Euro o non Euro? E’ Questo il Problema? 99


Sono ormai mesi che la questione imperversa. La gente, quella che, come dice Vittorio, diventa “tattico” di navigazione a vela e disquisisce di straorze e mani di terzaroli dopo aver visto due regate in tv e letto un manualetto, ha trovato l’ennesimo argomento divisivo con cui intrattenersi alla macchinetta del caffè. Pro euro o anti euro?

Io, onestamente, mi fermo molto prima. La valuta è un componente importante di un sistema sociale e produttivo, ma non mi ricordo di nessun paese che sia stato salvato dal cambio di una moneta. Si possono avere svantaggi o vantaggi che hanno durate anche importanti nel tempo, ma il confronto tra le “aziende nazionali” non si gioca solo sulla quotazione dei propri titoli in borsa, ma sulla capacità organizzativa e produttiva.

Soffermiamoci un attimo su quest’ultimo aspetto. Mi spiace per i patrioti che ci vogliono vedere per forza una cosa sacrale, ma una nazione è, per molti versi, più simile ad un’azienda che ad un ideale. Si tratta di un’associazione temporanea di individui che perseguono la finalità di trarre un profitto dalla loro collaborazione e dal reciproco sostegno. Qualsiasi strumento o ammortizzatore sociale non è destinato al supporto del singolo, ma alla preservazione dell’associazione. Chi tiene in piedi un paese non è la costituzione, ma la sua capacità di farsi valere industrialmente (e quando serve, militarmente) nel mondo.

Sono stato comunista e rimango dell’idea che una società dove “da ognuno secondo le proprie capacità, a ognuno secondo i propri bisogni” sia un concetto affascinante, ma questa proposizione non è servita a salvare l’Unione Sovietica nonostante le sua grandi risorse naturali e la potenza militare. Questo perché l’Unione Sovietica era inefficiente e, nel nostro universo, le cose inefficienti hanno vita brevissima per legge fisica.

Per lo stesso motivo, il liberalismo esasperato è destinato a rovinoso fallimento. Un motore, per girare a dovere, ha bisogno di un equilibrio tra le componenti che conduca alla massima efficienza. E’ auspicabile una certa resilienza, nel senso che le parti si interfacciano tra loro con ammissibile tolleranza, ma un motore con la cinghia di distribuzione troppo lasca o troppo stretta funziona male o si spacca rapidamente.

E’ per questo che la valuta, un’importante componete del motore, è sicuramente un problema, ma non può essere l’unico argomento che magicamente risolve una situazione di compromissione vasta ed incontrollata. Sarebbe come pretendere di mettere a punto un motore sbiellato semplicemente cambiando la batteria.

Ora, se uno non è un’impiegato del catasto o un professore universitario lontano da ogni aspetto pratico della vita produttiva, se insomma, come tanti in questo maledetto paese allo sbando, è ancora sulla trincea della produzione, del commercio o della ricerca, la discussione sulla valuta ha il tenore delle disquisizioni tra gli appassionati di Clausewitz mentre il nemico è alle porte.

La verità è che in Italia la qualità del nostro lavoro e dei nostri prodotti è sempre più bassa. Ogni giorno arretriamo sotto i colpi di artiglieria di altre nazioni con maggiore efficienza nel campo della comunicazione, della ricerca, della produzione. Siamo soffocati dall’ignoranza, da una burocrazia invasiva e superflua, impiccati da un meccanismo statale incapace di coordinare gli sforzi sulle diverse zone del fronte, a corto di informazioni, senza idee per un’offensiva tecnologica, appesantiti da sacche di privilegio dove si rifugiano milioni di imboscati che, oltre a non combattere, intercettano i rifornimenti. Fra i ranghi sta venendo meno ogni forma di disciplina e, chi è ancora al pezzo, sente nell’aria un imminente “Tutti a casa” che rischia di essere più devastante di quello che hanno vissuto i nostri nonni nel 1943.

Ora, vorrei che uno di questi scienziati dell’euro non euro mi spiegasse come, cambiando o mantenendo la valuta, si risolvono i problemi strutturali di un’azienda praticamente allo sbando. Stampando lire si cambia mentalità? La classe politica si ritira lasciando spazio a nuove idee? La corruzione, l’ignoranza e la criminalità diminuiscono?

La verità è che nelle retrovie, alla macchinetta del caffè, si pensa che tutto si possa risolvere con le fantastiche armi segrete dei grafici, delle serie storiche, dell’inflazione, della svalutazione o del debito. In trincea si vede solo avanzare il nemico, con l’angosciosa consapevolezza che non c’è via di fuga e la maledetta convinzione di stare a crepare per qualcosa che non vale più un cazzo.
Se parlare di euro o non euro vi consola, fate pure. Io me ne fotto.


99 commenti su “Euro o non Euro? E’ Questo il Problema?

  • ArturoErrico

    Il comandante ha ragione. La moneta forte ha i suoi difetti, ma l’Italia sta come sta per via di politiche economiche interne sbagliate di fondo.

  • MaxxMono

    scrivi “La verità è che in Italia la qualità del nostro lavoro e dei nostri prodotti è sempre più bassa.” Bene, considerare il fatto che tra le maggiori cause di questo disastro ci sia proprio Bruxelles e l’Euro?. Se non ricordo male, fino agli anni 90 siamo stati una nazione all’avanguardia, che esprimeva le migliori menti del mondo.
    Quindi fatti una domanda: cos’è successo?
    Mah…

  • paul

    Appena detto da P.Krugman (solo un nobel …):
    “There simply aren’t historical precedents for the claimed crisis — a debt crisis in a country that has its own currency and borrows in that currency”.
    La valuta, se è nostra (ITA) o è straniera (BCE), fa differenza, è ovvio.

  • permaflex

    Chiariamo l’Italia non è la Germania non è una colpa semplicemente un dato di fatto, se non si ha chiaro questo tutto il resto è una forzatura

  • MrAgj

    Costo dell’energia;
    costo+tempi burocrazia;
    leggi medievali e/o futuristiche (nel senso marinettiano del termine);
    fisco inefficace e inefficiente;
    totale mancanza di senso dello stato (ad ogni livello);
    infrastrutture carenti.

    Questi sono i veri spread.

    Tornare alla lira ci porterebbe rapidamente con la benzina a 20.000 al litro e un’inflazione a 2 cifre.

    Massì, mettiamoci pure che in Turchia, gli eventuali “NoTunnel” li avrebbero spediti attraverso il bosforo a “calcinculo”, invece di fare un tira e molla di 10 anni.
    Si può discutere dell’utilità di un opera, poi o la fai o non la fai; lasciarla in purgatorio non serve a niente.

    • BuzzSid

      posso vedere i tuoi calcoli sul perchè se svaluti del 30% hai l’inflazione a due cifre? mi sai dire che pass-through hai usato? hai notato che nell’eurozona con una inflazione del 0,8% abbiamo un tasso di disoccupazione altissimo? secondo te non c’è nessuna correlazione?

  • Nikema

    “This world is a strange madhouse. Currently every coachman and every waiter is debating whether relativity theory is correct. Belief in this matter depends on political party affiliation.” – Albert Einstein

  • Vittorio Mori

    Espongo la mia ininfluente opinione, da “macchinetta del caffé” :).

    L’euro non sarebbe dovuto essere necessariamente un male, nè una congiura iperliberista. Semplicemente, dopo il crollo/conversione dell’URSS al capitalismo, si pensava di aver “risolto i mali del mondo” col consumismo e che la ruota dovesse girare sempre in quel verso. Ergo, ci si giocò la carta “unione europea”, nella pia illusione che si potesse – a 40 anni dopo la II guerra mondiale – ricostruire una sorta di “impero romano d’occidente”, forte e pronto alla lotta della globalizzazione. Un sogno molto “tedesco”, ma condivisio da molti, anche in Italia e altrove. Non so se siete mai andati all’areoporto di Monaco di Baviera: lì dentro, osservando i negozi, mi sono reso conto che c’è tutto l’ideale tedesco di Europa: il meglio di ogni nazione, un retaggio culturale. Secondo me sbaglia chi la butta sempre e solo sui soldi: la Germania è una nazione piena di un certo tipo di idealismo e di ricerca “del migliore” in ogni cosa.

    Nel periodo “di grazia”, ossia nei nostri primi 5/6 anni di permanenza nell’Euro, bisognava pulire le stalle. Ossia: smetterla con le mazzette in politica, pagare tutti le tasse giuste, niente più soldi buttati dalla finestra in settori pubblici del tutto improduttivi, darsi una regolata a rubare insomma. L’Italia era vista come una grossa Napoli, bellissima, col mare, il cibo (e il caffé!) migliore del mondo, ma dalla quale bisognava togliere la monnezza dalle strade. Prodi a questo mirava, ed il debito pubblico fu effettivamente ridotto col suo governo. L’idea di fondo era questa. Ebbene, è successo in questi anni che la “monnezza” si è ribellata, forte del voto di milioni di italiani. E parlo proprio di quel carrozzone che chiamiamo “centrodestra”, col suo capetto tutto pimpante e viagrizzato. Ebbene, l’Euro è fatto in modo da non poterti permettere un sistema troppo corrotto. Ossia, se lo fai, dopo sono cavoli tuoi. Non è come la liretta, leggera e stampabile, con la quale ci si gioca alle tre carte. L’Euro è una maledetta moneta pesante, e fuori dalle influenze della politica italiana. E’ una moneta “straniera” nel senso che non ne hai il controllo: è una frusta permanente sul culo, pronta a scattare e a fare male, se non stai attento. E’ roba bacchettona, una roba da sadomaso pesante alla tedesca.

    Ora si scontano le conseguenze dello stare nell’Euro in maniera “casual”, in stile italo-Berlusconiano. I tedeschi, che sì, sono kattivi kattivi e severi severi, semplicemente non ci stanno più a sentire, perché il nostro periodo “di grazia” ove pulire le stalle e fare i compitini a casa, ce l’avevamo.

    Il buffone nanastro andava ai consigli europei a dare del “kapò” di qua e di là, ridendo in faccia ai teutonici e facendo comunella più che poteva coi superfarabutti, Putin in primis e Gheddafi in secundis. Rideva, lo scemo, sbruffonava, coi cammelli a Roma e le 200 hostess pagate per sentire le sbroccate di Gheddafi. Il lettone di Putin in Sardegna.L’idiota. Dopodiché siamo arrivati al punto che a Napolitano è arrivata la telefonata da Berlino “o togliete quel coso di mezzo o vi lasciamo fallire senza pietà, vedete voi se vi conviene, qua mica si scherza, i trattati li avete firmati o no ?”. Da lì è partita una salva di “colpi d’avvertimento” in borsa al titolo Mediaset (facendogli perdere qualcosa come il 50% del valore) , per ammorbidire il Nostro Presidentissimo viagrato. Napolitano se l’è – giustamente – fatta nelle mutande e ha chiamato un Monti qualunque, a farci cacare i denari. E ha fatto bene, visto che ce lo siamo votato, il nano delle meraviglie, che ha governato l’Italia come un monarca, praticamente senza opposizione se non dei tenui belati a sinistra. Come si scriveva qui, volgarmente ma efficacemente, Monti è venuto a farci prima la bocca, poi il culo. Adesso, al volgere di incasinatissime elezioni, dove è venuta fuori l’armata brancaleone targata M5S, fatta di tanta, tantissima gente confusa e infelice, si sta con Letta presidente di NULLA, col capo coperto di cenere, col solo unico scopo dichiarato di non rimanere a corto di vasellina per le prossime potenti cavalcate che ci aspettano.

    Si farà di tutto per tenere il M5S fuori dai giochi che contano, a fargli perdere tempo con delle battaglie ideologiche idiote (che so, i diritti dei gay/transex, un paio di articoli della costituzione, una boutade sui barconi degli immigrati, Casaleggio, ecc ecc) , in fondo sono sempliciotti, va tenuto al max al 20%. Le due mangiatoie PD/PDL -dove stanno i soldi, e non le chiacchere- saranno mantenute il più possibile floride, in modo da non perdere troppi voti (Renzi è secondo me il prossimo Uomo della Provvidenza, cialtrone quanto basta, per tenere buoni tutti).

    Adesso, visto che i DEBITI li abbiamo in Euro, i nostri CREDITORI non ci faranno uscire con l’escamotage della svalutazione, almeno finché non abbiamo ripagato gran parte dei buffi. Sono più che certo che, una volta pagati i debiti, e cacati i denari, ci lasceranno ben volentieri uscire dall’Euro. Dopo che si saranno presi l’ENI per esempio, o la parte buona di Finmeccanica. Le cose che valgono insomma.

    Con buona pace degli economisti populistoidi (per chi non lo sapesse l’economia NON E’ SCIENZA, ha poco di matematico e quel poco che c’è è quasi tutto sballato), di disegnini, schemini, tecnicismi e grafici più o meno strampalati: ci siamo messi a giocare in serie A, e siamo finiti terzultimi in classifica, grazie ad un CT dimmerdah e grazie allo stare bovinamente a “vedere come va a finire”. Cazzi nostri ? Si.

    Come se ne esce?

    A mio parere: per ora non se ne parla. In futuro: dovremmo trovare una nazione, molto potente e ricca, che ci faccia da “guardiaspalle” mentre ci defiliamo dall’Europa. Probabilità quasi zero.

    Opzione fattibile: ci si arrabatta sul sociale con cose tipo “redditi di cittadinanza” e si cerca di vivere più straccioni, ma più felici. Se ne potrebbe approfittare per:

    a) smettere di rubare in politica
    b) smetterla con le tangenti
    c) togliere il 50% della burocrazia
    d) togliere il 50% delle leggi inutili
    e) eliminare le province
    f) eliminare la partitocrazia
    g) dare la svolta “green” all’Italia, magari inventandosi qualcosa di nuovo o ritirando fuori qualcosa di vecchio

    La parte “b” insomma del piano di Grillo (del quale non si parla mai): il comunismo ambientalista anticonsumista.

    I miei due eurocents.

    P.S.
    Lameduck non spararmi se mi incontri per strada 🙂

    • permaflex

      Non condivido il tono di colpevolizzione del tuo post, dici cose giuste ma non si può prescindere dal fatto che 1) la Libia non è caduta per causa di una dittatura alleatasi col Berlusconi ma per dei nostri alleati, Francia UK e Olanda, che hanno infiltrato fomentato e armato la rivolta 2) il petrolio ci serve e fino al 2011 per procurarcelo non avevamo nè bombardato nè fatto patti con i petro-dittatori del golfo per me tra i peggiori in fatto di rispetto dei diritti umani 3) se a marzo 2011 c’è stato il caso libico durante l’estate la Deutche Bank si è liberata del titoli Italiani facendone crollare il valore con una crisi che ha portato Monti al potere e relativi danni 4) il debito denominato in Euro una volta usciti siamo noi a decidere in che moneta ripagarlo perchè le note di credito seguono le norme del diritto Italiano
      Sono d’accordo che bisogna fare piazza pulita in casa ma questo è indipendente dal rimanere o uscire dall’euro e dato che ci troviamo alleati di cui ai punti 1-3 🙂 dubito fortemente che ci possano aiutare in questo come in tutto il resto

    • Pierangelo

      Perfettamente d’accordo tranne che non ho capito il finale. Posso citarti? Ciao

  • GirFalk

    Non solo, CN, e’ come dici tu… ma io ho capito che quando leggo i dibattiti qui su mc capisco una parola si’ e tre no, non saprei distinguere un’invenzione da un’affermazione con fondamenti, e soprattutto anche volendo non saprei da dove partire a farmi una cultura visto l’enorme divario a prima vista inconciliabile che c’e’ tra tali visioni dell’economia.
    Ho l’impressione, spesso, che chi riesce a partecipare a questo dibattito ci riesca perche’ ha scelto una strada e l’ha seguita, infatti si cozza sempre sugli stessi temi, con le stesse motivazioni e sempre senza conclusioni. Il dibattito e’ chiuso, nel senso che e’ portato avanti da due parti convinte, mentre chi non ha un’infarinatura generale di economia o si fida o se ne resta – giustamente – in disparte. Non credo che il cittadino medio sia in grado di portare proprie idee sull’argomento, oppure io sono atrocemente sotto la media (il che e’ possibilissimo :mrgreen: )

    • Mumon89

      La tendenza alla tuttologia è dilagante. Il punto è che c’è chi può davvero con competenza parlare di tutto e chi no. Io no. Questo è un tema su cui mi sono proposta di studiare, ma ciò non toglie il fatto che cercare un nemico fuori è la prassi che a contribuito a portarci fino a qui. Prima di curare l’influenza bisogna estirpare il parassita.

    • Filippo

      purtroppo se non riesci a approfondire le tue conoscenza in modo critico ti svenderanno ENI che rende allo stato il 6% mentre il costo medio del debito pubblico è inferiore e ti racconteranno pure che lo stanno facendo per il tuo bene, come le svendite-privatizzazioni degli anni ’90 gestite da Draghi al ministero del Tesoro…

      • GirFalk

        Grazie, la tuttologia ha fatto già abbastanza danni al mondo. Non mi faccio abbindolare dai giornali, ma non pretendo neanche di diventare superman.
        Mi sembra che l’economia sia un argomento complesso, e come tutti gli argomenti complessi ha varie teorie contrastanti in cui non ce n’e’ una con certezza migliore delle altre. Io non ho le competenze per sceglierne una, e se avessi voluto averle avrei scelto la facoltà di economia all’università. Invece, ho scelto un’altra strada e conto di capire degnamente altri ambiti della nostra società. Su ciò che non conosco, non mi esprimo.

          • Filippo

            comunque non è “rocket-science” un po di economia,
            lo statista Monti che sembrava il dio in terra della teoria economica ha distrutto i consumi interni e con lui in un anno poco più il rapporto debito/pil è esploso…
            se quando vi raccontano che ha salvato l’italia perchè ha fatto scendere lo spread voi o ci credete o dite che è troppo tecnico abdicate all’uso del cervello…

  • Django

    Mi associo alla affermazione di GirFalk. se non sei un addetto ai lavori da questi scontri di opinioni trai la sensazione che ci siano due scuole di pensiero che non hanno spazio per negoziare. Ma proprio perchè scuole di pensiero fanno sorgere il dubbio che si stiano mettendo a confronto conoscenze apprese e tramandate a cui ci si adegua per logica esecuzione di imprinting: come quando discuti di omeopatia con un medico appena laureato che ha inglobato la lezione acriticamente. Io non tengo per l’omeopatia ma mi chiedo se siamo/siete/sono capaci di pensiero non omologato (in economia).

  • Adriana

    Un piccolo particolare: i critici dell’euro, quelli seri – e intendo Bagnai, Borghi Aquilini, Rinaldi, Zezza, Brancaccio – non si sognano nemmeno di negare che il malgoverno a tutti i livelli e in tutte le sfaccettature sia nocivo. Trovate una riga nella quale scrivano che è salutare. Fanno notare, con dati che daranno pure fastidio a chi non ha la pazienza di seguirli come, orrorre!, anche con i grafici (meglio quindi gli economisti-fuffa che parlano giusto per riflesso condizionato e non documentano nulla?) che l’euro sta perfezionando alla grande lo svantaggio sociale dei lavoratori cominciato con l’eliminazione della scala mobile (e questa è storia che i più grandicelli tra noi hanno vissuta – innegabile) e portato innanzi dalla politica di imposizione di una moneta unica a zone a diverso tasso di inflazione. Questo in strettissima sintesi.
    La Germania, nel senso delle sue élite economico-politico-finanziarie, unitamente alle nostre, ha manovrato in modo da avere in mano il comando della valuta unica, invenzione tedesco-olandese, in funzione anti-eurozona. Come? Ha proceduto parallelamente e di gran carriera a tener bassi gli stipendi di milioni di lavoratori, grazie ai minijobs (riforme Hartz applicate dal governo socialdemocratico Schroeder – e spero sia esatta la grafia), per produrre a basso costo e inondare il sud Europa dei suoi prodotti in forma di merci, divenute via via più competitive non perché i suoi lavoratori siano più in gamba ma perché pagati meno. E si è messa a competere con chi, secondo i Trattati europei, avrebbe dovuto collaborare, cioè coi Paesi dell’Eurozona (Ricordiamo che si chiama “Unione” Europea, vero?), in realtà distruggendo il tessuto produttivo dell’unico Paese che alle sue e nostre grandi élite risultava concorrente temibile, cioè l’ITALIA stessa, nei settori tessile, chimico, manifatturiero. (En passant: se l’industria italiana fa così schifo, qualcuno mi spieghi perché la tedesca Audi ha acquistato l’hanno scorso l’italiana Ducati).
    E qui arriviamo allo sfascio generale, poichè il vero tessuto produttivo italiano è quello delle piccole e medie imprese, stritolate dalle grandi concentrazioni industrial-finanziarie. Anche questa è storia viva e documentabile.
    L’€ egregiamente svolge il compito di distruggere una nazione nella sua produzione e in toto, anzi più Paesi, i PIGS, i quali, in realtà, scontano le decisioni delle loro élites e pagano i conti della Germania. Ci ricordiamo, suppongo, che l’ € è “nato”, cioè è stato inventato, dopo l’unificazione della Germania, operazione che lasciò a secco il bilancio tedesco occidentale: sarà un caso. E sarà un caso che tra i destinatari dei favolosi minijob a 400€ mensili ci siano tanti tedeschi dell’Est.
    E sarà un caso che il governo tedesco non conteggi nel debito pubblico il finanziamento ai Lender (so che non si scrive così, ma sono imbranata col computer), passando dunque per virutuoso. Inotre, circa la corruzione: ci siamo dimenticati che la G ha dato qualche mazzetta al governo greco perché acquistasse sottomarini, certo necessari per la recente guerra sottomarina tra la Grecia e…(non me ne ero accorta, ero distratta): si chiama corruzione. Dimenticavo: i sottomarini erano stati casulamente prodotti in Germania. Si chiama corruzione.
    L’€ è un ottimo strumento di ricatto per lavoratori dipendenti e in generale per chiunque non appartega ad alcuna fascia alta o altissima di reddito: per lavoratori produttori di merci perché permette di raccontare che se si vuole essere competitivi bisogna svalutare i salari, cioè abbassarli o in senso assoluto o imponendo più ore lavoro per la medesima retribuzione.
    E lo credo: la moneta unica è ancora del cambio fisso, non permetten-do di agire sul cambio per svalutare e recuperare competitività sul mercato estero: è un ottimo mezzo, voluto o casuale non importa, per tagliare stipendi e diritti, diritti di vita dignitosa e non mendica. Anche in questo l’€ e i Trattati violano la Costituzione Italiana, con cui, sono d’accordo, non si mangia tutti i giorni, ma che è (stata) linea-guida anche per lo stato sociale senza comprimere la libertà di impresa.
    Da quando TUTTI i partiti hanno votato il Fiscal Compact in Costituzione ecco che la fonte primaria del diritto italiano risulta pesantemente condizionata da voleri non solo esteri ma anche nostrani che vanno in una e una sola direzione.
    “L’euro è un metodo di governo” – definizione di Alberto Bagnai, che faccio mia.

    P.S. Che l’€ non sia stata un’invenzione per far star bene i popoli ce lo conferma almeno un particolare non trascurabile: nei Trattati non è stata indicata alcuna modalità di uscita dall’Eurozona. Particolare non da poco, che evidenzia il carattere del tutto costrittivo dell’adozione FORZOSA della moneta unica.
    A prescindere da dissidi personali tra scriventi, leggenti, partecipanti di tutti i colori e di tutte le sfumature: ma non vi sentite presi per i fondelli e un poco anche solo un poco offesi dall’intromissione così stringente in affari interni? Certo che nessun politicante rivelò, all’epoca, tale risvolto. E non vi sentite limitati e offesi, oltre che da tutto ciò che nel nostro Paese non ci piace – e che forse coincide in larga parte per molti autori, lettori e commentatori -, anche dall’ingerenza altrui nel bilancio dello Stato italiano, ingerenza avallata dai nostri governanti di qualunque colore? Ingerenza della troica, che non è un insulto, ma Unione europea più Bce più Fmi, nella politica economico-produttivo-sociale, insomma nella politica nel senso alto, di uno Stato (non più) sovrano? Non più sovrano grazie all’intromissione, come appena in precedenza fu con la Grecia, dalla famosa letterina della Bce coi conseguenti “salvataggi” opera di Monti e c., quelli che proprio non hanno funzionato, come del resto qualcuno ha già scritto in un commento qui? E, in precedenza e lungimiranza, Alberto Bagnai, “I salvataggi che non ci salveranno” – cerco il link dopo questo commento e ritorno.

    Certo non sono stata esaustiva nella mia risposta e, nel caso di richiesta, posso precisare, se sono in grado e per quanto lo sono.

    Mi piacerebbe inoltre che il Comandante e Lameduck non fossero come sembra, ai ferri corti – entrambi scusino l’intromissione, che non ripeterò – ma leggo sempre volentieri entrambi e gusto la loro scrittura oltre che i loro argomenti. Sarà pure il sogno infantile di non voler fratture tra coloro che ci piacciono, diciamo i genitori?… e va bene, tenetevi un’infantile – perché comunque continuerò a leggervi.
    Ora vado à la recherche di link, anche in simpatia con quei commenti con cui non sono d’accordo, oltre che col presente post.

  • Adriana

    Poiché col computer sono imbranata assai, “linko” a rate qualcosa e solo qualcosa inerente al mio commento:
    Ihttp://goofynomics.blogspot.it/2011/11/i-salvataggi-che-non-ci-salveranno.html

    Osservare la data.

  • Tamara

    il mio intervento solo per dire che condivido l’analisi del nostro Comandante Nebbia e che sono ogni volta “rapita” dai commenti di Vittorio Mori che trovo sempre un “valore aggiunto” ai post di CN.
    Lameduck ha dei punti di vista spesso lontani dal mio modo di vedere, ma apprezzo la sua energia, la sua schiettezza il suo vigore ed ho la convinzione che sia una persona onestà ed intellettuale. Detto questo mi permetto di fare una semplice “battutta”: Euro o non euro restiamo sempre e comunque un popolo di incivili che non compiccerà mai niente di buono! Mi dispiace per tutte le persone capaci e volenterose che difficilmente si troveranno a proprio agio in questo Paese e che se resteranno sarà solo per la mancanza di possibilità di scelta.
    Comandante la “via di fuga” la dobbiamo trovare, non ci sono “Cristi!” 🙂

  • Adriana

    Confermato l’imbrano: quell’asticciola (I) prima di http è la I maiuscuola del titolo I salvataggi…..che volevo scrivere prima del link.
    Ora, se posso, o in altro momento, cercherò altro.

    • Django

      Ecco Adriana, a parte inflazione/svalutazione e sì e no, il tuo discorso mi pare indicare dei punti fissi, tangibili e riconoscibili nell’esperienza comune e nello svolgersi di fatti della storia recente. Ovvio poi che l’Italia così come è non è un bel posto per vivere al momento. Forse perchè scontiamo una ambiguità di fondo come nazione, forse addirittura posticcia. Bisognerebbe scrivere un nuovo patto tra le persone, ammesso che veramente si voglia convivere e dividere un migliore destino comune. Al momento la classe dominante va per fatti suoi.

      • Django

        Me ne è venuto il dubbio a proposito della ricerca che attestava che gli italiani sono penultimi in lettura, comprensione ed elaborazione di un testo ed ultimi in matematica. Ora io lavoro spesso in manifestazioni fieristiche e contatto centinaia di persone su argomenti tecnici: non ho mai visto gente che mi guardasse con l’occhio vuoto e spesso ho incontrato tecnici con i controcazzi. Nessun problema di comprensione del “testo”. E parliamo di gente comune. Per quanto riguarda la matematica in senso lato, più che di stupidità del discente spesso si tratta di bassa capacità didattica, non per incompetenza ma per inattitudine all’insegnamento. Cioè migliorabile con opportune tecniche.Quindi mi sono veramente posto la domanda se non ci sia un vero e proprio attacco all’autostima degli Italiani. Roba da stalkers!

        • Django

          Forse dovremmo appendere in cameretta il poster con i 600 fisici Italiani al Cern. 600 su 2000.

  • ilBuonPeppe

    “non mi ricordo di nessun paese che sia stato salvato dal cambio di una moneta”
    Neanche io. in compenso si sono visti diversi casi di paesi distrutti da una moneta sbagliata.

  • ilBuonPeppe

    “una nazione è, per molti versi, più simile ad un’azienda che ad un ideale”
    E’ evidente che la pensiamo in modo assai diverso.
    “Chi tiene in piedi un paese non è la costituzione, ma la sua capacità di farsi valere industrialmente (e quando serve, militarmente) nel mondo.”
    Sì, siamo davvero lontani.

  • Adriana

    http://www.libreidee.org/2012/04/noi-plebaglia-europea-ingannata-dai-trattati-capestro/

    Non vi piace Bagnai anti-eurista, come Krugman, Stiglitz and so on? (link in arrivo non stasera). Leggetevi uno dei padri fondatori dell’€, Jacques Attali, provate gratificazione e gratitudine nel sentirvi definire plebaglia e continuate a pensare che l’€ sia ciò che ci toglie dal guano anziché ciò che lo ha creato, il guano, anche grazie ad alcuni precedenti locali come l’abolizione della scala mobile.
    Per inciso, Attali è anche quello che si vanta che i padri fondatori o partorienti non hanno inserita alcuna clausola d’uscita: plebaglia e per giunta prigioniera, dunque – come per un signore feudale. Non dico per orgoglio nazionale e senso dell’identità, ma se non vi sentite offesi come lavoratori e individui e quindi siete d’accordo con Attali e simili, allora non vedo speranza, rispetto le persone che pensano diverso da me, ma non le loro idee, che continuerò a contestare.
    Per il bene di tutti, speriamo che il disastro ITALIANO non diventi come quello GRECO. Sarebbe un’agonia più lunga perché il nostro Paese è ancora molto rapinabile e spremibile, ha ancora (per poco) possibilità industriali (poi rimarrà manodopera qualificatissima a basso prezzo, costretta dalla fame, come serbatoio per i paesi non maiali cioè non-PIGS), ricchezze naturali (ambiente) e storico-artistiche nel suolo e nel sottosuolo, che presto qualcuno reclamerà perché vengano ripagati gli interessi sugli interessi sugli interessi dei vari prestiti, aiuti e quant’altro. A questo proposito, Jean Zigler, La privatizzazione del mondo, Teca libri, 2002, circa le situazioni del Terzo mondo che mai si pensava, e molti ancora non temono, potessero diventare le nostre.

    @Tamara: ovviamente non sono d’accordo nel condannare tutto un popolio, il mio o quello altrui, in linea di massima e specificatamente in relazione al disastro economico imposto che stiamo vivendo. Mezzo mondo è stato costruito grazie al lavoro italiano, ricordiamolo: i morti nelle miniere in Belgio ricordiamoli, e tutti quelli che hanno costruito buona parte del mondo europeo settentrionale (per non parlar di quello fuori dall’Europa) che, al momento, ci critica e nasconde gli scricchiolìi di casa propria.
    Ricordiamoci anche di qualche simpatico guru che invocò la presenza della Germania in Italia, proprio nei giorni attorno al 25 aprile – forse anche lui sarà stato frainteso (un altro!!!) o solo proprio gaffoso anche nella scelta del momento.
    Ricordiamoci in genere che è buona mossa piscologica portare una persona a ritenersi il peggio del peggio: la si prepara ad accettare qualunque nefandezza. Che ciò venga dall’estero fa parte del gioco, che venga dall’interno…sospendo il giudizio nel senso che non lo scrivo qui.

    “La colpa è degli italiani. Io giro il mondo e nessun popolo denigra se stesso di fronte agli stranieri come gli italiani” (D.Salvatore), dalla quarta di copertina di ‘Europa kaputt – (s)venduti all’euro’, A.M.Rinaldi, Piscopo Editore, Roma, giugno 2013.

  • ilBuonPeppe

    “la valuta, un’importante componete del motore, è sicuramente un problema, ma non può essere l’unico argomento che magicamente risolve una situazione di compromissione vasta ed incontrollata”
    Sono perfettamente d’accordo.
    Peccato che ogni volta che qualcuno prova a mettere in discussione l’euro, ci sia subito la schiera dei difensori che intona “ci sono altri problemi quindi l’euro non è un problema”. Affermazione di cui dovrebbe essere evidente l’assenza di logica.
    La verità (mi permetto di definirla così sapendo di avere le spalle coperte da una schiera di economisti di varia estrazione) è che l’euro “è” un problema. Non l’unico, certo, ma è un problema. Ed è un problema che se ne porta dietro altri, a cominciare dai vincoli dei trattati europei sulla cui base è (mal) costruito.
    Questi non sono gli unici problemi, certo, ma sono problemi. Negarlo non è più una questione di opinioni. Negarlo è da idioti.
    Ora il punto è: perché tu (cioè io e forse qualche altro) ti occupi di euro invece che di giustizia o di immigrazione o di corruzione o di scie chimiche?
    Perché, pur non essendo un esperto, ne so qualcosa, perché ho studiato, approfondito, fatto ricerche, confrontato versioni diverse, verificato dati. E mi sono fatto un’idea abbastanza precisa. Quindi parlo di quello che so (abitudine in disuso, ma io sono all’antica), pur con tutti i miei limiti. Su altri argomenti posso dare un’opinione, ma non molto di più.
    Inoltre sono convinto (anche qui in ottima e numerosa compagnia) che l’euro e i suoi vincoli ci impediscono di affrontare la maggiorparte degli altri problemi. Possiamo parlare fin che vuoi di politica economica, industriale, fiscale o di distribuzione dei redditi, di sanità, di giustizia e pure del sesso degli angeli, ma poi non possiamo passare all’aspetto pratico perché… ci sono i vincoli europei, c’è l’euro.
    Abbandonare l’euro non risolverà uno solo dei nostri problemi, ma è una condizione indispensabile per poterli affrontare.

  • Adriana

    Per quelli che “la Germania non c’entra niente”, ecco un articolo dalla Bibbia dei bocconians:
    http://www.ilsole24ore.com/art/notizie/2013-10-29/quando-troppo-stroppia-adesso-germania-rischia-sanzione-perche-sta-esportando-raffica-penalizzando-italia-grecia-e-dintorni-175134.shtml?uuid=ABfg59Z
    I bocconians e i secredenti tali e tutti gli strafighi per cui liberismo è bello e se fa star male qualcuno (un non-me) ancor di più, compresi molti di modesto peculio per i quali una sanità e una scuola liberista vorrebbero dire morire presto e anche ignoranti – perché non potrebbero permettersi di pagare; ecco, quelli lì… vuoi vedere che cominciano a cambiare idea e allora passa l’ordine di scuderia di cambiare idea? Oh oh.
    Allora: dipende da chi e quale giornale lo dice?
    Inoltre, per dire, ricordo che la riunificazione della Germania l’ha pagata l’Europa; che i GRECI, maiuscola doverosa per rispetto alle loro sofferenze, sono stati le prime vittime di Angelina e vari, non solo in ordine di tempo ma, finora, di ricatto e di diktat – intendo, in GRECI non conniventi.
    Basta scegliere da che parte stare e, in ogni caso, chez nous, si stava meglio quando si stava meglio, cioè ante €. L’€ è stato un ottimo mezzo di disastro, ottimo perché a qualcuno, anche chez nous, sarà certamente convenuto.

  • Antonello S.

    Mi spiace Comandante, ma questa volta ha toppato.
    Disquisire di Euro, senza conoscere il problema in termini macro-economici, ma soltanto ragionando grazie ai “frame” che ci vengono subdolamente inculcati dai media maistream, equivale a sottostare ad ineluttabili brutte figure.
    Non dico che occorre essere economisti, ma quantomeno essersi studiati i concetti fondamentali ed anche un pò la storia del nostro Paese.
    Grande Lameduck.

  • Tamara

    chiedo scusa a tutti se le mie argomentazioni sono sintetiche e se ciò che andrò ad affermare può non aver tenuto conto fino in fondo di quanto detto fin d’ora da tutti voi. Ho un difetto che ammetto subito: riesco a leggere il sito soltanto la sera ad una certa ora, con la testa fusa e non più ricettiva, ma spinta dal desiderio di confronto. Vi leggo spesso ma interagisco limitatamente proprio per non rischiare di dire cavolate per la stanchezza.
    La mia visione di questo paese è limitata, lo ammetto, perché amo parlare della vita vissuta e non delle esperienze degli altri o delle analisi di sociologhi o economisti o altri esperti.
    Vorrei dire che sono orgogliosamente italiana, amo il rispetto delle persone e delle cose, soprattutto quelle pubbliche. Mi sono sempre presa le mie responsabilità sociali ma sono imperfetta.
    Mi dispiace nessuno mi toglie dalla mente che si ricostruisce questo paese partendo dalla rieducazione delle persone.
    Svolgo un lavoro che mi tiene a contatto con le aziende. Non condivido il modo di fare impresa, il modo di trattare i lavoratori dipendenti, la forma mentis con cui si partecipa alla vita sociale sotto tutti i punti di vista.
    Lameduck sono la persona ragionevole del tuo post di “cattivismo me”
    Adriana non è un ragionamento qualunquista il mio, è basato sull’esperienza di tutti i giorni. Certo ce ne sono di persone capaci sarei stupida a non saperlo riconoscere, ma ora siamo nella fase della diagnosi …. ricominciamo dall’educazione e poi, forse, qualcuno crederà in noi e forse investirà in questo Paese.
    Faccio come fanno le mamme: criticano i propri figli ma non permettono agli altri di criticarli e ammonirli.

    • Adriana

      @Tamara
      Il problema è che la credibilità ce la tolgono a poco a poco quelli che dicono che il nostro Paese non l’ha e lo dicono perché a loro economicamente conviene così. Non credo sia sempre e comunque la manna l’investimento estero in casa nostra, se mai sarebbe da dosare accuratamente facendo un conto dei costi e dei guadagni, con uno Stato in grado di sorvegliare anche su questo per non creare ulteriori fasce deboli e disoccupate al proprio interno. L’investitore estero porta il ricavato giustamente all’estero, cioè al proprio paese, e licenzia molto facilmente qui appena appena decide che il profitto ricavato gli è sufficiente per fare qualcos’altro altrove: in pratica, deprime l’economia qui e non risulta controparte rintracciabile da un qualsivoglia sindacato, sempre che il qualsivoglia ne abbia voglia. Pare di no, in genere, poiché, dalla Camusso ai compagni duri e puri che non hanno un partito parlamentare di riferimento, i sindacati idolatrano “l’estero”, con ciò spargendo fango sul loro (???) Paese. Si augurano addirittura la sparizione della Pmi (Piccola e media impresa) perché “l’ha detto Marx”, mantra complementare a “lo vuole l’Europa”.
      Ti ricordo che la produzione chimica, meccanica e manifatturiera in genere ITALIANA si rendeva credibile da sola, tant’è vero che “l’estero” se l’è accapparrata quasi tutta – sono in grado di link che posterò – e ora usa il nome italiano per far soldi a casa propria e non certo a vantaggio del paese d’origine, cioè il mio.

  • Antonello Puggioni

    Sto con te, Comandante.
    Qui in trincea la merda è ormai al troppo pieno. E il caffè è finito da un pezzo.
    La mia umile opinione è che le Banche, nazionali o sovranazionali che siano, cioè le vere tenutarie del potere mirano ad un unico obiettivo: il controllo del debito.
    L’autentico valore di ogni conflitto, qualunque tipo di conflitto (guerresco, sociale, economico, etc) sta nella quantità di debito che genera.
    Se controlli il debito controlli tutto quanto: sei il vero padrone, il vero burattinaio.
    E’ questa l’anima profonda dell’industria bancaria e in ultima istanza dell’intero “capitalismo”: fare di noi tutti, sia che siamo Stati o singoli individui, schiavi del debito.
    E il fatto che sia in euro, dollari, yen o pietre di fiume è solo incidentale.

    • permaflex

      E’ vero non dipende da come si chiama la moneta importa se lo Stato la controlla, questo concetto si chiama sovranità monetaria. Cosa importa invece considerando il debito? La solidità del debitore cioè il possesso di beni a garanzia. Distinguendo tra debitore privato e pubblico ciò che li differenzia è che uno Stato non può mai fallire, possedendo la moneta può stamparne a copertura, interessante notare che in questo caso il creditore data l’immissione di liquidità riceve una moneta svalutata E’ un ricatto, o una garanzia forse? Direi proprio di si! In pratica il creditore sà che se approfitta della momentanea debolezza del debitore riceverà moneta svalutata è come se gli venisse detto: “Tu accontentati di guadagnare cogli interessi il capitale te lo restituisco a momento debito”

      • Filippo Ottonieri

        Che uno Stato non possa fallire è falso, o meglio è un uso capzioso del termine fallire. Uno Stato non può “chiudere”, ma è possibilissimo che rifiuti di restituire i soldi a chi glieli ha prestati, ed è possibilissimo che non trovi più nessuno disposto a prestarglieli, ad esempio per finanziarci una compagnia aerea i cui azionisti dicono che vale zero. Non sono i trucchi monetari che risolvono i problemi, è il lavoro che crea valore. Pensare di essere competitivi perché si ha una zecca è la solita filosofia del “free lunch” che non esiste, come altrove si impara a cinque anni.

      • ArturoErrico

        Uno stato non chiude ma può perdere di credibilità, cosa che sta succedendo in Argentina che ormai basa la sua crescita sulle esportazioni, dato che non ha altri modi per far entrare capitali vista la perdita di credibilità del suo debito. Ma il fatto di vivere sulle esportazioni obbliga la banca centrare ad un cambio fisso e di conseguenza è costretta a detenere riserve di valuta estera. Le continue immissioni di liquidità da parte della BC fanno perdere valore alla moneta argentina, per compensare ciò è costretta a detenere ancora più riserve di valuta estera togliendo dalla circolazione la valuta interna che ha appena immesso. Questo processo è chiamato l’inutilità di politiche monetarie espansive in cambi fissi. Con l’aumento del reddito, gli argentini tenderanno ad importare prodotti esteri, per farlo la banca centrale dovrà dare moneta estera, ma le riserve di valuta estera sono troppo importanti per la BC data la continua perdita di valore del pesos; di conseguenza il governo sarà costretto ad attuare politiche di austerità al fine di comprimere il reddito per evitare le importazioni. Le politiche di austerità in un paese in crescita saranno viste non molto bene e il rischio di rivolte sarà molto elevato. ERGO, l’argentina è una bomba ad orologeria che quando avrà finito le riserve di valuta estera cadrà in una nuova recessione.
        Per maggiori approfondimenti consiglio questo articolo http://www.lettera43.it/economia/macro/argentina-altro-che-boom_4367551811.htm#.UnOWgxauk7U.twitter

  • Hicetaon

    Mi sembra una discussione un po’ generica. Oggi, e da qualche tempo, l’euro è sopravvalutato rispetto al dollaro e altre valute. Ciò azzoppa l’economia europea, in particolare quella dell’Europa meridionale. Questo mi sembra oggi il problema principale. Su questo problema Angela Merkel può e deve essere chiamata in causa. Anche perché ci stiamo avvitando in un circolo vizioso deflazionistico: meno domanda, meno offerta, meno domanda ecc. Il Giappone (più simile di quanto si pensi all’Italia, eccetto che per il livello di istruzione dei suoi cittadini) ha vissuto un periodo simile per alcuni lustri: stagnazione e arretramento.

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