Etica e Politica, Trasparenza e Corruzione 12


Fin dall’antichità l’uomo si è interrogato su cosa fosse bene e cosa fosse male nell’ambito del suo agire. La filosofia morale e più precisamente l’etica (descrittiva e/o normativa) indaga e studia i comportamenti umani per analizzare e sviscerare criteri che consentano la loro suddivisione in buoni o cattivi, giusti o non giusti dal punto di vista privato e/o sociale.

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In questo contesto è utile ricordare due distinzioni entro cui possono essere classificati i vari sistemi etici:

  • etica a base laica, puramente razionale
  • etica a base religiosa, che include anche le norme e i precetti morali di una religione che, spesso (es. religioni rivelate, ecc.), includono ragioni escatologiche.

Secondo il senso comune, l’agire etico è inteso come un agire coerente e morale che di solito provoca benefici effetti, fra cui utilità e giustizia sociale; in breve l’agire etico volto al bene ha una valenza altamente positiv ed è considerato desiderabile.

Sorvolando sulla vastità e complessità del tema ed evitando il relativismo operando arbitrarie quanto utilitaristiche selezioni di esempi in ambito storico – europeo recente, si possono ricordare alcuni noti riferimenti etici, ad es.:

In ambito attuale – sociale, ci si riferisce spesso a:

  • etica del lavoro;
  • etica professionale;
  • ecc.

come all’insieme di regole e direttive utili a rendere più che corretto e soddisfacente il rapporto fra lavoratore e datore di lavoro, fra professionista e cliente.

Spesso ci si domanda che rapporto ci sia fra i vari sistemi etici e i confini posti dagli attuali impianti legislativi in vigore nei vari paesi del mondo.

Pare corretto dire che l’adesione a un sistema etico ha il carattere della volontarietà o meglio della non obbligatorietà, mentre l’insieme di leggi e regolamenti in vigore in uno stato ha un carattere vincolante per tutti i suoi cittadini e ospiti residenti (con alcune eccezioni), indipendentemente dai sistemi etici che essi hanno assunto come riferimento, pena le relative sanzioni amministrative o penali, note a priori ed erogate dagli organi statali competenti.

Nell’ambito del buon funzionamento di uno stato degno di questo nome, assume particolare rilevanza la correttezza dei rapporti fra soggetti pubblici e soggetti privati.

Ci sono tanti parametri che possono essere usati per misurare la qualità di tali rapporti, tuttavia uno dei più importanti e generali è il grado di trasparenza e di assenza di corruzione degli stessi.

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Il livello medio di corruzione dei rapporti in uno stato può essere valutato tramite il CPI (l’indice percepito di corruzione) che, in una scala da 0 a 10, misura il livello di trasparenza ovvero di assenza di corruzione in uno stato (10 corrisponde alla massima trasparenza).

Transparency International (TI) è l’organizzazione internazionale che si occupa di eseguire le rilevazioni statistiche necessarie per calcolare annualmente il CPI assegnato ai vari stati.

Prima di procedere con qualche analisi statistica, è opportuno leggere le FAQ (in inglese) di TI sulla corruzione. Per comodità, sintetizzo velocemente i concetti con delle parziali e liberissime (ovvero imperfette) traduzioni delle FAQ.

1. Definizione di corruzione
La corruzione è l’uso improprio del potere affidato, al fine di ottenere un guadagno (vantaggio) personale. In questo contesto si distingue la corruzione eseguita per ottenere più velocemente / senza intralci (n.d.r. scavalcando altri eventuali richiedenti) qualcosa che è dovuto per legge e quella per ottenere qualcosa che non è previsto o è vietato dalle regole e/o dalle leggi.

2. Definizione di trasparenza
La trasparenza è un principio che permette a chi è interessato da decisioni amministrative, di affari o caritatevoli di conoscere non solo i fatti di base, ma anche i relativi meccanismi e processi. E` compito dei servitori pubblici, dei gestori e degli amministratori di agire in maniera visible, predicibile e comprensibile.

3. Cosa fa TI contro la corruzione ?
(seguono le azioni di TI contro la corruzione)

4. Quali sono i costi della corruzione ?
I costi della corruzione sono su quattro piani (lati/pieghe): politico, economico, sociale e ambientale.

  • Sul piano politico la corruzione costituisce un forte ostacolo alla democrazia e all’applicazione della legge. In un sistema democratico gli uffici e le istituzioni perdono la loro legittimazione democratica quando sono usati impropriamente per il vantaggio privato (invece che pubblico). Sebbene questo sia dannoso nelle democrazie consolidate, lo è anche di più in quelle emergenti.
    Direzioni politiche responsabili non possono essere sviluppate in un clima corrotto.
  • Sul piano economico la corruzione conduce all’esaurimento della ricchezza pubblica / del bene pubblico.
  • Sul piano sociale indebolisce la società civile, conduce alla frustrazione e all’apatia, favorisce l’emigrazione delle persone insoddisfatte che non si adattano al sistema (n.d.r. impoverendo la zona di partenza).
  • Sul piano ambientale favorisce lo sfruttamento e l’inquinamento indiscriminato tramite progetti finanziati con fondi pubblici (n.d.r. senza troppi controlli).
    (seguono ulteriori dissertazioni)

5. Possono essere quantificati i costi della corruzione ?
La risposta breve è NO.
(Si ipotizza che siano comunque molto alti)
(seguono vari ragionamenti ed esempi).

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6. Dov’è prevalente la corruzione ?
Apparentemente al centro sud del mondo, in realtà è un problema generale. A seconda delle regole stabilite ci sono dei settori economici che possono essere più o meno soggetti alla corruzione.

7. Come la corruzione influenza la vita delle persone ?
In breve impedisce un corretto avanzamento sociale della maggioranza delle persone, favorendo invece in maniera assolutamente ingiusta singole persone o al più limitati gruppi di beneficiari.

8. Di che tipo di ambiente ha bisogno la corruzione per prosperare ?
La corruzione prospera ove la tentazione coesiste con la permissività. Quando mancano i controlli istituzionali sul potere (affidato ai pubblici ufficiali), quando le decisioni rimangono oscure, dove il terreno della società civile è sottile (come solidità), dove ci sono grandi disuguaglianze nella distribuzione della ricchezza che condannano le persone a vivere in povertà, là fioriscono le pratiche della corruzione. Non si rimarca (mai) abbastanza che la corruzione è ben viva anche dove le istituzioni politiche, economiche, legali e sociali sono ben rafforzate (fortificate).

9. Può la corruzione essere vista come normale o tradizionale in alcune società?
In alcune culture non occidentali c’è la tradizione del dono, dell’omaggio durante la negoziazione di prestazioni fra due soggetti, tuttavia benchè si possa ammettere che ci siano delle sfumature nei vari paesi, ci sono dei limiti oltre i quali tali tradizioni non sono più accettabili o definibili come tali, ad esempio quando l’entità di una dazione è fatta in denaro, è imposta o è eccessiva e soprattutto è tenuta nascosta (seguono ulteriori spiegazioni)

10. Democrazia e corruzione sono conciliabili ?
Risposta breve: NO.
In una moderna democrazia, il potere delle istituzioni è affidato tramite il mandato politico dato dalla gente. Il potere è dato sulla fiducia che sarà usato per il bene pubblico della società e non a beneficio di singoli o di gruppi elitari. In questo senso la corruzione è una contraddizione inconciliabile con la democrazia.
(seguono ulteriori spiegazioni)

A questo punto, dopo tutta questa teoria, possiamo finalmente analizzare le statistiche iniziando con l’esaminare la pagina (in inglese) che riporta la notizia della pubblicazione del rapporto CPI 2007.

Per avere una maggiore comprensione globale del fenomeno, è possibile visualizzare la mappa mondiale del livello di trasparenza CPI 2007 (PDF).

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Le sintesi dei rapporti pubblicati e disponibili via web sono i seguenti:

CPI 1998
CPI 1999
CPI 2000
CPI 2001
CPI 2002
CPI 2003
CPI 2004
CPI 2005
CPI 2006
CPI 2007

Nelle tabelle con il CPI dei vari stati, la colonna “Confidence range” riporta i valori minimi e massimi rilevati per il CPI.

In breve nel 2007, su 180 paesi l’Italia è 41 esima, con valori minimi, medi e massimi di CPI rispettivamente di 4,7 5,2 e 5,7.

Considerando il valore medio di CPI, precedono l’Italia i seguenti 40 paesi:

Repubblica Ceca (5,2), Ungheria (5,3), Cipro (5,3), Botswana (5,4), Dominica (5,6), Emirati Arabi (5,7), Taiwan (5,7), Macao (5,7), Malta (5,8), Qatar (6,0), San Vincent e “Grenadine” (6,1), Israele (6,1), Portogallo (6,5), Estonia (6,5), Slovenia (6,6), Uruguay (6,7), Spagna (6,7), Santa Lucia (6,8), Barbados (6,9), Cile (7,0), Belgio (7,1), USA (7,2), Francia (7,3), Giappone (7,5), Irlanda (7,5), Germania (7,8), Austria (8,1), Hong Kong (8,3), Inghilterra (8,4), Lussemburgo (8,4), Australia (8,6), Norvegia (8,7), Canada (8,7), Svizzera (9,0), Olanda (9,0), Islanda (9,2), Svezia (9,3), Singapore (9,3), Nuova Zelanda (9,4), Finlandia (9,4), Danimarca (9,4).

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Come sempre le zone del centro-nord Europa e le altre zone colonizzate negli ultimi 3-4 secoli dai relativi abitanti (con relativa diffusione delle buone regole di amministrazione statale), occupano le posizioni superiori della classifica.

In quest’ottica anche il Botswana, pur con tutti i suoi problemi interni, ha valide ragioni per precedere più che meritatamente l’Italia.

Da una prima analisi dei dati sorge spontanea la domanda: perchè in certi stati, nei rapporti con i pubblici amministratori (politici inclusi), è normale attendersi la trasparenza e la correttezza, mentre in altri è vero il contrario?

La risposta non è affatto semplice e scontata; ci sono ovviamente motivi storici, economici, religiosi e sociali, fra cui la diffusione più o meno marcata del familismo amorale (che non esiste solo in Italia), differenze legislative che facilitano o meno il funzionamento dei meccanismi statali e altro ancora (non escludendo del tutto la sovrappopolazione, le difficili condizioni sociali e le inclinazioni antropologiche), tuttavia in questo contesto è utile anche evidenziare: l’importanza del tipo di educazione, la presenza o meno di sistemi etici definiti e condivisi e l’influenza/efficacia di meccanismi virtuosi/premianti nella competizione sociale delle persone.

Prima di proseguire con ulteriori considerazioni è bene ricordare ancora una volta che il CPI non è un indice di quanto una popolazione è depravata, ne’ un giudizio di bontà della forma di governo in vigore, bensì un indice che rivela quanto efficacemente e diffusamente gruppi di persone corrotte e di potere riescono a creare sistemi deviati volti a soggiogare e violare i diritti naturali e le giuste attese dei cittadini che spesso non riescono (per varie ragioni) a sottrarsi a tali soprusi.

Probabilmente, nella storia recente del centro-nord Europa, la diligenza amministrativa è stata tradizionalmente ritenuta un valore poco contrattabile (pur con tutte le spaventose violazioni che sono comunque accadute) sia per le direttive interne di regnanti e caste più o meno illuminate oltre che interessate, sia per rigide motivazioni etico-religiose (ma non solo) di larghi strati di popolazione che condividevano (almeno formalmente) tale valore.

Dall’analisi della mappa della corruzione si potrebbe ipotizzare una qualche connessione fra alti valori di CPI (nel senso di assenza di corruzione) e la diffusione e/o l’influenza storica sia della Riforma Protestante (a partire dal XVI secolo), sia delle numerose correnti di pensiero illuministe, fenomeni in cui si svilupparono movimenti che ponevano, per motivi diversi, una notevole attenzione al buon funzionamento della cosa pubblica.

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Da una parte, una rigida visione etico-religiosa, considerava i potenti e i pubblici ufficiali come dei semplici amministratori che a loro volta dovevano personalmente (come tutti) rendere conto a Dio del loro operato e che quindi non potevano in nessun modo essere giustificati per condotte pubbliche o private deplorevoli o meno che ottimali; in questo senso anche un re era tale per volere di Dio, per questo poteva a maggior ragione perdere la sua leggittimità in caso di condotta indegna (questo in teoria, poi in pratica era tutta un’altra cosa).

Dall’altra parte una visione razionalista e ordinata considerava la libertà, la giustizia, la legalità e la fratellanza dei valori universali imprescindibili per l’affermarsi dell’era della ragione e del progresso sociale, economico e scientifico dell’intera società.

Per intuire qualche elemento in più relativo alla prima parte dell’ipotesi e comprendere la tensione verso l’azione pratica, efficace, meritevole e redditizia (non sempre necessariamente in puri termini monetari), tipica delle società capitaliste con radici protestanti, può essere utile considerare anche l’analisi di opere tipo “L’Etica protestante e lo spirito del capitalismo“.

Per la seconda parte si può considerare la diffusione e l’influenza di innumerevoli opere di filosofi, esperti di diritto, scrittori e pensatori vari, inclusi quindi gli illuministi (alle volte veri e propri tuttologi).

Facendo un confronto con l’attuale situazione italiana in tema di CPI e rapporti con la politica, non si puo` certo affermare che “in medium stat virtus” !

In effetti spesso si ha la sensazione che certe modalità di aggregazione e relative correnti di pensiero si siano fermate al banditismo spicciolo ancorchè raffinato e che trovino la loro massima giustificazione intellettuale nelle sole qualità deteriori (spregiudicatezza e simulazione) de “Il principe” di Niccolò Macchiavelli, cui chiediamo venia per l’improprio paragone prima che si rivolti nella tomba.

Eventuali ulteriori considerazioni in merito alla questione etico-morale-politica sono ben accette.

Nel frattempo consoliamoci con i dati storici del CPI dell’Italia dal 1998 al 2007, tenendo presente che la posizione delle rilevazioni e il loro numero, tendono a variare con gli anni (con un aumento teorico della precisione media):

Anno Min. Medio Max.
1998 3,8 4,6 5,4 (*)
1999 4,1 4,7 5,3 (*)
2000 4,0 4,6 5,6
2001 4,0 5,5 6,9
2002 3,4 5,2 7,2
2003 3,3 5,3 7,3
2004 4,4 4,8 5,1
2005 4,6 5,0 5,4
2006 4,4 4,9 5,4
2007 4,7 5,2 5,7

(*) valori minimo e massimo calcolati tramite scostamento +- dal valore medio.


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12 commenti su “Etica e Politica, Trasparenza e Corruzione

  • JP

    La totale mancanza di etica su cui poggia il sistema della corruttela in Italia è dovuta anche alla totale mancanza di sanzione penale per chi, malauguratamente, incappa nelle maglie della giustizia.

    Se non c'è repressione dei crimini è ovvio che i corruttori ed i corrotti continueranno a prosperare. Tanto per dire, negli ultimi vent'anni in Calabria ci sono state due condanne definitive per corruzione. Un bel risultato per la regione della mafia più potente al mondo, no?

    Se a tutto questo si aggiunge il fatto che Cirino Pomicino e De Michelis, tanto per fare due nomi a caso, siedono ancora in Parlamento, è chiaro che anche una persona potenzialmente onesta diventa un tangentaro incallito.

  • Sara

    Il problema della corruzione quando diventa radicata è che non si scambiano più monete, ma "favori". Questo rende il fenomeno meno documentabile, meno estirpabile…

    Comunque si narra che nei paesi con più donne ai "piani alti" dell'industria e del governo ci sia meno corruzione, e guarda caso sono paesi in cui non serve una legge rispettata a volte e per pura coincidenza sulle quote rosa.

  • Adetrax

    @JP

    Si, e' vero, ma questo dipende dall'interpretazione e dalle direttive imposte dai gruppi di potere occulti circa il funzionamento statale italiano.

    A questi gruppi evidentemente conviene gestire gli "affari" con modalita' spregiudicate e avere rapporti con la criminalita' organizzata (per vari motivi) da qui la necessita' di indirizzare l'impianto legislativo verso il massimo buonismo possibile oltre a molti altri trucchetti, al fine di far evitare il carcere a politici e capi vari in caso di disavventure causate dai "rischi del mestiere".

    Puo' darsi (ipotesi) che in altre parti del mondo tutto questo avvenga comunque, ma forse a un livello superiore, che incide meno (apparentemente) sull'indice percepito di corruzione.

  • ilBuonPeppe

    Complimenti per la cura e l'approfondimento dell'articolo. Molto interessante.

    Due sole osservazioni.

    Sono d'accordissimo con JP sul fatto che il mancato funzionamento della giustizia (intesa sia come leggi colabrodo, sia come sistema giudiziario inefficace) è la seconda causa della corruzione in Italia; la prima è ovviamente il nostro DNA.

    L'altra osservazione è sul CPI, che rappresenta non un dato "rilevato" ma "percepito". Posto che non credo che la realtà sia migliore di quanto viene percepito dai cittadini (anzi, forse è anche peggiore), è un indice da prendere con le pinze. In fondo anche la percezione dipende dal nostro DNA.

  • Adetrax

    @Sara

    In effetti in Svezia le donne occupano quasi tutta la scala sociale e non si formalizzano sia nello svolgere ruoli faticosi e stressanti, sia nel condurre ruoli prestigiosi in politica e negli affari.

    In molte grandi citta' del Canada e' possibile lasciare la porta di casa socchiusa o comunque non chiusa a chiave senza che nessuno rubi o commetta effrazioni; la domanda e', perche' la si e qua no ?

  • Adetrax

    @IlBuonPeppe

    Ottima osservazione quella sul CPI percepito, comunque pare che la percezione non sia solo della popolazione locale, ma anche di quella dei rilevatori (che non dovrebbero essere di parte).

    In ogni caso credo il CPI sia formato anche da dati oggettivi, es. tipo la capacita' degli uffici pubblici di rispondere in merito a dubbi sul loro funzionamento, la trasparenza reale dei bilanci dei soggetti pubblici, ecc.

    P.S. per evitare fraintendimenti, preciso che ho pensato l'articolo a inizio gennaio, l'ho scritto il 17-18 e, per pigrizia, solo molti giorni dopo l'ho inviato a MC, in un periodo in cui le cose non erano ancora "precipitate del tutto".

    Non oso pensare a quale sara' il CPI italiano del 2008 con il senno di poi 😉

  • Sara

    @ Adetrax: perchè la c'è più coscienza civile, si pensa più al bene comune, si è più avanti. Non so perchè, ma se si guarda il mappamondo da nord a sud (con qualche eccezione) la situazione generale degli stati peggiora, aumenta la corruzione, la povertà, la stampa non è più libera…Quindi facciamo taglia / incolla e trasferiamo l'Italia la! Anche perchè ormai se siamo ancora nel g8 è per la nostra posizione geografica, anche perchè seguendo l'indice di sviluppo umano siamo al ventesimo posto, sempre più in discesa…

  • marcov

    Si è persi il senso dello sdegno. A tutto ci si abitua ,hanno ragione tutti quelli che si indignano reclamando punizioni ed esempi di pubblico ludibrio.Manca etica sociale ,manca il concetto del Bene Comune.L’etica politica deriva da quella sociale.Occorre il rispetto delle regole etiche sociali che pongono l’individuo al centro, ma non l’individualismo.Il bene comune deve essere la causa formale della società umana.Vanno insegnati nuovamente i concetti di solidarietà (nelle sue modalità espressive di collaborazione e di opposizione costruttiva che discuta i mezzi per l’ottenimento del bene comune ma non il fine,contro conformismo e disimpegno) edialogo non conflittuale contro relativismo e fondamentalismo.Marcov

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