Etica della convinzione, o etica della responsabilità? 29


Quando si dice che Hitler, nel 1933, fu eletto democraticamente con il 43,9% dei voti, che Berlusconi nel 2008 vinse con il 37,4%, che Grillo ne raccoglierà anch’egli un bel po’ alle elezioni prossime venture, non si vuol dire che Hitler, Berlusconi e Grillo siano la stessa cosa. Ci si limita a constatare che il popolo sovrano, nel pieno esercizio delle sue prerogative democratiche, talvolta fa delle scelte sbagliate. Che non sono meno dannose, quanto a effetti, solo perché sono fatte dal popolo sovrano. Si vuol dire che il sistema democratico non garantisce al Paese il migliore dei governi possibili, né costanza di risultati; ma soltanto che il potere andrà a coloro che sapranno accaparrarsi il favore dei votanti.
La democrazia è oggettivamente la migliore delle forme di governo possibili solo ove, se si scegliessero i governanti senza tener conto della volontà popolare, lo scontento che ne seguirebbe porterebbe danni peggiori di quelli che produrrebbe un eventuale governo di incapaci, o di ladri, o di vecchi puttanieri, o di paranoici, o di comici democraticamente eletti.

Che la democrazia non sia un valore in sé pare essere confermato dal fatto che in molti settori della vita pubblica non viene impiegata, senza che vi siano ritorni esiziali su ciò che ne segue.

Il comandante dell’Esercito non viene eletto dai soldati. Quando nei tempi del basso impero, obtorto collo, ci si provò, i risultati non furono incoraggianti. Forse nella condotta delle operazioni militari non c’è spazio per le concertazioni allargate. Gli eserciti della Rivoluzione Francese, malgrado combattessero per la Democrazia, non erano condotti democraticamente.

In qualsiasi azienda, pubblica o privata, l’Amministratore Delegato viene eletto dai membri del Consiglio di Amministrazione, scelti dall’Assemblea degli Azionisti, non dai dipendenti a suffragio universale. Il mondo della produzione e degli affari non ritiene la democrazia adatta alle proprie esigenze.

Per gli stessi motivi non sono eletti democraticamente i direttori dei vari Istituti del Max-Planck-Gesellschaft zur Förderung der Wissenschaften. La ricerca scientifica preferisce scegliere in base al merito.

Per non parlare del Papa, che non viene scelto dai fedeli riuniti in piazza San Pietro, ma dai cardinali in conclave, sia pure con l’aiuto dello Spirito Santo, che evidentemente preferisce così.

Bene. Si pone una domanda: perché settori così importanti e così distanti uno dall’altro, come la Guerra, la Produzione e gli Affari, la Ricerca Scientifica, la Chiesa, preferiscono tenersi alla larga dalla Democrazia?

Una spiegazione potrebbe darla la constatazione che la volontà popolare, concetto alquanto astratto sul quale riposa la Democrazia, è espressa alla fine da un popolo in carne e ossa sulla cui qualità non esiste alcuna garanzia. Che l’esperienza, anzi, indica sovente al di sotto del limite minimo necessario a garantire risultati appena adeguati alle necessità.

Norberto Bobbio e Max Weber, parlando delle fonti di indirizzo delle azioni umane, distinguono tra politica e morale. La distinzione passa attraverso il diverso criterio di giustificazione adottato. Secondo Bobbio ciò che distingue moralmente un’azione buona da una cattiva è il rispetto di una norma il cui comando è considerato categorico, indipendentemente dal risultato: fai ciò che devi accada ciò che può.

Chi sceglie in questo modo segue il principio di convinzione.

Mentre il criterio in base al quale si giudica un’azione come politicamente buona o cattiva è puramente e semplicemente il risultato: fai quel che devi perché avvenga ciò che vuoi.

In questo caso a guidare la scelta è il principio di responsabilità, secondo Weber.

La differenza tra etica della convinzione ed etica della responsabilità, secondo Bobbio, coincide con la differenza tra etica individuale ed etica di gruppo (popolo, nazione, chiesa, classe, partito).

Il voto, alla luce di tutto ciò, dovrebbe essere un fatto squisitamente politico. Se lo fosse davvero, compiutamente, l’individuo sceglierebbe quel che è buono per la comunità al di sopra delle proprie convinzioni morali.

Ma i fatti dimostrano che di rado, a meno di non pensare che gli elettori vogliano il male della propria nazione, ciò avviene; quasi mai accade ciò che gli elettori volevano accadesse. Che sostanzialmente significa che i cittadini di rado sanno valutare compiutamente l’effetto delle proprie scelte. Ovvero che spesso il principio di convinzione, non di rado inquinato dal pre-giudizio, ci mette lo zampino.

I tedeschi, quando votarono Hitler, di certo non pensavano che il risultato finale sarebbero stati i forni crematori e una Germania rasa al suolo; né gli italiani quando scelsero Berlusconi che sarebbe diventato lo zimbello dei maggiorenti europei, che lo avrebbero graziosamente pensionato per la sua manifesta incapacità di occuparsi di qualcosa di diverso da un burlesque.

Su Hitler suicidato e sulla Germania rasa al suolo, così come su Berlusconi esodato, sostituito da Monti, ognuno ci può vedere due cose. O un atto di forza, in spregio alla volontà popolare che aveva portato l’uno e l’altro al potere. Oppure una correzione necessaria, anche se perfettamente antidemocratica, a una cazzata perpetrata dalla volontà popolare.

La prima opinione si informa alla convinzione secondo cui la democrazia sta al di sopra di ogni cosa. La seconda si attiene al principio di responsabilità, secondo cui le scelte del popolo quando sono sbagliate vanno corrette.

Da questo punto di vista Hitler, Berlusconi e Grillo, sono uguali. Nessuno dei tre si ispira al principio di responsabilità.

Per convincersene basta riguardare le immagini di Hitler che arringa le folle; di Berlusconi che traccia ponti e strade col pennarello sulla cartina d’Italia, da Vespa, in TV; di Grillo che sbraita che le auto a idrogeno ci sono già ma che le multinazionali non le vogliono, sdraiato per terra, impegnato ad aspirare a pieni polmoni i gas di scarico del suo furgoncino a idrogeno.

È una coincidenza importante, che dovrebbe far riflettere. E non è neppure l’unica. Ce ne sono perlomeno altre due, altrettanto inquietanti.

  • Tutti e tre sono padroni assoluti del proprio partito, poco più di un’assemblea di accoliti fervorosi che pendono dalle labbra del capo. Nel caso di Berlusconi, clientes abbagliati dalle sue tasche. La leadership assegnata a vita. Vietato rimetterla in discussione, pena la scomunica e la cacciata dal paradiso terrestre. Il capo è uno solo: LUI.
  • Nessuno dei tre ha statura internazionale, né retroterra culturale, né prestigio personale, che gli consentano di recitare alla pari con gli altri attori sulla scena della politica internazionale. Per cui ci si deve aspettare che in situazioni difficili ritornino a casa con le pive nel sacco; oppure che rovescino il tavolo, potendo contare sulla Wehrmacht come mezzo di persuasione.

Che facciamo?

Ci convinciamo che Grillo è l’incarnazione di Robin Hood, il Paladino dei nostri Diritti, il Nemico dei nostri nemici e dopo Berlusconi ci mandiamo lui a discutere con la Merkel?

Oppure contiamo fino a venti prima di scegliere, cercando di valutarne le conseguenze?


29 commenti su “Etica della convinzione, o etica della responsabilità?

  • tic

    ” Ci convinciamo che Grillo è l’incarnazione di Robin Hood, il Paladino dei nostri Diritti, il Nemico dei nostri nemici e dopo Berlusconi ci mandiamo lui a discutere con la Merkel?”

    Sicuramente non ci manderei bersani e poi vi hanno già ripetuto fino alla nausea che beppe grillo non si candida da nessuna parte. Capisco che il corriere della sera non te l’abbia detto però – caspita- sono piccole notizie reperibili sulla rete. Comunque, dal momento in cui ormai vi siete impantanati su Grillo e solo quello potete fare perchè il pd ha lo stesso programma del pdl ovvero il nulla ( tassare i soliti noti non conta) – consiglierei ai ” democratici” di cominciare a spiegarci cosa vogliono fare da ” grandi” altrimenti rischiate – cosa molto probabile – di regalarci altri due anni di instabilità come il governo Prodi. Il vostro preziosissimo Massimo Giannini ha dichiarato che tutte queste misure di austerity senza un progetto di unione europea vera e propria sono praticamente inutili ERGO il compito dei cosiddetti moderati e responsabili consiste nel creare un piano b viceversa saremo fottuti. Non mi pare che le nazioni del nord Europa siano intenzionate a creare qualcosa con noi se poi interpretate la sentenza della corte costituzionale tedesca a vostro piacimento accomodatevi pure ma le cose stanno diversamente.

  • eduardo

    Forse i Tedeschi che votarono Hitler e gl’Italiani che indicarono Berlusconi non furono guidati dallo Spirito Santo. E’ anche probabile che lo stesso accadrà per quelli che sceglieranno Grillo. Ma, a dirla tutta, chi ci assicura (a parte la Fede) che lo siano state le decisioni di Napolitano?
    I riferimenti alla non applicazione del metodo democratico in settori della vita dei cittadini mi sembrano alquanto capziosi e contestabili, ma questo non m’impedisce di convenire con te sul fatto che “la democrazia (certo, anche in politica) non è un valore in sè”. Diciamo che è un metodo per gestire la vita associata degli individui e non dimentichiamo di aggiungere che è ricco di contraddizioni e di trabocchetti. Per quanto banale, è ovvio che sarebbe infinitamente meglio il governo dei migliori, ma (torno alla premessa) non si è ancora riusciti a stabilire un metodo sicuro per individuare i migliori: è questo l’unico motivo per cui si propende, obtorto collo, per la democrazia. Col rischio che il 51% dei cittadini si coalizzi in danno del restante 49% per preservare i propri vantaggi (licenziosa variante alla “società dei due terzi” come definita da Dahrendorf).

    • fma

      Ciao Eduardo. E’ sempre un piacere sentirti, anche quando non sei d’accordo. Non fosse altro che per il modo in cui lo dici, che è al tempo stesso forma e sostanza.
      Mi fa piacere che siamo d’accordo su un punto fondamentale, che la democrazia non è un valore in sè. Di questi tempi molti sembrano ignorarlo, convinti che per migliorarla sia sufficiente collegarla in presa diretta con il “popolo”.
      Io penso semplicemente che se la qualità del popolo è scarsa e tu lo colleghi in presa diretta col potere puoi andare incontro a delle sgraditissime sorprese. La chiamano eterogenesi dei fini, tanto per restare sul radical chic.

  • Gilda

    “Su Hitler suicidato e sulla Germania rasa al suolo, così come su Berlusconi esodato, sostituito da Monti, ognuno ci può vedere due cose. O un atto di forza, in spregio alla volontà popolare che aveva portato l’uno e l’altro al potere. Oppure una correzione necessaria, anche se perfettamente antidemocratica, a una cazzata perpetrata dalla volontà popolare.”
    senza dover scomodare la democrazia, bastava indire nuove elezioni e mandare berlusconi dove è giusto che sia. perchè fare i lavori a metà, scusa?

    “il sistema democratico non garantisce al Paese il migliore dei governi possibili, né costanza di risultati; ma soltanto che il potere andrà a coloro che sapranno accaparrarsi il favore dei votanti.”
    è proprio questo il punto: la democrazia non riguarda le scelte politiche, ma solo le scelte del candidato. troppo facile sbagliarsi, troppo facile essere imbrogliati. Se la democrazia si applicasse su ogni scelta governativa (invece che star dietro a colori, bandierine e facce da cartellone), forse le cose starebbero in modo diverso. Non credo che gli esempi della chiesa e dell’esercito calzino più di tanto con la questione della società in generale.

    • fma

      a) Non riesco a immaginare come si sarebbe potuto indire nuove elezioni per detronizzare Berlusconi, mentre godeva di una larga maggioranza in parlamento, senza offendere la democrazia. Ancora meno riesco a immaginarmi Hitler che viene dimesso democraticamente.
      b) Se, come dici tu, ci si sbaglia sulla scelta del candidato perchè, domando io, non ci si dovrebbe sbagliare sulle scelte politiche?

      • Gilda

        a) mi sembra chiaro che faccio parte del gruppo di persone che non vede di buon occhio questi accostamenti con Hitler, e per svariati motivi. Trattare berlusconi secondo legge non significa eludere la democrazia, ma applicare la legge. Detronizzare per detronizzare, perchè chiamare qualcuno senza offrire possibilità di scelta? Perchè, allora, non chiamarne 5 o 6 di possibili monti? Non dirmi che monti era l’unico uomo italiano (o, meglio, di questa terra) con più decoro e credibilità del vecchio premier.

        b) questa è una domanda a cui non so rispondere in modo sintetico, se ci penso un po’ su ti scrivo un post. Dal mio punto divista queste sono dinamiche sociali e culturali. Come esempio ti porto il fatto che tante persone sono favorevoli o contrari a una questione solo perchè lo è anche tal de tali. Ebbene, se la questione non fosse espressa da tal de tali ma rimanesse solo una questione, forse verrebbe trattata come è degno che fosse.

        Ripensandoci, mi sorge in mente una domanda: dov’era il resto dell’europa, dov’era napolitano e ciampi prima di lui, in questi ultimi vent’anni? Come mai berlusconi non è stato pensionato prima? sarà che forse il problema non erano le sue incapacità e i suoi burlesque? mi spiace, non ci credo a questa storiella dell’impostore berlusconi che viene cacciato dalle buon’anime del resto delle nazioni europee. Per quanto mi riguarda, se davvero ci tenevano, potevano pensarci prima.

  • Vittorio Mori

    La democrazia, a mio modesto parere, funziona in modo egregio tra persone che si sentono parte di un gruppo, ma hanno anche un livello culturale sufficiente a capirne l’intima complessità, e persino i limiti. Non è un dogma, ma in genere bisogna far credere al popolo che lo sia, per lasciargli quella minuscola, piccola, ma importante illusione che anche lui conti qualche cosa. Il “costo della politica” da noi riflette semplicemente il prezzo da pagare per la presunta unità nazionale. Ossia: facciamo mangiare i nostri satrapi più che si può, fino a farli scoppiare magari, per la pace sociale. Noi non l’abbiamo ora, la democrazia, e le cose funzionano decisamente meglio, che con Berlusk, imho. Monti è la quadratura del cerchio: un leader sovranazionale con un piede in Italia e uno in Goldman Sachs, illuminato e quasi-democristiano, e sotto di lui i vari satrapi che si spartiscono la mangiatoia, fanno “i bravi” e lo voteranno sempre, purché non gli si tolga la quantità minima di mangime. Mai come adesso i nostri politici si mostrano per quello che sono. Un Monti bis fa troppo comodo a tutti e si inventeranno di tutto per farlo restare. I vari dissidenti, forse, si riuniranno nelle solite accozzaglie-brancaleone di 5/6 partiti diversi, e saranno accontentati con un po’ di spiccioli, tanto sono quasi sempre mezzi morti di fame, e si corrompono con poco, pochissimo (vedasi i più puri, i favisti M5S).

  • ilBuonPeppe

    Stavo cercando di rispondere punto su punto, ma è un’impresa esagerata: il commento diventerebbe più lungo dell’articolo. Ragion per cui mi limito a due osservazioni.

    “Si vuol dire che il sistema democratico non garantisce al Paese il migliore dei governi possibili…”
    Il sistema democratico NON ha questo scopo; se qualcuno si aspetta questo è in errore. Tutte le congetture seguenti basate su questo approccio sono quindi campate per aria.

    “Inquinato dal pregiudizio”
    Ecco il problema. Questo articolo è pesantemente inquinato dal pregiudizio che Grillo (o chi per lui) non sia in grado di governare l’Italia, e per sostenere questa tesi ci metti in mezzo di tutto, anche quello che non c’entra niente.
    Ma la verità (l’unica incontestabile) è che Grillo, con tutto il male che penso di lui e del suo movimento, non è mai stato messo alla prova, per cui non abbiamo idea di come potrebbe essere un’Italia governata da lui.

    • fma

      a) Aspetto lumi sulle finalità del sistema democratico.

      b) Grillo non ha mai governato: bella scoperta.
      Dunque non si può sapere come governerà: naturalmente.
      Dunque chi pensa che non sarà in grado di governare lo fa per pregiudizio: e perché mai?
      Se io, dopo aver letto i tuoi pezzi, giungessi alla conclusione che neppure tu sapresti governare, potresti dire che, siccome non hai mai governato, il mio non è un giudizio ma un pre-giudizio?

      • ilBuonPeppe

        a) Lo scopo della democrazia è scritto nel suo nome: far partecipare i cittadini al governo della nazione. Che questo poi sia un bene o un male è tutta un’altra storia.
        b) Pensare che Grillo non sia in grado di governare l’Italia è un’opinione come un’altra (che casualmente coincide con quello che penso io), è legittima come tutte le opinioni, e come tutte le opinioni vale zero. E fin qui non ci sono problemi.
        Ma inventarsi paragoni improbabili con Hitler e Berlusconi (che già è difficile paragonare tra loro) e tirare in ballo una menata sulla democrazia in cui hai mischiato un po’ di tutto per sostenere la tua tesi, dà proprio l’idea di un accanimento a prescindere, un modo come un altro per dargli addosso anche senza argomenti. Come se mancassero gli argomenti per criticarlo nel concreto…
        Opinione e pregiudizio sono due cose diverse, ma questo tu sicuramente lo sai.

        A meno che…
        Ecco, lo vedi che succede? Tu mi provochi e il mio io paranoico si mette in moto.
        La verità è che tu sei un grillino, e scrivi queste cose senza capo né coda per spingere il mio io razionale a difenderlo. Finirai per farmi litigare con me stesso.

        • fma

          a) Dunque la democrazia, in quanto fine a se stessa, si sottrae a ogni valutazione di merito. Lo trovo un modo alquanto autocratico di concepire la democrazia.
          b) Parrebbe che nella lite tra il tuo io paranoico e quello razionale tu non abbia ancora scelto il vincitore. Auguri.

          • ilBuonPeppe

            a) Io non ho detto che la democrazia sia fine a sé stessa, né che si sottragga a valutazioni di merito.
            b) Vero, ma non sono preoccupato. Sarai tu a dirmi chi è il vincitore.

          • fma

            a)

            Lo scopo della democrazia è scritto nel suo nome: far partecipare i cittadini al governo della nazione. Che questo poi sia un bene o un male è tutta un’altra storia

            b) Dubito che sarò io a dirtelo. Sono affari tuoi.

  • Doxaliber

    FMA, te lo dicevo io che la democrazia è un fallimento, alla fine dopo qualche anno sei giunto “quasi” alla stessa conclusione. :mrgreen:
    Io credo che chi vota Grillo sia sostanzialmente qualcuno che davvero non crede più nella politica e ne ha le scatole piene. Puoi davvero biasimarlo? Come non posso biasimare chi ha votato Berlusconi la prima volta. Ciò che invece non perdono è il perseverare nell’errore.

    • fma

      La qualita’ della democrazia e’ funzione della qualita’ del popolo. Ci sono alti e bassi. 😉

      • Doxaliber

        In Italia per ora abbiamo avuto solo bassi direi. Ma credo che la questione italiana sia davvero più complessa delle altre. Veramente più complessa. Potremmo discutere dell’anomalia della tv di Stato (monopolio fino agli anni ’80) e dei giornali di partito (dicitura che nel resto del mondo credo sia sinonimo di dittatura), ma per ora mi limito a riflettere sull’Italia post dopoguerra. Per più di quarant’anni l’Italia è stata governata dagli stessi partiti, senza possibilità di scelta. La maggior parte degli italiani quando andavano a votare, ovunque votassero, sapevano già che il governo sarebbe stato composto dai soliti partiti che avrebbero scelto il Presidente del Consiglio. Questo ha impedito una normale “maturazione” del popolo, che quando si è ritrovato a compiere scelte più dirette aveva un background assolutamente inadatto. Ora è subentrato il disincanto e una legge elettorale che non aiuta ad uscire dall’empasse.
        Temo però che a contare per la democrazia non sia solo la qualità del popolo, quanto soprattutto la qualità dell’informazione.

        • fma

          Condivido quello che dici.
          Noi, individui, siamo il risultato della nostra storia di popolo; ma nello stesso tempo, per quel po’ che stiamo al mondo, contribuiamo a farne un pezzetto. Dunque per quel pezzetto siamo responsabili.
          Una responsabilità, secondo me, che non sentiamo abbastanza.
          E’ molto più comodo essere “convinti”, che valutare ogni volta il pro e il contro.

I commenti sono chiusi.