni altrui perchè lo spirito che ha preso quella decisione, era consapevole delle conseguenze della sua scelta.

          Pieno rispetto e compassione per Piergiorgio Welby e la sua famiglia: se la vedrà Welby con la sua coscienza, con l’energia universale ecc.
          Io posso solo accompagnarlo e sostenerlo con le mie preghiere.

          Compassione e tenerezza per la povera e martoriata Eluana vittima degli sciacalli che vogliono costringere la sua anima a scelte che non sono sue.
          Tenerezza e profondo rispetto per suo coraggioso papà, colpevole di difendere i diritti di un’anima che chiede solo di essere rispettata.

          A quelli che in mome di personali principi religiosi o politici, non sanno fare altro che insultare ed oltraggiare il coraggio del signor Beppino Englaro , lasciandolo comunque profondamente solo nel suo immenso dolore, mi permetto umilmente di ricordare queste parole “ Fai agli altri quello che vorresti fosse fatto a te”.

          Non costringo nessuno a condividere le mie opinioni e neppure prego per farle cambiare agli altri.
          Chiedo rispetto, compassione e tenerezza per le decisioni che hanno preso le anime di Welby, di Eluana e di tanti altri.

          Accompagno affettuosamente col pensiero l’anima di Piergiorgio e di tutti quelli che hanno terminato (per il momento) il loro viaggio su questa terra.

          A quella di Eluana auguro la serenità di poter decidere cosa fare, le auguro che quando arriverà il momento di staccarsi dal suo corpo fisico, lo possa fare volando con leggerezza direttamente nelle braccia di Dio, dell’energia universale o come dir si voglia.

        • Charlie scrive:

          Riconoscere allo spirito origine divina, eterna vibrazione, qualità spirituali in assoluto sono le premesse che mi propongo di dimostrare, per linee generali, al fine di costruire delle solide fondamenta per l’accettazione, poi, del discorso sulla morte.

          grazie per la risposta, ma io mi fermo qui: non riconosco queste premesse, non posso accordarmi alle tue conclusioni

          sul libero arbitrio: certo che siamo intrisi di pre-giudizi, chi non lo è? è insito nella nostra natura, e la libertà sta proprio in questo: “scegliere” (vuoi per cultura, vuoi con coscienza) i pregiudizi che ci piacciono o ci sembrano più plausibili o che ci fanno essere coerenti con noi stessi. (ma siamo già ampiamente off-topic)

          tutto ci conduce ineluttabilmente a DIO.

          buon per te se hai queste certezze.
          io, con tutto il rispetto, non invidio chi le ha

  9. michelangelo scrive:

    @ Oris,
    se è rivolto a me il tuo commento, io non sono Don Paolo Padrini che, anzi, non ha condiviso le mie riflessioni nel suo sito “passi nel deserto”.
    “Ma per quanto buono sia il sapore, gradevole l’odore e attraente il colore non riuscirà mai a esser droga per il mio cervello, mi spiace.”
    Nettare vuoi dire? Anche a me spiace. Sono due parole forti ma si integrano.
    Spiegare o vendere il proprio pensiero, anche queste parole si integrano se il prezzo da pagare non è il lavaggio del cervello, ma la disponibilità al dialogo.

    Ora ti dico: “L’essenza del fiore è il paradigma della felicità”.
    Che significa per te?
    Aspetto un commento anche dai lettori di Mente Critica.

    • Oris scrive:

      Sono un dissidente per principio, nel momento in cui qualcuno mi da ragione penso di aver avuto torto, nel momento nel quale qualcuno vende ragione io penso ch eabia torto.

      Non cerco tranquillità, porti tranquilli dove attracare la nave, sono in viaggio e non voglio avere certezze ne riposanti convinzioni.

      Odio citare e chi cita altri, lo trovo rivoltante, ma è una mia debolezza: giudico chi lo fa immediatamente incapace di avere una idea propria.

      Non fraintendetemi, non voglio affermare che sia così, dico che PER ME è così, è più forte di me.

      HO scoperto nella mia vita che le persone saggie spesso nascondono i propri insegnamenti in parole semplici, brevi, concise e spesso anche con significati nascosti e profondi, non in chiaro, non svelando il punto.

      Perchè nello stesso memoneto nel quale sveli il ppunto perdi la verità e vendi la tua opinione come se fosse verità… quadsi come qaundo si misura la posizione di una particella…

      ecco perchè nel momento che si portano troppi contenuti alti e non si riesce a ragionare a un livello semplice, cioè quando non tutti possono capire ciò che dici, ritengo che il mezzo, la parola, sia usato a sproposito e solo al fine di un eserxizio dialettico, più che alla trasmissione di significati.

      Specie in questi ambiti, portarre i gioco la filosofia ad esempio è fuorviante, in quanto su 6 mialiardi di persone sono ben poche lquelle che possono reggere una fdiscussione a quel livello, ma tutte portano dentor di se una “religione” e un “creddo” rispetto a temi come quelli che scriviamo qui.

      IN sostanza intendo che se questa discussione la porto a uno che ha fatto le elemetnari o a unop che invece ha venticinque lauree e un premio nobel, le opinioni paradossalmente possono pure essere le stesse.

      Si parla di cose che toccano tutti allo stesso modo, quindi lascerei da parte la religione e la filosofia e parlerei con quel pezzettino di anima che racchiude la sensibilità verso il prossimo.

  10. Lucy scrive:

    Grazie Oris.
    Ho la sensazione che il signor Michelangelo non voglia affatto discutere con i lettori di MC, ma semplicemente fare sfoggio delle sue conoscenze, della sua cultura ecc.
    Come dire: per qualsiasi vostra opinione, ho bell’e pronta una biblioteca di citazioni dotte, sagge, teologiche, teosofiche, artistico culturali e magari anche sportive ( perché no!); e vi sfido a controbattermi.
    sia che uno abbia fatto solo le elementari o che abia meritao un nobel, i dubbi, le nostre domande sulla vita e sulla morte sono le stesse.
    Apparteniamo tutti alla razza umana e quindi siamo tutti esposti al dolore ed alle sofferenze, nessuno ne è escluso.

  11. michelangelo scrive:

    @ A LUCY E ORIS,
    avevo già risposto ad Oris prima del commento di Lucy e siccome il mio ancora non è stato pubblicato, lo ripeto.Se mai venissero pubblcati la redazone ne cancellerà uno. Grazie
    (duplicato)
    RISPOSTA A ORIS
    Io scrivo cercando consensi mentre nel profondo di me c’è l’immobilità catartica e gli elementi scatenati. Maledetto, benedetto, insostituibile dualismo.
    Scrivo verità che, in verità, vado cercando.
    Non scrivo frasi di altri spacciandole per mie, ma frasi mie facendole credere di saggi.
    Molte esperienze fuori dalla logica comune (parapsicologia-esoterismo) ho vissuto nei miei settantuno anni, ma so che nessuno può arricchirsi delle esperienze fatte da altri.
    Dove mi hanno portato? Alla convinzione che più studio e più allargo i confini della mia ignoranza.
    Mi fu detto, testualmente in un momento “particolare”:
    LA TUA RAGIONE, DA SOLA, NON E’ LO SCRIGNO DELLA VERITA’, MA UNA CHIAVE SBAGLIATA.
    LO SCRIGNO DELLA VERITA’ E’ AL FONDO DI TE, LA’ DOVE IL FINITO CHE TU RAPPRESENTI SI FA PUNTO DI INTERSEZIONE CON UN’ALTRO FINITO, ED ALTRI E ALTRI FINITI, TUTTE PARTI – COME SAI – DEL TUTTO FINITO.
    E QUESTO SCRIGNO HA LA SUA CHIAVE: TESTA E CUORE IN ARMONIA.ORA SAI QUEL CHE DEVI, ED E’ L’UNICO MODO POSSIBILE PER CONOSCERE E NON CREDERE DI CONOSCERE.

    Grazie Orus per avermelo fatto ricordare.

    P.S.
    L’ESSENZA DEL CERVELLO E’ L’ARCHETIPO DELLA PERFEZIONE

    Un saluto di speranza michelangelo

    • Lucy scrive:

      Coraggio signor Michelangelo,
      non è solo nella ricerca e nella speranza .
      io non riesco a seguire le sue affermazioni.
      é vero più si studia più si allargano i confini dell’ingoranza, nel senso della non completa conoscenza.
      Si studia e si approfondiscono argomenti, aumentano le conoscenze, ma le domande restano immutate, aumenta l’inquietudine.
      Ma anche questo è un limite della razza umana, e va accettato.
      Allora forse vale la pena chiedersi qual’é l’obbiettivo dello studio, della ricerca che, se finalizzati a sè stessi possono portare alla disperazione.
      Io non sono saggia, ho 50 anni , non ho consigli da dispensare, ho solo pietà per l’essere umano, compassione per la sofefrenza fisica e morale.
      Per anni mi sono posta le stesse domande, senza mai trovare una risposta, uno spiraglio.
      Poi, sui muri di Quito ho letto questa frase “desde que me cansé de buscar, he aprendido a encontrar” (dal libro Siddartha)
      ho smesso di cercare ed ho ripreso a guardarmi attorno ed ho avuto la certezza che nulla è casuale nellla vita, che tutto ha una logica ed un perchè e per fortuna non tutto ci è dato a sapere.
      Come tanti ho letto i libri del Cerchio77 di Firenze, Il libro di François mi ha sostenuta in un particolare momento di dolore della mia esistenza.
      Ma le domande contiuavano e le risposte non arrivavano.
      Al momento opportuno sono arrivate, e la mia vita ha iniziato a cambiare.
      Non voglio cambiare la vita di nessuno, mi basta solo poter contribuire ad alleviare la sofferenza con un gesto, un sorriso ed anche col mio impegno politico e sociale.
      le chiedo perdono se le mie parole l’hanno ferita.
      ho finito, in Itlia è notte fonda, qui è appena iniziata la serata che non si prospetta per nulla tranquilla, temporalone in vista!

  12. Oris scrive:

    Cavolo ma mi ringraziano tutti! :mrgreen:

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  1. oltre130000 scrive:

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